Hercules Furens
(Tragedia, latina/romana, c. 54 d.C., 1.344 versi)
Introduzione
«Hercules Furens» («L’Ercole furioso» o «La follia di Ercole») è una tragedia del drammaturgo romano Seneca il Giovane, considerata una delle sue migliori, scritta nel o prima del 54 d.C. Strettamente modellata sulla pièce di Euripide «Eracle», la pièce descrive le fortune del semidio Ercole (Eracle in greco) mentre è reso folle dalla dea Iride e dalle Furie e uccide la propria moglie e i figli.
Sinossi
Dramatis Personae
- ERCOLE
- GIUNONE
- ANFITRIONE, marito della madre di Ercole, Alcmena
- TESEO, re di Atene
- LICO, il re usurpatore di Tebe
- MEGARA, moglie di Ercole e figlia di Creonte
- CORO DI TEBANI
La pièce comincia con la dea Giunone che dà sfogo alla rabbia contro Ercole e alla frustrazione di non riuscire a sconfiggerlo, e determina di usare qualunque mezzo possa per finalmente distruggerlo.
Il padre di Ercole, Anfitrione, la moglie Megara e tutti i loro figli, sono riuniti all’altare di Giove per protezione contro il tiranno Lico, che ha ucciso Creonte e preso il controllo della città di Tebe durante l’assenza di Ercole. Anfitrione ammette la sua impotenza contro la potenza di Lico. Quando Lico minaccia di uccidere Megara e i suoi figli, lei si dichiara disposta a morire e chiede soltanto un po’ di tempo per prepararsi.
Tuttavia, Ercole allora torna dalle sue Fatiche e, sentito dei piani di Lico, attende il ritorno del nemico. Quando Lico torna per eseguire i piani contro Megara, Ercole è pronto per lui e lo uccide.
La dea Iride e una delle Furie allora appaiono, su richiesta di Giunone, e eccitano Ercole alla follia e, nella sua follia, uccide la propria moglie e i figli. Quando si riprende dalla pazzia, è mortificato da ciò che ha fatto, ed è sul punto di uccidersi quando Teseo arriva e persuade il vecchio amico a rinunciare a ogni idea di suicidio e a seguirlo ad Atene.
Analisi
Sebbene «Hercules Furens» soffra di molti dei difetti di cui le pièce di Seneca in generale sono accusate (per esempio, il suo stile eccessivamente retorico e l’apparente mancanza di preoccupazione per i requisiti fisici del palco), è pure riconosciuta come contenente passaggi di bellezza ineguagliata, grande purezza e correttezza di linguaggio e versificazione impeccabile. Sembra essere stata progettata, non meno dei drammi rinascimentali di Marlowe o Racine, per il suo effetto sull’orecchio, e in effetti può essere stata scritta per essere letta e studiata piuttosto che eseguita sul palco.
Sebbene la trama della pièce sia chiaramente basata su «Eracle», la versione molto precedente di Euripide della stessa storia, Seneca evita deliberatamente la principale lamentela mossa a quella pièce, cioè che l’unità della pièce è in realtà distrutta dall’aggiunta della follia di Ercole, introducendo di fatto una trama secondaria separata dopo che la trama principale ha raggiunto la sua conclusione soddisfacente. Seneca ottiene questo introducendo, proprio all’inizio del dramma, l’idea della determinazione di Giunone a sconfiggere Ercole con qualunque mezzo possibile, dopo di che la follia di Ercole non è più solo un’appendice scomoda ma piuttosto la parte più interessante della trama, e una che è stata preannunciata fin dall’inizio del dramma.
Mentre Euripide interpretava la follia di Ercole come dimostrazione della totale mancanza di preoccupazione degli dèi per la sofferenza dell’uomo e un’indicazione della distanza impassabile tra il mondo umano e il divino, Seneca usa distorsioni temporali (in particolare il prologo iniziale di Giunone) come mezzo per rivelare che la follia di Ercole non è solo un’occorrenza improvvisa, ma uno sviluppo interno graduale. Permette molta più esplorazione della psicologia dell’approccio più statico di Euripide.
Seneca manipola pure il tempo in altri modi, come dove il tempo sembra essere completamente sospeso in alcune scene mentre, in altre, passa molto tempo e accade molta azione. In alcune scene, due eventi simultanei sono descritti linearmente. La lunga e dettagliata descrizione di Anfitrione degli omicidi di Ercole, tardi nella pièce, crea un effetto simile a una sequenza al rallentatore in un film, nonché asseconda la fascinazione del suo pubblico (e la propria) per l’orrore e la violenza.
Quindi, la pièce non dovrebbe essere vista semplicemente come una scarsa imitazione di un originale greco; piuttosto, mostra originalità sia nel tema sia nello stile. È una miscela peculiare di dramma retorico, manierista, filosofico e psicologico, distintamente senecano e decisamente non un’imitazione di Euripide.
Inoltre, la pièce è piena di epigrammi e citazioni memorabili, come: «Il crimine riuscito e fortunato è chiamato virtù»; «La prima arte di un monarca è il potere di sopportare l’odio»; «Le cose che erano dure da sopportare sono dolci da ricordare»; «Chi si vanta della propria stirpe loda i meriti di un altro»; ecc.
Risorse
- Traduzione inglese di Frank Justus Miller (Theoi.com): https://www.theoi.com/Text/SenecaHerculesFurens.html
- Versione latina (Google Books): https://books.google.ca/books?id=NS8BAAAAMAAJ&dq=seneca%20hercules%20furens&pg=PA2













