Ippolito (Euripide)
Ippolito (gr. Hippolytos) è una tragedia del drammaturgo greco antico Euripide, prodotta per la prima volta alle Dionisie cittadine di Atene nel 428 a.C., dove vinse il primo premio (come parte di una trilogia). Si basa sul mito di Ippolito, figlio di Teseo, e su come una serie di malintesi e l’ingerenza degli dèi portino alla sua morte e a quella della matrigna Fedra.
(Tragedia, greca, 428 a.C., 1.466 versi)
Sinossi
Dramatis personae
- AFRODITE
- IPPOLITO, figlio illegittimo di Teseo
- ATTENDENTI DI IPPOLITO
- CORO DI DONNE DI TREZENE
- NUTRICE DI FEDRA
- FEDRA, moglie di Teseo
- TESEO
- MESSAGGERO
La pièce è ambientata a Trezene, città costiera del Peloponneso nord-orientale, dove il re Teseo di Atene sconta un anno di esilio volontario dopo aver assassinato un re locale e i suoi figli. Ippolito, figlio illegittimo di Teseo con l’amazzone Ippolita, ha vissuto e si è addestrato a Trezene fin dall’infanzia, sotto la protezione di Pittheo, re di Trezene.
All’inizio della pièce, Afrodite, dea dell’amore, spiega che Ippolito ha giurato un voto di castità e ora rifiuta di riverirla, onorando invece Artemide, la dea casta della caccia. Ippolito è avvertito del suo palese disprezzo per Afrodite, ma rifiuta di ascoltare. Come atto di vendetta per lo snub di Ippolito, Afrodite ha fatto innamorare follemente di lui Fedra, moglie di Teseo e matrigna di Ippolito.
Il Coro di giovani donne sposate di Trezene descrive come Fedra non mangi né dorma, e Fedra finalmente sciocca il Coro e la nutrice ammettendo a malincuore di essere malata d’amore per Ippolito, e di pianificare di lasciarsi morire di fame per morire con l’onore intatto.
La nutrice però si riprende presto dallo shock e esorta Fedra a cedere all’amore e a vivere, dicendole di conoscere una medicina che la guarirà. Invece, però, la nutrice corre a dire a Ippolito del desiderio di Fedra (contro i desideri espressi di Fedra, anche se fatto per amore di lei), facendogli giurare che non lo dirà a nessun altro. Lui reagisce con una furiosa tirata misogina sulla natura velenosa delle donne.
Poiché il segreto è fuori, Fedra crede di essere rovinata e, dopo aver fatto giurare il segreto al Coro, entra e si impicca. Teseo torna allora e scopre il corpo morto della moglie, insieme a una lettera che sembra chiaramente attribuire la colpa della sua morte a Ippolito. Interpreta male questo nel senso che Ippolito avrebbe violentato Fedra, e l’infuriato Teseo maledice il figlio a morte o almeno all’esilio, invocando il padre Poseidone a far valere la maledizione. Ippolito protesta la propria innocenza, ma non può dire tutta la verità a causa del giuramento vincolante prestato alla nutrice. Mentre il Coro canta un lamento, Ippolito parte in esilio.
Tuttavia un messaggero appare a breve a riferire come, mentre Ippolito saliva sul carro per lasciare il regno, un mostro marino mandato da Poseidone (su richiesta di Afrodite) spaventò i cavalli e trascinò Ippolito sulle rocce. Ippolito giace morente, ma Teseo rifiuta ancora di credere alle proteste del messaggero che Ippolito era innocente, godendo della sofferenza di Ippolito.
Artemide appare allora e gli dice la verità, spiegando che il figlio era innocente e che era stata la morta Fedra a mentire, sebbene spieghi pure che la colpa ultima deve stare su Afrodite. Mentre Ippolito è portato dentro, a malapena vivo, Artemide giura vendetta su Afrodite, promettendo di uccidere qualsiasi uomo che Afrodite tenga più caro al mondo. Con gli ultimi respiri, Ippolito assolve il padre della sua morte, e infine muore.
Analisi
Si crede che Euripide abbia trattato per la prima volta il mito in una pièce chiamata Hippolytos Kalyptomenos (Ippolito velato), ora perduta, in cui dipingeva una Fedra sfacciatamente lussuriosa che proponeva direttamente Ippolito in scena, con grande dispiacere del pubblico ateniese. Poi rivisitò il mito in Hippolytos Stephanophoros (Ippolito incoronato), pure perduta, questa volta con una Fedra molto più modesta che combatte i propri appetiti sessuali. La pièce superstite, intitolata semplicemente Ippolito, offre un trattamento molto più equilibrato e psicologicamente complesso dei personaggi di una di queste pezzi perdute precedenti, e un trattamento più sofisticato di quanto si trovi comunemente nei racconti tradizionali dei miti.
Questa equità si dimostra nel modo in cui nessuno dei due personaggi principali, Fedra e Ippolito, è presentato in una luce del tutto favorevole. Euripide è stato spesso accusato di misoginia nella presentazione di personaggi come Medea ed Elettra, ma Fedra qui è inizialmente presentata come un personaggio generalmente simpatico, che lotta onorevolmente contro probabilità schiaccianti per fare la cosa giusta. La nostra stima per lei si riduce, però, con l’accusa contro Ippolito. D’altra parte, il personaggio di Ippolito è dipinto in modo antipatico come puritano e misogino, sebbene sia parzialmente riscattato dal rifiuto di rompere il giuramento alla nutrice e dal perdono del padre.
Gli dèi Afrodite e Artemide appaiono rispettivamente all’inizio e alla fine della pièce, inquadrando l’azione e rappresentando le emozioni in conflitto di passione e castità. Euripide scarica la colpa della tragedia nettamente sull’hybris di Ippolito nel respingere Afrodite (piuttosto che sulla mancanza di simpatia per Fedra o sul misoginismo), suggerendo che la vera forza malevola nella pièce è il desiderio incontrollabile personificato dalla vendicativa Afrodite. La dea scontenta della castità, Artemide, però, non cerca di proteggere il suo favorito, come gli dèi fanno così spesso, ma piuttosto lo abbandona proprio al momento della morte.
Tra i temi della pièce: desiderio personale contro gli standard della società; emozione incontrollata contro controllo eccessivo; amore non corrisposto; la natura sacrosanta dei giuramenti; fretta nel giudizio; e il carattere sgradevole degli dèi (mentre cedono a orgoglio, vanità, gelosia e ira).
Risorse
- Traduzione inglese di E. P. Coleridge (Internet Classics Archive): https://classics.mit.edu/Euripides/hippolytus.html
- Versione greca con traduzione parola per parola (Perseus Project): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text.jsp?doc=Perseus:text:1999.01.0105












