Teogonia
(Poema didattico, greco, circa 700 a.C., 1.022 versi)
Introduzione — Che cos’è la Teogonia e perché è importante?
La «Teogonia» (gr. «Theogonia») del poeta greco antico Esiodo è un poema didattico o istruttivo che descrive le origini del cosmo e le genealogie complesse e interconnesse degli dèi degli antichi Greci, nonché alcune delle storie che li riguardano.
Fu composta intorno al 700 a.C., il che la rende (insieme all’«Iliade» e all’«Odissea» di Omero) una delle più antiche opere superstiti sulla mitologia greca.
Sinossi — riassunto della Teogonia
(N.B. Esistono varie ortografie alternative per molti dei nomi qui menzionati. Per esempio «c» e «k» sono in genere intercambiabili, come «us» e «os», es. Cronos/Kronos, Crio/Kreios, Ceto/Keto, ecc., e alcuni sono più noti nella forma latinizzata).
All’inizio, Caos, il nulla da cui apparvero i primi oggetti dell’esistenza, sorse spontaneamente. I figli partenogenetici di Caos furono Gea (la Terra), Eros (Desiderio o amore sessuale), Tartaro (l’Ade), Erebo (Oscurità) e Notte (Nyx).
Erebo e Nyx si riprodussero generando Etere (Luminosità) e Emera (Giorno), e da Gea vennero Urano (Cielo), gli Ourea (Montagne) e Ponto (Mare). Urano si unì a Gea per creare tre stirpi di prole: i dodici Titani (Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Iapeto, Teia, Rea, Temi, Mnemosine, Febe, Teti e Cronos), una razza di divinità potenti che regnarono durante la leggendaria Età dell’Oro; i tre Ciclopi o Ciclopi (Bronte, Sterope e Arge), una razza di giganti monocoli; e i tre Ecatonchiri (Cotto, Briareo e Gige), giganti dalle cento mani di potere e ferocia ancora maggiori dei Titani.
Urano era così disgustato dagli Ecatonchiri che li ritrasse nel ventre di Gea, così Gea implorò i Titani di punire il padre. Solo Cronos, il più giovane e ambizioso dei Titani, fu disposto a farlo, e castrò il padre con la falce di Gea. Il sangue di Urano schizzò sulla terra, producendo le Erinni (le vendicatrici Furie), i Giganti e le Melie (una razza di ninfe degli alberi). Cronos gettò i testicoli mozzati di Urano in mare, e Afrodite (la dea dell’Amore) si formò dalla spuma marina che ne risultò.
Nyx produsse molti figli, tra cui Moros (Destino), Oneiroi (Sogni), Ker e le Keres (Destini), Eris (Discordia), Momos (Biasimo), Philotes (Amore), Geras (Vecchiaia), Thanatos (Morte), le Moire (Destini), Nemesi (Retribuzione), le Esperidi (Figlie della Notte), Hypnos (Sonno), Oizys (Sofferenza) e Apate (Inganno). Eris a sua volta produsse Ponos (Dolore), Hysmine (Battaglie), i Neikea (Liti), i Phonoi (Omicidi), Lethe (Oblio), Makhai (Lotta), Pseudologos (Bugie), Amphilogia (Dispute), Limos (Careste), Androktasia (Stragi), Ate (Rovina), Dysnomia (Illegalità), gli Algea (Malattie), Horkos (Giuramenti) e Logoi (Storie).
Dopo la castrazione di Urano, Gea sposò Ponto e insieme produssero una stirpe di divinità marine, ninfe e mostri, tra cui Nereo (il Vecchio del Mare, noto pure come Proteo e Forco in altri aspetti, da cui discesero le Nereidi, le cinquanta ninfe del mare, la più nota essendo Teti), Taumante (che poi sposò l’Oceanina Elettra e generò Iride, o Arcobaleno, e i due spiriti alati Aello e Ocipete, note come le Arpie), Euribia e Ceto (un orribile mostro marino).
Ceto e il fratello Forco ebbero molti figli propri, tra cui le Graie (le tre streghe grigie con un occhio e un dente condivisi), le tre Gorgoni (la più nota essendo Medusa dai capelli di serpente, che avrebbe poi partorito il cavallo alato Pegaso), Echidna (un mostro dal corpo di serpente che a sua volta produsse molti altri mostri noti come il Leone di Nemea, la Chimera, l’Idra, la Sfinge e Cerbero) e Ofione.
I Titani si sposarono tra loro e ebbero prole titanica propria: Oceano e Teti generarono le tremila ninfe Oceanine (tra cui Elettra, Calipso e Stige) nonché tutti i fiumi, le fonti e i laghi del mondo; Teia e Iperione ebbero Elio (Sole), Selene (Luna) ed Eos (Aurora); Crio ed Euribia generarono Astraio (padre, con Eos, degli dèi dei venti Zefiro, Borea, Noto ed Euro, nonché di tutte le stelle), Pallante (padre, con l’Oceanina Stige, di Zelo (emulazione), Nike o Vittoria, Cratos o Forza e Bia o Potenza) e Perse; Ceo e Febe si sposarono e produssero Leto e Asteria (madre, con il cugino Perse, di Ecate, dea della natura selvaggia, del parto, della stregoneria e della magia); Iapeto sposò la ninfa Oceanina Climene e ebbe Atlante, Menezio, Prometeo ed Epimeteo.
Cronos, che si era stabilito come capo dei Titani, sposò la sorella Rea ma, memore della profezia che uno dei figli lo avrebbe rovesciato, si assicurò di ingoiare ciascuno dei bambini che partoriva: Estia (dea del focolare e della domesticità), Demetra (dea della terra e della fertilità), Era (dea delle donne e del matrimonio), Ade (dio dell’Ade), Poseidone (dio del mare) e Zeus (dio del cielo e del fulmine, e poi re degli dèi), in quest’ordine. Tuttavia, con l’aiuto di Gea e Urano, Rea riuscì a ingannare Cronos per salvare Zeus da questo destino, e poi a ingannarlo ulteriormente facendogli vomitare gli altri cinque figli.
Unendosi a Zeus, gli altri figli di Rea e Cronos (collettivamente noti come dèi olimpici, per la dimora scelta sul Monte Olimpo), insieme ai Ciclopi, a Prometeo e a Epimeteo, condussero poi una grande guerra di dieci anni contro i Titani e i Giganti per il controllo del cosmo. Alla fine Zeus liberò gli Ecatonchiri dalla prigionia nel Tartaro perché scuotessero la terra, permettendogli di prendere il sopravvento nella lotta e, scagliando la furia dei fulmini sui Titani, di gettarli nel Tartaro.
Nella collera per la sconfitta dei Titani, Gea ebbe un ultimo figlio, generato dal Tartaro, noto come Tifoeo o Tifone. Tifone era uno dei mostri più grotteschi e mortali di tutti i tempi, alto fino alle stelle, con le mani che raggiungevano est e ovest con cento teste di drago ciascuna, la metà inferiore composta da gigantesche spire di vipera sibilanti, e tutto il corpo coperto di ali e con fuoco che scintillava dagli occhi. Anche lui fu sconfitto da Zeus, che lo imprigionò sotto l’Etna.
Poiché Prometeo aveva aiutato Zeus nella battaglia contro i Titani, non fu mandato nel Tartaro come gli altri, ma i suoi successivi tentativi di ingannare Zeus e poi il furto del fuoco proibito dagli dèi olimpici indussero Zeus a punirlo incatenandolo a una rupe dove un’aquila gli avrebbe perpetuamente divorato il fegato, che si rigenerava magicamente ogni giorno. Anche a seguito del furto di Prometeo del segreto del fuoco per l’uomo, Zeus chiamò Atena ed Efesto, lo zoppo fabbro degli dèi, a creare una bella donna, Pandora, che aprì un vaso (detto «scatola di Pandora» nei resoconti moderni) liberando tutti i mali dell’umanità, lasciando dentro solo la Speranza una volta richiusolo. Esiodo suggerì pure a questo punto che le donne in generale dovevano d’ora in poi essere considerate una maledizione per gli uomini.
Zeus, ora stabilito come re degli dèi olimpici, prima sposò l’Oceanina Meti, ma, per evitare una profezia secondo cui qualsiasi prole della sua unione con Meti sarebbe stata maggiore di lui, Zeus ingoiò Meti stessa per impedirle di partorire. Tuttavia Meti era già incinta di Atena e la nutrì dentro Zeus, finché Atena non uscì dalla fronte di Zeus, in piena armatura.
La seconda moglie di Zeus fu la titanide Temi, che generò le tre Ore (le Ore, dee che controllano la vita ordinata), Eunomia (Ordine), Dike (Giustizia), Eirene (Pace), Tyche (Prosperità) e le tre Moire (i Destini, personificazioni vestite di bianco del destino, cioè Cloto la Filatrice, Lachesi l’Assegnatrice e Atropo l’Inflessibile, una versione alternativa della loro parentela rispetto alla creazione da parte di Nyx).
La terza moglie di Zeus fu l’Oceanina Eurinome, che generò le tre Cariti o Grazie, dee del fascino, della bellezza, della natura, della creatività umana e della fertilità, cioè Aglaia (Bellezza), Eufrosine (Allegria) e Talia (Buon umore).
La quarta moglie di Zeus fu la sorella Demetra, che generò Persefone, che poi avrebbe sposato Ade e generato Melinoe (dea dei fantasmi), Zagreo (dio dei misteri orfici) e Macaria (dea dell’aldilà beato).
La quinta moglie di Zeus fu la titanide Mnemosine, da cui vennero le nove Muse, Clio (Storia), Euterpe (Musica), Talia (Commedia), Melpomene (Tragedia), Tersicore (Danza), Erato (Poesia lirica), Polimnia (Poesia corale), Urania (Astronomia) e Calliope (Poesia eroica).
La sesta moglie di Zeus fu la titanide di seconda generazione Leto, che diede alla luce Apollo (dio della musica, della poesia e degli oracoli, nato sull’isola galleggiante di Delo dopo che Era aveva vietato a Leto di partorire sulla terra) e la gemella Artemide (dea della caccia, del parto e della fertilità).
La settima e ultima moglie di Zeus fu la sorella Era, che diede alla luce Ebe (coppiera degli dèi), Ares (dio della guerra), Enio (dea della guerra), Efesto (lo zoppo fabbro e artigiano degli dèi) e Ilizia (dea del parto e dell’ostetricia).
Al di fuori dei matrimoni, però, Zeus ebbe pure molte relazioni con donne mortali, come: Semele, madre di Dioniso (noto pure ai Greci come Bacco), dio del vino e dell’estasi; Danae, madre dell’eroe Perseo; Leda, madre di Elena di Troia, Clitennestra e dei gemelli Castore e Polluce; e Alcmena, madre dell’eroe Eracle.
Il fratello di Zeus, Poseidone, sposò la Nereide Anfitrite e produsse Tritone, messaggero dell’abisso. L’eroe Teseo, figlio di Etra, era considerato congiuntamente generato da Poseidone e dal marito di Etra Egeo, poiché Etra aveva giaciuto con entrambi la notte del concepimento.
Afrodite fu data in matrimonio da Zeus al proprio figlio, lo zoppo e brutto Efesto, nel tentativo di prevenire gelosie e rivalità che potessero sorgere per la sua grande bellezza. Ebbe tuttavia una relazione con Ares e diede alla luce Eros (Amore), Fobo (Paura), Deimo (Codardia) e Armonia (Armonia). Armonia avrebbe poi sposato Cadmo, fondatore di Tebe, per generare Ino, Semele (madre di Dioniso da Zeus), Agave, Polidoro e Autonoe.
Analisi
La «Teogonia» è essenzialmente una sintesi su vasta scala di una grande varietà di tradizioni greche locali sugli dèi e l’universo, organizzata come narrazione che racconta la creazione del mondo dal Caos e degli dèi che plasmarono il cosmo. In una certa misura rappresenta l’equivalente nella mitologia greca del libro della Genesi nella «Bibbia» ebraica e cristiana, poiché elenca le prime generazioni e la genealogia di dèi, titani ed eroi dall’inizio dell’universo.
È interessante che Esiodo affermi nell’opera che a lui (un poeta, e non un potente re) fosse stata data l’autorità e la responsabilità di diffondere queste storie direttamente dalle Muse, collocandosi quasi nella posizione di un profeta.
In termini formali il poema è presentato come un inno di 1.022 versi che invoca Zeus e le Muse, nella tradizione dei preludi innici con cui un rapsodo greco antico iniziava l’esibizione nelle gare poetiche. La forma scritta finale della «Teogonia» non fu probabilmente stabilita fino al VI secolo a.C., e alcuni editori hanno concluso che alcuni episodi minori, come l’episodio di Tifone nei versi 820–880, siano un’interpolazione (un passaggio introdotto più tardi).
Va forse vista non come fonte definitiva della mitologia greca, ma piuttosto come un’istantanea di una tradizione dinamica di miti com’era in quel momento particolare. La mitologia greca continuò a cambiare e ad adattarsi dopo questo tempo, e alcune storie e attributi dei vari dèi si sono pure trasformati nel tempo.
Risorse
- Traduzione inglese di Hugh Evelyn-White (Internet Sacred Text Archive)
- Versione greca con traduzione parola per parola (Perseus Project)










