Ovidio

Classical

(Poeta epico, elegiaco e didattico, romano, 43 a.C. – c. 17 d.C.)

Introduzione

Ovidio fu un prolifico poeta romano, a cavallo tra l’età d’oro e l’età d’argento della letteratura latina, che scrisse di amore, seduzione e trasformazione mitologica. È considerato un maestro del distico elegiaco, e è tradizionalmente classificato accanto a Virgilio e Orazio come uno dei tre poeti canonici della letteratura latina.

La sua poesia, specialmente il poema epico «Metamorfosi», fu molto imitata durante la tarda antichità e il Medioevo, e si considera abbia influenzato in modo decisivo l’arte e la letteratura europee, inclusi Chaucer, Dante, Shakespeare e Milton.

Biografia

Busto ritratto di Ovidio, poeta romano

Ovidio (Publius Ovidius Naso)

Publius Ovidius Naso nacque nel 43 a.C. nella città di Sulmo (l’odierna Sulmona) negli Appennini a est di Roma. Veniva da una famiglia equestre benestante, e lui e il fratello furono educati a Roma, con l’intenzione di perseguire carriere nella vita pubblica.

Dopo la morte del fratello, però, Ovidio rinunciò allo studio del diritto e della politica e cominciò un periodo di viaggio ad Atene, in Asia Minore e in Sicilia. Tenue alcuni incarichi pubblici minori, ma alla fine si dimise pure da questi per perseguire la poesia sul serio. Attirò il patrocinio del generale romano e importante patrono delle arti Marco Valerio Messalla Corvino, e divenne amico di Orazio. Fu descritto da Seneca il Vecchio come emotivo e impulsivo per natura. Si sposò tre volte (e divorziò due) entro i trent’anni, con un solo matrimonio che diede una figlia.

Intorno all’8 d.C., Ovidio aveva già pubblicato le sue opere maggiori: i primi, un po’ irriverenti (per non dire lascivi) «Amores» e «Ars Amatoria», la raccolta di poemi epistolari nota come le «Heroides», e il suo magnum opus, il poema epico «Metamorfosi».

Nell’8 d.C., però, l’imperatore Augusto bandì Ovidio nella città di Tomi, sul Mar Nero, nell’odierna Romania, per ragioni politiche sconosciute. Il bando non fu probabilmente, come spesso si assume, dovuto ai suoi poemi precoci popolari ma piuttosto lascivi, ma può essere stato collegato alla sua parte nel vivace circolo sociale cresciuto intorno alla figlia promiscua di Augusto, Giulia, che fu pure bandita intorno a quel tempo (Ovidio stesso descrisse la causa piuttosto misteriosamente come «carmen et error»: «un poema e un errore»).

Dipinto che raffigura Ovidio tra gli Sciti in esilio

Ovidio tra gli Sciti

Mentre era in esilio, scrisse due raccolte multi-libro di poesia, intitolate «Tristia» e «Epistulae ex Ponto», esprimendo la sua tristezza e desolazione e il desiderio di tornare a Roma e alla terza moglie. Fu costretto ad abbandonare un’altra opera ambiziosa, «Fasti», la sua opera sui giorni del calendario romano, probabilmente per mancanza di risorse di biblioteca. Anche dopo la morte di Augusto nel 14 d.C., il nuovo imperatore, Tiberio, non richiamò comunque Ovidio, e alla fine morì a Tomi circa dieci anni dopo il bando intorno al 17 o 18 d.C.

Scritti

Statua di Ovidio, il poeta romano

Statua di Ovidio

La prima opera maggiore di Ovidio fu gli «Amores», originariamente pubblicati tra il 20 e il 16 a.C. come raccolta in cinque libri, sebbene in seguito ridotti a tre libri. È una raccolta di poesie d’amore scritte nel distico elegiaco, che generalmente aderiscono a temi elegiaci standard su vari aspetti dell’amore, come l’amante chiuso fuori. Tuttavia, i poemi sono spesso umoristici, con la lingua in guancia e un po’ cinici, e a volte parlano di adulterio, una mossa coraggiosa all’indomani delle riforme della legge sul matrimonio di Augusto del 18 a.C.

Gli «Amores» furono seguiti dall’ «Ars Amatoria» («L’arte d’amare»), pubblicata in tre libri tra l’1 a.C. e l’1 d.C. È, a certi livelli, una satira burlesque sulla poesia didattica, composta in distici elegiaci piuttosto che negli esametri dattilici più di solito associati al poema didattico. Pretende di offrire consigli erotici sull’arte della seduzione (i primi due libri rivolti agli uomini, il terzo dando consigli simili alle donne). Alcuni hanno assunto che la supposta lascivia dell’«Ars Amatoria» fosse responsabile in parte del bando di Ovidio da parte di Augusto nell’8 d.C., ma ora questo si considera improbabile. L’opera fu un successo così popolare che scrisse un sequel, «Remedia Amoris» («Rimedi all’amore»).

Le «Heroides» («Epistulae Heroidum») furono una raccolta di quindici poemi epistolari pubblicati tra circa il 5 a.C. e l’8 d.C., composti in distici elegiaci e presentati come se scritti da una selezione di eroine afflitte della mitologia greca e romana (che Ovidio affermò essere un genere letterario del tutto nuovo).

Entro l’8 d.C., aveva completato il suo capolavoro, le «Metamorfosi», un poema epico in quindici libri derivato dalla mitologia greca su figure mitiche che hanno subito trasformazioni (dall’emergere del cosmo dalla massa informe al mondo organizzato e materiale, a miti famosi come Apollo e Dafne, Dedalo e Icaro, Orfeo ed Euridice, e Pigmalione, fino alla deificazione di Giulio Cesare). È scritto in esametro dattilico, il metro epico dell’«Odissea» e dell’«Iliade» di Omero e dell’«Eneide» di Virgilio. Resta una fonte inestimabile sulla religione romana, e spiega molti miti allusi in altre opere.

Opere principali

Creato: 24 ottobre 2024

Modificato: 22 dicembre 2024