1. Home
  2. Letteratura antica
  3. Roma
  4. Catullo
  5. Traduzioni di Catullo
  6. Catullo 64 — Traduzione

Catullo 64 — Traduzione

Classical

Introduzione

Il Carmen 64 racconta la storia del viaggio di Teseo e della sua vittoria sul Minotauro dal punto di vista della fanciulla. Il verso si apre con una bella evocazione di come l’Argo fu costruita con pini cresciuti sul Pelio, e di come, mentre gli Argonauti navigavano per prendere il Vello d’oro, Peleo scorse Teti, la ninfa marina, e si unì a lei. Da quell’unione nacque Achille.

Achille non è nominato esplicitamente nel poema. Invece Catullo si entusiasma su quanto fosse meraviglioso quando mariti e mogli restavano fedeli, e su come la terra prosperasse. Ora, prosegue, le cose non vanno bene fuori del palazzo. Eppure, all’interno, un letto nuziale è preparato per una dea.

Traduzione del Carmen 64 di Catullo

Questo brano pianta la scena di ciò che deve venire, anticipando l’azione vera. Cominciamo dalla fine, con Arianna lasciata sola sulla riva mentre Teseo si allontana a vela con i compagni.

Arianna si è destata e vede Teseo allontanarsi. Non può credere ai propri occhi. Getta lontano la delicata corona. Si strappa le vesti. È folle di dolore e d’ira.

Arianna ha buone ragioni di essere sconvolta. Teseo era venuto nel regno del re Minosse per sconfiggere il Minotauro, un mostro che ogni anno reclamava il fiore dei giovani e delle fanciulle del regno. Mentre trattava col re, vede Arianna. È descritta come una fanciulla molto giovane che non ha ancora lasciato il fianco della madre. Ma quando vede Teseo, concepisce per lui un desiderio. Di conseguenza gli dà un gomitolo di filo e gli insegna come sconfiggere il Minotauro.

Quando Teseo esce vittorioso, si aspetta naturalmente che i due si uniscano in matrimonio. Ma invece di portare con sé la sposa, Teseo l’abbandona e salpa via.

A quanto pare, Teseo è un giovane terribilmente smemorato. Non solo lascia dietro di sé una fanciulla che ha fatto sua moglie: dimentica anche un segnale concordato col padre. Se l’impresa fosse riuscita, dovevano cambiare le vele della nave di colore. Ma lasciarono le vele bianche ordinarie.

Perciò, quando il padre vide le navi avvicinarsi, temette il peggio. Non potendo affrontare la morte del figlio, si gettò dalle merlature sulla riva rocciosa e perì.

Ora tocca a Teseo soffrire.

Catullo, narratore scaltro com’era, ora ritrae la macchina, per così dire, per dare al pubblico una visione più ampia. Sembra parlare del corteo funebre e della gioventù autoindulgente. Spiega che ricamate sull’orlo della coperta del letto ci sono scene della mitologia. Prima vengono i mortali, poi gli dèi in processione — così un tempo si assisteva alle nozze.

Segue poi una scena con le Parche, che filano, tessono e aggrovigliano l’arazzo delle faccende mortali. Catullo conclude sottolineando che quando le persone non curano le cose come dovrebbero — restando fedeli allo sposo, inviando il segnale giusto al padre — molte cose tendono ad andare disastrosamente storte. Ora, osserva, gli dèi non assistono più a nozze e altre feste.

Il Carmen 64 è una delle opere più lunghe di Catullo. Superficialmente riguarda l’abbandono di Arianna da parte di Teseo e la sua negligenza dei dettagli, come lasciare vele bianche invece delle vele colorate del lutto. Un esame più attento del tema sottostante rivela una critica al modo in cui Roma è governata. O, in altre parole, Catullo fa notare che i capi romani hanno abbandonato le vie dei giusti e si abbandonano alle proprie passioni e ambizioni a danno del popolo romano. Poiché scrisse nei giorni turbolenti dell’ascesa di Giulio Cesare, durante i quali le lotte politiche divennero violente e Roma fu bruciata due volte, non meraviglia che potesse tracciare un parallelo con Teseo che abbandona Arianna.

Questo particolare carme è relativamente sottile rispetto ad alcune sue opere più puntute. In effetti a Cesare fu chiesto una volta perché non facesse giustiziare Catullo per l’insolenza. Si dice che Cesare avesse risposto di approvarlo, e poi avesse citato dalle sue opere. Che la storia sia vera o no, è chiaro che Catullo fu popolare nel proprio tempo. Anzi, i suoi temi di amore passionale, dolore, abbandono e il suo ritessere temi classici hanno un’universalità applicabile a molte epoche della storia.

Nonostante i molti riferimenti francamente espliciti, come «nude fino al petto», le persone colte dal medioevo (quando le sue opere furono riscoperti) fino a oggi hanno letto le sue opere con piacere. Forse perché l’epoca in cui scrisse è stata così a fondo registrata, analizzata e studiata negli ultimi duemila anni, o forse perché era semplicemente uno studente così bravo della natura umana.

Fiorita, contorta e sottile com’è la sua poesia, anche da questa estremità della storia non è difficile percepire le satire acute nascoste nella poetica ampollosa. Per esempio, in questo poema Teseo non è ritratto come un eroe di ritorno, ma come un giovane idiota che rovinò la vita di una ragazza e fu poi troppo negligente da cambiare le vele della nave, causando così la morte del proprio padre. Il suo «trionfo» diviene perciò una marcia funebre, e le sue nozze una causa sottostante della caduta di Troia.

Non richiede troppa fantasia immaginare un giovane Giulio Cesare, un tempo prediletto delle masse, come un Teseo «moderno». Più di una volta sfidò il consiglio di Roma, spingendo sempre più i confini della Repubblica finché cominciò a crollare sotto il proprio peso. Né la sua casa era senza macchia. Prima vedovo, poi divorziato, e infine sposato una terza volta, Giulio ebbe chiaramente le sue lotte romantiche. Inoltre era spesso in contrasto col Senato romano e i consiglieri anziani fino a scatenare la guerra civile romana, talvolta chiamata guerra civile di Cesare.

Carmen 64

VersoTesto latinoTraduzione italiana
1PELIACO quondam prognatae uertice pinusI PINI d’un tempo, nati sulla cima del Pelio,
2dicuntur liquidas Neptuni nasse per undassi dice abbiano nuotato attraverso le limpide acque di Nettuno
3Phasidos ad fluctus et fines Aeetaeos,fino alle onde del Fasi e ai confini di Eeta,
4cum lecti iuuenes, Argiuae robora pubis,quando i giovani eletti, fiore della gioventù argiva,
5auratam optantes Colchis auertere pellemdesiderando rapire ai Colchi il vello d’oro,
6ausi sunt uada salsa cita decurrere puppi,osarono solcare i salati bassifondi con rapida prua,
7caerula uerrentes abiegnis aequora palmis.spazzando l’azzurro disteso con remi d’abete;
8diua quibus retinens in summis urbibus arcesper loro la dea stessa che custodisce le rocche della città
9ipsa leui fecit uolitantem flamine currum,fece un carro che volasse col vento leggero,
10pinea coniungens inflexae texta carinae.unendo le travi di pino alla curva chiglia.
11illa rudem cursu prima imbuit Amphitriten;Quella nave prima fu a iniziare l’inesperto Anfitrite
12quae simul ac rostro uentosum proscidit aequore fece conoscere ai flutti spaventati il navigare.
13tortaque remigio spumis incanuit unda,Appena con il suo rostro spumeggiò l’acqua ventosa
14emersere freti candenti e gurgite uultuse l’onda biancheggiante spumò all’impulso dei remi,
15aequoreae monstrum Nereides admirantes.emersero i volti degli Nereidi d’acqua salata
16illa, atque alia, uiderunt luce marinasdal candido abisso, meravigliate del prodigio.
17mortales oculis nudato corpore NymphasAllora, e non in altro giorno, i mortali videro con i propri occhi
18nutricum tenus exstantes e gurgite cano.le Ninfe del mare nude fino al petto,
19tum Thetidis Peleus incensus fertur amore,uscire in alto dal grigio abisso.
20tum Thetis humanos non despexit hymenaeos,Allora per la prima volta si dice che Peleo ardesse d’amore per Teti,
21tum Thetidi pater ipse iugandum Pelea sensit.allora Teti non disdegnò le nozze mortali,
22nimis optato saeclorum tempore natiallora il padre stesso sentì che Peleo doveva unirsi a Teti.
23heroes, saluete, deum genus! o bona matrumO eroi, nati in un tempo troppo desiderato per gli anni,
24uos ego saepe, meo uos carmine compellabo.salve, stirpe degli dèi! O buona progenie di madri buone,
25teque adeo eximie taedis felicibus aucte,salve ancora, e ancora salve a voi. Io vi invocherò spesso nei miei canti,
26Thessaliae columen Peleu, cui Iuppiter ipse,voi pure, Peleo, pilastro della Tessaglia, a cui
27ipse suos diuum genitor concessit amores;il padre stesso degli dèi, Giove, diede in dote la sua amata,
28tene Thetis tenuit pulcerrima Nereine?concedendoti Teti? Teti ti accettò come sposo?
29tene suam Tethys concessit ducere neptem,Teti stessa, la più bella delle Nereidi, ti diede la mano?
30Oceanusque, mari totum qui amplectitur orbem?Allora, quando le braccia di Peleo strinsero la sua desiderata,
31quae simul optatae finito tempore lucesvenne tutta la Tessaglia a festeggiare, e riempì le case
32aduenere, domum conuentu tota frequentatdi lieto convito: i doni li portarono con sé.
33Thessalia, oppletur laetanti regia coetu:Ciane abbandona i campi di Tempe, che cinge
34dona ferunt prae se, declarant gaudia uultu.la frondosa valle; lasciano le case di Crannone,
35deseritur Cieros, linquunt Pthiotica Tempee le mura di Larissa, e a Farsalo s’affollano,
36Crannonisque domos ac moenia Larisaea,e le case di Farsalo si riempiono di lieta folla.
37Pharsalum coeunt, Pharsalia tecta frequentant.Nessuno coltiva i campi; s’ammorbidisce il collo dei buoi;
38rura colit nemo, mollescunt colla iuuencis,non si ripulisce la vite dai tralci striscianti a terra,
39non humilis curuis purgatur uinea rastris,non spezza l’aratro la gleba; non s’usa il rastrello
40non glebam prono conuellit uomere taurus,che ombreggia i germogli; non s’assottiglia con la zappa la terra incolta;
41non falx attenuat frondatorum arboris umbram,la ruggine s’insinua negli aratri abbandonati.
42squalida desertis rubigo infertur aratris.Ma le dimore del re, dovunque si stendono le ricche sale,
43ipsius at sedes, quacumque opulenta recessitrisplendono di fulgente oro e d’argento.
44regia, fulgenti splendent auro atque argento.Splendono i troni d’avorio, luccicano le coppe sulla mensa,
45candet ebur soliis, collucent pocula mensae,tutta la casa s’allegra del fasto regale.
46tota domus gaudet regali splendida gaza.Si veda in mezzo al trono il talamo della dea,
47puluinar uero diuae geniale locaturlucido d’avorio indiano, ricoperto dalla porpora
48sedibus in mediis, Indo quod dente politumdella conchiglia tinto, con il rosso del robbia di Cos.
49tincta tegit roseo conchyli purpura fuco.Questo drappo, adorno di forme di antichi uomini
50haec uestis priscis hominum uariata figuriscon meravigliosa arte, mostrava le virtù degli eroi.
51heroum mira uirtutes indicat arte.Poiché guardando dalla spiaggia di Dia, risonante di onde,
52namque fluentisono prospectans litore Diae,vide Teseo e le navi veloci che sparivano,
53Thesea cedentem celeri cum classe tueturArianna, indomita d’ira nel cuore,
54indomitos in corde gerens Ariadna furores,non crede ancora di vedere ciò che vede,
55necdum etiam sese quae uisit uisere credit,ora che, appena destatasi dal sonno ingannevole,
56utpote fallaci quae tum primum excita somnosi trova abbandonata sulla solitaria riva.
57desertam in sola miseram se cernat harena.Ma il giovane immemore fuggendo batte i remi,
58immemor at iuuenis fugiens pellit uada remis,lasciando le vane promesse al vento burrascoso.
59irrita uentosae linquens promissa procellae.Lui, che da lontano, dagli scogli coperti d’alghe, lo scorge
60quem procul ex alga maestis Minois ocellis,la figlia di Minosse con occhi addolorati,
61saxea ut effigies bacchantis, prospicit, eheu,come statua di Baccante in pietra,
62prospicit et magnis curarum fluctuat undis,guarda, ahi!, e fluttua su grandi ondate di preoccupazione.
63non flauo retinens subtilem uertice mitram,Non tiene più sul biondo capo la cuffia a maglie fini,
64non contecta leui uelatum pectus amictu,né il velo leggero copre il seno nudo,
65non tereti strophio lactentis uincta papillas,né la fascia toracica lega le mammelle rotonde.
66omnia quae toto delapsa e corpore passimTutto le cadde dal corpo in ogni parte,
67ipsius ante pedes fluctus salis alludebant.e le onde del sale scherzavano ai suoi piedi.
68sed neque tum mitrae neque tum fluitantis amictusMa non curava né cuffia né velo fluttuante,
69illa uicem curans toto ex te pectore, Theseu,tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente
70toto animo, tota pendebat perdita mente.era fissa su di te, o Teseo!
71misera, assiduis quam luctibus externauitAhi misera, che con indomita furia
72spinosas Erycina serens in pectore curas,Eros spinse a furia d’aculei a impazzire,
73illa tempestate, ferox quo ex tempore Theseusseminando spine di dolore nel cuore,
74egressus curuis e litoribus Piraeida quel tempo in cui Teseo feroce partì
75attigit iniusti regis Gortynia templa.dalle rive del Pireo a spirare dritto,
76nam perhibent olim crudeli peste coactame giunse alle sale del re inique di Gortina.
77Androgeoneae poenas exsoluere caedisSi dice infatti che un tempo, costretta da crudele pestilenza
78electos iuuenes simul et decus innuptaruma scontare l’uccisione di Androgeo,
79Cecropiam solitam esse dapem dare Minotauro.Cecropia fosse solita dare in pasto al Minotauro
80quis angusta malis cum moenia uexarentur,scelti giovani e splendore di fanciulle intatte.
81ipse suum Theseus pro caris corpus AthenisPoiché le mura strette soffrivano di tali mali,
82proicere optauit potius quam talia CretamTeseo stesso per amore di Atene cara
83funera Cecropiae nec funera portarentur.scelse di offrire il proprio corpo per Cecropia,
84atque ita naue leui nitens ac lenibus aurispiuttosto che tali morti di Cecropidi fossero portate a Creta
85magnanimum ad Minoa uenit sedesque superbas.senza sepoltura. E così con nave leggera e soffi amichevoli
86hunc simul ac cupido conspexit lumine uirgogiunse al superbo Minosse e ai suoi superbi palazzi.
87regia, quam suauis exspirans castus odoresAppena la fanciulla lo vide con desiderio d’occhi cupidi,
88lectulus in molli complexu matris alebat,la regale fanciulla che l’odore soave
89quales Eurotae praecingunt flumina myrtusdel letto casto ancora nutriva nel grembo morbido della madre,
90auraue distinctos educit uerna colores,come i miti mirti che il fiume Eurota genera,
91non prius ex illo flagrantia declinauito i fiori di primavera che il soffio variegato distingue,
92lumina, quam cuncto concepit corpore flammamnon distolse da lui gli occhi ardenti
93funditus atque imis exarsit tota medullis.finché non concepì in tutto il corpo una fiamma,
94heu misere exagitans immiti corde furorese arse nel midollo più intimo con furia.
95sancte puer, curis hominum qui gaudia misces,Ahi misero che scateni furie in cuore crudele,
96quaeque regis Golgos quaeque Idalium frondosum,divino fanciullo, che mescoli gioie con affanni umani,
97qualibus incensam iactastis mente puellame tu che regni su Golghi e frondosa Idalio,
98fluctibus, in flauo saepe hospite suspirantem!su quali flutti avete scosso la fanciulla infiammata
99quantos illa tulit languenti corde timores!nel cuore, sospirando spesso per l’ospite biondo!
100quanto saepe magis fulgore expalluit auri,Quanti timori sopportò nel cuore languente!
101cum saeuum cupiens contra contendere monstrumquando Teseo, avido di contendersi col mostro selvaggio,
102aut mortem appeteret Theseus aut praemia laudis!cercava o la morte o i premi di lode.
103non ingrata tamen frustra munuscula diuisNon ingrati però, non vani i doni promessi agli dèi
104promittens tacito succepit uota labello.uscirono dalle labbra, con vani voti.
105nam uelut in summo quatientem brachia TauroPoiché come una quercia che scuote i rami sul Tauro
106quercum aut conigeram sudanti cortice pinumo un pino resinoso con corteccia sudante,
107indomitus turbo contorquens flamine robur,contorcendo con la tempesta i robusti tronchi
108eruit (illa procul radicitus exturbata(essa, sradicata di colpo, cade di traverso lontano,
109prona cadit, late quaeuis cumque obuia frangens,)spezzando tutto ciò che le è vicino con l’ampia rovina),
110sic domito saeuum prostrauit corpore Theseuscosì Teseo abbatté il corpo del mostro selvaggio,
111nequiquam uanis iactantem cornua uentis.vincendo le forze con vano sforzo.
112inde pedem sospes multa cum laude reflexitPoi sano e salvo ripiegò i passi con molta lode,
113errabunda regens tenui uestigia filo,guidando i vaghi passi con un filo sottile,
114ne labyrintheis e flexibus egredientemperché l’uscita labirintica dell’edificio tortuoso
115tecti frustraretur inobseruabilis error.non lo ingannasse con l’errore dei cammini inseparabili.
116sed quid ego a primo digressus carmine pluraMa perché mi sono allontanato da un primo tema
117commemorem, ut linquens genitoris filia uultum,raccontando ancora di più? Come la fanciulla, lasciando
118ut consanguineae complexum, ut denique matris,il volto del padre, l’abbraccio della sorella,
119quae misera in gnata deperdita laetae infine della madre, che lieta disperò della figlia perduta,
120omnibus his Thesei dulcem praeoptarit amorem:preferì all’amore di tutti questi il dolce amore di Teseo;
121aut ut uecta rati spumosa ad litora Diaeo come la nave la portò alla spuma di Dia risonante,
122aut ut eam deuinctam lumina somnoo come lo sposo con occhio immemore la lasciò
123liquerit immemori discedens pectore coniunx?mentre il sonno teneva i suoi occhi legati:
124saepe illam perhibent ardenti corde furentemdicono spesso che, furiosa d’animo ardente,
125clarisonas imo fudisse e pectore uoces,proferisse parole dalle profondità del petto;
126ac tum praeruptos tristem conscendere montes,e poi salisse, afflitta, su ripidi monti,
127unde aciem pelagi uastos protenderet aestus,donde potesse distendere lo sguardo sull’ampio gonfiore del mare;
128tum tremuli salis aduersas procurrere in undaspoi corresse incontro alle onde ondeggianti del salso abisso,
129mollia nudatae tollentem tegmina surae,sollevando le morbide vesti della caviglia nuda,
130atque haec extremis maestam dixisse querellis,e così, afflitta, con l’ultimo lamento,
131frigidulos udo singultus ore cientem:le labbra umide proferissero freddi singhiozzi:
132’sicine me patriis auectam, perfide, ab aris«È così, perfido, che mi hai strappata alle alture paterne,
133perfide, deserto liquisti in litore, Theseu?perfido, che mi hai lasciata sulla spiaggia deserta,
134sicine discedens neglecto numine diuum,Teseo? Così, disprezzando il nume degli dèi,
135immemor a! deuota domum periuria portas?porti a casa, ahi!, le tue perverse maledizioni?
136nullane res potuit crudelis flectere mentisNulla poteva piegare l’intento della tua mente crudele?
137consilium? tibi nulla fuit clementia praesto,Non c’era in te pietà molle per me,
138immite ut nostri uellet miserescere pectus?che il cuore crudele volesse mostrare compassione?
139at non haec quondam blanda promissa dedistiEppure non queste le promesse che un tempo mi desti
140uoce mihi, non haec miserae sperare iubebas,con voce lusinghiera, non queste mi ordinasti di sperare,
141sed conubia laeta, sed optatos hymenaeos,ma nozze liete, ma i desiderati imenei,
142quae cuncta aereii discerpunt irrita uenti.tutto ciò che i venti vani ora disperdono.
143nunc iam nulla uiro iuranti femina credat,Ormai nessuna donna creda a un uomo che giura,
144nulla uiri speret sermones esse fideles;nessuna speri parole fedeli d’un uomo;
145quis dum aliquid cupiens animus praegestit apisci,finché l’animo desidera e brama di ottenere qualcosa,
146nil metuunt iurare, nihil promittere parcunt:nulla temono di giurare, nulla risparmiano di promettere:
147sed simul ac cupidae mentis satiata libido est,ma non appena la brama del cuore avido è soddisfatta,
148dicta nihil metuere, nihil periuria curant.nulla temono delle parole, nulla curano dei giuramenti.
149certe ego te in medio uersantem turbine letiCerto io ti strappai in mezzo al vortice di morte,
150eripui, et potius germanum amittere creui,e scelsi di perdere un fratello piuttosto che fallire te
151quam tibi fallaci supremo in tempore dessem.nel momento estremo. Per questo sarò data in pasto
152pro quo dilaceranda feris dabor alitibusquealle belve e agli uccelli come preda, e, morta, non avrò sepoltura.
153praeda, neque iniacta tumulabor mortua terra.Quale leonessa ti partorì sotto una rupe solitaria?
154quaenam te genuit sola sub rupe leaena,Quale mare concepì e sputò dalle spume concepite?
155quod mare conceptum spumantibus exspuit undis,Quale Sirtide, quale Scilla rapace, quale vasta Cariddi?
156quae Syrtis, quae Scylla rapax, quae uasta Carybdis,tu che per dolce ritorno ricambi tali doni?
157talia qui reddis pro dulci praemia uita?Se non ti piaceva l’unione con me nel talamo,
158si tibi non cordi fuerant conubia nostra,perché l’odio crudele del padre antico ti spaventava,
159saeua quod horrebas prisci praecepta parentis,pure avresti potuto condurmi alla tua casa
160attamen in uestras potuisti ducere sedes,perché ti servissi da schiava lieta di dolce fatica,
161quae tibi iucundo famularer serua labore,lavando i tuoi piedi candide d’acqua limpida,
162candida permulcens liquidis uestigia lymphis,o stendendo la porpora sul tuo letto.
163purpureaue tuum consternens ueste cubile.Ma perché, sventurata, invano mi lamento agli orecchi
164sed quid ego ignaris nequiquam conquerar auris,dei venti immemori, che non sono dotati di sensi
165externata malo, quae nullis sensibus auctaee non possono né udire le voci proferite
166nec missas audire queunt nec reddere uoces?né rispondere? Egli è ormai quasi a metà del mare,
167ille autem prope iam mediis uersatur in undis,e nessun umano appare sulla vacua algosa.
168nec quisquam apparet uacua mortalis in alga.Così la sfortuna eccessiva, schernendo pure nel momento estremo,
169sic nimis insultans extremo tempore saeuami invidia pure orecchie per i miei lamenti.
170fors etiam nostris inuidit questibus auris.O Giove onnipotente, magari un tempo le navi cecropie
171Iuppiter omnipotens, utinam ne tempore primonon avessero toccato le rive di Cnosso,
172Gnosia Cecropiae tetigissent litora puppes,e il perfido nocchiero, portando funesti tributi
173indomito nec dira ferens stipendia tauroal toro indomito, non avesse legato la nave a Creta,
174perfidus in Cretam religasset nauita funem,e il cattivo ospite, nascondendo dolce aspetto
175nec malus hic celans dulci crudelia formasotto crudele mente, non avesse trovato ospitalità in casa nostra!
176consilia in nostris requiesset sedibus hospes!Perché dove dovevo andare? Su quale speranza confidare, perduta?
177nam quo me referam? quali spe perdita nitor?Cercherò i monti dell’Ida? Ma il mare selvaggio,
178Idaeosne petam montes? at gurgite latoche separa, con le acque ampie, mi tiene lontana.
179discernens ponti truculentum diuidit aequor.O spererò nell’aiuto del padre? Lui pure io stessa abbandonai
180an patris auxilium sperem? quemne ipsa reliquiper seguire un giovane macchiato del sangue del fratello?
181respersum iuuenem fraterna caede secuta?O mi consolerà l’amore fedele d’un marito
182coniugis an fido consoler memet amore?che fugge e piega i remi flessibili nel vento?
183quine fugit lentos incuruans gurgite remos?Inoltre questa è un’isola solitaria, senza casa,
184praeterea nullo colitur sola insula tecto,né si apre via di scampo dal cerchio delle onde del mare.
185nec patet egressus pelagi cingentibus undis.Nessun mezzo di fuga, nessuna speranza: tutto è muto,
186nulla fugae ratio, nulla spes: omnia muta,tutto è deserto, tutto annuncia morte.
187omnia sunt deserta, ostentant omnia letum.Eppure i miei occhi non languiranno nella morte,
188non tamen ante mihi languescent lumina morte,né i sensi si ritireranno dal corpo stanco,
189nec prius a fesso secedent corpore sensus,finché non chiederò giustizia agli dèi per il mio tradimento,
190quam iustam a diuis exposcam prodita multame non invocherò la fede degli dèi nell’ultimo momento.
191caelestumque fidem postrema comprecer hora.Perciò, o voi che punite le azioni degli uomini con vendetta
192quare facta uirum multantes uindice poenadelle Erinni, le cui fronti cingono chiome di serpenti
193Eumenides, quibus anguino redimita capilloche annunciano il vento irato della pena,
194frons exspirantis praeportat pectoris iras,qui, qui venite, ascoltate i miei lamenti,
195huc huc aduentate, meas audite querellas,che, ahi misera, sono costretta a strapparmi dal fondo del petto
196quas ego, uae misera, extremis proferre medullisinermi, ardenti, ciechi di furia.
197cogor inops, ardens, amenti caeca furore.Poiché sono vere e nascono dal più intimo del petto,
198quae quoniam uerae nascuntur pectore ab imo,non permettete che questa angoscia vada in malora,
199uos nolite pati nostrum uanescere luctum,ma con la stessa mente con cui Teseo mi lasciò sola,
200sed quali solam Theseus me mente reliquit,dea, con la stessa mente rovinate lui e la sua stirpe.»
201tali mente, deae, funestet seque suosque.‘Dopo che queste parole ebbe versato dalla sofferenza del petto,
202has postquam maesto profudit pectore uoces,la misera, esigendo crudele pena per le crudeli azioni,
203supplicium saeuis exposcens anxia factis,il sovrano degli dèi annuì con l’invincibile nodino,
204annuit inuicto caelestum numine rector;al cui cenno trema la terra e i flutti frementi
205quo motu tellus atque horrida contremueruntscuotono i flutti e le costellazioni che scintillano nel mondo.
206aequora concussitque micantia sidera mundus.Ma Teseo stesso, con mente cieca di tenebra fitta,
207ipse autem caeca mentem caligine Theseuslasciò uscire dal cuore immemore tutti gli ordini
208consitus oblito dimisit pectore cuncta,che prima teneva saldi con costante memoria,
209quae mandata prius constanti mente tenebat,né sollevò i dolci segnali al padre dolente,
210dulcia nec maesto sustollens signa parentiné mostrò, quando il porto sicuro di Atene apparve,
211sospitem Erechtheum se ostendit uisere portum.che egli tornava sano e salvo sotto la dolce protezione.
212namque ferunt olim, classi cum moenia diuaeSi dice infatti che un tempo, quando Egeo affidava al figlio
213linquentem gnatum uentis concrederet Aegeus,i venti che avrebbero lasciato le mura della dea,
214talia complexum iuueni mandata dedisse:avesse abbracciato il giovane e dato questi comandi:
215’gnate mihi longa iucundior unice uita,«Figlio unico, a me più caro della lunga vita,
216gnate, ego quem in dubios cogor dimittere casus,figlio, che sono costretto a mandare in dubbie avventure,
217reddite in extrema nuper mihi fine senectae,appena restituito a me all’estremo della vecchiaia,
218quandoquidem fortuna mea ac tua feruida uirtuspoiché la mia sorte e il tuo ardore impetuoso
219eripit inuito mihi te, cui languida nondummi strappano te a malincuore, i cui occhi stanchi
220lumina sunt gnati cara saturata figura,non sono ancora sazi della cara figura del figlio:
221non ego te gaudens laetanti pectore mittam,non lieto ti lascerò andare con cuore lieto,
222nec te ferre sinam fortunae signa secundae,né ti permetterò di portare i segni della buona fortuna,
223sed primum multas expromam mente querellas,ma prima esprimerò molti lamenti dal cuore,
224canitiem terra atque infuso puluere foedans,inquinando i capelli di terra e di grigia polvere,
225inde infecta uago suspendam lintea malo,poi sospenderò vele tinte di color di ruggine
226nostros ut luctus nostraeque incendia mentisall’albero ondeggiante, perché le vele di lino scuro
227carbasus obscurata dicet ferrugine Hibera.dicano il dolore del mio animo bruciato di angoscia.
228quod tibi si sancti concesserit incola Itoni,Ma se la santa abitante di Itone, che si degnò
229quae nostrum genus ac sedes defendere Erectheidi difendere la nostra stirpe e le sedi di Erecteo,
230annuit, ut tauri respergas sanguine dextram,ti concede di aspergere di sangue le mani del toro,
231tum uero facito ut memori tibi condita cordeallora fa’ che queste cose siano tenute salde nella memoria,
232haec uigeant mandata, nec ulla oblitteret aetas;e nessuna età le cancelli dall’animo immemore;
233ut simul ac nostros inuisent lumina collis,e che non appena i tuoi occhi vedranno le nostre colline,
234funestam antennae deponant undique uestem,in ogni modo le antenne depongano le vesti funeree,
235candidaque intorti sustollant uela rudentes,e le funi intrecciate sollevino le vele candide,
236quam primum cernens ut laeta gaudia menteaffinché, appena le veda, con cuore lieto
237agnoscam, cum te reducem aetas prospera sistet.‘riconosca l’ora felice quando un tempo propizio ti riporta.»
238haec mandata prius constanti mente tenentemQuesti comandi, all’inizio tenuti con costante memoria,
239Thesea ceu pulsae uentorum flamine nubeslasciarono Teseo come nubi spinte da vento di cima di monte.
240aereum niuei montis liquere cacumen.Ma il padre, cercando una vista dalle cime della rocca,
241at pater, ut summa prospectum ex arce petebat,consumando gli occhi ansiosi in continuo pianto,
242anxia in assiduos absumens lumina fletus,non appena scorse le vele di tela infetta di pece,
243cum primum infecti conspexit lintea ueli,si precipitò a capo di un precipizio dalle rupi scoscese,
244praecipitem sese scopulorum e uertice iecit,credendo Teseo perduto per destino crudele.
245amissum credens immiti Thesea fato.Così feroce Teseo, entrando nella casa paterna
246sic funesta domus ingressus tecta paternamacchiata di morte, ricevette lui stesso un tale dolore
247morte ferox Theseus, qualem Minoidi luctumquale aveva recato con mente immemore alla figlia di Minosse;
248obtulerat mente immemori, talem ipse recepit.mentre lei, fissando il dipartirsi della nave luttuosa,
249quae tum prospectans cedentem maesta carinamvolgeva nella mente ferite di molte pene.
250multiplices animo uoluebat saucia curas.Ma da un’altra parte fioriva Iacco con la sua torma di Satiri
251at parte ex alia florens uolitabat Iacchuse i Sileni di Nisa, cercandoti, Arianna,
252cum thiaso Satyrorum et Nysigenis Silenis,infiammati d’amore per te.
253te quaerens, Ariadna, tuoque incensus amore.Quelli, furiosi, spargevano d’ogni parte la baccante,
254quae tum alacres passim lymphata mente furebantcon menti vaganti, «Evoè» urlando, «evoè» scuotendo i capi.
255euhoe bacchantes, euhoe capita inflectentes.Alcuni di loro scuotevano i tirsos con le punte coperte,
256harum pars tecta quatiebant cuspide thyrsos,alcuni scagliavano le membra d’un toro squartato,
257pars e diuolso iactabant membra iuuenco,alcuni si cingevano di serpenti contorti,
258pars sese tortis serpentibus incingebant,alcuni celebravano i misteri oscuri in ceste profonde,
259pars obscura cauis celebrabant orgia cistis,misteri che i non iniziati bramano invano d’udire.
260orgia quae frustra cupiunt audire profani;Altri battevano i tamburi con palme levate,
261plangebant aliae proceris tympana palmis,o da cavo bronzo estraevano acuti tintinni;
262aut tereti tenuis tinnitus aere ciebant;molti soffiavano corni con rauco boato
263multis raucisonos efflabant cornua bombose il barbaro flauto strillava con terribile melodia.
264barbaraque horribili stridebat tibia cantu.Con tali figure adorne era il drappo di coperta
265talibus amplifice uestis decorata figurische avvolgeva il letto, lo avvolgeva con i suoi veli.
266puluinar complexa suo uelabat amictu.Quando la gioventù di Tessaglia, a sazietà di guardare,
267quae postquam cupide spectando Thessala pubessi fu allontanata, cominciarono a far posto agli dèi santi.
268expleta est, sanctis coepit decedere diuis.Come, quando il soffio del mattino scuote il placido mare
269hic, qualis flatu placidum mare matutinocon il vento che sorge, e lo fa scorrere obliquo,
270horrificans Zephyrus procliuas incitat undas,mentre l’Aurora sale sotto la soglia del vagante Sole,
271Aurora exoriente uagi sub limina Solis,essi a poco a poco all’inizio sono spinti da leggero soffio
272quae tarde primum clementi flamine pulsaee procedono piano con suono di lieve risata,
273procedunt leuiterque sonant plangore cachinni,poi, col vento che cresce, s’infittiscono sempre più
274post uento crescente magis magis increbescunt,e da lontano riflettono la luce porpora,
275purpureaque procul nantes ab luce refulgent:ma da vicino si sollevano in grandi flutti e lontano
276sic tum uestibuli linquentes regia tectasi muovono, e risplendono con l’azzurro luminoso:
277ad se quisque uago passim pede discedebant.così allora, lasciando le porte regali del palazzo,
278quorum post abitum princeps e uertice Peleiciascuno con passi vaganti prese la via di casa.
279aduenit Chiron portans siluestria dona:Dopo la loro partenza, dal sommo del Pelio
280nam quoscumque ferunt campi, quos Thessala magnisvenne Chirone, portando doni silvestri:
281montibus ora creat, quos propter fluminis undaspoiché ciò che i campi portano, ciò che la Tessaglia sui grandi monti,
282aura parit flores tepidi fecunda Fauoni,ciò che i fiori che il soffio fertile dell’aura calorosa genera
283hos indistinctis plexos tulit ipse corollis,presso le rive del fiume, li portò lui stesso, intrecciati
284quo permulsa domus iucundo risit odore.in mazzi misti, di cui la casa, lieta del soave odore,
285confestim Penios adest, uiridantia Tempe,sorrise. Subito compare Peneo, lasciando la verdente Tempe,
286Tempe, quae siluae cingunt super impendentes,Tempe, che cingono le fronde sovrastanti;
287Minosim linquens doris celebranda choreis,non vuoto di mano — poiché portò alti faggi dalla radice
288non uacuos: namque ille tulit radicitus altase alberi dritti di alloro dal tronco liscio,
289fagos ac recto proceras stipite laurus,e non senza il platano ondeggiante e l’aereo cipresso
290non sine nutanti platano lentaque sororee il pioppo infiammato (non della sorella di Fetonte).
291flammati Phaethontis et aerea cupressu.Li piantò ampiamente intrecciati intorno alla casa,
292haec circum sedes late contexta locauit,perché il vestibolo fosse verde di fronda morbida.
293uestibulum ut molli uelatum fronde uireret.Lo segue di cuore il sagace Prometeo,
294post hunc consequitur sollerti corde Prometheus,che porta le tracce dell’antica pena,
295extenuata gerens ueteris uestigia poenae,pagata un tempo con le membra legate alla roccia
296quam quondam silici restrictus membra catenamentre pendeva sospeso da precipizio a precipizio.
297persoluit pendens e uerticibus praeruptis.Poi venne il padre degli dèi con la santa sposa
298inde pater diuum sancta cum coniuge natisquee i figli, lasciando te solo, Febo, in cielo
299aduenit caelo, te solum, Phoebe, relinquenscon la tua sorella gemella che abita i monti di Idrunte:
300unigenamque simul cultricem montibus Idri:poiché con lui disprezzò ugualmente Peleo
301Pelea nam tecum pariter soror aspernata est,né volle celebrare le nozze di Teti.
302nec Thetidis taedas uoluit celebrare iugales.Quando piegarono le membra su sedili candidi di niveo vello,
303qui postquam niueis flexerunt sedibus artusfurono imbandite tavole cariche di varie vivande.
304large multiplici constructae sunt dape mensae,Intanto, scuotendo i corpi deboli di vecchiaia,
305cum interea infirmo quatientes corpora motucominciarono le Parche a proferire cantici veritieri.
306ueridicos Parcae coeperunt edere cantus.Un abito bianco che cingeva le caviglie tremanti
307his corpus tremulum complectens undique uestisle avvolgeva con un orlo rosso di porpora,
308candida purpurea talos incinxerat ora,mentre rosse bende erano legate al candido capo,
309at roseae niueo residebant uertice uittae,e le loro mani compivano debitamente l’eterno compito.
310aeternumque manus carpebant rite laborem.La sinistra teneva il fuso avvolto di morbida lana,
311laeua colum molli lana retinebat amictum,poi la destra, traendo leggera i fili
312dextera tum leuiter deducens fila supinise formandoli con le dita rivolte in su,
313formabat digitis, tum prono in pollice torquenscon il pollice a terra li torceva in fuso rotondo,
314libratum tereti uersabat turbine fusum,e il dente sempre mordente rendeva liscio il lavoro,
315atque ita decerpens aequabat semper opus dens,e alle labbra secche prima restavano attaccati
316laneaque aridulis haerebant morsa labellis,i fili che prima sporgevano dalla lana liscia.
317quae prius in leui fuerant exstantia filo:E ai loro piedi i cesti di vimini di candida lana
318ante pedes autem candentis mollia lanaecustodivano i morbidi velli di lana candida.
319uellera uirgati custodibant calathisci.Esse allora, mentre toccavano i velli con voce chiara,
320haec tum clarisona pellentes uellera uoceversavano questi cantici con voce divina,
321talia diuino fuderunt carmine fata,cantici che nessuna età successiva accuserà di falsità.
322carmine, perfidiae quod post nulla arguet aetas.«O tu che con grande virtù accresci l’onore,
323decus eximium magnis uirtutibus augens,baluardo d’Emazia, carissimo al nostro figlio,
324Emathiae tutamen opis, carissime nato,ascolta le vere profezie che le sorelle svelano a te
325accipe, quod laeta tibi pandunt luce sorores,in questo giorno fausto: ma voi, fusi che corrono,
326ueridicum oraclum: sed uos, quae fata sequuntur,traendo i fili, correte, fusi, correte.
327currite ducentes subtegmina, currite, fusi.A te ormai verrà l’astro propizio che portano i mariti,
328adueniet tibi iam portans optata maritische verrà con la luce felice, e riverserà
329Hesperus, adueniet fausto cum sidere coniunx,su di te le liete preghiere di cuore;
330quae tibi flexanimo mentem perfundat amore,la tua sposa ti porterà tra le braccia languide
331languidulosque paret tecum coniungere somnos,il figlio che amate, e con lieto amore
332leuia substernens robusto bracchia collo.la casa si unirà sotto il soave vincolo.
333currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
334nulla domus tales umquam contexit amores,Nessuna casa ha mai coperto tali amori,
335nullus amor tali coniunxit foedere amantes,nessun amore ha unito amanti in tale patto,
336qualis adest Thetidi, qualis concordia Peleo.come la concordia che è in Teti, come è in Peleo.
337currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
338nascetur uobis expers terroris Achilles,A voi nascerà Achille, senza paura,
339hostibus haud tergo, sed forti pectore notus,noto ai nemici non con la schiena, ma con il petto petulante,
340qui persaepe uago uictor certamine cursusche spesso vincitore nella corsa di lungo cammino
341flammea praeuertet celeris uestigia ceruae.sorpasserà i passi rapidi della cerva fiammeggiante.
342currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
343non illi quisquam bello se conferet heros,Nessun eroe si paragona a lui in guerra,
344cum Phrygii Teucro manabunt sanguinequando il sangue frigio si spande sui campi di Troia,
345Troicaque obsidens longinquo moenia bello,e il lungo assedio con guerra di lunga fatica
346periuri Pelopis uastabit tertius heres.abbatterà le mura di Troia di Peretto.
347currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
348illius egregias uirtutes claraque factaMadri confesseranno spesso le sue egregie virtù
349saepe fatebuntur gnatorum in funere matres,ai funerali dei figli, quando scioglieranno
350cum incultum cano soluent a uertice crinem,i capelli bianchi dalla grigia testa,
351putridaque infirmis uariabunt pectora palmis.e con mani deboli batteranno i seni cadenti.
352currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
353namque uelut densas praecerpens messor aristasPoiché come il mietitore che miete densamente le messi mature
354sole sub ardenti flauentia demetit arua,sotto il sole ardente falcia le messi bionde,
355Troiugenum infesto prosternet corpora ferro.così abbatterà i corpi dei Troiani con feroce ferro.
356currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
357testis erit magnis uirtutibus unda Scamandri,La testimonianza delle sue grandi virtù sarà il fiume Scamandro,
358quae passim rapido diffunditur Hellesponto,che si sparge in ampia corrente nell’Ellesponto rapido,
359cuius iter caesis angustans corporum aceruisil cui corso strozerà con mucchi di corpi uccisi,
360alta tepefaciet permixta flumina caede.e intiepidirà le acque profonde col sangue misto.
361currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
362denique testis erit morti quoque reddita praeda,Sarà pure testimone la preda che gli sarà data,
363cum teres excelso coaceruatum aggere bustumquando il tumulo di un sepolcro, eretto in alto a mucchio,
364excipiet niueos perculsae uirginis artus.riceverà le membra candide della fanciulla uccisa.
365currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
366nam simul ac fessis dederit fors copiam AchiuisPoiché non appena la fortuna concederà ai Greci stanchi
367urbis Dardaniae Neptunia soluere uincla,di sciogliere i nodi di Nettuno dalla città di Dardano,
368alta Polyxenia madefient caede sepulcra;l’alta tomba sarà bagnata dal sangue di Polissena,
369quae, uelut ancipiti succumbens uictima ferro,che, come la vittima che cade sotto la scure a due tagli,
370proiciet truncum summisso poplite corpus.piegherà le ginocchia e lascerà il corpo senza testa.
371currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
372quare agite optatos animi coniungite amores.Su, unite gli amori così desiderati degli animi;
373accipiat coniunx felici foedere diuam,accetti il marito la dea in lieto patto,
374dedatur cupido iam dudum nupta marito.accetti la sposa il marito in lieto patto.
375currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
376non illam nutrix orienti luce reuisensLa nutrice, al tornare del sole di domani,
377hesterno collum poterit circumdare filo,non potrà cingere il collo con il filo di ieri.
378currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.
379anxia nec mater discordis maesta puellaeNé la madre ansiosa, sconsolata per la figlia litigiosa,
380secubitu caros mittet sperare nepotes.lascerà di sperare nipoti cari.
381currite ducentes subtegmina, currite, fusi.Correte, traendo i fili, correte, fusi.»
382talia praefantes quondam felicia PeleiTali cantici un tempo, predicendo lieta fortuna a Peleo,
383carmina diuino cecinerunt pectore Parcae.cantarono le Parche dal petto divino.
384praesentes namque ante domos inuisere castasPoiché un tempo gli dèi del cielo solevano visitare
385heroum, et sese mortali ostendere coetu,le caste case degli eroi e mostrarsi
386caelicolae nondum spreta pietate solebant.in adunanza mortale, quando la pietà non era ancora disprezzata.
387saepe pater diuum templo in fulgente reuisens,Spesso il padre degli dèi, visitando il tempio splendente,
388annua cum festis uenissent sacra diebus,quando l’annua festa giungeva ai giorni di festa,
389conspexit terra centum procumbere tauros.vide cento tori cadere a terra.
390saepe uagus Liber Parnasi uertice summoSpesso Liber errante sul sommo del Parnaso
391Thyiadas effusis euantis crinibus egit,scacciò le Tyiadi dai capelli sciolti, urlanti «evoè»,
392cum Delphi tota certatim ex urbe ruentesquando i Delfi, correndo a gara da tutta la città,
393acciperent laeti diuum fumantibus aris.accoglievano lieti il dio con altari fumanti.
394saepe in letifero belli certamine MauorsSpesso in letale gara di guerra Mavorte
395aut rapidi Tritonis era aut Amarunsia uirgoo il rapido Tritonio o la vergine Ramnusia
396armatas hominum est praesens hortata cateruas.esortarono le schiere armate degli uomini.
397sed postquam tellus scelere est imbuta nefandoMa dopo che la terra fu macchiata di crimine nefando
398iustitiamque omnes cupida de mente fugarunt,e tutti scacciarono la giustizia dalla mente avida,
399perfudere manus fraterno sanguine fratres,i fratelli versarono le mani nel sangue fraterno,
400destitit extinctos gnatus lugere parentes,il figlio cessò di piangere i genitori morti,
401optauit genitor primaeui funera nati,il padre desiderò le funebri di un figlio primo,
402liber ut innuptae poteretur flore nouercae,per essere libero di godere della fiorente sposa di un figlio intatto,
403ignaro mater substernens se impia natola madre empia, stendendosi sotto il figlio ignaro,
404impia non uerita est diuos scelerare penates.non temé di macchiare gli dèi penati di empietà:
405omnia fanda nefanda malo permixta furoretutto lecito e non lecito, confuso con furia malvagia,
406iustificam nobis mentem auertere deorum.ha allontanato da noi la giusta mente degli dèi.
407quare nec talis dignantur uisere coetus,Perciò non degnano di visitare tali adunanze,
408nec se contingi patiuntur lumine claro.né sopportano di essere toccati dalla chiara luce del giorno.

Risorse

Progetto VRoma

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 27 ottobre 2024