Ifigenia in Aulide
(Tragedia, greca, c. 407 a.C., 1.629 versi)
«Ifigenia in Aulide» (gr. «Iphigeneia en Aulidi») è l’ultima tragedia superstite del drammaturgo greco antico Euripide. Fu scritta tra il 408 e il 406 a.C. (data della sua morte) e fu rappresentata per la prima volta l’anno successivo alla morte, dove vinse il primo posto al concorso delle Grandi Dionisie ateniesi. Il pezzo ruota intorno ad Agamennone, capo delle forze greche nella guerra di Troia, e alla sua decisione di sacrificare la propria figlia Ifigenia, per permettere alle truppe di salpare e preservare l’onore combattendo contro Troia.
Sinossi — Riassunto di Ifigenia in Aulide
Dramatis personae – Personaggi
- AGAMENNONE, re di Argo
- ATTENDENTE, un vecchio
- CORO DI DONNE DI CALCIDE
- MENELAO, fratello di Agamennone
- CLITENNESTRA, moglie di Agamennone
- IFIGENIA, figlia di Agamennone e Clitennestra
- ACHILLE
La flotta greca, pronta a salpare per Troia, è becalmata ad Aulide. L’indovino Calcante ha consigliato che la mancanza di vento è dovuta alla volontà della dea Artemide, che Agamennone ha offeso, e che per placarla Agamennone deve sacrificare la figlia maggiore, Ifigenia (Iphigeneia). Deve prenderlo sul serio perché le truppe radunate possono ribellarsi se l’onore non è placato e la sete di sangue non è soddisfatta, così ha inviato un messaggio alla moglie Clitennestra dicendole di portare Ifigenia ad Aulide, con il pretesto che la ragazza debba sposare il guerriero greco Achille prima che parta a combattere.
All’inizio del pezzo Agamennone ha ripensamenti sull’andare fino in fondo al sacrificio e invia un secondo messaggio alla moglie, dicendole di ignorare il primo. Clitennestra, però, non lo riceve mai, perché è intercettato dal fratello di Agamennone, Menelao, che è furioso che abbia cambiato idea, vedendolo come un affronto personale (è il recupero della moglie di Menelao, Elena, il pretesto principale della guerra). Si rende pure conto che può portare a ammutinamento e alla caduta dei capi greci se le truppe scoprissero la profezia e capissero che il generale ha messo la famiglia sopra l’orgoglio di soldati.
Con Clitennestra già in viaggio verso Aulide con Ifigenia e il fratellino Oreste, i fratelli Agamennone e Menelao discutono la questione. Alla fine sembra che ciascuno sia riuscito a cambiare l’idea dell’altro: Agamennone è ora pronto a compiere il sacrificio, ma Menelao è apparentemente convinto che sarebbe meglio sciogliere l’esercito greco piuttosto che far uccidere la nipote.
Ignara della vera ragione della convocazione, la giovane Ifigenia è entusiasta all’idea di sposare uno dei grandi eroi dell’esercito greco. Ma quando Achille scopre la verità, è furioso di essere stato usato come esca nel piano di Agamennone, e giura di difendere Ifigenia, sebbene più per l’onore proprio che per salvare la ragazza innocente.
Clitennestra e Ifigenia tentano invano di persuadere Agamennone a cambiare idea, ma il generale crede di non avere scelta. Mentre Achille si prepara a difendere la giovane con la forza, però, Ifigenia stessa ha un improvviso ripensamento, decidendo che la cosa eroica da fare sarebbe lasciarsi sacrificare dopo tutto. È condotta a morire, lasciando la madre Clitennestra sconvolta. Alla fine del pezzo un messaggero viene a dire a Clitennestra che il corpo di Ifigenia scomparve inspiegabilmente proprio prima del colpo fatale del coltello.
Analisi
«Ifigenia in Aulide» fu l’ultimo pezzo di Euripide, scritto poco prima della morte, ma andò in scena solo postumo come parte di una tetralogia che includeva pure le sue «Baccanti» al festival delle Dionisie cittadine del 405 a.C. Il pezzo fu diretto dal figlio o nipote di Euripide, Euripide il Giovane, anch’egli drammaturgo, e vinse il primo premio al concorso (ironicamente un premio che era sfuggito a Euripide per tutta la vita). Alcuni analisti ritengono che parte del materiale del pezzo sia inautentico e che possa essere stato lavorato da più autori.
Rispetto al trattamento precedente di Euripide della leggenda di Ifigenia nel piuttosto leggero «Ifigenia in Tauride», questo pezzo più tardo è molto più cupo. È però uno dei pochi drammi greci che mostra Agamennone in una luce non del tutto negativa. Clitennestra ha molte delle migliori battute del pezzo, in particolare dove dubita che gli dèi richiedano davvero questo sacrificio.
Un motivo ricorrente del pezzo è il cambiamento di idea. Menelao prima esorta Agamennone a sacrificare la figlia, poi cede e esorta il contrario; Agamennone è risoluto a sacrificare la figlia all’inizio del pezzo, ma cambia idea due volte dopo; Ifigenia stessa sembra trasformarsi assai improvvisamente dalla ragazza che supplica alla donna risoluta piegata sulla morte e sull’onore (in effetti l’improvvisità di questa trasformazione ha portato a molte critiche del pezzo, da Aristotele in poi).
Al tempo della stesura Euripide si era da poco trasferito da Atene alla relativa sicurezza della Macedonia, e stava diventando sempre più chiaro che Atene avrebbe perso il conflitto generazionale con Sparta noto come guerra del Peloponneso. «Ifigenia in Aulide» può essere considerata un attacco sottile a due delle principali istituzioni della Grecia antica, l’esercito e la profezia, e pare chiaro che Euripide fosse divenuto progressivamente più pessimista sulla capacità dei suoi compatrioti di vivere con giustizia, umanità e compassione.
Strutturalmente il pezzo è insolito in quanto inizia con un dialogo, seguito da un discorso di Agamennone che si legge più come un prologo. L’«agon» del pezzo (la lotta e l’argomento tra i personaggi principali che di solito fornisce la base dell’azione) avviene relativamente presto, quando Agamennone e Menelao discutono del sacrificio, e c’è di fatto un secondo agon quando Agamennone e Clitennestra scambiano argomenti più avanti nel pezzo.
In quest’ultimo dei pezzi superstiti di Euripide non c’è, significativamente, alcun «deus ex machina», come in tanti suoi pezzi. Così, sebbene un messaggero dica a Clitennestra alla fine del pezzo che il corpo di Ifigenia scomparve proprio prima del colpo fatale del coltello, non c’è conferma di questo apparente miracolo, e né Clitennestra né il pubblico sono sicuri della verità (l’unico altro testimone essendo Agamennone stesso, testimone inaffidabile nel migliore dei casi).
Risorse
- Traduzione inglese (Internet Classics Archive): https://classics.mit.edu/Euripides/iphi_aul.html
- Versione greca con traduzione parola per parola (Perseus Project): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text.jsp?doc=Perseus:text:1999.01.0107












