La pace

Classical

(Commedia, greca, 421 a.C., 1.357 versi)

Introduzione

«La pace» (gr. «Eirene») è una commedia del drammaturgo greco antico Aristofane. Vinse il secondo premio alle Dionisie cittadine dove fu messa in scena poco prima della ratifica della Pace di Nicia nel 421 a.C., che prometteva (ma, alla fine, fallì) di porre fine alla guerra del Peloponneso ormai decennale.

Racconta la storia di Trygeo, un ateniese di mezza età che si assume il compito di liberare la figura allegorica della Pace e così porre fine alla guerra del Peloponneso. Così guadagna la gratitudine dei contadini mentre rovina vari mercanti che avevano tratto profitto dalle ostilità, e celebra il trionfo sposando Mietitura, compagna di Pace e Festa.

Sinossi

Dramatis personae

  • TRYGEO
  • DUE SERVI DI TRYGEO
  • FIGLIE DI TRYGEO
  • ERMES
  • GUERRA
  • TUMULTO
  • IEROCLE, un indovino
  • UN ARMAIOLO
  • UN FALCEMAIO
  • UN CRESTIERE
  • FIGLIO DI LAMACO
  • FIGLIO DI CLEONIMO
  • CORO DI CONTADINI
Statua di Eirene (Pace)

Statua di Eirene (Pace)

Due schiavi di Trygeo sono introdotti, fuori da una casa ordinaria ad Atene, che impastano quelli che sembrano pezzi di pasta insolitamente grandi. Presto apprendiamo che non è pasta affatto ma escrementi (di varie fonti) che devono essere dati in pasto al gigantesco coleottero dello sterco con cui il loro padrone intende volare a un’udienza privata con gli dèi. Trygeo stesso appare poi sopra la casa sul dorso del coleottero, librandosi in modo allarmante instabile, mentre i suoi schiavi, vicini e figli lo pregano di tornare a terra.

Spiega che la sua missione è ragionare con gli dèi sulla guerra del Peloponneso e, se necessario, processarli per tradimento contro la Grecia, e si lancia verso i cieli. Arrivato alla casa degli dèi, Trygeo scopre che solo Ermes è a casa: gli altri dèi hanno fatto le valigie e se ne sono andati in un rifugio remoto dove sperano di non essere più turbati dalla guerra o dalle preghiere dell’umanità. Ermes stesso è lì solo per gli ultimi preparativi per il nuovo occupante della casa, Guerra, che si è già trasferito. La Pace, gli dicono, è imprigionata in una caverna vicina.

Guerra entra poi in scena, portando un mortaio gigantesco in cui intende continuare a macinare i greci in pasta, ma si lamenta di non avere più un pestello da usare con il mortaio, poiché i suoi vecchi pestelli, Cleone e Brasida (i capi delle fazioni pro-guerra ad Atene e Sparta rispettivamente) sono entrambi morti, periti di recente in battaglia.

Mentre Guerra va a cercare un nuovo pestello, Trygeo chiama i greci ovunque a venire ad aiutarlo a liberare la Pace finché c’è tempo. Un Coro di greci eccitati di varie città-stato arriva, danzando freneticamente. Si mettono al lavoro a tirare i massi dalla bocca della caverna, insieme a un Coro di contadini, e alla fine emergono la bella Pace e le sue leggiadre compagne, Festa e Mietitura. Ermes spiega che sarebbe stata liberata molto prima, se non fosse che l’assemblea ateniese continuava a votare contro.

Trygeo si scusa con la Pace a nome dei suoi compatrioti e la aggiorna sugli ultimi pettegolezzi teatrali di Atene. La lascia a godersi la libertà mentre riparte per Atene, portando con sé Mietitura e Festa (Mietitura per essere sua moglie), mentre il Coro loda l’autore per l’originalità come drammaturgo, per la coraggiosa opposizione a mostri come Cleone e per il carattere geniale.

Opliti che combattono su un vaso greco

Opliti che combattono su un vaso greco

Trygeo torna in scena, dichiarando che il pubblico sembrava un branco di furfanti visto dai cieli, e che sembrano ancora peggio da vicino. Manda Mietitura in casa a preparare le nozze e consegna Festa ai leader ateniesi seduti in prima fila. Poi prepara un servizio religioso in onore della Pace. L’odore dell’agnello sacrificale arrostito attira presto un venditore di oracoli, che si aggira in cerca di un pasto gratis, ma è presto cacciato. Mentre Trygeo si unisce a Mietitura in casa per preparare le nozze, il Coro loda la vita rurale idilliaca in tempo di pace, sebbene ricordi pure amaramente quanto diverse fossero le cose solo di recente, in tempo di guerra.

Trygeo torna in scena, vestito per le feste nuziali, e iniziano ad arrivare mercanti e commercianti locali. Il falcemai e il fabbricante di orci, i cui affari fioriscono di nuovo ora che la pace è tornata, presentano a Trygeo regali di nozze. Altri, tuttavia, non se la passano così bene con la nuova pace e Trygeo offre suggerimenti ad alcuni di loro su cosa fare della merce (p.es. le creste degli elmi possono servire da spolverini, le lance come sostegni per le viti, le corazze come orinali, le trombe come bilance per pesare i fichi e gli elmi come recipienti per emetici ed enemas egizi).

Uno dei figli degli ospiti inizia a recitare il canto epico di guerra di Omero, ma Trygeo lo manda via subito. Annuncia l’inizio del banchetto nuziale e apre la casa alle celebrazioni.

Analisi

Illustrazione della guerra del Peloponneso

Illustrazione della guerra del Peloponneso

La commedia fu messa in scena per la prima volta al concorso drammatico delle Dionisie cittadine ad Atene, pochi giorni prima della ratifica della Pace di Nicia nel 421 a.C., che prometteva di porre fine alla guerra del Peloponneso ormai decennale (sebbene alla fine la pace durasse solo circa sei anni, anche quelli segnati da scaramucce costanti dentro e intorno al Peloponneso, e la guerra alla fine si trascinò fino al 404 a.C.). L’opera è notevole per l’ottimismo e l’allegra anticipazione della pace e per la celebrazione del ritorno a una vita rurale idilliaca.

Tuttavia suona pure una nota di cautela e amarezza nel ricordo delle opportunità perdute, e il finale non è felice per tutti. La gioiosa celebrazione della pace da parte del Coro è tinteggiata di riflessioni amare sugli errori dei leader passati, e Trygeo esprime ansiosi timori per il futuro della pace poiché gli eventi sono ancora soggetti a cattiva leadership. La recitazione dei versi militaristici di Omero da parte del figlio di Lamaco verso la fine della commedia è un’indicazione drammatica che la guerra è profondamente radicata nella cultura greca e che può ancora catturare l’immaginazione di una nuova generazione.

Come in tutte le commedie di Aristofane, le battute sono numerose, l’azione è follemente assurda e la satira è selvaggia. Cleone, il leader populista pro-guerra di Atene, è di nuovo preso di mira dallo spirito dell’autore anche se era morto in battaglia solo pochi mesi prima (come il suo omologo spartano Brasida). Tuttavia, insolitamente, Cleone riceve almeno un minimo di rispetto da Aristofane in questa commedia.

L’amore di Aristofane per la vita rurale e la nostalgia per tempi più semplici emerge fortemente nell’opera. La sua visione della pace implica un ritorno alla campagna e alle sue routine, un’associazione che esprime in termini di immagini religiose e allegoriche. Tuttavia, nonostante questi contesti mitici e religiosi, l’azione politica emerge come il fattore decisivo negli affari umani, e gli dèi sono mostrati come figure distanti. I mortali devono quindi fare affidamento sulla propria iniziativa, rappresentata dal Coro di greci che lavorano insieme per liberare la Pace dalla prigionia.

Insolitamente per una commedia antica, non c’è un tradizionale agon o dibattito in «La pace», né c’è nemmeno un antagonista a rappresentare un punto di vista pro-guerra, a parte il personaggio allegorico di Guerra, una mostruosità incapace di eloquenza. Alcuni hanno visto «La pace» come un primo sviluppo lontano dalla Commedia antica e verso la successiva Commedia nuova.

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 25 ottobre 2024