Ecuba

Ecuba (gr. Hekabe) è una tragedia del drammaturgo greco antico Euripide, scritta intorno al 424 a.C. La storia si svolge subito dopo la guerra di Troia, mentre i Greci tornano a casa, e raffigura il dolore di Ecuba, regina della città caduta di Troia, per il sacrificio della figlia Polissena, e la vendetta che prende per l’ulteriore perdita del figlio Polidoro. È una delle tragedie più cupe di tutte le opere di Euripide.

(Tragedia, greca, circa 424 a.C., 1.295 versi)

Sinossi

Dramatis personae

  • IL FANTASMA DI POLIDORO, figlio di Ecuba e Priamo, re di Troia
  • ECUBA, moglie di Priamo
  • CORO DI DONNE TROIANE PRIGIONIERE
  • POLISSENA, figlia di Ecuba e Priamo
  • ODISSEO
  • TALTIBIO, araldo di Agamennone
  • ANCILLA DI ECUBA
  • AGAMENNONE
  • POLIMESTORE, re del Chersoneso tracio

Ecuba e Polissena

All’inizio della tragedia, il fantasma del giovane Polidoro spiega come sia giunto sulle rive della penisola del Chersoneso di Tracia, come fosse stato mandato dal re Priamo sotto la protezione dell’amico, il re trace Polimestore, quando la guerra iniziava a volgere male per i Troiani, portando una quantità d’oro e gioielli per pagare la sua salvaguardia, ma come Polimestore lo avesse cinicamente assassinato per il tesoro dopo la caduta di Troia, gettando il corpo del ragazzo in mare.

L’ombra di Polidoro spiega pure come i Greci vittoriosi e le prigioniere troiane avessero gettato l’ancora in quello stesso luogo sulla via di casa, e ora restassero lì in calma piatta per comando del fantasma del guerriero greco Achille, e come, per placare lo spirito di Achille e permettere ai Greci di continuare verso casa, la sorella stessa di Polidoro, Polissena, debba essere sacrificata.

La regina Ecuba di Troia, ora una delle prigioniere, è introdotta, angosciata per un incubo che ha avuto, e piangendo le grandi perdite del marito e dei figli nella guerra di Troia, e ora l’ulteriore tormento di dover sacrificare la propria figlia Polissena. Il Coro delle donne troiane prigioniere esprime simpatia per la situazione di Ecuba.

La disperazione di Ecuba

Polissena si unisce alla madre in una scena toccante e pietosa di lamento, finché Odisseo viene a prendere Polissena per il sacrificio. L’eloquente e persuasivo Odisseo cerca di persuadere Ecuba a non prendersi troppo a cuore la perdita della figlia. Ecuba, da parte sua, tenta di far vergognare Odisseo perché liberi la figlia, ma egli è immobile. Polissena stessa è rassegnata al destino, dichiarando di preferire la morte alla schiavitù.

L’araldo Taltibio descrive la morte di Polissena, e Ecuba straziata ordina che il cadavere non sia toccato, chiedendo acqua per una purificazione rituale. Tuttavia la serva che va a prendere l’acqua scopre pure il cadavere del figlio di Ecuba, Polidoro, ora portato a riva. Ecuba sospetta subito che Polimestore abbia ucciso il figlio per il tesoro e, spinta ora sull’orlo della follia dalle sue sofferenze, inizia a tramare la vendetta.

Ecuba, pittura

Chiama in aiuto il capo greco Agamennone, e egli le permette di convocare Polimestore. Ecuba manda a Polimestore un messaggio fingendo di volergli parlare di un tesoro sepolto a Troia, e egli arriva puntualmente, accompagnato dai due figli. Sono condotti nella tenda di Ecuba, dove sono sopraffatti dalle donne troiane nascoste all’interno.

I due figli, sfortunate vittime collaterali del piano più ampio di Ecuba, sono sbrigativamente uccisi e, dopo urla da gelare il sangue dalla tenda, Ecuba esce trionfante. Polimestore striscia fuori dalla tenda, accecato e in agonia, e ridotto al livello di un animale. Maledice Ecuba e le donne troiane, minacciando una ritorsione selvaggia e sanguinosa.

Ecuba e le troiane che uccidono Polimestore

Agamennone è convocato a giudicare Polimestore e Ecuba. Polimestore finge molte scuse per l’omicidio di Polidoro, ma Ecuba convince Agamennone che ha ucciso il figlio solo per l’oro. Polimestore rivela una profezia che Ecuba morirà nel viaggio verso la Grecia, e che la figlia Cassandra morirà per mano della moglie di Agamennone, Clitennestra. Alla chiusura della tragedia, Polimestore è bandito da Agamennone a vivere gli anni restanti da solo su un’isola deserta.

Analisi

Ecuba è una delle poche tragedie che evocano un senso di totale desolazione e distruzione nel pubblico, e non c’è quasi tregua nell’umore di sofferenza e angoscia, e nessun segno di alcun lato positivo. Poche tragedie antiche culminano in una tale disperazione non mitigata per tutti i personaggi principali, e ancora meno implicano che i loro terribili destini fossero così riccamente meritati.

Tuttavia la tragedia è pure notevole per la grazia e purezza dello stile, e abbonda di scene suggestive e bei passi poetici (un esempio particolarmente buono è la descrizione della presa di Troia).

La regina troiana Ecuba nel dopo della guerra di Troia è una delle figure più tragiche della letteratura classica. Il marito, re Priamo, morì dopo la caduta di Troia per mano del figlio di Achille, Neottolemo; il figlio Ettore, l’eroe troiano, fu ucciso in battaglia dall’eroe greco Achille, come un altro figlio, Troilo; il figlio Paride, causa principale della guerra, fu ucciso da Filottete; un altro figlio ancora, Deifobo, fu ucciso durante il sacco di Troia e il corpo mutilato; un altro figlio, l’indovino Eleno, fu preso come schiavo da Neottolemo; il figlio più giovane, Polidoro, fu ucciso in modo ignominioso dal re trace Polimestore per dell’oro e del tesoro; la figlia Polissena fu sacrificata sulla tomba di Achille; un’altra figlia, la veggente Cassandra, fu data come concubina e prostituta al re greco Agamennone dopo la guerra (poi uccisa con lui come descritto nell’«Agamennone» di Eschilo); e lei stessa fu data come schiava all’odiato Odisseo (come descritto nelle «Troiane» di Euripide).

Date tutte queste cose, Ecuba può forse essere perdonata per un po’ di amarezza. Già sofferente per le molteplici morti del marito e dei figli durante la guerra di Troia, Ecuba è poi confrontata con due ulteriori perdite strazianti, abbastanza da farla infine scivolare nel ruolo di aggressore vendicativo, e la tragedia si concentra in gran parte sul processo psicologico per cui una vittima si trasforma in vendicatrice.

Cade essenzialmente in due parti: nella prima, incentrata sulla morte sacrificale della figlia di Ecuba, Polissena, per mano dei Greci vittoriosi, Ecuba è ritrattata come vittima impotente delle macchinazioni greche; nella seconda, in cui risponde all’omicidio del figlio Polidoro per mano del re trace Polimestore, è divenuta una forza inesorabile di vendetta.

Sebbene Ecuba stessa abbia ben più scuse dei personaggi maschili per il comportamento atroce, il trauma psicologico la trasforma in un cattivo altrettanto colpevole di qualsiasi di loro, esigendo non una ma due vite per la vita di Polidoro oltre ad accecare Polimestore. Proprio come il Polimestore accecato è ridotto al livello di un animale, Ecuba stessa finisce per comportarsi come una bestia quando le emozioni le sfuggono di mano.

A rischio di offendere il pubblico ateniese, Euripide presenta i Greci nella tragedia, quasi tutti, come casualmente brutali e spregevoli. Odisseo (la cui vita Ecuba salvò un tempo) è ritratto come vergognosamente indifferente e scortese; Agamennone è un codardo egocentrico, apparentemente incapace di azione virtuosa; e il trace Polimestore è uno dei personaggi più spiacevoli di tutto il dramma antico, un cinico, bugiardo e avido opportunista.

Perfino quella vacca sacra, la giustizia greca, prende qualche colpo nella tragedia, con l’assemblea greca riverita rivelata poco più di una folla senza pensiero, e la corte frettolosamente convocata verso la fine della tragedia che mostra poco legame con l’amministrazione della giustizia.

Il tema maggiore di Euripide nella tragedia, oltre alla miseria e desolazione causate dalla guerra, è che noi soli (non gli dèi o qualche astrazione chiamata Destino) siamo responsabili delle nostre sventure, e che noi soli abbiamo i mezzi per redimere le nostre vite. In «Ecuba» non ci sono dèi impersonali a causare la follia di Ecuba; è abbattuta dalla politica, dall’opportunismo e dall’avidità.

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 25 dicembre 2024