Diomede
Eroe argivo. Diomede (Διομήδης) era figlio di Tideo, uno dei sette condottieri contro Tebe, e di Deipile, figlia di Adrasto, re di Argo. Era sposato ad Egialea, figlia di Adrasto o di Egialeo. Insieme agli altri figli dei Sette, detti Epigoni, marciò contro Tebe. Rasa al suolo Tebe per vendicare le morti dei padri.
Diomede andò pure a Calidone, patria del padre. Quando uno dei figli di Eneo (Tideo) fu esiliato per aver ucciso un parente e un altro fu ucciso poco dopo la famosa caccia al cinghiale (Meleagro), Eneo era impotente quando i nipoti lo scacciarono dal regno e misero il loro padre sul trono. I nipoti di Eneo erano i figli di Agrio, suo fratello. Diomede però restituì il regno al nonno dopo aver ucciso i figli di Agrio. Agrio può essere stato ucciso anch’egli.
Come ex pretendente di Elena, si unì all’esercito greco e portò ottanta navi da Argo, Tirinto, Epidauro e Trezene. Fu aiutato da altri due Epigoni, Stenelo ed Eurialo, come luogotenenti.
Accanto ad Achille, era il più potente degli eroi greci a Troia. Era il favorito di Atena. Al coraggio sconsiderato la dea aggiunse forza ineguagliata, meravigliosa abilità d’armi e valore infallibile. Era senza paura e a volte teneva a bada i troiani da solo. In un solo giorno uccise Pandaro, ferì gravemente Enea e poi ferì la madre di Enea, la dea Afrodite. Contro Ares, aiutato da Atena, afferrò la lancia che Ares gli aveva scagliato. A sua volta Diomede scagliò indietro la lancia del dio, ferendolo gravemente e costringendo il dio della guerra a lasciare il campo. Fu pure uno dei capi greci a offrirsi per combattere la sfida di Ettore in duello, ma fu eliminato nel sorteggio.
Il giorno seguente, quando Zeus costrinse tutti gli altri dèi a non partecipare alla battaglia, Zeus causò lo sbaraglio delle forze greche. Solo Diomede restò indietro ad aiutare Nestore quando il cavallo del vecchio fu ucciso nella ritirata. Insieme a Nestore inseguì Ettore e lo avrebbe ucciso, se Zeus non avesse scagliato diversi fulmini per dissuaderli.
Si offrì con Odisseo in una scorreria notturna in cui catturarono e uccisero una spia troiana, Dolone; uccise pure il re trace Reso e una dozzina delle sue guardie, rubando anche i cavalli immortali del re. La mattina seguente Paride lo ferì con una freccia.
Si unì a Odisseo in un’altra scorreria notturna per rubare il Palladio a Troia. Fu uno dei capi che si nascosero nel cavallo di legno.
Nei Nostoi («I ritorni», dal Ciclo epico), Diomede fu uno dei capi che tornarono sani e salvi a casa. Lui ed Eurialo furono reggenti per il giovane re Cianippo, figlio di Egialeo. Quando Cianippo morì ancora giovane, Cilarabe, figlio di Stenelo, aveva un diritto al trono migliore di Diomede. Diomede fu poi spinto in esilio dall’altro figlio di Stenelo, Comete, che su istigazione di Nauplio era amante di Egialea.
Secondo l’Eneide di Virgilio, Diomede si stabilì in Italia e fondò la città di Argyripa in Apulia. Quando scoppiò la guerra tra Enea e Turno, Turno cercò di persuadere Diomede ad aiutarli contro i troiani. Diomede disse di aver combattuto abbastanza troiani in vita e esortò Turno che era meglio far pace con Enea che combattere i troiani.
Per quanto ne so, non ci sono resoconti della morte di Diomede. Anzi, si dice che Atena gli abbia dato l’immortalità, che non aveva dato al padre Tideo durante la guerra dei Sette contro Tebe. Secondo Pindaro, con l’aiuto di Atena Diomede divenne un dio minore nell’Italia meridionale o nell’Adriatico.


