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Traduzione di Catullo 16

Classical

Introduzione

Non capita troppo spesso di leggere un’opera classica che rivaleggi con George Carlin per il bisogno di parole «bipate», ma il Carmen 16 di certo riempie la fattura. Nel primissimo verso Catullo dice ad Aurelio e Furio esattamente cosa vuole far loro in risposta alle loro implicazioni che non sia un uomo. Google Translate interpreta il primo verso come «Vi infliggerò sesso anale e orale». La nostra interpretazione è «sodomizzare e irrumare», e altri interpreti danno espressioni ancora più rudi a questo primo verso. Si sospetta che questa minaccia netta sia in risposta a osservazioni denigratorie fatte su Catullo dai due gentiluomini in questione. È di certo un attacco d’attenzione degno di qualsiasi combattente di strada o forse di un terrorista che cerca di provocare una rissa.

traduzione di Catullo 16

Catullo prosegue dicendo che gli uomini in questione lo hanno accusato di immodestia. La modestia era un concetto strano nell’epoca romana classica. Riferiva alla reputazione, al comportamento pubblico e a uno stile di vita un po’ spartano — almeno in pubblico. La purezza pubblica era perfino una piattaforma politica, da cui la dichiarazione di Giulio Cesare che la moglie di Cesare doveva essere al di sopra di ogni sospetto. Il comportamento personale di un soldato romano poteva non conformarsi alla nostra interpretazione moderna di «modesto». Eppure il poema fu censurato anche ai tempi di Catullo dagli storici successivi. Forse fu una ragione per cui la sua opera non riemerse fino al Medioevo.

Per quanto shock possa essere un tale verso d’apertura nel XXI secolo, dove gli artisti rap usano parole e concetti banditi dalle aule e dalla conversazione educata per shockare e attirare l’attenzione, nel Medioevo, quando l’opera di Catullo fu riscoperta e divenne popolare, era ancora più shockante. Alcune raccolte della sua opera omettevano del tutto il Carmen 16, alcune lasciavano i primi due versi in latino, mentre altre cominciavano semplicemente il poema dal terzo verso.

Sebbene potesse ancora avere senso iniziare il verso con la riga «Voi che mi credete immodesto…», ciò distrugge la simmetria poetica del pezzo. Nella versione completa il verso d’apertura è anche quello di chiusura. Nel 1974 il traduttore Carl Sesar pubblicò un libro intitolato From Catullus in cui dà una versione giocosa (e ancora puntuta) del Carmen 16. Leonard C. Smithers, ed., dà un’interpretazione altrettanto ironica. In entrambi i casi indicavano che nell’originale Catullo iniziava e chiudeva l’opera con la minaccia ai denigratori.

Lunghi saggi sono stati scritti su questo poema, sul suo linguaggio grezzo, sulla minaccia e sul modo in cui ribalta i tavoli sui critici di Catullo. Avendo efficacemente catturato l’attenzione del pubblico minacciando Aurelio e Furio di scempio libidinoso, si calma un poco e ci fa entrare nel perché sia così adirato con questa coppia.

«Solo perché scrivo di migliaia di baci», dice, «non significa che non sia capace. Né significa che non sia casto (la purezza era una gran cosa per i Romani)». Poi prende in giro i due che lo denigravano. «Vi siete eccitati per quello che ho scritto? Eh? Guardatevi! Due uomini grandi e pelosi, non giovani inesperti a cui si potrebbe perdonare un po’ di formicolio leggendo dell’amore altrui. Vi ha dato un brivido? Sapete cosa, ragazzi: scommetto che se vi si è rizzato, non potreste farci niente, siete così vecchi e fossilizzati.»

Poi riporta il poema verso l’inizio. «Mi credete effeminato? Venite qua, ragazzi, e vi mostro come si fa!» E ripete il minaccioso primo verso.

Questa è una struttura poetica classica, e merita di essere studiata per se stessa. I versi sono scritti in modo endecasillabo, un pattern di undici sillabe. Tennyson e Frost scrissero entrambi poesie usando la stessa struttura. In questi poemi la sesta e la decima sillaba sono accentate, dando un ritmo irregolare ma dinamico all’opera. Di fatto Catullo ha ribaltato i tavoli sui detrattori dicendo: «Ah! Vi ho beccati a guardare. I miei versetti vi hanno eccitato e non lo reggete.»

Tuttavia questo poema fa qualcosa di più che scuotere un pugno metaforico o fare il gesto dell’uccello ai critici letterari. Ha un messaggio che va oltre. Catullo fa un punto specifico. «Guardate», dice, «ciò di cui scrivo non sono io. Posso scrivere di 30.000 baci. Non significa che sia tutto ciò che faccio a porte chiuse. Non significa nemmeno che faccia qualcosa a porte chiuse. Posso scrivere di baci tutto il giorno. Non significa che corra per Roma baciando gente indiscriminatamente. Un poeta ha diritto alla licenza poetica.»

La licenza poetica è il concetto di dove, quando e come uno scrittore può prendersi libertà con la verità osservabile per scrivere della Verità con la V maiuscola. Senza di essa satira, lampoon o anche la narrativa di intrattenimento diventerebbero difficili da scrivere.

Inoltre sottolinea che solo scrivere di qualcosa non lo rende vero nella vita dello scrittore. «Solo perché i miei poemi sono immodesti», scrive, «non significa che lo sia io.» Faceva notare che uno scrittore, un artista o un interprete può adempiere un ruolo nella propria arte senza partecipare a quel ruolo nella vita privata. Si potrebbe notare altrettanto che un attore, scrittore o artista che ritrae innocenza e dolcezza nell’arte potrebbe non essere tale nella vita reale.

Questo concetto da solo rende questo poema un pezzo cardine della letteratura. Aggiungere che è uno dei primi esempi di pezzi letterari banditi o bowdlerizzati è solo la glassa sulla torta di «speciale» che si può assegnare a questo breve poema.

Bisogna chiedersi come Catullo avrebbe potuto sentirsi riguardo a questo pezzo divenuto sia famoso sia infame nei secoli da quando fu scritto. Si sentirebbe imbarazzato che questo breve insulto poetico sia così ben ricordato? O sentirebbe di essere ora giustificato per averlo scritto? Dopotutto ha di gran lunga sopravvissuto ai suoi soggetti. Sebbene non sia necessariamente sulla punta della lingua di tutti, è di certo ben preservato e noto nei circoli letterari.

Forse, alla lunga, questo è un superbo esempio della penna più potente della spada. Mentre Aurelio e Furio potrebbero ancora essere ricordati perché facevano parte della scena politica mentre Giulio Cesare saliva al potere e la Repubblica romana diventava Impero, quanto bene sarebbero ricordati senza questa furiosa smentita letteraria alle loro insinuazioni? È difficile dirlo.

Ma il poema è ben ricordato. Bisogna chiedersi quanti scolari lo abbiano tradotto di nascosto quando dovevano concentrarsi su opere più serie, come il Carmen 64. Di certo, una volta accettate le «Parole che non si possono dire in televisione (o radio)» di Carlin, sono emerse traduzioni di questo poema. Alcune sono serie. Alcune più sciocche e giocose, ma i due individui infilzati dalla lancia letteraria di Catullo (in qualunque posizione si preferisca) hanno di certo raggiunto una specie di mortalità infame che potrebbero trovare un bel insulto alla loro modestia e purezza.

Carmen 16

VersoTesto latinoTraduzione italiana
1PEDICABO ego uos et irrumabo, Vi sodomizzerò e vi irrumerò,
2Aureli pathice et cinaede Furi, Aurelio pathicus e Furio cinedo,
3qui me ex uersiculis meis putastis, che mi avete creduto immodesto, a causa dei miei versetti,
4quod sunt molliculi, parum pudicum. perché sono piuttosto lascivi e non molto pudichi.
5nam castum esse decet pium poetam Ché il poeta pio deve essere casto lui stesso,
6ipsum, uersiculos nihil necesse est; i suoi versetti non è necessario che lo siano;
7qui tum denique habent salem ac leporem, che alla fine hanno sale e grazia
8si sunt molliculi ac parum pudici, solo se sono piuttosto lascivi e non molto pudichi,
9et quod pruriat incitare possunt, e possono stimolare il desiderio,
10non dico pueris, sed his pilosis e non dico nei ragazzi, ma in questi uomini pelosi
11qui duros nequeunt mouere lumbos. che non riescono a muovere le cosce rigide.
12uos, quod milia multa basiorum Solo perché avete letto di molte migliaia di baci,
13legistis, male me marem putatis? credete che io non sia un vero uomo?

Risorse

Progetto VRoma

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 26 ottobre 2024