L’Iliade
(Poema epico, greco, circa 750 a.C., 15.693 versi)
Introduzione — Chi scrisse l’Iliade
«L’Iliade» (gr. «Iliás») è un poema epico del poeta greco antico Omero, che racconta alcuni degli eventi significativi delle ultime settimane della guerra di Troia e dell’assedio greco della città di Troia (nota anche come Ilion, Ilios o Ilium nell’antichità). Composta a metà dell’VIII secolo a.C., «L’Iliade» è di solito considerata la più antica opera dell’intera tradizione letteraria occidentale e una delle storie più note e amate di tutti i tempi.
Attraverso la rappresentazione della guerra di Troia, le scene tumultuose di battaglia sanguinosa, l’ira di Achille e i continui interventi degli dèi, esplora i temi della gloria, della collera, del ritorno a casa e del destino. Inoltre l’epica omerica ha fornito soggetti e storie a molte opere greche, romane e rinascimentali successive.
| Fatto | Informazione |
|---|---|
| Autore | Omero |
| Data di composizione | Metà dell’VIII secolo a.C. |
| Ambientazione | Guerra di Troia, Grecia antica |
| Personaggi principali | Achille, Agamennone, Ettore, Priamo, Paride, Odisseo, Diomede, Patroclo, Menelao |
| Temi chiave | Gloria, collera, eroismo, onore, destino, guerra, pace |
Sinossi — riassunto dell’Iliade La storia narrata in «L’Iliade» inizia quasi dieci anni dopo l’inizio dell’assedio di Troia da parte delle forze greche, guidate da Agamennone, re di Micene. I Greci litigano se restituire o meno Criseide, prigioniera troiana del re Agamennone, al padre Crise, sacerdote di Apollo. Agamennone vince la discussione, rifiuta di cederla e minaccia di chiedere un riscatto al padre. Crise prega allora Apollo di aiutarlo, e il dio offeso colpisce il campo greco con una pestilenza.
Per ordine del guerriero-eroe Achille, i soldati greci costringono Agamennone a restituire Criseide per placare Apollo e far cessare la pestilenza. Ma quando Agamennone alla fine accetta a malincuore di restituirla, prende al suo posto Briseide, la concubina di guerra di Achille. Sentendosi disonorato, Achille si ritira con rabbia dalla guerra di Troia insieme ai suoi guerrieri Mirmidoni.
Per mettere alla prova la lealtà dei Greci restanti, Agamennone finge di ordinare loro di abbandonare la guerra, ma Odisseo incoraggia i Greci a proseguire il combattimento. Durante una breve tregua tra truppe troiane e greche, Paride e Menelao si affrontano in duello per Elena, mentre lei e il vecchio re Priamo di Troia osservano dalle mura. Nonostante l’intervento della dea Afrodite a favore del Paride inferiore, Menelao vince. Dopo il duello la dea Atena, favorevole ai Greci, provoca i Troiani a rompere la tregua e ricomincia un’altra battaglia.
Durante il nuovo scontro l’eroe greco Diomede, rafforzato da Atena, annienta i Troiani davanti a sé. Nella cieca arroganza e nella sete di sangue, però, colpisce e ferisce Afrodite. Intanto, nel castello troiano, nonostante le preoccupazioni della moglie Andromaca, l’eroe troiano Ettore, figlio del re Priamo, sfida il guerriero-eroe greco Aiace a duello e viene quasi sconfitto. Sullo sfondo, intanto, i vari dèi e dee (in particolare Era, Atena, Apollo e Poseidone) continuano a litigare tra loro e a manipolare e intervenire nella guerra, nonostante gli ordini precisi di Zeus di non farlo.
Achille rifiuta con fermezza di cedere alle suppliche di aiuto di Agamennone, Odisseo, Aiace, Fenice e Nestore, declinando onori e ricchezze offerte; anche l’offerta tardiva di Agamennone di restituirgli Briseide. Nel frattempo Diomede e Odisseo si infiltrano nel campo troiano e seminano scompiglio. Ma, con Achille e i suoi guerrieri fuori dalla battaglia, la marea sembra voltarsi a favore dei Troiani. Agamennone è ferito in battaglia e, nonostante gli sforzi di Aiace, Ettore sfonda con successo il campo greco fortificato, ferendo Odisseo e Diomede, e minaccia di incendiare le navi greche.
Cercando di rimediare, Patroclo convince l’amico e amante Achille a vestirsi con la sua stessa armatura e a guidare i Mirmidoni contro i Troiani. Le prime due volte che Patroclo si scaglia contro i Troiani ha successo, uccidendo Sarpedone (figlio di Zeus che partecipava alla guerra). Intossicato dal successo, Patroclo dimentica l’avvertimento di Achille di stare attento e insegue i Troiani in fuga fino alle mura di Troia. Avrebbe preso la città se non fosse stato per l’azione di Apollo.
Il dio della musica e del sole è il primo a colpire Patroclo. Dopo quel primo colpo e nel calore della battaglia, Ettore trova pure il Patroclo mascherato e, credendolo Achille, combatte e (con l’aiuto di Apollo) lo uccide. Menelao e i Greci riescono a recuperare il corpo di Patroclo prima che Ettore possa infliggere altri danni.
Distrutto dalla morte del compagno, Achille si riconcilia allora con Agamennone e rientra in battaglia, distruggendo tutti i Troiani davanti a sé nella sua furia. Mentre la guerra decennale raggiunge l’apice, anche gli dèi entrano in battaglia e la terra trema per il clamore del combattimento.
Vestito di una nuova armatura forgiata appositamente per lui da Efesto, Achille si vendica dell’amico Patroclo uccidendo Ettore in duello, ma poi profana e oltraggia il cadavere del principe troiano per diversi giorni. Solo allora i funerali di Patroclo possono essere celebrati nel modo che Achille ritiene degno. Il padre di Ettore, re Priamo, reso audace dal dolore e aiutato da Ermes, recupera il corpo di Ettore da Achille, e «L’Iliade» si chiude con i funerali di Ettore durante una tregua di dodici giorni concessa da Achille.
Analisi Sebbene attribuita a Omero, «L’Iliade» dipende chiaramente da un’antica tradizione orale e potrebbe essere stata l’eredità collettiva di molti cantori-poeti per un lungo periodo (la caduta storica di Troia si data di solito all’inizio del XII secolo a.C.). Omero fu probabilmente una delle prime generazioni di autori che erano pure alfabetizzati, poiché l’alfabeto greco fu introdotto all’inizio dell’VIII secolo a.C. Lo sappiamo perché la lingua dei suoi poemi epici è una versione arcaica del greco ionico, con mescolanze di altri dialetti come l’eolico. Non è affatto certo, però, che Omero stesso (se un uomo del genere esistette davvero) abbia messo per iscritto i versi.
«L’Iliade» faceva parte di un gruppo di poemi antichi noti come «Ciclo epico», la maggior parte dei quali è oggi perduta. Questi poemi trattavano la storia della guerra di Troia e gli eventi circostanti. Siano o no stati scritti, sappiamo che i poemi di Omero (insieme ad altri del «Ciclo epico») venivano recitati in epoche successive a feste e cerimonie da cantori professionisti detti «rapsodi». È interessante notare che questi cantori usavano bastoni ritmici per creare un battito a partire dal ritmo delle parole dei poemi.
«L’Iliade» in sé non copre gli eventi iniziali della guerra di Troia, avvenuti dieci anni prima degli eventi descritti nel poema. Tra le prime vicende della guerra c’era il tentativo di recuperare Elena, moglie del re Menelao di Sparta, dopo il rapimento da parte del principe troiano Paride. Allo stesso modo la morte di Achille e la caduta finale di Troia non sono coperte dal poema e sono oggetto di altri poemi del «Ciclo epico» (non omerici), sopravvissuti solo in frammenti. «L’Odissea», opera separata pure di Omero, narra il viaggio decennale di Odisseo verso Itaca dopo la fine della guerra di Troia.
Il poema consta di ventiquattro canti, contenenti 15.693 versi di esametro dattilico. L’intero poema ha un ritmo formale coerente per tutta la sua durata (che ne facilita la memorizzazione) eppure leggermente variato da un verso all’altro (che ne evita la monotonia). Molte frasi, a volte interi passaggi, si ripetono parola per parola in «L’Iliade», in parte per soddisfare le esigenze del metro e in parte come parte della tradizione orale formulaica. Allo stesso modo molte delle espressioni descrittive legate a un personaggio (come «Achille piè veloce», «Diomede dall’alto grido di guerra», «Ettore dall’elmo lucente» e «Agamennone signore di uomini») corrispondono al numero di sillabe del nome dell’eroe. Per questo si ripetono regolarmente al punto da sembrare quasi parte del nome stesso dei personaggi.
Gli dèi e le dee immortali sono raffigurati come personaggi in «L’Iliade», con individualità e volontà nelle azioni. Ma sono pure figure religiose tipiche, a volte allegoriche, a volte psicologiche, e il loro rapporto con gli umani è estremamente complesso. Spesso servono a spiegare come o perché un evento abbia avuto luogo, ma a volte offrono pure un sollievo comico dalla guerra, imitando, parodiando e deridendo i mortali. In effetti sono spesso gli dèi, non i mortali, a sembrare casuali, meschini e di corta veduta.
Il tema principale del poema è quello di guerra e pace, e l’intero poema è essenzialmente una descrizione di guerra e combattimento. C’è un senso di orrore e di futilità incorporato nell’epica di Omero, eppure c’è pure un senso di eroismo e di gloria che aggiunge fascino al combattimento: Omero sembra a un tempo aborrire la guerra e glorificarla. Similitudini frequenti raccontano gli sforzi in tempo di pace in patria in Grecia e fungono da contrasto alla guerra, ricordandoci i valori umani distrutti dal combattimento e ciò per cui vale la pena combattere.
Il concetto di eroismo, e l’onore che ne deriva, è pure uno dei temi maggiori che attraversano il poema. Achille in particolare rappresenta il codice eroico, e la sua lotta ruota intorno alla fede in un sistema di onore, in opposizione al ricorso di Agamennone al privilegio regale. Ma, mentre combattente dopo combattente eroico entra in guerra in cerca di onore e viene ucciso sotto i nostri occhi, resta sempre la domanda se la loro lotta, eroica o no, valga davvero il sacrificio.
«Menin» o «menis» («collera» o «ira») è la parola che apre «L’Iliade», e uno dei temi maggiori del poema è Achille che fa i conti con la propria collera e si assume la responsabilità delle azioni e delle emozioni.
Risorse
- Traduzione inglese di Samuel Butler con note e commento a scomparsa (eNotes)
- Versione greca con traduzione parola per parola (Perseus Project)
- Riassunto dettagliato canto per canto (About.com)







