Fedra

Classical

(Tragedia, latina/romana, circa 50 d.C., 1.280 versi)

Introduzione

«Fedra» (a volte nota come «Ippolito») è una tragedia del drammaturgo romano Seneca il Giovane, scritta intorno al 50 d.C. Adattata da «Ippolito» di Euripide, racconta la storia di Fedra e del suo amore tabù per il figliastra Ippolito, sebbene con una Fedra molto più sensuale e sfrontata che nell’originale greco di Euripide. Oggi è una delle tragedie più lette di Seneca, un’opera di alta passione tenuta a freno da un linguaggio accuratamente costruito.

Dramatis personae

  • IPPOLITO, figlio di Teseo e di un’amazzone
  • FEDRA, moglie di Teseo e matrigna di Ippolito
  • TESEO, re di Atene
  • NUTRICE DI FEDRA
  • MESSAGGERO
  • SCHIAVI E ATTENDENTI
  • CORO DI CITTADINI ATENIESI
Ritratto di Fedra con velo e himation rosso

Fedra in abito romano velato

Sinossi

Il giovane Ippolito organizza una caccia e invoca Diana, dea della caccia, perché lo assista. La matrigna Fedra confessa alla nutrice l’amore bruciante per Ippolito, che cerca invano di dissuaderla. Il Coro osserva che tutte le cose cedono all’amore: uomini di ogni tipo, nonché animali e perfino gli dèi stessi. La nutrice si lamenta che l’amore può avere conseguenze malvagie, malattie e passioni violente, ma, rendendosi conto della disperazione della situazione, decide di cercare di aiutare la padrona.

Fedra che prega Ippolito

Fedra prega Ippolito

Fedra appare, vestita da cacciatrice amazzone per piacere a Ippolito. La nutrice si sforza di piegare la volontà di Ippolito verso i piaceri dell’amore e di ammorbidire il cuore, ma egli non è disposto a cambiare umore, preferendo la caccia e la vita di campagna a tutti i piaceri delle relazioni umane. Fedra entra e alla fine ammette direttamente a Ippolito il suo amore. Tuttavia egli va in collera, estraendo la spada su di lei ma poi scagliando via l’arma e fuggendo nei boschi mentre la sconvolta Fedra prega la morte di liberarla dalla miseria. Il Coro prega gli dèi che la bellezza sia altrettanto vantaggiosa a Ippolito quanto si è dimostrata perniciosa e fatale a tanti altri.

Fedra tra Teseo e Ippolito con cani da caccia

Fedra, Teseo e Ippolito

Il marito di Fedra, il grande eroe ateniese Teseo, torna poi dalla sua impresa nell’oltretomba e, vedendo Fedra in angoscia, apparentemente pronta a uccidersi, esige una spiegazione. Tutto ciò che la nutrice dirà è che Fedra ha deciso di morire. Secondo il piano ordito dalla nutrice di Fedra per nascondere la colpa di Fedra accusando Ippolito di aver tentato di violentare la matrigna, Fedra finge di preferire morire piuttosto che ammettere a Teseo il torto che qualcuno gli ha fatto. Quando Teseo minaccia la nutrice per scoprire la verità di ciò che è accaduto, ella gli mostra la spada che Ippolito aveva lasciato.

Frammento di affresco romano di Fedra seduta

Frammento di affresco romano che raffigura Fedra

Consumato dalla rabbia, Teseo riconosce la spada e, saltando alla conclusione che Ippolito ha di fatto violentato la moglie, maledice il figlio immeritevole e gli augura la morte. Il Coro lamenta che, mentre il corso dei cieli e di quasi tutto il resto sembra ben regolato, gli affari umani non sono chiaramente governati dalla giustizia, poiché i buoni sono perseguitati e i malvagi ricompensati.

Un messaggero racconta a Teseo come un mostro marino (mandato dal padre di Teseo Nettuno in risposta alla sua preghiera) fosse emerso dal mare ventoso e avesse inseguito i cavalli di Ippolito, e come il giovane fosse rimasto impigliato nelle redini e squartato. Il Coro racconta una narrazione sulla volubilità della fortuna e deplora la morte inutile di Ippolito.

Fedra dichiara l’innocenza di Ippolito e ritratta la confessione del suo crimine, e poi si uccide nell’angoscia. Teseo rimpiange profondamente la morte del figlio e gli concede l’onore di una sepoltura appropriata, sebbene rifiuti deliberatamente lo stesso onore a Fedra (una sentenza terribile nella cultura romana).

Analisi

Il mito sottostante alla storia della tragedia è molto antico, risalendo ben oltre i Greci classici, e si trova in varie forme in tutta l’area mediterranea. La particolare versione che coinvolge Fedra e il figliastra Ippolito fu oggetto di diverse tragedie greche classiche, incluse almeno una di Sofocle (perduta) e non meno di due di Euripide. Solo la seconda delle tragedie di Euripide, «Ippolito», è sopravvissuta ed è divenuta uno dei capolavori più famosi e duraturi del teatro occidentale. Ma era in realtà una versione attenuata del suo primo «Ippolito», ora perduto, che fu apparentemente censurato dal pubblico e dai critici ateniesi classici per la sua scabrosità ed esplicitezza, con Fedra che faceva effettivamente propositi a Ippolito in scena.

Seneca, per qualunque ragione, scelse di tornare più alla linea di trama del primo «Ippolito» di Euripide, in cui la matrigna lussuriosa confronta direttamente Ippolito davanti agli occhi degli spettatori. Seneca taglia le dee dal cast e sposta sia il titolo sia il focus della tragedia da Ippolito a Fedra stessa. La sua Fedra è molto più umana e più sfrontata, e si dichiara direttamente a Ippolito nelle sembianze di un’amazzone.

Oltre a Euripide, però, Seneca allude e riscrive i poeti romani Virgilio e Ovidio, in particolare le «Georgiche» del primo e le «Eroidi» del secondo, e il tutto è filtrato attraverso la lente della filosofia stoica di Seneca stesso.

L’affidamento di Seneca sulla descrizione di azioni melodrammatiche è una delle sue debolezze più serie come drammaturgo, e dà un notevole sostegno all’idea che intendesse le tragedie per essere lette piuttosto che recitate. In «Fedra», per esempio, lo scioglimento vicino alla fine in cui Fedra, respinta dal figliastra, lo accusa di stupro al padre Teseo, è drammaticamente debole: Ippolito non è presente, e lui e Teseo non si confrontano in alcun modo; abbiamo invece solo un messaggero che entra a informare Teseo che il figlio è stato ucciso in un incidente, spingendo Fedra a confessare la verità e Teseo a perdonarlo postumo.

Nonostante questa qualità apparentemente anti-drammatica di «Fedra», tuttavia, essa (e le altre tragedie di Seneca) esercitò una grande influenza sul teatro europeo successivo. In particolare, la stimata «Phèdre» di Jean Racine del XVII secolo deve almeno tanto alla tragedia di Seneca quanto alla versione precedente di Euripide.

Gran parte del potere della tragedia deriva dalla tensione tra l’alta emotività, la violenza e la passione della trama, e il discorso eloquente attraverso cui Seneca (celebre oratore, retore e filosofo stoico) comunica la narrazione. «Fedra» è piena di monologhi appassionati, pezzi di retorica abili e personaggi che brandiscono il linguaggio come un’arma.

Sebbene celebre eroe della mitologia greca, il personaggio di Teseo è qui ritratto come un uomo piuttosto malconcio i cui anni migliori sono alle spalle, sconsiderato, collerico e vendicativo, con una terribile furia che non sa come frenare. La moglie Fedra non è del tutto ritrattata con simpatia, ma sembra vittima delle proprie emozioni, e Seneca arriva perfino a implicare che i suoi sentimenti tormentati e la confusione possano derivare in parte dalla durezza di Teseo come marito.

I temi maggiori della tragedia includono la lussuria (la lussuria di Fedra per Ippolito è il motore che guida la tragedia, e il Coro espone esempi di lussuria per tutta la storia); le donne (Fedra può essere considerata erede della tradizione di donne intriganti e malvagie nella mitologia greca, come Medea, sebbene sia indubbiamente presentata come un personaggio empatico, più vittima che carnefice, e se mai è la nutrice a ricevere il grosso del biasimo della tragedia); natura versus civiltà (Ippolito sostiene che la civiltà corrompe, e anela all’«età primordiale» di pace, prima dell’ascesa della città, della guerra e del crimine); caccia (sebbene la tragedia inizi con Ippolito che parte a caccia, presto diventa evidente che è cacciato da Fedra, e che Fedra stessa è bersaglio delle frecce di Cupido); e bellezza (la bellezza di Ippolito è il catalizzatore iniziale della tragedia, e il Coro allude ominosamente alla fragilità della bellezza e al capriccio del tempo).

Oggi «Fedra» è una delle opere più lette di Seneca. Compatta e serrata, che segue la forma aristotelica ma più ellittica nel disegno, è un’opera di alta passione tenuta a freno da un linguaggio accuratamente costruito, una delle tragedie antiche più semplici e brutali.

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 25 ottobre 2024