Virgilio (Vergil)

Classical

(Poeta epico e didascalico, romano, 70 – circa 19 a.C.)

Introduzione

Virgilio (o Vergil) fu uno dei più grandi poeti di Roma antica. La sua influenza sulla letteratura mondiale è stata incommensurabile, e le sue opere (insieme a quelle di Seneca, Cicerone, Ovidio, Aristotele e Platone) sono state lette ininterrottamente attraverso il Medioevo fino a oggi. L’epopea «L’Eneide» è considerata il suo magnum opus, nonché l’epopea nazionale di Roma, e ha servito da modello di letteratura da allora, ma scrisse pure molta poesia bucolica e didascalica.

Busto di marmo di Virgilio, poeta romano antico

Busto di Virgilio

Biografia — chi è Virgilio (Publio Virgilio Marone)

Publio Virgilio Marone (noto nel mondo anglofono come Vergil o Virgil) nacque nel 70 a.C. nel villaggio di Andes, vicino a Mantova, in quella che era allora la Gallia cisalpina e oggi è l’Italia settentrionale. Dai scarsi dettagli biografici di cui disponiamo, sembra che la famiglia fosse di umili mezzi, ma abbastanza ricca da mandare il giovane Virgilio a studiare a Cremona e a Mediolanum. In seguito si trasferì a Roma per proseguire gli studi di retorica, medicina e astronomia, sebbene presto cominciasse a concentrarsi di più sulla filosofia (in particolare l’epicureismo, che studiò sotto Sirone l’Epicureo) e a scrivere poesia.

Dopo l’assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C. e la sconfitta di Bruto e Cassio a Filippi nel 42 a.C. da parte di Marco Antonio e Ottaviano, la proprietà di famiglia di Virgilio vicino a Mantova fu espropriata (sebbene poi riuscisse a recuperarla, con l’aiuto di due amici influenti, Asinio Pollione e Cornelio Gallo). Ispirato dalla promessa del giovane Ottaviano, scrisse le «Bucoliche» (note pure come «Egloghe»), pubblicate nel 38 a.C. e rappresentate con grande successo sul palcoscenico romano, e Virgilio divenne una celebrità da un giorno all’altro, leggendario già in vita.

Illustrazione storica di una scena della vita e poesia di Virgilio

Scena dalla poesia di Virgilio

Presto entrò nel circolo di Gaio Mecenate, braccio destro capace di Ottaviano e importante mecenate delle arti, e attraverso di lui guadagnò molti legami con altre figure letterarie di primo piano del tempo, tra cui Orazio e Lucio Vario Rufo. Passò gli anni seguenti, dal circa 37 al 29 a.C., a lavorare a un poema didascalico più lungo chiamato «Le Georgiche», che dedicò a Mecenate nel 29 a.C.

Quando Ottaviano assunse il titolo onorifico di Augusto e fondò l’Impero romano nel 27 a.C., commissionò a Virgilio un poema epico per glorificare Roma e il popolo romano, e lavorò ai dodici libri dell’«Eneide» per tutti gli ultimi dieci anni della vita. Nel 19 a.C. Virgilio viaggiò in Grecia e in Asia Minore per vedere di persona alcune ambientazioni della sua epopea. Ma prese una febbre (o forse un colpo di sole) a Megara, e morì a Brindisi, vicino a Napoli, a 51 anni, lasciando l’«Eneide» incompiuta.

Scritti

Le «Bucoliche» di Virgilio, note pure come «Egloghe», sono una serie di dieci brevi poesie pastorali su soggetti rurali, pubblicate nel 38 a.C. (le bucoliche come genere erano state inaugurate da Teocrito nel III secolo a.C.). Si dice che le poesie fossero ispirate dalla promessa del giovane Ottaviano, e furono rappresentate con grande successo sul palcoscenico romano. La loro mescolanza di politica visionaria ed erotismo rese Virgilio una celebrità da un giorno all’altro, leggendario già in vita.

Le «Georgiche», un poema didascalico più lungo che dedicò al mecenate Mecenate nel 29 a.C., contengono 2.188 versi esametrici divisi in quattro libri. Sono fortemente influenzate dalla poesia didascalica di Esiodo, e celebrano le meraviglie dell’agricoltura, dipingendo una vita contadina idilliaca e la creazione di un’età dell’oro attraverso lavoro e sudore. Sono la fonte originaria dell’espressione popolare «tempus fugit» («il tempo vola»).

Dipinto di Camilla in guerra, scena dall’Eneide di Virgilio

Camilla in guerra dall’Eneide di Virgilio

Virgilio fu commissionato dall’imperatore Augusto a scrivere un poema epico che glorificasse Roma e il popolo romano. Vide l’opportunità di realizzare l’ambizione di una vita: scrivere un’epopea romana che sfidasse Omero, e pure di sviluppare una mitologia cesarea, facendo risalire la linea giulia all’eroe troiano Enea. Lavorò ai dodici libri dell’«Eneide» durante gli ultimi dieci anni della vita, modellandola sull’«Odissea» e sull’«Iliade» di Omero. La leggenda vuole che Virgilio scrivesse solo tre versi al giorno, tanto era intento a raggiungere la perfezione. Scritta interamente in esametro dattilico, Virgilio plasmò i racconti sconnessi delle peregrinazioni di Enea in un mito di fondazione o epopea nazionalista avvincente, che al tempo stesso legava Roma alle leggende e agli eroi di Troia, glorificava le virtù romane tradizionali e legittimava la dinastia giulio-claudia.

Nonostante il desiderio di Virgilio che il poema fosse bruciato, sul fondamento che era ancora incompiuto, Augusto ordinò che gli esecutori letterari di Virgilio, Lucio Vario Rufo e Plotio Tucca, lo pubblicassero con il minor numero possibile di modifiche editoriali. Ciò ci lascia con la possibilità stuzzicante che Virgilio possa aver voluto apportare cambiamenti e correzioni radicali alla versione che ci è pervenuta.

Tuttavia, completa o no, l’«Eneide» fu subito riconosciuta come capolavoro letterario e testamento della grandezza dell’Impero romano. Già oggetto di grande ammirazione e venerazione prima della morte, nei secoli seguenti il nome di Virgilio si associò a poteri quasi miracolosi, e la sua tomba vicino a Napoli divenne meta di pellegrinaggi e venerazione. Alcuni cristiani medievali suggerirono pure che alcune delle sue opere preannunciassero metaforicamente la venuta di Cristo, rendendolo in un certo senso un profeta.

Opere maggiori

Creato: 24 ottobre 2024

Modificato: 22 dicembre 2024