Aristofane
(Drammaturgo comico, greco, ca. 446 – ca. 386 a.C.)
Introduzione
Aristofane fu un prolifico e molto acclamato drammaturgo comico dell’antica Grecia, a volte definito il Padre della Commedia. Undici delle sue quaranta commedie ci sono giunte praticamente complete (insieme a fino a 1.000 brevi frammenti di altre opere), e sono gli unici esempi reali che abbiamo del genere di dramma comico noto come Commedia Antica. Le opere di Aristofane ricreano la vita di Atene antica forse più convincentemente di qualsiasi altro autore, sebbene la satira pungente e lo scherno dei contemporanei si avvicinassero spesso alla calunnia.
Biografia – Chi è Aristofane
Purtroppo sappiamo meno di Aristofane l’uomo che delle sue commedie, e la maggior parte di ciò che sappiamo di lui viene da riferimenti nelle commedie stesse. Riferimenti obliqui in commedie successive suggeriscono che nacque probabilmente intorno al 446 o 448 a.C., forse figlio di un uomo di nome Filippo dell’isola di Egina, sebbene fosse quasi certamente educato ad Atene.
Scriveva in un’epoca successiva all’euforia delle vittorie militari greche sui persiani, quando la guerra del Peloponneso aveva in gran parte ridimensionato le ambizioni di Atene come potenza imperiale. Tuttavia, sebbene l’impero ateniese fosse stato in gran parte smantellato, Atene era comunque diventata il centro intellettuale della Grecia, e Aristofane fu una figura importante in questo cambiamento di mode intellettuali.
Dalle caricature delle figure di spicco delle arti (in particolare Euripide), della politica (soprattutto il demagogo Cleone) e della filosofia e religione (Socrate), spesso dà l’impressione di un conservatore di vecchio stampo, e le sue commedie spesso sostengono l’opposizione alle radicali nuove influenze nella società ateniese.
Non temeva però di correre rischi. La prima commedia, «I banchettanti» (oggi perduta), vinse il secondo premio al concorso annuale delle Dionisie cittadine nel 427 a.C., e la successiva, «I babilonesi» (anch’essa perduta), vinse il primo. Le satire polemiche in queste commedie popolari misero in imbarazzo le autorità ateniesi, e alcuni cittadini influenti (in particolare Cleone) cercarono di processare il giovane drammaturgo con l’accusa di aver calunniato la polis ateniese. Presto apparve chiaro, però, che (a differenza dell’empietà) non c’era riparazione legale per la calunnia in una commedia, e il processo non impedì certo ad Aristofane di sbranare e caricaturare ripetutamente Cleone nelle commedie successive.
Nonostante la posizione altamente politica delle commedie, Aristofane sopravvisse alla guerra del Peloponneso, a due rivoluzioni oligarchiche e a due restaurazioni democratiche, per cui si può presumere che non fosse attivamente coinvolto in politica. Fu probabilmente nominato al Consiglio dei Cinquecento per un anno all’inizio del IV secolo a.C., nomina comune nell’Atene democratica. La caratterizzazione geniale di Aristofane nel «Simposio» di Platone è stata interpretata come prova dell’amicizia di Platone con lui, nonostante la crudele caricatura del maestro di Platone, Socrate, nelle «Nuvole».
Per quanto ne sappiamo, Aristofane vinse solo una volta alle Dionisie cittadine, sebbene vinse anche il meno prestigioso concorso delle Lenee almeno tre volte. A quanto pare visse fino a tarda età, e la nostra migliore stima della data di morte è intorno al 386 o 385 a.C., forse fino al 380 a.C. Almeno tre dei suoi figli (Araro, Filippo e un terzo chiamato Nicostrato o Filetero) furono essi stessi poeti comici e più tardi vincitori delle Lenee, oltre che produttori delle commedie del padre.
Scritti – le commedie di Aristofane
Le commedie sopravvissute di Aristofane, in ordine cronologico in un arco dal 425 al 388 a.C., sono: «Gli Acarnesi», «I Cavalieri», «Le Nuvole», «Le Vespe», «La Pace», «Gli Uccelli», «Lisistrata», «Le Tesmoforiazuse», «Le Rane», «Le Ecclesiazuse» e «Pluto (La Ricchezza)». Di queste, forse le più note sono «Lisistrata», «Le Vespe» e «Gli Uccelli».
Il dramma comico (quello che oggi si chiama Commedia Antica) era già ben consolidato al tempo di Aristofane, sebbene la prima commedia ufficiale non fosse messa in scena alle Dionisie cittadine fino al 487 a.C., quando la tragedia era già da tempo stabilita lì. Fu sotto il genio comico di Aristofane che la Commedia Antica ricevette il suo massimo sviluppo, e riuscì a contrapporre un linguaggio poetico infinitamente grazioso a scherzi volgari e offensivi, adattando le stesse forme di versificazione dei tragediografi ai propri scopi.
Al tempo di Aristofane, però, c’era una tendenza percepibile dalla Commedia Antica alla Commedia Nuova (forse meglio esemplificata da Menandro, quasi un secolo dopo), con uno spostamento dall’enfasi topica su individui reali e questioni locali della Commedia Antica verso un’enfasi più cosmopolita su situazioni generalizzate e personaggi tipici, livelli crescenti di complessità e trame più realistiche.













