Eschilo

Classical

(Drammaturgo tragico, greco, c. 525 – c. 455 a.C.)

Introduzione

Eschilo (Aiskhylos) è spesso riconosciuto come il padre della tragedia, ed è il primo dei tre primi tragediografi greci le cui pièce sopravvivono esistenti (gli altri due essendo Sofocle e Euripide). Di fatto, espandendo il numero di personaggi nelle pièce per permettere il conflitto tra loro (in precedenza, solo un singolo personaggio interagiva con il Coro) fu discutibilmente il fondatore di tutto il dramma greco serio (sebbene alcuni attribuiscano quell’onore a Frinico o all’ancora più antico Tespi). Solo sette di oltre settanta pièce scritte da Eschilo sono sopravvissute fino ai tempi moderni, la più nota essendo la trilogia «Orestea».

Busto statua di Eschilo

Busto statua di Eschilo

Biografia — chi era Eschilo?

Ci sono poche fonti affidabili per la vita di Eschilo. Si dice sia nato intorno al 525 o 524 a.C. a Eleusi, una piccola città a nord-ovest di Atene. Da giovane lavorò in un vigneto finché, secondo la tradizione, il dio Dioniso lo visitò nel sonno e gli comandò di volgere l’attenzione all’arte nascente della tragedia.** La sua prima pièce fu eseguita quando aveva solo 26 anni (nel 499 a.C.)**, e quindici anni dopo vinse il primo premio alla competizione annuale di scrittura teatrale delle Dionisie di Atene.

Eschilo e il fratello Cinegiro combatterono per difendere Atene contro l’esercito persiano invasore di Dario alla battaglia di Maratona nel 490 a.C. e, sebbene i Greci vincessero una famosa vittoria contro probabilità apparentemente schiaccianti, Cinegiro morì in battaglia, il che ebbe un effetto profondo su Eschilo. Continuò a scrivere pièce, sebbene fosse richiamato al servizio militare contro i Persiani di nuovo nel 480 a.C., questa volta contro le forze invasori di Serse alla battaglia di Salamina. Questa battaglia navale occupa un posto di rilievo nei «Persiani», la sua più antica pièce sopravvissuta, che fu eseguita nel 472 a.C. e vinse il primo premio alle Dionisie. Di fatto, entro il 473 a.C., dopo la morte del principale rivale Frinico, Eschilo vinceva il primo premio in quasi ogni competizione alle Dionisie.

Elettra e Oreste

Elettra e Oreste

Fu un aderente dei Misteri eleusini, un culto mistico e segreto dedicato alla dea madre-terra Demetra, basato nella sua città natale di Eleusi. Secondo alcuni resoconti, fu fatto un attentato alla sua vita mentre recitava sul palco, forse perché rivelò un segreto dei Misteri eleusini.

Fece diverse visite all’importante città greca di Siracusa in Sicilia su invito del tiranno Ierone, e si pensa che abbia pure viaggiato estensivamente nella regione della Tracia. Tornò in Sicilia per l’ultima volta nel 458 a.C. e fu là che morì, mentre visitava la città di Gela nel 456 o 455 a.C., tradizionalmente (sebbene quasi certamente apocrifo) per una tartaruga che cadde dal cielo dopo essere stata lasciata cadere da un’aquila. Curiosamente, l’iscrizione sulla tomba di Eschilo non menziona la sua fama teatrale, commemorano solo le sue realizzazioni militari. I figli, Euforione ed Euon, e il nipote Filocle, seguirono le sue orme e divennero pure drammaturghi.

Scritti Solo sette di un numero stimato di settanta a novanta tragedie scritte da Eschilo sono sopravvissute intatte: «Agamennone», «Le Coefore» e «Le Eumenidi» (queste tre che formano una trilogia collettivamente nota come «Orestea»), «I Persiani», «Le Supplici», «Sette contro Tebe» e «Prometeo incatenato» (la cui paternità è ora contestata). Tutte queste pièce, con la possibile eccezione di «Prometeo incatenato», sono note per aver preso il primo premio alle Dionisie cittadine, che Eschilo vinse tredici volte in totale. Sebbene l’«Orestea» sia l’unico esempio del tutto esistente di una trilogia connessa, c’è ampia evidenza che Eschilo scrivesse spesso tali trilogie.

Al tempo in cui Eschilo cominciò a scrivere, il teatro aveva solo appena cominciato a evolversi in Grecia, di solito coinvolgendo solo un singolo attore e un Coro. Eschilo aggiunse l’innovazione di un secondo attore, permettendo una maggiore varietà drammatica, e diede al Coro un ruolo meno importante. A volte è pure accreditato di aver introdotto la decorazione scenica (sebbene questa distinzione sia a volte ascritta a Sofocle) e costumi più elaborati e drammatici. In generale, però, continuò a scrivere entro i confini molto stretti del dramma greco: le sue pièce erano scritte in versi, nessuna violenza poteva essere eseguita sul palco, e le opere avevano un forte accento morale e religioso.

Opere principali

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 18 novembre 2024