Ione
(Tragedia, greca, circa 413 a.C., 1.622 versi)
«Ione» è una tragedia del drammaturgo greco antico Euripide, che si ritiene scritta tra circa 414 e 412 a.C. Descrive il racconto dell’orfano Ione, eponimo antenato della razza ionica, mentre scopre le vere origini e la parentela dopo essere stato abbandonato da bambino.
Sinossi
Dramatis personae — personaggi
- ERMES
- IONE
- CREUSA, figlia di Eretteo
- XUTO, marito di Creusa
- TUTORE
- ATTENDENTE
- SACERDOTESSA DI APOLLO
- ATENA
- CORO DI ANCELLE DI CREUSA
La pièce inizia con un prologo del dio messaggero Ermes, che spiega parte dello sfondo della pièce, in particolare come una volta avesse salvato un bambino (su richiesta di Apollo) lasciato a morire di esposizione su un pendio di montagna, e lo avesse consegnato al tempio di Apollo a Delfi, dove crebbe orfano sotto la cura della sacerdotessa pitia.
Una donna ateniese di mezza età, Creusa (Kreousa), insieme alle ancelle che formano il Coro della pièce, arriva al tempio di Apollo a Delfi. È lì per cercare un segno dagli oracoli su perché, avvicinandosi alla fine dell’età fertile, non sia finora riuscita ad avere un figlio col marito Xuto (Xouthos).
Incontra brevemente l’orfano, ora un giovane, fuori dal tempio, e i due parlano dei rispettivi background e di come siano giunti lì, sebbene Creusa nasconda con cura il fatto di parlare in realtà di se stessa nella sua storia.
Poi Xuto arriva al tempio e riceve la profezia che il primo uomo che incontrerà uscendo dal tempio è suo figlio. Il primo uomo che incontra è lo stesso orfano, e Xuto all’inizio assume che la profezia sia falsa. Ma, dopo che i due parlano un po’, alla fine si convincono che la profezia deve essere vera e Xuto chiama l’orfano Ione, sebbene decidano di tenere segreto il rapporto per un po’.
Il Coro, però, non riesce a tenere il segreto e, dopo un cattivo consiglio del vecchio servo, l’adirata e gelosa Creusa decide di assassinare Ione, che vede come prova dell’infedeltà del marito. Usando una goccia del sangue della Gorgone che ha ereditato, fa tentare al servo di avvelenarlo, ma il tentativo fallisce e viene scoperta. Creusa cerca protezione nel tempio, ma Ione entra dietro di lei cercando vendetta per il tentativo di assassinio.
Nel tempio, la sacerdotessa di Apollo dà indizi sulle vere origini di Ione (come gli indumenti in cui fu trovato e i simboli di protezione lasciati con lui) e alla fine Creusa si rende conto che Ione è in realtà il figlio perduto, concepito con Apollo e lasciato a morire molti anni prima. Nonostante le sfortunate circostanze della riunione (i tentativi di uccidersi a vicenda), sono gioiosi della scoperta del vero legame e si riconciliano.
Alla fine della pièce, Atena appare e dissolve ogni dubbio, e spiega che la profezia falsa precedente di Ione come figlio di Xuto era solo intesa a dare a Ione una posizione nobile, piuttosto che esser considerato bastardo. Predice che Ione un giorno regnerà, e che il suo nome sarà dato alla terra in suo onore (la regione costiera dell’Anatolia nota come Ionia).
Analisi
La trama di «Ione» mescola e intreccia diverse leggende e tradizioni riguardo all’ascendenza di Creusa, Xuto e Ione (che, pure al tempo di Euripide, erano tutt’altro che chiare), diversi miti di fondazione di Atene, e la tradizione secolare del bambino reale abbandonato alla nascita, cresciuto all’estero, ma che alla fine viene riconosciuto e rivendica il trono legittimo.
Euripide lavorava dunque da una tradizione mitologica lassa che adattò alle circostanze ateniesi contemporanee. L’aggiunta del legame con Apollo è quasi certamente una sua invenzione, puramente per effetto drammatico (sebbene pure in tradizione secolare). La pièce è un altro esempio dell’esplorazione di Euripide di alcuni racconti meno noti, che forse vedeva come dandogli maggiore libertà di elaborazione e invenzione.
Alcuni hanno sostenuto che il motivo principale di Euripide nello scrivere la pièce possa essere stato attaccare Apollo e l’oracolo delfico (Apollo è dipinto come uno stupratore moralmente riprovevole, bugiardo e truffatore), sebbene sia notevole che la santità dell’oracolo sia gloriosamente rivendicata alla chiusura. Include certamente gli dèi fallibili tipici di Euripide, a differenza delle opere molto più pie di Eschilo e Sofocle.
Nonostante l’uso piuttosto facile del «deus ex machina» nell’apparizione di Atena alla fine, gran parte dell’interesse della pièce deriva dalla complessità abile della trama. Come in molte pezzi medie e tardi di Euripide (come «Elettra», «Ifigenia in Tauride» e «Elena»), la storia di «Ione» è costruita intorno a due motivi centrali: il riconoscimento tardivo di membri della famiglia a lungo perduti, e un’intrigo o schema abile. Pure, come in diverse altre pezzi tardi, nulla di essenzialmente «tragico» avviene nella pièce, e un vecchio schiavo svolge un ruolo di primo piano, il che può essere visto come Euripide che prefigura e lavora verso quella che in seguito sarà nota come tradizione drammatica della «Nuova Commedia».
Tuttavia, a parte la trama, «Ione» è spesso considerata una delle pezzi più bellamente scritte di Euripide, nonostante la scarsa ricezione nell’antichità. La fine concezione dei personaggi principali e la tenerezza e il pathos di alcune scene danno un fascino particolare all’intera composizione. Attraverso la storia di uno stupro divino e delle sue conseguenze, pone domande sulla giustizia degli dèi e sulla natura della genitorialità, ed è piuttosto contemporanea nelle sue preoccupazioni.
Risorse
- Traduzione inglese di Robert Potter (Internet Classics Archive): https://classics.mit.edu/Euripides/ion.html
- Versione greca con traduzione parola per parola (Perseus Project): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text.jsp?doc=Perseus:text:1999.01.0109












