Galehaut

Arthurian Legends

Guardia Dolorosa

Nel suo viaggio Lancillotto si trovò coinvolto in diverse avventure minori prima di giungere a Nohaut. Sconfisse con facilità il campione del re di Northumbria, e il re fece poi pace con la Dama di Nohaut. Piuttosto che restare a godere dell’ospitalità della Dama, Lancillotto partì in cerca di nuove avventure.

Nel pomeriggio giunse a un castello formidabile noto come Guardia Dolorosa. La Guardia Dolorosa praticava l’uso di sfidare tutti i cavalieri che si presentavano al castello. Brandin delle Isole era il signore della Guardia Dolorosa; era noto come il Cavaliere di Rame.

Per accedere al mastio centrale, un cavaliere errante doveva sconfiggere dieci cavalieri alla prima muraglia e altri dieci alla seconda, prima di affrontare il Cavaliere di Rame in duello singolare. Persino gli abitanti del castello detestavano quella consuetudine, che consideravano una maledizione. Il cavaliere che avesse conquistato la Guardia Dolorosa avrebbe potuto sciogliere la maledizione e porre fine all’uso ingiusto. Sembrava però impossibile che un solo cavaliere conquistasse la Guardia Dolorosa. Altri ci avevano provato, ma erano stati uccisi o catturati in combattimento.

Lancillotto arrivò e trovò una damigella che piangeva sulla morte del suo cavaliere. Quando apprese la consuetudine, aspirò a prendere il castello.

Fu subito sfidato dal cavaliere alla porta. Benché sconfiggesse con facilità il primo, prima che potesse farlo prigioniero suonò il corno; un altro cavaliere lo sfidò all’istante. Ne sconfisse sei: cinque furono fatti prigionieri, mentre uno fuggì attraverso la porta.

Era pronto ad affrontarne un altro, ma la porta restò chiusa perché era scesa la notte. Arrivò una damigella velata che offrì a Lancillotto alloggio. Quando giunsero al suo appartamento, Lancillotto la riconobbe come una delle damigelle al servizio della Dama del Lago.

Dalla damigella comprese che il mattino seguente avrebbe dovuto affrontare di nuovo dieci cavalieri della prima muraglia, pur avendo catturato cinque cavalieri quel giorno. Gli fu pure detto che la Dama del Lago l’aveva inviata in suo aiuto. Portava tre scudi bianchi. Uno aveva una banda diagonale rossa; il secondo ne aveva due; il terzo tre. Lo scudo con una banda avrebbe raddoppiato la sua forza; il secondo l’avrebbe triplicata. Il terzo gli avrebbe dato la forza di quattro uomini.

Il giorno dopo combatté finché cominciò a stancarsi e lo scudo bianco semplice fu ridotto a brandelli. Preso lo scudo con una banda rossa, si sentì rinvigorito e le forze tornarono. La battaglia alla prima muraglia gli stava richiedendo troppo tempo. Talvolta affrontava un solo avversario, altre volte più di uno insieme. All’ora di terza Lancillotto era frustrato perché non aveva ancora superato la prima porta.

La damigella portò il secondo scudo con due bande rosse, sostituendo quello con una banda. Rinvigorito, Lancillotto attaccò i cavalieri con tale ferocia e abilità che essi provarono ammirazione e paura. Il signore del castello era costernato che il Cavaliere Bianco (Lancillotto) paresse fresco come all’inizio del combattimento.

Presto i cavalieri della prima muraglia si arresero come prigionieri. A mezzogiorno la prima porta gli si aprì. Appena fuori dalla seconda porta lo attendevano dieci cavalieri. La damigella venne da Lancillotto e sostituì elmo e scudo a due bande con quelli a tre. Il Cavaliere Bianco ricevette pure una nuova lancia robusta.

Il signore della Guardia Dolorosa (Brandin) guardò con stupore come il Cavaliere Bianco (Lancillotto) avesse superato la prima porta. Lancillotto vide il Cavaliere di Rame che sporgeva troppo dal muro. Brandin cadde dall’altra parte della muraglia, uccidendo nella caduta uno dei propri cavalieri.

Lancillotto attaccò subito gli altri nove cavalieri a cavallo tutti insieme. Ne uccise un altro nella giostra. Sorpresi dall’esito, gli otto cavalieri montati rimasti cercarono di fuggire dal Cavaliere Bianco. Lancillotto costrinse tre cavalieri, che non potevano scappare, ad arrendersi come prigionieri.

Inseguì gli altri cinque attraverso la porta, ma non ne catturò nessuno. I cittadini si raccolsero intorno a Lancillotto, accogliendolo alla Guardia Dolorosa e sperando che il Cavaliere Bianco li liberasse dalla terribile maledizione e dalla consuetudine. Tuttavia il Cavaliere di Rame (Brandin) era fuggito. Il Cavaliere Bianco era ora il nuovo signore della Guardia Dolorosa.

Lo condussero a un cimitero dove trovò elmi e lapidi di molti cavalieri; molti appartenevano alla compagnia della Tavola Rotonda. Il Cavaliere Bianco trovò una grande lastra di metallo con un’iscrizione: un solo cavaliere poteva sollevare la lastra, e il suo nome sarebbe stato rivelato sotto di essa.

Lancillotto sollevò con facilità la lastra e scoprì che vi era scritto il suo nome; apprese pure di essere figlio del re Ban di Banoic. Solo la damigella che gli aveva dato i tre scudi vide il nome, prima che egli lo nascondesse a tutti. Nessun altro conobbe il suo nome. Lancillotto era noto soltanto come Cavaliere Bianco e Conquistatore della Guardia Dolorosa.

Tutti erano turbati che l’antico signore fosse fuggito. Brandin si rifugiò in un piccolo castello, perché l’incantesimo (la maledizione) non era ancora stato sciolto.

A Camelot giunse la notizia che un solo cavaliere aveva conquistato la Guardia Dolorosa. Tutta la corte fu sorpresa e non era certa che la notizia fosse vera. Artù inviò il nipote Galvano con Yvain e altri otto cavalieri a verificare.

Galvano e i compagni arrivarono alla Guardia Dolorosa e trovarono la prima porta aperta, mentre la seconda era chiusa. Il portinaio disse ai compagni di tornare la mattina dopo, e allora avrebbe aperto la porta.

Un uomo fuori dalla Guardia Dolorosa offrì loro alloggio. Al riparo, mentre si disarmavano e passavano nella stanza accanto per riposare, trovarono il dormitorio pieno di cavalieri armati. Era un’imboscata. I compagni non potevano resistere. I dieci furono condotti al piccolo castello (su un’isola del fiume) che apparteneva all’ex signore della Guardia Dolorosa; quella prigione si chiamava Prigione Dolorosa.

Nella Prigione Dolorosa Galvano e gli amici trovarono altri cavalieri della Tavola Rotonda tenuti prigionieri, incluso il figlio illegittimo di Artù, Lohot (Loholt). Lohot aveva contratto una malattia da quando era in prigione.

Quando Galvano non tornò dalla Guardia Dolorosa, Artù si preoccupò. Lasciò subito Camelot per la Guardia Dolorosa, con Ginevra e altri membri della Tavola Rotonda.

Il re arrivò alla Guardia Dolorosa e trovò la porta chiusa. Il portinaio disse ad Artù di mandare qualcuno alla porta ogni ora, finché il Cavaliere Bianco (Lancillotto) non avesse deciso di aprire.

Per quattro giorni Artù inviò uno dei suoi cavalieri a ogni ora per chiedere l’ingresso. Ogni volta fu rifiutato, finché la regina Ginevra non chiese il permesso di entrare. Lancillotto le concesse il permesso, ma il portinaio, fraintendendo le istruzioni di Lancillotto, chiuse la porta prima che ella potesse entrare. Lancillotto fu turbato quando Ginevra se ne andò adirata.

Quella notte Lancillotto apprese da una damigella che Galvano e i compagni erano stati uccisi o catturati. Quando andò a indagare, riconobbe la damigella come un’altra ancella della Dama del Lago. Lo condusse dove poteva trovare coloro che tenevano prigionieri Galvano e gli altri.

Quando vide quindici cavalieri incluso il Cavaliere di Rame (Brandin), Lancillotto li attaccò. Nessuno oppose resistenza, ma cercarono di fuggire verso l’isola. Lancillotto fu turbato quando Brandin fuggì sulla piccola isola.

Poi Lancillotto incontrò un eremita che sapeva del piano di Brandin di attaccare l’accampamento di Artù. Lancillotto andò a indagare e trovò centocinquanta uomini pronti a razziare di notte l’accampamento del re. Lancillotto attaccò senza paura gli uomini di Brandin, che andarono in panico e fuggirono credendo che Artù li avesse colti. Lancillotto catturò Brandin, che accettò di divenire prigioniero del monaco.

Lancillotto promise di liberarlo se avesse liberato Galvano e tutti coloro che teneva in prigione. Brandin accettò e fece liberare tutti i prigionieri dalla Prigione Dolorosa. Quando Galvano e i compagni giunsero all’eremitaggio, Lancillotto liberò a malincuore Brandin. Galvano e i compagni accettarono di restare all’eremitaggio finché Lancillotto non avesse permesso loro di partire. Nessuno riconobbe Lancillotto, perché portava sempre l’elmo in loro presenza e aveva uno scudo diverso da quello con cui era stato adobbato.

Lancillotto tornò alla Guardia Dolorosa e permise a tutta la gente di Artù di entrare nel castello. Non riuscirono a ottenere informazioni sul cavaliere che aveva preso il castello, né su cosa fosse accaduto a Galvano e ai compagni.

Lancillotto tornò poi all’eremitaggio e permise a Galvano e agli altri di partire. Invece di tornare alla Guardia Dolorosa con Galvano, Lancillotto partì in cerca di nuove avventure.

Galvano e gli altri andarono alla Guardia Dolorosa e si riunirono ad Artù. Galvano disse che un Cavaliere Bianco li aveva liberati dalla prigione.

Informazioni correlate

Primo incontro

Artù decise di tornare a Camelot prima di condurre i cavalieri a un incontro (torneo) contro Galehaut, signore del Sorelois e delle Isole Lontane (Isole Remote). Galvano decise di cercare di scoprire l’identità del Cavaliere Bianco e partì in ricerca.

Lancillotto decise di partecipare al torneo, ma fu ferito prima di arrivare in alcune avventure minori. Benché non si fosse ancora del tutto ripreso, combatté in modo impressionante dalla parte di re Artù. Galvano, che guardava la battaglia, fu colpito dal Cavaliere Bianco ma non lo riconobbe perché portava uno scudo diverso.

Malaguin, meglio noto come il Re dei Cento Cavalieri e cugino di Galehaut, decise di affrontare il Cavaliere Bianco. Nella giostra Lancillotto ricevette una ferita grave, ma combatté ancora molto bene, finché la ferita non lo sopraffece. Sia Artù sia Galehaut ammirarono il valore del Cavaliere Bianco in combattimento. Artù e Galehaut decisero di incontrarsi in un’altra battaglia in data successiva.

Lancillotto chiese al medico se potesse essere curato altrove, perché non voleva essere riconosciuto da nessuno. Mentre viaggiava in lettiga, la Dama di Nohaut lo trovò e lo condusse al suo castello, rifiutandosi di lasciarlo partire finché non si fosse ripreso.

Lancillotto decise di lasciare la Dama di Nohaut quando una delle damigelle della Dama del Lago arrivò con Galvano. Portava un messaggio da un’altra damigella, quella che gli aveva dato i tre scudi. Non poteva lasciare la Guardia Dolorosa finché non avesse avuto il permesso di partire. Lancillotto rimandò la damigella alla Guardia Dolorosa con il suo anello, concedendo alla damigella dei tre scudi il permesso di andarsene quando volesse. Galvano seguì la damigella alla Guardia Dolorosa, sperando di conoscere l’identità del Cavaliere Bianco. Tuttavia non riuscì a scoprire il nome di Lancillotto, perché non poté sollevare la lastra di metallo dalla tomba.

Sciogliere la maledizione

Lancillotto sperava di partecipare al secondo incontro (battaglia) tra Artù e Galehaut, ma fu distratto dalla ricerca. Uno scudiero portò la notizia che la regina Ginevra era imprigionata nella Guardia Dolorosa.

Per liberarla dalla prigione doveva tornare alla Guardia Dolorosa. Era però una trappola. Lancillotto divenne prigioniero al suo posto. I cittadini erano turbati che se ne fosse andato di nascosto senza sciogliere la maledizione del castello. Lancillotto accettò di sciogliere l’incantesimo.

Lo condussero di nuovo al cimitero dove sorgeva un’antica cappella. La cappella aveva un ingresso a una volta sotterranea. Armato delle sue armi, entrò in un tunnel e trovò una porta guardata da due cavalieri di rame. Benché li superasse e passasse la porta, ricevette una ferita alla spalla.

Lancillotto si trovò in una camera con un Pozzo delle Tenebre. Dall’altra parte del pozzo c’era un cavaliere nero armato d’ascia, con fiamme che gli uscivano dalla bocca. Lancillotto si lanciò verso il pozzo. Gettò lo scudo contro il cavaliere nero prima di saltare al di là. Lo scudo si frantumò all’impatto, prima che egli si scontrasse col cavaliere. Con le mani lo strangolò a morte. Poi gettò il cavaliere nero nel pozzo.

Entrò in un’altra camera con pilastri di rame e trovò una donna di rame che teneva un mazzo di chiavi. Il Cavaliere Bianco prese le chiavi e andò al centro della camera. Il pilastro più grande recava un’iscrizione che indicava quale chiave fosse per quale serratura. La chiave grande apriva il pilastro che conteneva uno scrigno. L’altra chiave era per lo Scrigno Pericoloso. Una volta aperto lo scrigno, l’incantesimo fu spezzato.

Mentre Lancillotto lasciava la camera con le chiavi, la donna di rame e i cavalieri di rame furono distrutti, e il Pozzo delle Tenebre sparì. Uscì dalla cappella e trovò la gente del castello pronta ad accoglierlo. Gli dissero che la regina Ginevra non era mai stata imprigionata lì; era solo uno stratagemma per farlo tornare a rimuovere l’incantesimo del castello. Lancillotto era ora il loro nuovo signore, e la Guardia Dolorosa fu ribattezzata Guardia Gioiosa.

Lancillotto partì la mattina dopo per partecipare al successivo incontro tra Artù e Galehaut.

La Dama di Malohaut

Galehaut, signore delle Isole Lontane, il Re senza corona, aveva conquistato trenta regni. Era determinato ad aggiungere Logres (la Britannia) al suo impero prima di decidere di cingere una corona. Galehaut inviò un messaggio ad Artù, dicendo che avrebbe voluto che egli si arrendesse come vassallo. In cambio Galehaut non avrebbe invaso Logres. Artù rifiutò di sottomettersi a Galehaut.

Le due damigelle della Dama del Lago aiutarono Galvano, che continuava a cercare l’identità del Cavaliere Bianco e conquistatore della Guardia Dolorosa. Una damigella promise di dire a Galvano il nome dell’eroe se Lancillotto avesse rifiutato di dirglielo. Quando trovarono il Cavaliere Bianco, Lancillotto rifiutò ostinatamente di rivelare il nome. Poiché Galvano aveva fatto tanto per la damigella (salvandola dal cavaliere traditore di nome Brehu lo Spietato), le doveva la verità. Ella rivelò a Galvano il nome e il lignaggio di Lancillotto. Lancillotto fu turbato con la damigella, pur permettendole di viaggiare con lui. L’altra damigella (quella che gli aveva dato i tre scudi) tornò dalla Dama del Lago.

Galvano aveva compiuto la sua ricerca. Tornò a Camelot e raccontò a tutti gli interessati il nome del Cavaliere Bianco.

Dopo varie avventure minori, come essere prigioniero di Daguenet, il Folle di re Artù, e uccidere due giganti, Lancillotto fu catturato dalla Dama di Malohaut. Fu imprigionato per aver ucciso il siniscalco della Dama.

La damigella che aveva seguito Lancillotto restò chiusa dall’altra parte della porta del castello quando Lancillotto fu attaccato. Pensò che fosse morto combattendo. Andò a un’abbazia vicina e prese i voti monacali.

La Dama tuttavia permise a Lancillotto di partecipare alla prima battaglia tra Artù e Galehaut, a condizione che tornasse in prigione da lei quando la battaglia fosse finita. Lancillotto fu il migliore in campo, ispirando altri cavalieri di Artù a respingere gli assalti di Galehaut. Galvano, che guidava il primo battaglione di Artù, si dimostrò pure un grande cavaliere, ma fu gravemente ferito.

Galehaut, vedendo di avere forze superiori a quelle di Artù, comprese che non avrebbe guadagnato onore in quella battaglia. Chiese una tregua per incontrarsi un anno dopo, chiedendo ad Artù di portare un esercito più grande contro di lui. Entrambi gli eserciti si ritirarono dal campo.

Dopo la battaglia Lancillotto tornò alla Prigione di Malohaut. La Dama di Malohaut era curiosa di sapere chi fosse quel Cavaliere Bianco. La dama e la cugina videro che armatura e armi mostravano grandi segni d’usura, e che era tornato con un cavallo diverso da quello con cui era partito. Mentre Lancillotto dormiva nudo nella cella, la dama e la cugina videro che il corpo mostrava segni recenti di tagli e lividi, prova ulteriore che non era rimasto inerte nella battaglia. Mentre dormiva ignaro dell’attenzione intorno a lui, la Dama di Malohaut lo avrebbe baciato se la cugina non l’avesse fermata. Era chiaro che la Dama di Malohaut si era innamorata di Lancillotto.

Il giorno dopo la Dama di Malohaut fu determinata a scoprire il nome del bel prigioniero. Lancillotto rifiutò di rivelarlo. Ella finse di essere adirata con lui, minacciando l’eroe di morte o di una prigionia più lunga e dura. Lancillotto rifiutò con fermezza di cedere su quel punto e tornò docile nella cella.

La Dama di Malohaut andò a Camelot in cerca dell’identità del prigioniero senza nome. Benché non scoprisse il nome, fu soddisfatta di sapere che non era membro della Tavola Rotonda.

Tornò al castello e chiese la presenza di Lancillotto. Minacciò che non avrebbe mai lasciato la cella a meno che non rispondesse a una delle sue domande: qual era il suo nome? Quale dama amava? Avrebbe combattuto meglio che nell’ultima battaglia? Lancillotto non voleva rispondere ad alcuna domanda, ma non voleva neppure perdere la prossima battaglia. Rispose all’ultima domanda. Soddisfatta, la Dama di Malohaut gli disse che poteva partire, ma gli chiese di restare finché non si fosse svolta la battaglia. Gli promise nuove armature e armi.

Un paio di mesi dopo la battaglia, Galvano si era del tutto ripreso dalle ferite. Partì in una nuova ricerca con altri quaranta cavalieri per trovare Lancillotto e condurlo ad aiutarli nella prossima battaglia. Nessuno dei cavalieri tornò con successo entro il tempo della prossima battaglia.

Galvano guidò di nuovo il primo battaglione dell’esercito di Artù contro le forze di Galehaut. L’esercito di Artù era ancora di gran lunga inferiore a quello di Galehaut, anche se Artù aveva portato più uomini la seconda volta.

Il primo giorno di combattimento fu feroce; il valore di Galvano aiutò il suo battaglione a resistere all’attacco di Galehaut. Tuttavia la forza più piccola fu quasi sopraffatta prima che la battaglia fosse sospesa per il giorno. Galvano cadde svenuto per lo sfinimento e per ferite ancora più gravi dell’anno prima. Artù e i suoi temettero che Galvano potesse essere ferito a morte; furono fortemente demoralizzati con Galvano fuori combattimento per settimane.

Lancillotto fu angosciato quando udì che la battaglia si era svolta e che Galvano era probabilmente ferito a morte. La Dama di Malohaut assicurò a Lancillotto che i combattimenti non sarebbero ripresi per altri tre giorni.

Il prezzo dell’amicizia

La Dama di Malohaut si unì alla regina Ginevra e alle altre dame per guardare la battaglia. Mentre Lancillotto si preparava al combattimento, ricevette le nuove armature dalla Dama. Questa volta entrò in battaglia con un cavallo nero, indossando armatura e scudo neri. Nessuno avrebbe potuto riconoscerlo.

Quando Lancillotto giunse alla battaglia, la Dama di Malohaut sospettò che egli dovesse amare una delle dame che guardavano. Vedendo il cavaliere in armatura nera, chiese a molte delle dame di richiedere al Cavaliere Nero di combattere in loro onore.

Galvano, osservando il Cavaliere Nero, sospettò che fosse Lancillotto con armatura nuova. Inviò il proprio scudiero a dare a Lancillotto tre lance.

Lancillotto disarcionò molti cavalieri nemici, consumando le tre lance, prima di tornare sulla collina a osservare la battaglia.

Quando la Dama di Malohaut e Galvano persuasero Ginevra a chiedere al Cavaliere Nero di compiere imprese d’armi in suo onore, Galvano inviò questa volta dieci lance, insieme a tre dei propri cavalli, col messaggio della regina. Quando Lancillotto rientrò in battaglia, la Dama di Malohaut fu convinta che Lancillotto amasse la regina.

Nel combattimento disarcionò il Primo Re Conquistato e molti dei suoi cavalieri. Alcuni cavalieri di re Artù, vedendo tali imprese d’armi, si unirono al Cavaliere Nero, offrendo a Lancillotto sostegno. Benché l’esercito di Galehaut fosse più grande, il Cavaliere Nero aiutò a ispirare gli uomini di Artù a respingere i nemici.

Entrambe le parti ammirarono il valore del Cavaliere Nero. Galehaut sospettò che fosse lo stesso cavaliere che aveva partecipato agli altri incontri. Ammirava tanto il Cavaliere Nero che avrebbe fatto qualsiasi cosa per conquistarne l’amicizia.

Prima della fine del giorno Galehaut incontrò il Cavaliere Nero e lo persuase ad alloggiare con lui. Cercò di convincere Lancillotto che non c’era tradimento e che stava cercando di divenire amico dell’eroe. Quando Galehaut promise qualsiasi cosa al Cavaliere Nero, Lancillotto gli disse di arrendersi quando Artù avesse creduto di affrontare una sconfitta umiliante. Quando Galehaut promise tutto ciò che Lancillotto chiedeva, fu quel dono a conquistare l’amicizia di Lancillotto.

Il giorno dopo Lancillotto combatteva dalla parte di Galehaut, pur indossando l’armatura stessa di Galehaut. Galvano tuttavia lo riconobbe come la stessa persona del Cavaliere Nero. Tutti, inclusi Artù e Ginevra, furono angosciati che il Cavaliere Nero avesse cambiato parte, perché l’esercito di Artù stava ora avendo la peggio.

Artù stava affrontando una sconfitta schiacciante e umiliante quando Lancillotto chiese a Galehaut di adempiere la promessa. Per amore del nuovo amico, Galehaut si presentò ad Artù per arrendersi al re sorpreso, e chiese al re di Logres il suo perdono.

Il primo bacio

Artù fu sorpreso e deliziato da questo mutamento di eventi. Accettò con grazia la resa e chiese a Galehaut di cenare con lui. Lancillotto fece promettere a Galehaut di non rivelare il suo nome finché egli non avesse scelto di svelarsi o finché qualcun altro non lo avesse nominato.

Galehaut cenò con Artù e la regina per diverse sere. Quando la corte di Artù apprese che Galehaut si era arreso a causa di un cavaliere, sospettò che fosse opera del Cavaliere Nero per la improvvisa vittoria di Artù. Galvano e il re e la regina volevano conoscere l’identità del Cavaliere Nero, ma Galehaut non sapeva il nome dell’amico.

Galehaut tornò al proprio accampamento la mattina e trovò il compagno in lacrime. Cercò invano di confortare Lancillotto.

Il cuore di Lancillotto si spezzava perché credeva di non poter avere l’amore di Ginevra, poiché ella era sposata. Eppure tutto ciò che aveva compiuto era dovuto al suo amore per la bella regina. Lancillotto non era nemmeno suddito britannico di Artù; era un principe straniero di oltre la Manica. Eppure voleva che Galehaut assecondasse ogni desiderio di Artù.

Galehaut cominciò a sospettare che l’amico fosse innamorato di Ginevra, perché ogni volta che uno di loro menzionava la regina, l’umore di Lancillotto diveniva pensieroso e angosciato.

Ginevra, volendo incontrare il cavaliere che aveva salvato il regno del marito, persuase con insistenza Galehaut a organizzare un incontro tra lei e l’ignoto Cavaliere Nero. Diversi giorni dopo Lancillotto accettò un incontro privato con la regina, da organizzare tramite Galehaut. Non voleva incontrare nessuno che potesse riconoscerlo.

Galehaut dispose che s’incontrassero un tardo pomeriggio. Li lasciò soli perché potessero parlare e si unì a un gruppo di dame che Ginevra aveva portato con sé. Una delle dame era la Dama di Malohaut, che aveva imprigionato Lancillotto. Ella riconobbe con facilità l’ex prigioniero.

Lancillotto fu sopraffatto e imbarazzato in sua presenza. Con la sua insistenza Ginevra scoprì che egli era lo stesso cavaliere apparso in varie guise e che aveva vinto con il proprio valore, ottenuto attraverso grandi imprese d’armi. Man mano che un segreto dopo l’altro era rivelato, Ginevra riconobbe che egli era Lancillotto del Lago.

Ulteriori domande rivelarono che il giovane eroe era innamorato di lei, e che tutto ciò che aveva fatto era per amore di lei, non di Artù. Durante il colloquio Lancillotto riconobbe la Dama di Malohaut; fu turbato perché sapeva che ella lo aveva riconosciuto. Dapprima Ginevra pensò che Lancillotto amasse una delle dame. Quando glielo disse, Lancillotto fu così turbato che la regina temette che stesse per svenire.

Ginevra rivelò tutto ciò di cui avevano parlato, incluso il nome di Lancillotto e il motivo del suo turbamento.

Galehaut scoprì che il sospetto si era rivelato vero. Lungi dall’offendersi per il desiderio dell’amico e dall’andare contro l’insegnamento cristiano che l’adulterio era peccato mortale, Galehaut si mise ad aiutare Lancillotto a conquistare l’amore di Ginevra.

Primo bacio di Lancillotto e Ginevra

Galehaut organizzò il primo bacio di Lancillotto e Ginevra
Illustrazione manoscritta, ca. 1400
Bibliothèque Nationale, Parigi

Galehaut chiese alla regina di ricambiare l’amore dell’amico, e ella accettò di buon grado. Accettò pure di baciare Lancillotto, in segno del suo amore per l’eroe. Galehaut dispose che si baciassero mentre egli bloccava la vista delle dame.

Tuttavia la Dama di Malohaut sapeva che stava accadendo qualcosa e volle farne parte. Sapeva ora che Lancillotto amava la regina. Affrontò la regina, dicendo che avrebbe offerto il suo aiuto con Lancillotto. Ginevra e la Dama di Malohaut divennero buone amiche, e la regina dispose che Galehaut e la nuova compagna divenissero amanti. Ogni giorno organizzavano di nascosto i luoghi in cui Lancillotto e Ginevra potevano baciarsi.

Sia Galehaut sia Artù decisero di tornare ai rispettivi regni. Lancillotto doveva andare con Galehaut, mentre Ginevra tornava a Camelot col marito.

Guerra contro i Sassoni

Lancillotto e Galehaut partirono per il regno di Galehaut, il Sorelois. La Dama del Lago inviò il cugino di Lancillotto, Lionel, a divenire il suo scudiero, finché non fosse pronto per essere adobbato.

La Dama del Lago inviò pure uno scudo a Ginevra. Lo scudo magico raffigurava un cavaliere e una dama che si baciavano, ma era spaccato nel mezzo, impedendo al cavaliere e alla dama di toccarsi davvero. Fu detto alla regina che una volta consumata la relazione con l’amante, lo scudo spaccato sarebbe divenuto intero.

Quando Galvano si fu del tutto ripreso dalle ferite, partì nella stessa ricerca che aveva rimandato (a causa della guerra contro Galehaut) — trovare il Cavaliere Bianco o Rosso (Lancillotto) che era stato ai due precedenti incontri. Ginevra disse a Galvano che avrebbe potuto trovarlo presso Galehaut.

La separazione da Ginevra aveva reso il giovane eroe depresso e pensieroso. Nemmeno Galehaut poteva confortarlo. Dopo alcune settimane Galehaut inviò Lionel come messaggero a Ginevra, cercando qualche notizia che potesse consolare o rallegrare Lancillotto. Ginevra rimandò Lionel da Lancillotto col messaggio di fare tutto ciò che Galvano desiderasse.

Galvano attraversò varie avventure, in cui incontrò un giovane cavaliere di nome Hector e più tardi Lionel. Galvano e Hector arrivarono a Sorelois dove furono sfidati a combattere più volte, incluso contro Lancillotto al castello di Galehaut. L’arrivo di Lionel impedì lo spargimento di sangue tra Lancillotto e Galvano.

Lancillotto fu turbato di aver combattuto con Galvano. Benché volesse ancora tenere segreto il nome, il messaggio della regina gli diceva di fare qualunque cosa Galvano gli chiedesse. Galvano sapeva di aver trovato il cavaliere che cercava. A malincuore Lancillotto rivelò a Galvano il proprio nome. In quel momento giunse la notizia che Sassoni e Irlandesi avevano invaso la Scozia. Artù inviò l’esercito in Scozia a difendere l’impero.

Lancillotto e i compagni si unirono di nascosto all’esercito di Artù. Il giorno del loro arrivo trovarono l’esercito di Artù che assediava la Rupe Sassone, un castello edificato al tempo di Vortigern. Artù era innamorato della strega sassone e la incontrava nella sua camera del castello. Fu catturato dai cavalieri sassoni e imprigionato.

Durante l’assenza di Artù, Lancillotto fece l’amore con Ginevra. Lo scudo dato alla regina divenne intero, il che rese Ginevra molto felice. Ma giunse la notizia che i Sassoni tenevano il re prigioniero.

Una damigella si presentò ai quattro compagni, dicendo di sapere come aiutarli a liberare Artù. Tuttavia li condusse in una trappola in cui Lancillotto, Galvano, Galehaut e Hector furono gettati in prigione.

Solo Lancillotto fu liberato dalla prigione quando perse la ragione. Ferì amici e nemici allo stesso modo. Solo Ginevra poteva calmare il delirio di Lancillotto. La sanità tornò solo quando indossò lo scudo magico dato a Ginevra. Ma nel momento in cui toglieva lo scudo la follia tornava. Solo l’arrivo della Dama del Lago guarì la sua follia.

A quel punto gli uomini di Artù stavano perdendo la feroce battaglia contro Sassoni e Irlandesi. Quando Lancillotto tornò in battaglia, la marea tornò a favore delle forze britanniche. Lancillotto riuscì a tornare al castello e liberò Artù e i compagni dalla prigione. Catturò la strega sassone e la costrinse a far arrendere il suo esercito.

Dopo la battaglia Galvano informò Artù di aver compiuto la ricerca e di aver trovato il Cavaliere Bianco o Rosso. Disse al re che era colui che lo aveva liberato dalla prigione e che il suo nome era Lancillotto. Sopraffatto dalla gioia, Artù cercò invano di persuadere Lancillotto a divenire membro della sua casa e a unirsi alla Tavola Rotonda. Così chiese alla moglie di pregarlo di restare con loro. Lancillotto decise di restare perché la regina glielo aveva chiesto.

Galehaut fu turbato, ma decise di restare con Artù e di divenire pure membro della Tavola Rotonda. Tuttavia non poteva restare a Camelot indefinitamente, poiché aveva un impero da governare.

Due Ginevre

Nel Merlino della Vulgata l’autore diceva che la regina Ginevra aveva una sorellastra pure chiamata Ginevra. Nacquero lo stesso giorno e si assomigliavano in tutto, pur avendo madri diverse. Il re Leodegan di Camelide (Camelerd), loro padre, aveva giaciuto con la moglie del siniscalco. Chiamerò la seconda Ginevra — la Falsa Ginevra.

Mentre Lancillotto soggiornava con l’amico Galehaut a Sorelois, la seconda Ginevra cospirò con Bertholai, un cavaliere di Camelide, per convincere Artù che ella era la vera moglie. La Falsa Ginevra diceva nella lettera che se il re non l’avesse ripresa come moglie, Artù avrebbe dovuto restituirle la Tavola Rotonda.

Regina Ginevra

Regina Ginevra
James Archer
Olio su tela
Peter Nahum Gallery, Londra

L’anello che la Falsa Ginevra aveva era identico a quello della regina. Artù fissò il giorno di Santo Stefano (26 dicembre) per provare quale fosse la vera moglie e quale l’impostora. Venti baroni di Camelide facevano parte della cospirazione.

Un giorno Bertholai catturò Artù nella foresta. Diedero ad Artù un filtro d’amore perché s’innamorasse della Falsa Ginevra. Artù faceva tutto ciò che Bertholai e la Falsa Ginevra dicevano.

Artù dichiarò la vera moglie un’impostora e volle farla giustiziare. Con i baroni di Camelide trovò Ginevra colpevole di tradimento. Poiché aveva portato la corona, doveva morire sul rogo. Ginevra fu spogliata del titolo e del potere di regina, mentre la Falsa Ginevra prese il suo posto come moglie e consorte di Artù.

I cavalieri della Tavola Rotonda, in particolare Galvano, furono sconvolti dall’accusa e dal verdetto. Galvano e i cavalieri si opposero ad Artù e ai cospiratori; avrebbero preferito l’esilio piuttosto che permettere che la regina fosse esiliata o messa a morte.

Giunse la notizia dell’imprigionamento di Ginevra. Lancillotto partì subito a salvare la regina, accompagnato da Galehaut e dal suo esercito.

Quando giunse il giorno in cui Ginevra doveva essere giustiziata, Lancillotto sfidò i baroni di Camelide in prova d’armi. Bertholai dispose che Lancillotto dovesse combattere tre avversari invece di uno. Scelse i tre cavalieri più forti di Camelide per quel duello iniquo. Artù e Galehaut si opposero a tale accordo, ma Lancillotto rifiutò di ritrarsi dal combattimento. Rinunciò all’alleanza con Artù e al seggio alla Tavola Rotonda.

Lancillotto combatté tre cavalieri, uccidendone due e ferendo il terzo. Benché avesse vinto il combattimento, Artù rifiutò di riprendere la vera Ginevra. Era ancora sotto l’incantesimo della Falsa Ginevra. Per risolvere la crisi e proteggere la regina, Galehaut offrì il proprio regno come rifugio sicuro per Ginevra. Così Lancillotto e Ginevra rimasero a Sorelois, dove potevano continuare la relazione senza che Artù la scoprisse.

Quando il papa udì della sorte di Ginevra, avvertì Artù di riprendere la vera moglie o di affrontare un interdetto sul regno per ventuno mesi (una sorta di sospensione dei sacramenti o della messa a una persona o a un intero distretto). Artù rifiutò di abbandonare la Falsa Ginevra. L’interdetto fu imposto subito su Artù.

Dieci mesi dopo, la Falsa Ginevra e Bertholai caddero misteriosamente malati, privati della capacità di muoversi. I due principali cospiratori compresero che Dio li stava punendo per il complotto di rimuovere la vera regina. Per salvare le anime, si pentirono dei peccati e del crimine al cappellano di Artù, Amustans. Confessarono pure ad Artù l’inganno. Artù fece giustiziare la coppia, oppure morirono della malattia: il testo non era chiaro su come morirono.

Quando giunse la notizia della morte dei cospiratori, si seppe pure che Artù desiderava riprendere la moglie. Lancillotto e Ginevra furono felici di quell’esito con i cospiratori, ma rattristati di dover di nuovo separarsi.

Dapprima Ginevra finse di non voler tornare da Artù poiché egli era stato pronto a farla giustiziare. Artù dovette riconciliarsi con Ginevra, Lancillotto e Galehaut. Dovette pregare Lancillotto di riprendere il seggio alla Tavola Rotonda. Una volta riconciliati Artù e Ginevra, la regina diede a Lancillotto un bacio pieno in pubblico per il servizio reso a lei. Considerava Lancillotto il suo campione personale, cosa che Artù approvò di tutto cuore. Lionel, cugino di Lancillotto, fu adobbato cavaliere.

Valle del non ritorno

Una notte, mentre festeggiavano, Lancillotto si godeva una passeggiata notturna nella foresta fuori Londra, insieme ai tre nipoti di Artù: Galvano, Yvain e Galeshin. Un grande cavaliere irruppe nella radura e strappò Galvano sul proprio grande cavallo. I quattro cavalieri erano inermi in quel momento. Benché Galvano opponesse resistenza, era impotente contro il cavaliere gigante. Lancillotto volle inseguire subito il rapitore di Galvano, ma gli altri amici li avvertirono di non avere armatura né armi per affrontare il cavaliere gigante.

Apprendiamo che il rapitore di Galvano era Caradoc (Carados), noto come signore della Torre Dolorosa. Galvano ricevette molte ferite quando le guardie di Caradoc lo picchiarono. La madre di Caradoc accusò Galvano di aver ucciso a tradimento il fratello — Gadras il Nero. La madre di Caradoc era pure una strega e applicò un unguento velenoso sulle ferite, causando a Galvano grande agonia.

Galvano fu poi imprigionato nel carcere infestato di vermi della Torre Dolorosa. Le ferite si infettarono e la salute di Galvano peggiorò dopo pochi giorni. A peggiorare il tormento, i vermi lo mordevano nella cella buia.

C’era una damigella che viveva nella Torre Dolorosa ed era cugina della Dama del Castello Bianco e di Galeshin (nipote di Artù); decise di aiutare Galvano. Caradoc l’aveva pure rapita per la sua grande bellezza. Voleva costringerla a sposarlo. Benché non potesse liberare Galvano, gettò una miscela avvelenata nella cella per uccidere tutti i vermi. La damigella diede pure medicine per guarire le ferite di Galvano. Poi ogni notte inviava di nascosto cibo e acqua pulita a Galvano.

I tre cavalieri partirono subito in ricerca per salvare Galvano. La Dama del Castello Bianco indirizzò Galeshin alla Torre Dolorosa; ella era pure sua cugina. Prima che un cavaliere potesse procedere verso la Torre Dolorosa, doveva attraversare una chiesa e aprire la porta dall’altra parte, mentre bastoni branditi da mani invisibili lo colpivano. Chiunque riuscisse in questa prova sarebbe stato l’eroe che avrebbe salvato Galvano. Galeshin fallì la prova.

Lancillotto e Yvain arrivarono un giorno dopo e furono similmente messi alla prova nella chiesa. Yvain fallì, ma Lancillotto riuscì ad aprire la porta.

Per raggiungere la Torre Dolorosa i cavalieri dovevano attraversare Le Val Sans Retour, cioè la «Valle del non ritorno». La valle apparteneva a Morgana le Fay, sorellastra di re Artù. Morgana un tempo era innamorata di un cugino della regina Ginevra, mentre era dama di compagnia della regina. Ginevra esiliò il cugino per evitare uno scandalo. Questa sembrava la fonte dell’inimicizia di Morgana verso Ginevra.

Morgana lasciò la corte del fratello e giunse in questa valle. La valle era incantata cosicché ogni cavaliere che fosse stato infedele al vero amore non potesse lasciare il dominio di Morgana. Solo un cavaliere fedele al vero amore poteva porre fine all’incantesimo della valle e liberare i cavalieri intrappolati.

Galeshin fu il primo a entrare nella valle e fu catturato. Yvain entrò pure e fu pure intrappolato. Lancillotto entrò nella valle, dove uccise quattro draghi. Poi attraversò l’asse stretto difeso da due cavalieri. Inseguì un altro cavaliere, che fuggì nel padiglione di Morgana. Morgana fu bruscamente svegliata quando cadde dal letto in cui dormiva. Lancillotto tagliò la testa al cavaliere. Si scusò per aver svegliato la Morgana adirata.

Morgana si turbò ancora di più quando apprese che Lancillotto aveva spezzato l’incantesimo della valle. Non ebbe scelta se non liberare tutti i prigionieri, incluso l’amante infedele. Galeshin e Yvain furono liberati.

Morte di Galehaut

Morgana le Fay persuase Lancillotto a restare una notte, per riposare. Mentre Lancillotto dormiva, usò un filtro sull’eroe addormentato e lo portò via magicamente al suo castello. Lancillotto si svegliò e si trovò in prigione. Morgana disse all’eroe che lo avrebbe liberato solo se le avesse dato un riscatto. Voleva l’anello al dito di Lancillotto. Lancillotto rifiutò, perché era un dono di Ginevra. Morgana aveva pure un anello quasi identico a quello che Lancillotto portava. L’unica differenza tra i due anelli erano le incisioni.

Morgana disse all’eroe che sarebbe morto in prigione. Lancillotto le rispose di non importargliene. Morgana gli ricordò che doveva ancora salvare Galvano da Caradoc. Disse all’eroe che gli avrebbe permesso di salvare Galvano solo se avesse promesso di tornare da lei come prigioniero. Lancillotto accettò.

Lancillotto proseguì il viaggio e trovò due corpi che galleggiavano nel fiume. Gli fu detto che l’eroe che avesse rimosso i corpi dall’acqua avrebbe conquistato la Torre Dolorosa. Lancillotto saltò subito in acqua e sollevò i corpi fuori dall’acqua.

Galeshin e Yvain erano arrivati alla Torre Dolorosa prima di Lancillotto. Yvain entrò dalla porta anteriore e fu catturato da dieci cavalieri. Galeshin usò l’altra porta. Sconfisse un cavaliere alla prima porta e due alla seconda. Tuttavia tre cavalieri lo sopraffecero alla terza porta. Yvain e Galeshin furono tenuti in prigione.

Intanto Caradoc udì che Artù guidava i cavalieri a prendere la Torre Dolorosa. Inviò i propri uomini a confrontarsi con Artù e a impedir loro di entrare nel suo dominio.

Lancillotto arrivò poi alla Torre Dolorosa e combatté contro Caradoc. Benché combattessero a lungo e duramente, Lancillotto si dimostrò troppo forte e abile per Caradoc. Realizzando di stare per perdere, Caradoc interruppe il combattimento e corse verso la torre. Sperava di uccidere Galvano prima che Lancillotto potesse liberare l’amico.

Tuttavia la damigella che aveva aiutato Galvano aiutò ora Lancillotto chiudendo e chiudendo a chiave la porta. Lancillotto uccise Caradoc e poi liberò Galvano e gli altri prigionieri.

Lancillotto lasciò poi gli amici, tornando da Morgana come prigioniero. Di nuovo rifiutò di darle l’anello. Mentre Lancillotto dormiva nella cella, Morgana gli sfilò l’anello dal dito, sostituendolo col proprio.

Morgana inviò poi una delle damigelle con l’anello e un messaggio ad Artù e Ginevra. La damigella disse a tutti alla corte di Artù che Lancillotto stava morendo per la ferita e restituiva l’anello a Ginevra, dicendo di aver peccato contro Dio e il re (Artù) per aver amato la regina.

Ginevra rispose di aver amato Lancillotto solo perché l’eroe aveva salvato lei e il marito, e perché Lancillotto aveva pure aiutato Artù a vincere due guerre. Artù credette alla dichiarazione della moglie.

Galehaut, che soggiornava con Artù, decise di trovare Lancillotto insieme a Galvano, Yvain e Lionel.

Dopo essere rimasto con lei per un po’, Morgana fu attratta da Lancillotto e volle sposare il cavaliere. Lancillotto respinse le sue avance; dichiarò che avrebbe preferito morire piuttosto che divenire l’amante di Morgana. Realizzando che Lancillotto era ancora fedele a Ginevra, lo liberò.

Lancillotto tornò a Sorelois, sperando di trovare Galehaut. Fu più che deluso quando trovò l’amico assente; divenne molto depresso. Dopo alcune notti fuggì nei boschi senza armatura né armi. A quanto pare fu spinto alla follia perché mancava Ginevra.

Galehaut trovò lo scudo di Lancillotto, portato da un vavassore. Il vavassore diede lo scudo a Galehaut, dopo che Galehaut fu ferito nel combattimento.

Galehaut tornò al regno con Lionel, solo per scoprire che l’amico aveva perso la ragione e aveva lasciato il regno. Pensando che Lancillotto si fosse ucciso, Galehaut divenne inconsolabile e cadde malato durante il digiuno, morendo dieci giorni dopo. Il regno di Galehaut fu dato al nipote e figlioccio, Galehodin.

Lionel tornò a Camelot con la notizia della scomparsa di Lancillotto e della morte di Galehaut. Altre cattive notizie seguirono quando la corte di re Artù apprese della morte della Dama di Malohaut, compagna di Ginevra.

Creato: 2 aprile 2000

Modificato: 23 maggio 2024