Bucoliche (Egloghe)

Classical

(Poema pastorale, latino/romano, 37 a.C., 829 versi)

Introduzione

Illustrazione delle Egloghe di Virgilio con scena pastorale

Illustrazione delle Egloghe di Virgilio

«Le Bucoliche» (lat. «Bucolica»), note pure come «le Egloghe» (lat. «Eclogae»), sono una raccolta di dieci poesie pastorali del poeta romano Virgilio. Fu la prima opera maggiore di Virgilio, pubblicata nel 37 a.C. I versi suggestivi ed enigmatici su soggetti rustici fornirono l’ispirazione all’intera tradizione europea della poesia pastorale, ma l’elemento politico e il commento al recente periodo turbolento della storia romana le resero pure molto popolari al loro tempo.

Sinossi

Egloga 1: Melibeo-Titiro (83 versi).

Egloga 2: Alessi (73 versi).

Egloga 3: Menalca-Dameta-Paleone (111 versi).

Egloga 4: Pollione (63 versi).

Egloga 5: Menalca-Mopso (90 versi).

Egloga 6: Sileno (86 versi).

Egloga 7: Melibeo-Coridone-Tirsi (70 versi).

Egloga 8: Damone-Alfesibeo (109 versi).

Egloga 9: Licida-Meride (67 versi).

Egloga 10: Gallo (77 versi).

Analisi

«Le Bucoliche» furono nominalmente scritte a imitazione dei «Bucolica» del poeta greco Teocrito, scritti quasi duecento anni prima, il cui titolo può tradursi come «Sulla cura del bestiame», così chiamato per i soggetti rustici della poesia. I dieci pezzi che compongono il libro di Virgilio, però, sono ciascuno chiamati «egloghe» (un’egloga è letteralmente una «bozza» o «selezione» o «conteggio»), piuttosto che gli «idilli» di Teocrito, e le «Bucoliche» di Virgilio introducono molto più clamore politico delle semplici vignette campestri di Teocrito. Aggiungono un forte elemento di realismo italiano al modello greco originale, con luoghi e persone reali o mascherati ed eventi contemporanei fusi con un’Arcadia idealizzata.

Pagina da un’edizione illustrata delle Egloghe di Virgilio

Pagina da un’edizione illustrata delle Egloghe di Virgilio

Sebbene i poemi siano popolati in gran parte da pastori e dalle loro conversazioni e canzoni immaginate in ambientazioni per lo più rurali, «le Bucoliche» rappresentano pure un’interpretazione drammatica e mitica di alcuni dei cambiamenti rivoluzionari avvenuti a Roma al tempo del Secondo Triumvirato di Lepido, Antonio e Ottaviano, il periodo turbolento tra circa il 44 e il 38 a.C., durante il quale Virgilio scrisse i poemi. I personaggi rurali sono mostrati mentre soffrono o abbracciano il cambiamento rivoluzionario, o mentre vivono amori felici o infelici. Curiosamente, sono gli unici poemi nell’opera di Virgilio che presentano schiavi come personaggi principali.

I poemi sono scritti in stretto esametro dattilico, la maggior parte in forma di conversazioni tra personaggi con nomi come «Titiro» (supposto rappresentare Virgilio stesso), «Melibeo», «Menalca» e «Mopso». Furono apparentemente eseguiti con grande successo sulla scena romana, e il mix di politica visionaria ed erotismo rese Virgilio una celebrità immediata, leggendario già in vita.

La quarta egloga, sottotitolata «Pollione», è forse la più nota di tutte. Fu scritta in onore di Ottavio (presto destinato a diventare l’imperatore Augusto), e creò e ampliò una nuova mitologia politica, spingendosi a immaginare un’età dell’oro inaugurata dalla nascita di un fanciullo annunciato come un «grande aumento di Giove», che alcuni lettori successivi (incluso l’imperatore romano Costantino I) trattarono come una sorta di profezia messianica, simile ai temi profetici di Isaia o degli Oracoli Sibillini. Fu in gran parte questa egloga a procurare a Virgilio la reputazione di santo (o perfino di mago) nel Medioevo, ed è uno dei motivi per cui Dante scelse Virgilio come guida attraverso l’oltretomba della sua «Divina Commedia».

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 24 dicembre 2024