Sette contro Tebe

Classical

(Tragedia, greca, 467 a.C., 1.084 versi)

Introduzione

«Sette contro Tebe» (gr. «Hepta epi Thebas»; lat. «Septem contra Thebas») è una tragedia del drammaturgo greco antico Eschilo, datata al 467 a.C. È l’affermazione classica del mito (pure trattato nella pièce di Euripide «Le Fenicie») della battaglia per la città di Tebe dopo che lo svergognato Edipo cedette il potere ai due figli, Eteocle e Polinice.

Statua che raffigura i Sette contro Tebe

Statua che raffigura i Sette contro Tebe

Sinossi

«Sette contro Tebe» racconta come, quando lo svergognato Edipo scese dal trono di Tebe, diede il regno ai due figli, Eteocle e Polinice (Polineice), con l’intesa che si sarebbero alternati sul trono ogni anno. Tuttavia, dopo il primo anno, Eteocle rifiutò di scendere e scacciò Polinice, che fuggì ad Argo. Là, Polinice e il re argivo Adrasto radunarono una forza sotto sette capitani o capi (Tideo, Capaneo, Eteoclo, Ippomedonte, Partenopeo, Anfiarao e Polinice stesso).

All’apertura della pièce, Polinice e i suoi sostenitori argivi stanno per attaccare e assediare la propria città natale di Tebe per rivendicare il trono. Il re regnante, il fratello Eteocle, appare e avvisa il popolo, chiamandolo alle armi. Nomina comandanti tebani (Creonte, Megareo, Poriclimeno, Melanippo, Polifonte, Iperbio, Attore, Lastene e se stesso) a difendere le sette porte della città contro i sette capi attaccanti. Quando si rivela che il fratello Polinice è uno dei sette capitani attaccanti, Eteocle decide di affrontarlo in duello singolo.

La «battaglia» stessa avviene fuori scena, durante un’ode corale, dopo la quale un messaggero entra e annuncia che Eteocle e Polinice si sono uccisi a vicenda. Gli altri sei capi attaccanti sono tutti uccisi, e il nemico respinto. I corpi dei due principi sono portati in scena, e il Coro li piange, come pure le sorelle degli uomini uccisi, Antigone e Ismene, che sole restano della casa reale.

Eteocle e Polinice

Eteocle e Polinice

Analisi

Fu eseguita per la prima volta nel 467 a.C. quando vinse il primo premio nella competizione drammatica annuale delle Dionisie cittadine, come terza pièce di una trilogia tebana. Le prime due pièce (perdute) della trilogia furono «Laio» e «Edipo», che trattavano le prime due generazioni del mito di Edipo, mentre «Sette contro Tebe» segue la storia dei due figli di Edipo, Eteocle e Polinice, che muoiono l’uno per mano dell’altro nella lotta per la corona tebana. Il dramma satirico conclusivo si chiamava «La Sfinge» (pure perduto).

Il nucleo originale del mito dei «Sette», i sette generali argivi che minacciavano l’antica città di Tebe, risale alla storia dell’età del bronzo una generazione o poco più prima della guerra di Troia (il XII o XIII secolo a.C.). Il dramma ha molto poco di trama in sé, e gran parte della pièce consiste in uno scout o messaggero che descrive ciascuno dei sette capitani che guidano l’esercito argivo contro Tebe (fino ai dispositivi sui rispettivi scudi) e negli annunci di Eteocle di quale comandante tebano invierà contro ciascun attaccante argivo.

Un vaso che raffigura i Sette contro Tebe

Un vaso che raffigura i Sette contro Tebe

A differenza delle pièce molto precoci di Eschilo, però, l’apertura della pièce non è più lirica ma drammatica. Contiene pure il primo passaggio di riflessione generale sulla vita (che in seguito divenne una caratteristica regolare della tragedia), dove Eteocle medita sul destino che coinvolge un uomo innocente nella compagnia dei malvagi così che deve ingiustamente condividere il loro meritato destino. Il Coro nella pièce, che ha più versi di qualsiasi altro personaggio, consiste delle donne di Tebe.

Esplora temi del destino e dell’interferenza degli dèi negli affari umani, nonché della polis (o città) come sviluppo vitale della civiltà umana (un tema che sarebbe tornato in molte delle pièce successive di Eschilo).

A causa della popolarità della pièce successiva di Sofocle «Antigone», il finale di «Sette contro Tebe» fu riscritto circa cinquant’anni dopo la morte di Eschilo, con Antigone che annuncia l’intenzione di sfidare l’editto annunciato contro la sepoltura di Polinice.

Risorse

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 18 novembre 2024