Eroidi
«Eroidi» («Le eroine»), note pure come «Epistulae Heroidum» («Lettere delle eroine») o semplicemente «Epistulae», è una raccolta di quindici poemi epistolari (poesie in forma di lettere) del poeta lirico romano Ovidio, pubblicata tra il 5 a.C. e l’8 d.C.
I poemi (o lettere) sono presentati come se fossero stati scritti da una selezione di eroine offese della mitologia greca e romana ai loro amanti eroici che le hanno in qualche modo maltrattate, trascurate o abbandonate.
Inoltre ci sono tre coppie di doppie lettere (nn. XVI–XXI) in cui gli amanti eroici si rivolgono alle amate e ricevono le risposte.
Sinossi
Lettere I–XV
Lettera I: Penelope a Ulisse: Penelope, moglie di Ulisse (l’eroe greco della guerra di Troia, noto come Odisseo in greco), ignara della causa dell’assenza del marito dopo la caduta di Troia e sollecita del suo ritorno, lo rimprovera per la lunga permanenza e lo esorta a tornare a casa dalla moglie e dalla famiglia, poiché non ha più una scusa ragionevole per l’assenza.
Lettera II: Fillide a Demofonte: Fillide, figlia di Licurgo di Tracia, si lamenta con Demofonte, figlio del re Teseo di Atene (che aveva incontrato dopo il ritorno dalla guerra di Troia) per la rottura della fede nel non tornare a sposarla come aveva promesso, minacciando di procurarsi una morte violenta se continua a trascurarla.
Lettera III: Briseide ad Achille: Briseide (che era stata portata via dall’eroe greco Achille durante la guerra di Troia, ma poi sottratta dall’invidioso Agamennone) biasima Achille per la reazione troppo violenta e lo prega di accettare le offerte di pace di Agamennone e di riprendere le armi contro i Troiani.
Lettera IV: Fedra a Ippolito: La moglie di Teseo, Fedra, confessa il suo amore a Ippolito (figlio di Teseo dall’amazzone Ippolita) in assenza di Teseo, e cerca di ispirargli una tenerezza reciproca, nonostante la parentela stretta.
Lettera V: Enone a Paride: La ninfa Enone scrive a Paride (figlio di Priamo ed Ecuba e principe di Troia, sebbene allevato in segreto da pastori), lamentando di essere stata abbandonata ingiustamente e avvertendolo contro le arti della bella ma volubile Elena.
Lettera VI: Ipsipile a Giasone: Ipsipile, regina dell’isola di Lemno, si lamenta che Giasone l’aveva abbandonata, incinta, durante la ricerca del Vello d’oro, e lo avverte contro la nuova amante, la maga Medea.
Lettera VII: Didone a Enea: La regina Didone di Cartagine, presa da una passione violenta per Enea (l’eroe greco della guerra di Troia), cerca di distoglierlo dall’intenzione di lasciare Cartagine per perseguire il suo destino in Italia, e minaccia di porre fine alla propria vita se rifiutasse.
Lettera VIII: Ermione a Oreste: Ermione, promessa dal padre Menelao al figlio di Achille Pirro, ammonisce il vero amore Oreste, a cui era stata precedentemente promessa, consigliandogli che potrebbe facilmente essere recuperata dalle mani di Pirro.
Lettera IX: Deianira a Ercole: Deianira rimprovera il marito infedele Ercole per la debolezza poco virile nel perseguire Iole, e cerca di risvegliare in lui il senso della gloria passata, ma, udendo tardi gli effetti fatali della tunica avvelenata che gli aveva inviato nella sua rabbia, esclama contro la propria sconsideratezza e minaccia di porre fine alla propria vita.
Lettera X: Arianna a Teseo: Arianna, fuggita con Teseo dopo l’uccisione del Minotauro, lo accusa di perfidia e disumanità dopo che l’ha lasciata sull’isola di Nasso preferendo la sorella Fedra, e cerca di muoverlo a compassione con una rappresentazione luttuosa della sua miseria.
Lettera XI: Canace a Macareo: Canace, figlia di Eolo (il dio dei venti), rappresenta con patetismo il suo caso all’amante e fratello Macareo, di cui aveva partorito un figlio, inveendo contro il crudele comando del padre che si togliesse la vita come punizione per l’immoralità.
Lettera XII: Medea a Giasone: La maga Medea, che aiutò Giasone nella ricerca del Vello d’oro e fuggì con lui, lo accusa di ingratitudine e perfidia dopo che trasferisce l’amore a Creusa di Corinto, e minaccia una rapida vendetta a meno che non la restituisca al posto precedente nei suoi affetti.
Lettera XIII: Laodamia a Protesilao: Laodamia, moglie del generale greco Protesilao, cerca di dissuaderlo dal partecipare alla guerra di Troia e in particolare lo avverte di non essere il primo greco a mettere piede sul suolo troiano, perché non soffra le profezie di un oracolo.
Lettera XIV: Ipermestra a Linceo: Ipermestra, una delle cinquanta figlie di Danao (e l’unica che aveva risparmiato il marito Linceo dal tradimento di Danao), consiglia al marito di fuggire dal padre Egitto e lo prega di venire in suo aiuto prima che Danao la uccida per la disobbedienza.
Lettera XV: Saffo a Faone: La poetessa greca Saffo, decisa a gettarsi da una scogliera quando l’amante Faone l’abbandona, esprime la sua angoscia e miseria e cerca di ammorbidirlo a una tenerezza reciproca.
Lettere XVI–XXI
Lettera XVI: Paride a Elena: Il principe troiano Paride, profondamente innamorato della bella Elena di Sparta, le informa della sua passione e si insinua nelle sue grazie, ricorrendo infine a promesse di farla sua moglie se fuggisse con lui a Troia.
Lettera XVII: Elena a Paride: In risposta, Elena dapprima respinge le proposte di Paride con una modestia simulata, prima di aprirsi gradualmente in modo più chiaro e mostrarsi infine del tutto disposta a secondare il suo piano.
Lettera XVIII: Leandro a Ero: Leandro, che vive dall’altra parte dell’Ellesponto rispetto all’amante illecita Ero e nuota regolarmente per incontrarla, si lamenta che una tempesta gli impedisce di raggiungerla, ma giura di sfidare anche la cattiva tempesta piuttosto che essere privato della sua compagnia per molto più tempo.
Lettera XIX: Ero a Leandro: In risposta, Ero ribadisce la costanza del suo amore per Leandro, ma lo consiglia di non avventurarsi finché il mare non sia calmo.
Lettera XX: Acontio a Cidippe: Cidippe, dama di alto rango e bellezza dell’isola di Delo, ha solennemente giurato di sposare il giovane e povero Acontio, ma nel frattempo è stata promessa dal padre a qualcun altro, evitando finora quel matrimonio solo a causa di una febbre. Acontio scrive a Cidippe, affermando che la febbre fu mandata da Diana come punizione per la rottura del voto che Cidippe gli aveva fatto nel tempio di Diana.
Lettera XXI: Cidippe a Acontio: In risposta, Cidippe afferma che Acontio l’aveva irretita con l’artificio, sebbene si ammorbidisca gradualmente a un assenso e concluda con il desiderio che il loro matrimonio sia consumato senza indugio.
Analisi
La datazione dei poemi è difficile, ma la composizione delle singole «Eroidi» rappresenta probabilmente alcuni dei primi sforzi poetici di Ovidio, forse tra circa il 25 e il 16 a.C.
I poemi doppi furono probabilmente composti più tardi, e la raccolta nel suo insieme non fu pubblicata fino a un momento tra il 5 a.C. e l’8 d.C.
Ovidio affermava di aver creato un genere letterario interamente nuovo di poemi epistolari fittizi.
Che sia vero o no, le «Eroidi» devono certo gran parte del loro retaggio ai fondatori dell’elegia amorosa latina — Gallo, Properzio e Tibullo — come testimoniano il metro e la materia.
Possono non avere la grande portata emotiva o l’ironia politica spesso tagliente delle «Metamorfosi» di Ovidio, ma hanno un ritratto acuto e una virtuosità retorica impareggiabile.
Scritte interamente in eleganti distici elegiaci, «Le Eroidi» furono alcune delle opere più popolari di Ovidio presso il pubblico primario assunto di donne romane, nonché altamente influenti su molti poeti successivi.
Sono tra le poche raffigurazioni classiche dell’amore eterosessuale dal punto di vista femminile e, sebbene l’apparente uniformità dell’intreccio sia stata interpretata come incoraggiante uno stereotipo femminile tragico, ogni lettera offre una prospettiva unica e senza precedenti sulla rispettiva storia in un momento cruciale.











