Le Georgiche

Classical

(Poema didascalico, latino/romano, 29 a.C., 2.188 versi)

Introduzione

«Le Georgiche» (gr: «Georgicon») è un poema didascalico, nella tradizione di Esiodo, del poeta romano Virgilio. Fu la seconda opera maggiore di Virgilio, pubblicata nel 29 a.C., dopo le Bucoliche (Egloghe), e l’argomento apparente dei versi è la vita rurale e l’agricoltura. Parte manuale agricolo, parte inno di lode, parte allegoria, contiene alcuni dei più fini scritti descrittivi di Virgilio, con sfumature patriottiche e ricche allusioni mitologiche.

Sinossi

Libro 1

Illustrazione di Virgilio con immagini pastorali per le Georgiche

Illustrazione di Virgilio con immagini pastorali per le Georgiche

tratta della coltivazione delle messi e dei segni del tempo, e termina emotivamente con una descrizione degli orrori sofferti dall’Italia in conseguenza dell’assassinio di Giulio Cesare (514 versi).

Libro 2

copre la coltivazione degli alberi, soprattutto olivo e vite, e contiene pure un magnifico elogio dell’Italia (542 versi).

Libro 3

tratta dell’allevamento del bestiame, concludendosi con una notevole descrizione della peste del bestiame sulle Alpi (566 versi).

Libro 4

Scena di apicoltura legata alle Georgiche di Virgilio

Scena di apicoltura legata alle Georgiche di Virgilio

descrive l’apicoltura, trattando le api con affettuosa ironia come esemplari del corpo civico ideale («piccoli Romani»). L’opera termina con un racconto di Aristeo, insieme alla storia di Orfeo e del suo tentativo di salvare Euridice dall’Ade (566 versi).

Analisi

Virgilio passò gli anni dal circa 37 al 29 a.C. (dopo il completamento delle Bucoliche) a lavorare sui poemi. Scritto in questo periodo di instabilità politica e guerra civile cronica, l’opera riflette inevitabilmente lo sguardo scuro e spesso pessimista di Virgilio sulla natura umana. Sebbene scritta in latino, diede al poema il titolo Georgicon, greco per «agricoltura» o «lavoro della terra» (da cui «Le Georgiche» in italiano).

«Le Georgiche» sono chiaramente influenzate da Opere e giorni del poeta greco Esiodo, ma attingono pure in qualche misura a Lucrezio, nonché ai poeti ellenistici Arato e Nicandro. Virgilio trasse pure informazioni fattuali dal manuale in prosa di Varrone «De Re Rustica» («Sull’agricoltura»), pubblicato nel 37 a.C., e forse fu influenzato pure dal tono morale e patriottico di quel libro.

L’opera contiene 2.188 versi esametrici in totale, divisi in quattro libri. I libri Uno e Due trattano dell’agricoltura (colture di campo, legumi, alberi e piccole creature del bosco, nonché maiali da tartufi). Il libro Tre riguarda l’allevamento di bovini e altro bestiame, inclusi arieti, cinghiali e cavalli, e il libro Quattro si concentra in gran parte sull’apicoltura e sulla vita di api, vespe e calabroni. Sebbene l’agricoltura e la terra siano il tema apparente, probabilmente non era inteso come manuale funzionale, neppure al proprio tempo, e qualsiasi contadino che sapesse leggere il latino avrebbe quasi certamente preferito ricorrere a manuali in prosa.

Tuttavia, dietro la materia apparente, il poema ha pure una dimensione politica esplicita. Fa diversi riferimenti a Ottaviano, che sarebbe divenuto l’imperatore Augusto nel 27 a.C., e il patrono di Virgilio, Mecenate (in onore del quale fu scritto il poema), era confidente e consigliere di Ottaviano. Secondo lo storico romano Svetonio, Virgilio e Mecenate lessero «Le Georgiche» a Ottaviano mentre era malato nell’estate del 29 a.C., il che suggerisce che il poema probabilmente non contenga critiche severe a Ottaviano, sebbene ci sia dibattito su se l’opera contenga critiche nascoste.

Paesaggio pastorale che evoca temi delle Georgiche

Paesaggio pastorale che evoca temi delle Georgiche

Dal punto di vista politico, era essenziale al progresso della nazione romana a quel tempo che l’agricoltura fosse vista come occupazione degna e patriottica per i soldati di ritorno dalle campagne militari, e l’opera di Virgilio glorifica molti aspetti della vita di campagna. Nonostante l’ammissione di possibili rovesci e sofferenza potenziale, presenta un quadro piuttosto idealizzato della vita del contadino italiano: frugale e austera, vissuta in armonia con la natura e con il disegno divino; basata sul lavoro duro, fondamento della grandezza d’Italia; moralmente soddisfacente e apportatrice di pace e contentamento.

Il poema porta le delusioni e le ricompense della devozione annuale del contadino alle messi, alle viti e agli ulivi, al bestiame grande e piccolo, e alla società complessa delle sue api. Parte manuale agricolo, parte poema politico e allegoria, le scene delle «Georgiche» sono reali e vive, permettendo al lettore di sentire le viste, i suoni e le texture del paesaggio italiano antico.

La ragione dell’inclusione della sezione finale sulla leggenda di Orfeo ed Euridice è difficile da discernere, sebbene alcuni abbiano congetturato che fosse solo una sostituzione aggiunta in fretta di un brano originale su un poeta da poco in disgrazia. Qualunque sia la ragione, contiene alcune delle poesie più ossessionanti di Virgilio, e l’effetto dell’amore altamente individualizzato e sfortunato del poeta Orfeo per la moglie, dopo la descrizione delle vite operose, ordinate, utili e asessuate delle api, è profondamente commovente (vedi Orfeo ed Euridice).

Sebbene alcuni lo considerino l’opera migliore di Virgilio, il poeta stesso non ne fu mai del tutto soddisfatto. Dopo il completamento, però, dovette immediatamente iniziare a lavorare all’Eneide e non potè mai tornare alle «Georgiche». Sul letto di morte chiese che fossero soppresse, ma l’imperatore Augusto intervenne e insistette perché fossero pubblicate così come erano.

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 23 dicembre 2025