Charrette

Arthurian Legends

Questa sezione del Lancelot si chiamava la Charrette. La Charrette della Vulgata era una rielaborazione del precedente romanzo in versi di Chrétien de Troyes, intitolato Le Chevalier de la charrette («Cavaliere del Carro»; noto pure semplicemente come «Lancillotto»), circa 1175.

Molte scene e vicende della Charrette seguivano il racconto originale di Chrétien. La differenza maggiore tra la Vulgata e la versione di Chrétien era che nella Charrette della Vulgata Lancillotto non era più un cavaliere anonimo. Nella versione di Chrétien non si conosce l’identità dell’eroe finché Lancillotto non combatte Meleagant nel primo duello a Gorre. Inoltre, all’inizio della Charrette, Meleagant spiega di aver rapito Ginevra per la rivalità gelosa con Lancillotto.

Sir Thomas Malory ebbe una propria versione della Charrette. Malory collocò l’episodio della Charrette nel Libro XIX di Le Morte d’Arthur (circa 1469). La differenza maggiore tra Malory e la Vulgata era la cornice temporale. La Vulgata ambientava l’episodio prima della nascita di Galahad e della Ricerca del Graal. La Charrette di Malory si colloca dopo la Ricerca del Graal. Più precisamente, subito prima che Artù scopra l’adulterio di Ginevra e Lancillotto, e l’ostilità tra i clan di Orkney e di Ban (Libro XX).

Cavaliere del Carro

Lancillotto errò per il regno, dimorando nella foresta selvaggia per un anno intero. Quando si trovava nella foresta fuori da Camelot, la Dama del Lago lo trovò a Pasqua e lo guarì.

Alla vigilia della Candelora, Niniane, la Dama del Lago, trovò Lancillotto in Cornovaglia. Lo portò a casa e gli restituì la sanità. A Pasqua Lancillotto aveva recuperato salute e forze. Niniane lo rimandò a Logres. Consigliò al suo protetto di trovarsi nella foresta di Camelot a una certa data.

Il giorno dell’Ascensione Meleagant arrivò vantandosi di aver catturato molta gente di Logres e di non liberarla finché un cavaliere non avesse scortato in salvo Ginevra attraverso la foresta, fuori da Camelot.

Sir Kay, siniscalco di Artù, trasse in inganno Artù facendosi concedere un favore. Kay volle essere scorta e protettore della regina. Aveva l’illusione di poter sconfiggere Meleagant. Artù ebbe poca scelta se non lasciare che Kay scortasse la moglie attraverso la foresta. Non poteva rifiutare senza mancare alla parola. Kay scortò la regina attraverso la foresta e fu attaccato e catturato da Meleagant. Ginevra divenne prigioniera di Meleagant e partirono per il regno di Gorre.

Gawain rimproverò lo zio di aver lasciato andare la moglie con sir Kay. Gawain persuase Artù e gli altri cavalieri della Tavola Rotonda a salvare Ginevra. Gawain e molti cavalieri partirono subito. Gawain andò da solo a salvare la regina.

Lancillotto arrivò sulla scena e attaccò Meleagant e i suoi cavalieri. Sebbene riuscisse a disarcionare Meleagant, i cavalieri del malvagio uccisero il cavallo di Lancillotto. Meleagant fuggì coi prigionieri. Gawain arrivò e vide Lancillotto, ma non riconobbe l’amico a causa della nuova armatura. Gawain trovò il cavallo di sir Kay.

Prendendo il cavallo di sir Kay, Lancillotto si mise all’inseguimento di Meleagant. Raggiunse di nuovo Meleagant. Di nuovo gli uomini di Meleagant uccisero il cavallo di Lancillotto e si allontanarono coi prigionieri. Lancillotto decise di seguire Meleagant a piedi. (Secondo Chrétien, Lancillotto aveva stancato a morte entrambi i cavalli inseguendo i nemici.)

Lancillotto incontrò allora un nano che guidava un carro. Il nano avrebbe acconsentito a condurre l’eroe da Meleagant solo se questi fosse salito sul carro con lui. Lancillotto esitò prima di salire.

Gawain raggiunse Lancillotto e restò sorpreso di vederlo salire sul carro, perché in quei giorni il carro era di norma la gogna per i criminali. Solo un cavaliere disonorato sarebbe stato costretto a salire su un carro: un cavaliere colpevole di tradimento, omicidio o altro delitto. Una folla avrebbe deriso e tenuto in disprezzo un cavaliere che non avesse commesso crimini né fosse ferito, se lo avesse trovato sul carro.

Quando Gawain chiese al nano se avesse visto la regina, gli fu pure chiesto di salire sul carro con l’altro cavaliere se voleva trovare la regina. Gawain rifiutò, ma disse che avrebbe seguito il carro sul proprio destriero.

Giunsero in città e i cittadini derisero il cavaliere sul carro. Sebbene entrambi i cavalieri ricevettero alloggio in un ostello da una damigella e dalla sorella, ella trattò Gawain con grande rispetto, ma tenne in disprezzo l’altro cavaliere, poiché Lancillotto era salito sul carro.

Al mattino videro che la regina era passata per la città col rapitore. Solo allora Gawain riconobbe l’amico. La damigella diede al cavaliere senza nome un cavallo per compensare la sua scortesia. I due cavalieri partirono subito all’inseguimento della regina.


Incontrarono una damigella nel bosco, che sapeva dove Meleagant portava la regina. Promise di guidarli, a patto che facessero qualcosa per lei in futuro. Disse loro l’identità del rapitore e che portava la regina nel regno di Gorre, appartenente al padre di Meleagant, re Baudemagus. Baudemagus era stato uno dei vassalli di Galehaut nella guerra contro Artù (vedi Galehaut). Due strade potevano portare a Gorre. Li condusse a un bivio. Una via portava al Ponte Sottomarino e l’altra, più pericolosa, al Ponte della Spada. Gawain scelse il Ponte Sottomarino, mentre Lancillotto partì per il Ponte della Spada.

La storia seguì allora la stessa linea dell’opera di Chrétien in diversi punti. Lancillotto non riconobbe la sorella della damigella quando gli offrì alloggio nella foresta. La damigella mise alla prova coraggio e cavalleria di Lancillotto cercando di sedurre l’eroe.

Lancillotto promise di scortare la damigella e trovò il pettine di Ginevra. Diede il pettine alla damigella ma tenne un solo capello sotto la camicia (penso che mi venga da star male).

Lancillotto difese pure la fanciulla da un pretendente indesiderato prima di giungere a un monastero. Un monaco gli disse che solo un cavaliere era destinato a sollevare la lastra di pietra dalla tomba e a leggere l’iscrizione all’interno. Lancillotto sollevò facilmente la lastra e lesse l’iscrizione. La tomba apparteneva a Galahad, primo re cristiano di Hoselice (Galles) e figlio di Giuseppe d’Arimatea.

La parte seguente sulla tomba di Simeone non si trova nella Charrette di Chrétien. I monaci restarono meravigliati dalla forza di Lancillotto e condussero l’eroe alla grotta della tomba di Simeone. Simeone era cugino di Galahad di Hoselice. Lancillotto entrò nella grotta e vide una tomba circondata da un anello di fuoco.

Avvicinandosi alla tomba, Lancillotto udì una voce che lo avvertiva di stare lontano dal fuoco, perché non era l’eroe destinato a vincere in questa avventura. Lo spirito di Simeone preannunciò che solo il Buon Cavaliere (Galahad) sarebbe riuscito a passare attraverso il fuoco e a liberarlo (Simeone) dal tormento. Simeone informò pure Lancillotto che il vero nome dell’eroe era Galahad, e che sarebbe stato suo figlio (Galahad) a sedere sulla Sedia Perigliosa e a vincere la ricerca del Santo Graal. Simeone gli disse pure che la madre (Elena o Elaine) era ancora viva e viveva come monaca nel Royal Minster, in Gallia (Francia).

L’eroe proseguì il viaggio finché giunse al Ponte della Spada, dove i due nuovi compagni non volevano che sacrificasse la vita nel tentativo di attraversarlo. Il ponte era infatti come una spada affilata. Sotto c’era acqua nera e vorticosa, e dall’altra parte del ponte c’erano due leoni enormi. Oltre il ponte si scorgeva il castello dove era prigioniera la regina.

L’eroe era determinato ad attraversare, ma decise di non indossare guanti d’arme né scarpe di ferro, per proteggere mani e piedi. Lo fece per afferrare meglio la spada, così da non cadere nell’acqua (dove di certo sarebbe annegato). Attraversò in salvo dall’altra parte, con profonde ferite a mani, piedi e ginocchia. Invece di essere attaccato subito dai leoni, trovò che le bestie terribili erano scomparse. Capì che i leoni erano solo illusioni per spaventare gli intrusi.

Informazioni correlate

Fonti

Lancelot (Ciclo della Vulgata)

Le Chevalier à la charrette («Cavaliere del Carro» o «Lancillotto»).

Le Morte d’Arthur di Thomas Malory (Libro XIX)

Contenuti

Cavaliere del Carro
Meleagant
Argodras il Rosso

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Meleagant

Alla torre, re Baudemagus e il figlio Meleagant osservarono il cavaliere che attraversava il Ponte della Spada. Il padre ammirò coraggio e determinazione del cavaliere nel salvare la regina, mentre il figlio non nutriva che disprezzo per l’eroe. Baudemagus cercò invano di persuadere il figlio a restituire la regina all’eroe senza combattere. Meleagant era determinato a uccidere il nuovo arrivato, per dimostrare che nessun cavaliere era migliore dello straniero. Il padre era altrettanto determinato a dare il benvenuto all’eroe e a offrirgli consiglio.

Si apprese che il re di Gorre aveva protetto la regina dalla lussuria del figlio. Il re era stato contrario al rapimento della regina e di molta gente di Logres, ma era impotente a lasciarli uscire dal paese.

Baudemagus accolse il nuovo cavaliere, cercando di fare pace tra l’eroe e il figlio, senza successo. Riuscì solo a rinviare il combattimento di un giorno, a causa delle mani e dei piedi feriti dell’eroe.

Nel duello l’eroe fu dapprima gravemente indebolito dalle ferite a mani e piedi. Tuttavia la regina osservava il combattimento dalla torre con Baudemagus. Solo allora fu rivelato il nome del cavaliere del carro: si chiamava Lancillotto del Lago. Con rinnovata forza al solo sguardo della regina, sconfisse Meleagant.

Lancillotto udì il re chiedere a Ginevra di risparmiare la vita del figlio. La regina acconsentì, poiché Baudemagus l’aveva protetta dal proprio figlio. Lancillotto smise immediatamente di combattere. Meleagant ebbe vergogna che il padre implorasse per la sua vita. Rifiutò di ammettere la sconfitta. Convennero di proseguire il combattimento un anno dopo, alla corte di Artù. La regina e la sua gente poterono partire.

Dapprima la regina rifiutò di parlare all’amante. Lancillotto ne fu angosciato e andò a cercare Gawain. Incontrò alcuni cavalieri di Gorre che non sapevano della sconfitta di Meleagant e andarono ad arrestarlo. Baudemagus e Ginevra credettero che Lancillotto fosse morto. Entrambi furono sconvolti. Ginevra incolpò se stessa della morte dell’amante. Lancillotto ebbe notizia che la regina era morta. Tentò di impiccarsi, ma la gente glielo impedì. Pochi giorni dopo seppe che la notizia era falsa.

Lancillotto tornò al castello di Baudemagus. La regina e Lancillotto si riconciliarono. Quella notte Lancillotto andò nella sua camera. Per entrare dalla finestra dovette strappare le sbarre, ma si tagliò un dito. Lancillotto e la regina passarono la notte insieme. Quando se ne andò, il dito di Lancillotto aveva sanguinato sulle lenzuola.

Meleagant scoprì le lenzuola insanguinate e accusò la regina di aver passato la notte con sir Kay. Kay, le cui ferite non erano guarite, dormiva nella stanza accanto. Meleagant accusò la regina di adulterio.

Kay era ferito e troppo debole per difendersi in combattimento. Ginevra mandò di nascosto un messaggio a Lancillotto sulla sua sventura. Lancillotto sfidò le accuse di Meleagant contro la regina e sir Kay.

Dovevano combattere di nuovo, ma Baudemagus riuscì a persuadere la regina a porre fine al combattimento. Lancillotto era determinato a ripartire per trovare sir Gawain al Ponte Sottomarino. Ma prima che lui e i compagni potessero raggiungere il ponte, incontrò un nano. Il nano lo convinse a seguirlo, lasciando i compagni. I compagni di Lancillotto furono angosciati quando seppero che era stato teso un’imboscata e tenuto prigioniero. Continuarono verso il ponte e salvarono Gawain dall’annegamento.

Dissero a Gawain che Lancillotto aveva già liberato la regina, ma un nano aveva rapito Lancillotto. Portarono Gawain al castello. Ginevra era sconvolta che l’amante fosse stato catturato, ma non ebbe scelta se non lasciare Gorre con la sua gente e tornare dal marito a Logres. Baudemagus promise di cercare e salvare Lancillotto. Tuttavia arrivò una lettera di Lancillotto che diceva di essere tornato a Camelot.

Tornando a Camelot, Gawain capì che Lancillotto non era affatto tornato e che la lettera era falsa. Settimane dopo si doveva tenere un torneo a cui avrebbe assistito la regina Ginevra.

Lancillotto seppe del torneo e era piuttosto abbattuto perché era tenuto in prigione dal siniscalco di Meleagant. La moglie del siniscalco cercò di confortarlo e gli diede il permesso di partecipare al torneo a condizione che tornasse in prigione dopo. Lancillotto promise alla moglie del siniscalco di tornare.

Gli furono dati l’armatura rossa, le armi e il destriero del siniscalco. Il primo giorno del torneo fece così bene che Ginevra pensò potesse essere l’amante venuto in incognito. Mandò un messaggio a Lancillotto, ordinando al campione di fare peggio. Lancillotto cominciò subito a combattere male. La regina capì che era l’amante nell’armatura rossa. Il giorno dopo gli ordinò di combattere di nuovo male, prima di ordinargli di dare il meglio. Quel giorno sconfisse tutti gli avversari.

Poi Lancillotto tornò in prigione. Meleagant si adirò quando seppe che gli era stato permesso di uscire, nonostante l’eroe fosse tornato come promesso. Meleagant era determinato a che Lancillotto non potesse mai più lasciare la prigione.

Fece costruire una nuova torre su un’isola remota in un braccio di mare. Raramente qualcuno percorreva quella parte remota di Gorre. La torre fu costruita in due mesi. Lancillotto fu imprigionato nel nuovo carcere. Questa volta Meleagant fece murare la porta, così che non potesse mai uscire. C’era solo una piccola finestra, per fargli ricevere una misera quantità di pane raffermo e acqua stagnante.

Quando si avvicinò l’ora del combattimento convenuto tra Lancillotto e Meleagant, il malvagio cavaliere arrivò a Camelot. Disse alla corte di non vedere Lancillotto. Sfida la corte del re: Lancillotto doveva affrontarlo all’appuntamento successivo, un anno dopo. Gawain promise di affrontare Meleagant, come secondo di Lancillotto, se questi non si fosse presentato al prossimo appuntamento.

Meleagant tornò a casa e disse al padre che Lancillotto non era a Camelot per affrontarlo, vantandosi che non lo avrebbe affrontato perché era un codardo. Baudemagus rimproverò il figlio, dicendo che solo uno sciocco si vanta della propria superiorità. Ciò adirò Meleagant ancor di più.

Una delle figlie di Baudemagus, udendo la conversazione, capì che Lancillotto doveva essere trattenuto da qualche parte a Gorre. Partì immediatamente a cercarlo. Per alcuni mesi percorse Gorre senza trovare nessuno che sapesse dove fosse l’eroe.

Infine la dama giunse a una torre che non aveva mai visto. Restò sorpresa di non trovare porta e si convinse che Meleagant vi teneva rinchiuso Lancillotto. Trovò Lancillotto gravemente indebolito e con la salute deteriorata per la mancanza di cibo adeguato e per l’acqua contaminata.

La figlia di Baudemagus rivelò la propria identità a Lancillotto. Gli disse di essere la damigella che aveva indicato a lui e a Gawain i due ponti pericolosi, e pure quella che gli aveva chiesto di castigare il cavaliere arrogante che aveva insultato l’eroe per essere salito sul carro. Era venuta a salvarlo. Trovò un piccone, che diede a Lancillotto per sfondare il carcere.

La figlia di Baudemagus portò l’eroe al suo castello, dove lo curò. Quando fu di nuovo sano e forte dopo mesi di riposo ed esercizi, fu tempo di partire. In segno di gratitudine Lancillotto promise di difendere i suoi diritti e la sua vita se ne avesse mai avuto bisogno.

Per un colpo di fortuna, Lancillotto arrivò più o meno nello stesso momento di Meleagant. Meleagant stava dicendo che, poiché Lancillotto non era giunto all’ora convenuta, sfidava Gawain a combattere. Gawain era già pienamente armato e montato quando arrivò Lancillotto.

Lancillotto insistette di combattere con Meleagant, perché il malvagio lo aveva maltrattato in prigione. Avvertì Meleagant che questa volta non lo avrebbe risparmiato. A malincuore Gawain diede all’amico tutta l’armatura e le armi.

Montato su un cavallo forte e veloce di Gawain, Lancillotto giostrò col mortale nemico. Poiché erano pari con le lance, si disarcionarono a vicenda. Balzarono in piedi e si attaccarono con le spade. Dopo un lungo e feroce combattimento, Lancillotto prese il sopravvento.

Prima recise la mano destra di Meleagant, poi gli aprì il ventre con un colpo profondo. Poi frantumò l’elmo, così che il nemico non potesse nemmeno implorare mercé. Poi strappò l’elmo dalla testa del nemico e gli staccò la testa. La storia si chiude con Lancillotto che si è pienamente vendicato del maltrattamento subito per mano di Meleagant.

Informazioni correlate

Argodras il Rosso

Artù e la corte celebrarono la vittoria di Lancillotto su Meleagant con un banchetto. Artù e la corte temevano pure di dover dire a Lancillotto della morte di Galehaut. Lancillotto non sapeva della morte dell’amico e nessuno lo informò al ritorno.

Nonostante avesse sconfitto Meleagant lealmente, fu ulteriormente turbato da un cavaliere rosso, cugino di Meleagant. Il cavaliere rosso accusò Lancillotto di aver ucciso Meleagant a tradimento, quando l’eroe aveva rifiutato di risparmiare il nemico. Lancillotto confutò l’accusa e accettò un duello alla corte di Baudemagus nella festa di Maria Maddalena.

Durante il viaggio verso il regno di Baudemagus, trovò quattro guardie intorno a una bara. Con grande dolore, Lancillotto scoprì che era la bara di Galehaut. Avrebbe probabilmente ucciso se stesso di dolore, ma arrivò una delle damigelle della Dama del Lago e ordinò all’eroe di portare il corpo a Guardia Dolorosa, dove l’amico potesse essere sepolto. Perché Guardia Dolorosa? Perché Lancillotto potesse essere sepolto con l’amico alla propria morte.

I cavalieri che custodivano la bara rifiutarono di far muovere la bara dalla chiesa. Così Lancillotto combatté e uccise tre cavalieri. Risparmiò il quarto a condizione che portasse il corpo di Galehaut alla tomba a Guardia Dolorosa.

Così Lancillotto viaggiò con la bara, dirigendosi prima verso il regno di Baudemagus. Al castello di Floego vide che la gente stava per bruciare la sorella di Meleagant per tradimento. Un cavaliere l’accusava di aver liberato Lancillotto dalla prigione di Meleagant e la corte l’aveva trovata colpevole. Riconoscendo la damigella, l’eroe decise di difenderla.

L’accusatore non era all’altezza di Lancillotto. Lancillotto lo disarcionò, lo stordì con la spada, poi lo gettò nel fuoco destinato alla sorella di Meleagant.

La gente consegnò la sorella di Meleagant a Lancillotto, che la scortò alla residenza al castello di Galefort. Là Lancillotto scoprì che l’accusatore era il fratello del cavaliere rosso che lo aveva sfidato. Il cavaliere rosso si chiamava sir Argodras. Apprese pure che Baudemagus non sapeva ancora della morte del figlio (Meleagant).

Lancillotto restò a Galefort per la notte prima di proseguire, e ebbe una piccola avventura. Godette dell’ospitalità nella tenda di un altro cavaliere. Si era disarmato entrando. Un altro cavaliere in armatura rossa entrò nella tenda e rapì lo scudiero dell’ospite. I due cavalieri erano nemici. Il cavaliere rosso rubò l’armatura e il cavallo di Lancillotto.

Lancillotto inseguì il cavaliere rosso a piedi e incontrò un cavaliere nero. Chiese se potesse prendere in prestito l’armatura. Il cavaliere nero accettò a condizione che Lancillotto gliela restituisse quando il cavaliere nero la chiedesse in futuro. Così Lancillotto indossò l’armatura del cavaliere nero, prese il cavallo e proseguì l’inseguimento. Sconfisse il cavaliere rosso e i suoi compagni, ma strinse amicizia col cavaliere rosso, di nome Arramant, che non aveva riconosciuto mentre combattevano. (Lancillotto avrebbe poi incontrato il Cavaliere Nero in Gawain a Corbenic.)

Lancillotto andò poi a Windesant, dove Baudemagus teneva corte. Baudemagus non riconobbe Lancillotto, perché l’eroe indossava un’armatura e uno scudo diversi. Né l’eroe voleva essere riconosciuto ed essere colui che dicesse al re, che gli era caro, di aver ucciso Meleagant in combattimento.

Lancillotto affrontò l’accusatore, pronto a difendersi dalle accuse di Argodras. Entrambi i cavalieri si dimostrarono eccellenti, ma col proseguire del combattimento Lancillotto si mostrò superiore. Uccise Argodras senza dargli tempo di implorare mercé.

Sebbene Lancillotto rifiutasse di dare il nome, Baudemagus sospettava già chi fosse, e che il figlio fosse morto. Chiese all’eroe di togliere l’elmo. Riconobbe immediatamente Lancillotto e lo abbracciò come un amico o un figlio. Lancillotto era restio a dire al re di aver ucciso il figlio, e Baudemagus non voleva sentirlo dalle labbra di Lancillotto, altrimenti avrebbe potuto odiarlo. Così Baudemagus gli chiese il favore di mandare qualcun altro a portargli la notizia tre giorni dopo la partenza di Lancillotto.

Lancillotto restò con Baudemagus per la notte, prima di partire per Guardia Dolorosa. Una fanciulla chiese all’eroe se potesse accompagnarlo a Guardia Dolorosa come scorta e protettore, e Lancillotto accettò.

A mezzogiorno un cavaliere disdicevole cercò di baciare a forza la fanciulla sotto la protezione di Lancillotto. Dopo averlo provocato, combatterono e l’eroe sconfisse il cavaliere. Lancillotto lo risparmiò; in cambio Patrides del Cerchio d’Oro doveva informare Baudemagus che Lancillotto aveva ucciso Meleagant in combattimento. Lancillotto ebbe notizia dell’avventura del cugino (sir Bors) da Patrides.

Lancillotto e la fanciulla proseguirono mentre Patrides eseguiva il compito. Qualche giorno dopo Patrides raccontò a re Baudemagus della morte del figlio per mano di Lancillotto. Baudemagus pianse Meleagant. Scoprì che il figlio era sepolto al Castello delle Quattro Pietre.

Lancillotto arrivò a Guardia Dolorosa, dove fece seppellire il corpo di Galehaut in una tomba sotto l’altare di un’ex moschea, ormai diventata chiesa.

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Creato: 2 aprile 2000

Modificato: 24 maggio 2024