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Elio nell’Odissea: il dio del sole

Spesso definito un titano, Elio nell’Odissea è un dio mite noto per portare la luce sulla terra. Guida il carro attraverso il cielo, portando il sole nel suo viaggio.

È noto come dio onniveggente perché la posizione nel cielo gli dà una vista sul regno mortale. Come si suscita allora l’ira di questo dio mite? Come guadagnò il nostro eroe Odisseo la sua collera?

Per approfondire, dobbiamo considerare il viaggio di Odisseo sulla via del ritorno a Itaca.

Statua di Elio, spesso definito un titano nell’Odissea

Chi è Elio nell’Odissea

Il viaggio di Odisseo

Seguendo il viaggio di Odisseo, si conoscono le sue avventure sull’isola dei giganti, la Sicilia, dove acceca Polifemo e guadagna l’odio del dio del mare Poseidone.

Il dio del mare rende il viaggio insopportabile e incredibilmente tumultuoso, tanto da invocare le acque per deragliare il ritorno a casa. Odisseo e i suoi uomini incontrano poi Eolo, padrone dei venti, dove l’eroe riceve un sacco di vento e di nuovo salpa.

Il nostro eroe di guerra, traversando ancora il mare, quasi raggiunge Itaca solo per essere deragliato dall’avidità di uno dei suoi uomini. Quest’uomo, credendo che Odisseo avesse ricevuto oro, si impadronisce con forza del sacco e ne versa il contenuto, liberando i venti donati.

I venti li riportano da Eolo, il dio dei venti, che rifiuta di aiutarli di nuovo. Invece salpano verso un’isola vicina, dimora dei Lestrigoni.

Terra dei Lestrigoni

Arrivando sull’isola, Odisseo e i suoi uomini scoprono presto il pericolo che inconsapevolmente avevano cercato. Poi salpano e attraccano a Eea, dimora della dea Circe.

Qui i giganti li trattarono come prede deboli; i suoi uomini furono cacciati e usati come mezzo di competizione dai Lestrigoni, cacciandoli per cena. I Lestrigoni uccidono diversi uomini di Odisseo e distruggono 11 navi, costringendoli a ritirarsi in mare, ridotti di numero e deboli per l’esaurimento.

La dea-strega Circe

Cauto sull’isola, Odisseo manda il suo braccio destro con 12 soldati a esplorare l’isola. Là assistono alla bellezza di Circe, che danza e canta allegramente.

Gli uomini la cercano avidamente, abbassando le difese, tutti tranne Euriloco, il secondo in comando di Odisseo. Assiste ai suoi uomini trasformati in porci e corre spaventato da Odisseo. Odisseo salva i suoi uomini e diventa amante di Circe.

Circe consiglia a Odisseo di entrare nell’oltretomba** e cercare Tiresia, il profeta cieco**. Là doveva chiedere un passaggio sicuro a casa, perché dopo l’ordalia con Polifemo e le molteplici sfide in mare era disperato di una via più sicura per tornare a Itaca.

Dopo aver vissuto un anno sull’isola di Circe, godendo dei lussi che derivano dall’essere il suo amante, Odisseo finalmente viaggia verso l’oltretomba per cercare il profeta cieco e chiederne la saggezza. Gli fu detto di evitare l’isola di Trinacia, che ospita grandi tentazioni per i suoi uomini.

Su quest’isola risiedeva il bestiame noto come le mandrie di Elio; era il suo gregge sacro e non doveva mai essere toccato da uomini mortali. Nessuna ferita né pelo del bestiame divino doveva essere preso, e se fossero sbarcati a Trinacia dovevano lasciare in pace il bestiame sacro, pena l’ira del giovane titano.

La tragedia a Trinacia

Ancora una volta Odisseo e i suoi uomini solcano i mari e viaggiano verso la patria, ma una tempesta è inviata loro durante il viaggio. Poseidone, padre di Polifemo, comanda le onde e le acque, inviando una tempesta a minacciare Odisseo e i suoi uomini.

Euriloco prega Odisseo di attraccare su un’isola vicina per riposare e preparare la cena. Arrivando sull’isola, Odisseo avverte i suoi uomini di lasciare in pace le mandrie del dio del sole, di non toccarle in alcuna circostanza.

La tragedia a Trinacia - gli uomini di Odisseo macellano le mandrie di Elio

È passato un mese dall’attracco a Trinacia e la tempesta inviata sembra non finire mai. Presto finiscono cibo e acqua, digiunando per giorni con niente in vista se non le mandrie e il bestiame.

Odisseo decide di pregare nei templi vicini, chiedendo agli dèi misericordia divina e aiuto; di nuovo avverte i suoi uomini di lasciare le mandrie in pace e parte verso i templi. Prega Zeus, il dio di tutti gli dèi, di concedere loro un passaggio sicuro dall’isola, e in cambio gli dèi rispondono facendolo addormentare.

In quel preciso momento Euriloco, che non poteva più sopportare la fame, persuade gli uomini di Odisseo a macellare le mandrie del dio del sole, offrendo la migliore agli dèi.

Dice: «se egli è in qualche modo adirato per le sue mandrie dalle corna diritte, e vuole distruggere la nostra nave, e gli altri dèi seguono il suo desiderio, piuttosto con un sol sorso all’onda vorrei gettare via la vita, che essere lentamente torturato a morte in un’isola deserta».

A sua insaputa, Lampetia, figlia di Elio, risiedeva sull’isola e curava le mandrie divine, assistendo alla loro empietà.

Odisseo riprende conoscenza e torna alla nave, solo per scoprire che i suoi uomini hanno macellato le amate mandrie del titano greco. Maledice gli dèi che lo hanno addormentato mentre i suoi uomini scioccamente disobbediscono agli ordini.

Le spalle si abbassano per delusione e paura di ciò che verrà. Dopo giorni di banchetto sulle mandrie di Elio, salpano di nuovo dall’isola, non sapendo il pericolo che Elio e la sua collera avevano in serbo per loro.

Lampetia

Insieme alla sorella Fetusa, Lampetia risiedeva a Trinacia e curava le amate mandrie e il bestiame del padre. Si prendevano cura di quasi 700 animali senza età in totale. Entrambe le sorelle furono condotte dalla madre Neera a custodire gli animali divini e sono rimaste là da allora.

All’arrivo di Odisseo e dei suoi uomini, le figlie di Elio si nascosero presto, restando fuori dalla vista degli intrusi. Trascorrono le giornate evitando gli uomini e pascolando gli animali. Una volta che gli uomini di Odisseo macellano i loro protetti, Lampetia corre immediatamente dal padre Elio a dirgli la notizia. Lo informa di come gli uomini di Odisseo abbiano macellato le sue amate mandrie e abbiano pure l’audacia di offrire la migliore agli dèi.

L’ira del dio del sole

Sentendo la notizia dalla figlia, Elio non riuscì a contenere l’ira. Marcia da Zeus e gli dèi e esige punizione per le trasgressioni degli uomini di Odisseo. Minaccia di trascinare il sole nell’oltretomba, facendo luce sulle anime dei morti, se le sue mandrie non fossero vendicate.

Esige che tutti gli dèi puniscano gli uomini di Odisseo per placare la sua collera, perché le amate mandrie furono uccise senza pietà nonostante gli avvertimenti di Tiresia e di Circe.

Zeus ascolta l’avvertimento e promette di punire chi gli ha causato dolore. Nel viaggio di Odisseo via da Trinacia, gli invia un fulmine, distruggendo la nave. Tutti gli uomini di Odisseo annegano in mare mentre Odisseo sopravvive nuotando fino alle rive di Ogigia.

Nonostante non avesse a che fare con la morte delle mandrie di Elio, Odisseo non poté fermare i suoi uomini dal commettere un tale peccato. Perciò Zeus lo imprigiona a Ogigia, dove regnava la ninfa Calipso.

Le mandrie di Elio

Le mandrie del dio del sole, note anche come buoi del Sole, si dice siano pascolate da Lampetia e dalla sorella Fetusa. Pascolano sette greggi di bovini e sette di ovini, ciascuno di 50 capi, per un totale di 700 animali del dio del Sole. Omero descrive queste mandrie immortali come belle, dalla fronte ampia, grasse e dalle corna diritte nell’Odissea, sottolineando la perfezione di questi esseri divini.

Le mandrie rappresentano amore e devozione. Il dio del sole amava profondamente i suoi animali, abbastanza da mandare le figlie a custodirli e abbastanza da suscitare la sua collera una volta toccati. Gli uomini di Odisseo, intossicati dalla tentazione e dalle dolci parole di Euriloco, rubano le mandrie del dio del sole, le macellano e offrono la migliore per tentare di emendare i peccati.

Il fulmine di Zeus

Zeus invia il fulmine sulla nave di Odisseo nell’Odissea. Questo atto simboleggia come le trasgressioni degli uomini di Odisseo abbiano adirato gli dèi. Non riuscì a controllare i suoi uomini e, di conseguenza, guadagnò l’ira di più dèi lungo la via.

La prima volta che ciò era accaduto era sull’isola dei Ciconi, dove i suoi uomini non diedero ascolto all’avvertimento, con la morte dei fratelli prima della fuga in mare.

La seconda disobbedienza che i suoi uomini mostrarono fu sull’isola di Elio, dove sfidano sfacciatamente gli avvertimenti di Odisseo. Ciò risultò nella loro inevitabile fine per mano degli dèi.

Il fulmine di Zeus, Vajra, simboleggia l’onnipotente potere che gli dèi detengono. Il dio del tuono usa raramente il Vajra, perché la forza che ha è eccellente abbastanza da affondare un’intera isola, ma il suo significato è incredibilmente simbolico per gli dèi.

Usando l’onnipotente fulmine, Zeus significa l’importanza dell’ira di Elio e dell’importanza della vendetta per i suoi cari. Con questo ha mostrato grande favore a Elio e così ha placato l’ira del giovane titano.

Il ruolo di Elio nell’Odissea

Elio dall’Odissea emana eleganza e grazia, adornando il cielo con lo splendore e la bellezza del sole. Preferisce non sporcarsi le mani e lasciare invece che Zeus e gli altri dèi cerchino vendetta al posto suo.

Il ruolo di Elio come antagonista silenzioso nell’Odissea

Il suo ruolo nell’Odissea è quello di un antagonista silenzioso, che causa indirettamente al nostro eroe il danno maggiore nell’opera. Fa sì che Zeus, il dio di tutti gli dèi, uccida tutti gli uomini di Odisseo e lo imprigioni a Ogigia, deragliando il ritorno a casa dell’eroe per sette anni.

Pur essendo misericordioso e imparziale, il dio greco era pure un devoto amante del suo possesso più prezioso, i buoi del sole. Il profondo affetto per gli animali divini lo porta a un’angoscia amara una volta che furono uccisi dalle mani di meri mortali, tanto da minacciare gli dèi di portare il sole nell’oltretomba, facendo splendere calore e luce sulle anime dei morti.

Conclusione

Ora che abbiamo parlato di Elio, delle sue mandrie e della sua collera, ripassiamo alcuni dei punti critici di questo articolo:

  • Elio è il dio del sole, che possiede 700 mandrie e bestiame, ciascuno dei quali contempla dall’alba al tramonto.
  • Gli uomini di Odisseo guadagnano l’ira del dio del sole macellando i suoi amati animali. Hanno offerto i migliori agli dèi come compensazione per i peccati.
  • Odisseo adira Elio non riuscendo a comandare i suoi uomini, con conseguente morte dei buoi del dio del sole.
  • Elio, infuriato dalla loro insolenza, esige che Zeus e gli dèi puniscano Odisseo e i suoi uomini, pena il trascinare il calore della terra nell’oltretomba, lasciando i mortali a gelare dal freddo.
  • Zeus promette di attuare la vendetta colpendo la loro nave in mezzo all’oceano.
  • Il fulmine colpisce la nave e tutti gli uomini di Odisseo annegano, lasciando Odisseo unico superstite.
  • Odisseo nuota fino all’isola più vicina, Ogigia, dove è imprigionato per sette anni dalla ninfa Calipso per non aver guidato correttamente i suoi uomini.
  • Le mandrie di Elio simboleggiano la profonda adorazione e la natura possessiva degli dèi, l’amore che posseggono tanto da proteggerli con tutte le forze, come si vede con l’ira di Elio.
  • Elio nell’Odissea ritrae un antagonista silenzioso che non danneggia direttamente il nostro eroe ma gli causa la tragedia più grande e più lunga del viaggio.

In conclusione, Elio, il dio del sole e uno dei due titani rimasti sull’Olimpo, teneva le mandrie strette al cuore. Tanto che il peccato di macellarle ebbe conseguenze gravissime.

Gli uomini di Odisseo, guidati da fame e tentazione, compiono l’insolenza più straordinaria che un mortale potesse mai fare contro il dio greco. E così annegarono mentre il loro capo, Odisseo, fu imprigionato a Ogigia per diversi anni, deragliando il viaggio di ritorno a casa.

Author

Di Mondo Mitico

Creato: 16 febbraio 2024

Modificato: 28 dicembre 2024