Tesmoforiazuse
(Commedia, greca, 411 a.C., 1.231 versi)
Introduzione
Le Tesmoforiazuse (letteralmente «Le donne che celebrano le Tesmoforie», a volte anche Il poeta e le donne) è una commedia del drammaturgo greco antico Aristofane, messa in scena per la prima volta nel 411 a.C. (lo stesso anno della Lisistrata), probabilmente alle Dionisie cittadine. È considerata una delle parodie più brillanti di Aristofane sulla società ateniese e, come la Lisistrata, si concentra sul ruolo sovversivo delle donne in una società dominata dagli uomini. La trama generale segue la citazione in giudizio del grande drammaturgo Euripide da parte delle donne di Atene per la rappresentazione misogina delle donne nelle sue opere.
Sinossi
Dramatis personae
- EURIPIDE
- MNESILOCO, suocero di Euripide
- AGATONE
- SERVO DI AGATONE
- ARALDO
- DONNE
- CLISTENE
- UN MAGISTRATO
- UN POLIZIOTTO SCITA
Il drammaturgo Euripide si lamenta con il suocero anziano Mnesiloco di essere stato convocato a processo e giudizio dalle donne di Atene per aver rappresentato le donne nelle sue opere come folli, omicide e sessualmente depravate, e teme che le donne lo uccidano. Esse intendono usare la festa delle Tesmoforie (celebrazione annuale di fertilità riservata alle sole donne, dedicata a Demetra e Persefone) come occasione per discutere una vendetta adeguata.
Euripide chiede a un collega tragediografo, il poeta effeminato Agatone, di andare alla festa per spiare per lui e per fargli da avvocato. Agatone, però, crede che le donne di Atene possano essere gelose di lui e rifiuta di partecipare per paura di essere scoperto. Mnesiloco si offre di andare al posto di Agatone; Euripide lo rade, lo veste da donna (con abiti presi in prestito da Agatone) e lo manda al Tesmoforion.
Alla festa le donne conducono un’assemblea democratica disciplinata e organizzata, con funzionari nominati e registri e procedure attentamente mantenuti. In cima all’ordine del giorno di quel giorno c’è Euripide, e due donne riassumono le lamentele: Micca (che si lamenta che Euripide abbia insegnato agli uomini a non fidarsi delle donne, rendendo più difficile alle donne aiutarsi con le scorte di casa) e una venditrice di mirto (che si lamenta che le sue opere promuovano l’ateismo, rendendo più difficile vendere le corone di mirto).
Il Mnesiloco travestito prende allora la parola, dichiarando che il comportamento delle donne è in realtà assai peggiore di quanto Euripide l’abbia rappresentato, e recita nei minimi dettagli i propri (immaginari) peccati da donna sposata, compreso un incontro sessuale con un amante che coinvolge un alloro e una statua di Apollo. L’assemblea è indignata e, quando l’«ambasciatore» ateniese delle donne (Clistene, un omosessuale notoriamente effeminato) porta la notizia allarmante che un uomo travestito da donna le spia per conto di Euripide, il sospetto cade subito su Mnesiloco, unico membro del gruppo che nessuno sa identificare. Gli tolgono i vestiti e scoprono che è davvero un uomo.
In una parodia di una famosa scena della perduta Telefo di Euripide, Mnesiloco fugge in asilo all’altare, afferra il bambino di Micca e minaccia di ucciderlo se le donne non lo liberano. Il «bambino» di Micca risulta essere un otre di vino vestito da neonato, ma Mnesiloco continua a minacciarlo con un coltello e Micca (devota beona) implora che lo rilasci. L’assemblea non negozia con Mnesiloco, che pugnala comunque il «bambino» mentre Micca cerca disperatamente di raccoglierne sangue e vino in una padella.
Nel frattempo le autorità maschili sono state avvisate della presenza illegale di un uomo a una festa riservata alle donne, e Mnesiloco è arrestato e legato a una tavola dalle autorità. Euripide, in vari tentativi farseschi di liberare Mnesiloco basati su scene delle proprie tragedie recenti, viene prima travestito da Menelao (dalla Elena), a cui Mnesiloco risponde interpretando Elena, poi da Eco e da Perseo (dalla perduta Andromeda), ruolo in cui si lancia eroicamente sul palco come un deus ex machina su una gru teatrale, mentre Mnesiloco interpreta Andromeda.
Quando tutti questi schemi folli falliscono inevitabilmente, Euripide decide di apparire come se stesso e negozia rapidamente una pace con il Coro delle donne, assicurandosene la collaborazione con la semplice promessa di non insultarle nelle opere future. Mnesiloco, ancora prigioniero dello stato ateniese, è infine liberato da Euripide travestito da vecchia accompagnata da una ballerina che suona il flauto (i cui fascini allontanano la guardia), e con l’aiuto del Coro.
Analisi
Le Tesmoforiazuse sono notevoli per l’inversione degli stereotipi sessuali: gli uomini ridicoli si vestono da donne e le donne sono organizzate e dignitose (fino alla propria versione dell’assemblea democratica ateniese). La commedia mostra come poeti tragici e comici nell’Atene classica tendano a rafforzare gli stereotipi sessuali, anche quando sembrano dimostrare empatia per la condizione femminile, e come le donne nella letteratura classica siano tipicamente considerate creature irrazionali da proteggere da se stesse e dagli altri.
Le inversioni di ruolo sessuale possono anche leggersi in chiave politica più ampia. Il confronto tra l’ethos guerriero delle generazioni più anziane e l’intellettualismo effeminato dei più giovani è un dibattito che ricorre in varie forme nelle commedie di Aristofane (per esempio è trattato in dettaglio nelle Rane, dove l’ethos guerriero di Eschilo è contrapposto alle sottigliezze intellettuali e filosofiche di Euripide). Nelle Tesmoforiazuse il Coro delle donne osserva come le donne abbiano preservato la loro eredità (rappresentata dalla spola, dal cesto di lana e dall’ombrellino), mentre gli uomini hanno quasi perso lance e scudi.
Sebbene quasi non si menzioni direttamente la guerra del Peloponneso — la stupidità della guerra con Sparta, i motivi criminali dietro di essa e il desiderio di pace sono temi maggiori in diverse commedie precedenti di Aristofane — la pace che Euripide negozia con facilità con le donne alla fine (dopo che tutti i suoi schemi combativi sono falliti) può leggersi come messaggio pro-pace.
Oltre ai soliti bersagli politici dell’arguzia di Aristofane, varie tradizioni letterarie, mode e poeti sono particolarmente oggetto di commento e parodia nelle Tesmoforiazuse. Il rivale teatrale Euripide è chiaramente il bersaglio principale, ma anche diversi contemporanei ricevono menzioni denigratorie, tra cui Agatone, Frinico, Ibico, Anacreonte, Alceo, Filocle, Xenocle e Teognide.
L’apparizione di Mnesiloco in abiti femminili, l’esame della persona per scoprirne il vero sesso e i tentativi di difendersi offrono ottime occasioni per il più ampio umorismo aristofaneo. Ma la seconda parte della commedia, dove si burlescano pezzi di Euripide, sarebbe stata particolarmente divertente per il pubblico ateniese esperto, familiare con ogni pezzo e quasi ogni verso parodiato, e gli attori sarebbero stati allenati a imitare ogni trucco e manierismo di aspetto e dizione degli attori tragici che originariamente interpretavano le parti.
Nelle Tesmoforiazuse Aristofane continua il graduale allontanamento dalle convenzioni piuttosto restrittive della Commedia antica a favore di un approccio più semplice, tendenza destinata a compiersi nella Commedia nuova di Menandro. Per esempio, la parodo (ingresso iniziale del Coro) è insolitamente quieta; c’è una sola breve parabasi, in cui il Coro non esce mai dal personaggio; e non c’è un vero agone convenzionale (e il dibattito che c’è non produce la tradizionale vittoria del protagonista, ma è seguito da una seconda discussione accesa in lunghi versi giambici).
La tensione della commedia si mantiene quasi fino alla fine, quando Euripide negozia la pace e Mnesiloco è liberato, a differenza della tradizione della Commedia antica in cui la tensione drammatica si scioglie piuttosto presto con la vittoria del protagonista nell’agone. Inoltre Euripide e Mnesiloco sono troppo impegnati a fuggire per avere tempo di un vero esodo tradizionale della Commedia antica (una battuta che non sarebbe sfuggita al pubblico originale).
Risorse
- Traduzione inglese (Internet Classics Archive): https://classics.mit.edu/Aristophanes/thesmoph.html
- Versione greca con traduzione parola per parola (Progetto Perseus): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text.jsp?doc=Perseus:text:1999.01.0041














