Le Supplici

Classical

(Tragedia, greca, c. 469 a.C., 1.073 versi)

Introduzione

«Le Supplici» (gr. «Hiketides»; lat. «Supplices») è una tragedia del drammaturgo greco antico Eschilo. A volte è nota come «Le donne supplici» o «Le fanciulle supplici». Insieme ai suoi «Persiani», è uno dei più antichi drammi esistenti del mondo occidentale. Il mito di Danao e delle sue cinquanta figlie, su cui si basa la storia, è essenzialmente una leggenda di fondazione (o piuttosto di rifondazione) di Argo, una delle principali città micenee del Peloponneso. Non va confusa con la pièce di Euripide, pure chiamata «Le Supplici», che tratta la lotta di Adrasto e delle madri argive contro Creonte di Tebe per permettere ai corpi degli invasori argivi di ricevere una sepoltura adeguata.

Sinossi Le cinquanta figlie di Danao, collettivamente note come le Danaidi (che formano il Coro della pièce), fuggono con il padre nel tentativo di sfuggire a un matrimonio forzato con i cugini egizi, i cinquanta figli del re usurpatore Egitto, fratello gemello di Danao.

Danaidi

Danaidi

Quando raggiungono Argo, Danao e le figlie chiedono protezione al gentile ma timido re Pelasgo. All’inizio rifiuta, in attesa della decisione del popolo argivo sulla questione, ma il popolo di Argo accetta di proteggere le fuggitive, con grande gioia tra le Danaidi.

Quasi immediatamente, però, si vede avvicinarsi la flotta dei pretendenti egizi, e un araldo minaccia le Danaidi e tenta di costringerle a tornare dai cugini per il matrimonio, arrivando infine a tentare di trascinarle via con la forza. Il re Pelasgo interviene e minaccia l’araldo, interponendosi con una forza armata per respingere gli egizi e così salvare le supplici. Le esorta a restare al sicuro entro le mura della città.

La pièce si conclude con le Danaidi che si ritirano al sicuro entro le mura argive, mentre Danao le esorta alla preghiera e al ringraziamento agli dèi greci, e alla modestia verginale.

Statua di una Danaide

Statua di una Danaide

Analisi

«Le Supplici» un tempo si pensava fossero la più antica pièce sopravvissuta di Eschilo (in gran parte per la funzione relativamente anacronistica del Coro come protagonista del dramma), ma prove recenti le collocano dopo i «Persiani» come seconda pièce esistente di Eschilo. Resta comunque uno dei più antichi drammi esistenti dell’antica Grecia, e nella sua struttura generale rudimentale assomiglia probabilmente alle opere perdute di Cherilo, Frinico, Pratina e dei pionieri del dramma del VI secolo a.C. Poiché le donne supplici sono essenzialmente sia il Coro sia il protagonista, non è forse sorprendente che i lirici corali occupino più della metà della pièce.

Fu probabilmente eseguita per la prima volta qualche tempo dopo il 470 a.C. (forse fino al 463 a.C.) come prima pièce di una trilogia che includeva le pièce perdute «I figli di Egitto» e «Le figlie di Danao» (entrambe continuavano la storia delle «Supplici» e il reinsediamento di Argo), seguite dal dramma satirico perduto «Amimone», che ritraeva in chiave comica la seduzione di una delle Danaidi da parte di Poseidone.

«Le Supplici» non corrispondono alle nostre aspettative della tragedia greca tradizionale in quanto non hanno né eroe, né caduta, né nemmeno conclusione tragica. Invece, la pièce ritrae conflitti irrisolti di sessualità, amore e maturità emotiva. Rende pure omaggio alle correnti democratiche che attraversavano Atene in anticipo sull’istituzione di un governo democratico nel 461 a.C., e l’insistenza del re Pelasgo a consultare il popolo di Argo è un chiaro cenno a favore della democrazia.

Non va confusa con le «Supplici» di Euripide (che trattano la lotta di Teseo contro Creonte di Tebe per permettere ai corpi dei fratelli Polinice ed Eteocle di ricevere una sepoltura adeguata).

Risorse

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 18 novembre 2024