Le Rane

Classical

(Commedia, greca, 405 a.C., 1.533 versi)

Introduzione

«Le Rane» (gr. «Batrachoi») è una commedia del drammaturgo greco antico Aristofane. Vinse il primo premio al festival drammatico delle Lenee nel 405 a.C., e fu così riuscita da essere messa in scena una seconda volta lo stesso anno alle Dionisie. Racconta la storia del dio Dioniso (noto pure ai greci come Bacco) che, disperato per lo stato attuale dei tragediografi di Atene, viaggia nell’Ade con lo schiavo Xantia per riportare Euripide dal mondo dei morti.

Sinossi

Dramatis personae

  • XANTIA, servo di Dioniso
  • DIONISO
  • ERACLE
  • UN CADAVERE
  • CARONTE
  • EACO
  • UNA SERVA DI PERSEFONE
  • OSTESSA, tenutaria di una taverna
  • PLATANE, la sua socia
  • EURIPIDE
  • ESCHILO
  • PLUTONE
  • CORO DI RANE
  • CORO DI MISTI BEATI
Illustrazione dalle Rane di Aristofane

Illustrazione dalle Rane di Aristofane

Il pezzo si apre mentre Dioniso e Xantia (tecnicamente suo schiavo, ma chiaramente più intelligente, forte, razionale, prudente e coraggioso di Dioniso) discutono su che tipo di lamentele Xantia possa usare per aprire il pezzo in modo comico.

Depresso dallo stato della tragedia ateniese contemporanea, Dioniso progetta di viaggiare nell’Ade per riportare il grande drammaturgo tragico Euripide dal mondo dei morti. Vestito con una pelle di leone in stile Eracle e brandendo una clava in stile Eracle, va a consultare il fratellastro Eracle stesso (che aveva visitato l’Ade quando andò a recuperare Cerbero) sul miglior modo di arrivarci. Divertito dallo spettacolo del Dioniso effeminato, Eracle può solo suggerire le opzioni di impiccarsi, bere veleno o saltare da una torre. Alla fine Dioniso opta per il viaggio più lungo attraverso un lago, la stessa rotta che Eracle stesso prese un tempo.

Arrivano all’Acheronte e il traghettatore Caronte traghetta Dioniso, sebbene Dioniso sia obbligato ad aiutare con i remi (Xantia, essendo schiavo, deve andare a piedi intorno). Nella traversata un Coro di rane gracidanti (le rane del titolo del pezzo) si unisce a loro, e Dioniso canta insieme a loro. Ritrova Xantia sulla riva opposta, e quasi subito sono confrontati da Eaco, uno dei giudici dei morti, ancora adirato per il furto di Cerbero da parte di Eracle. Scambiando Dioniso per Eracle a causa dell’abito, Eaco minaccia di scatenargli contro diversi mostri per vendetta, e il codardo Dioniso scambia subito i vestiti con Xantia.

Arriva poi una bella serva di Persefone, lieta di vedere Eracle (in realtà Xantia), e lo invita a un banchetto con fanciulle danzatrici vergini, a cui Xantia è più che felice di acconsentire. Dioniso, però, vuole ora scambiare di nuovo i vestiti, ma non appena si rimette la pelle di leone di Eracle, incontra altre persone adirate con Eracle, e forza subito Xantia a un terzo scambio. Quando Eaco torna ancora, Xantia suggerisce di torturare Dioniso per ottenere la verità, proponendo diverse opzioni brutali. Il terrorizzato Dioniso rivela subito la verità di essere un dio, e gli è permesso di proseguire dopo una buona frustata.

Vaso greco antico che raffigura una scena dalle Rane

Vaso greco antico che raffigura una scena dalle Rane

Quando Dioniso trova infine Euripide (morto da poco), questi sta sfidando il grande Eschilo per il seggio di «Miglior poeta tragico» alla tavola dell’Ade, e Dioniso è nominato a giudicare una contesa tra loro. I due drammaturghi a turno citano versi dai pezzi e si prendono in giro a vicenda. Euripide argomenta che i personaggi nei suoi pezzi sono migliori perché più veri alla vita e logici, mentre Eschilo crede che i suoi personaggi idealizzati siano migliori perché eroici e modelli di virtù. Eschilo mostra che il verso di Euripide è prevedibile e formulaico, mentre Euripide ribatte mettendo il tetrametro giambico lirico di Eschilo a musica di flauto.

Infine, nel tentativo di chiudere il dibattito in stallo, si porta una bilancia e ai due tragediografi si dice di mettere su di essa alcune delle loro righe più pesanti, per vedere a favore di chi penderà. Eschilo vince facilmente, ma Dioniso non riesce ancora a decidere chi resuscitare.

Decide infine di prendere il poeta che dà il miglior consiglio su come salvare la città di Atene. Euripide dà risposte abilmente formulate ma essenzialmente prive di senso mentre Eschilo fornisce consigli più pratici, e Dioniso decide di riportare Eschilo invece di Euripide. Prima di partire, Eschilo proclama che il recentemente defunto Sofocle dovrebbe avere il suo seggio alla tavola mentre è via, non Euripide.

Analisi

Il tema sottostante de «Le Rane» è essenzialmente «vie antiche buone, vie nuove cattive», e che Atene dovrebbe tornare a uomini di nota integrità allevati nello stile di famiglie nobili e ricche, un refrain comune nei pezzi di Aristofane.

In termini di politica, «Le Rane» non è di solito considerata uno dei «pezzi di pace» di Aristofane (diversi pezzi precedenti chiamano a porre fine alla guerra del Peloponneso, quasi a ogni costo), e in effetti il consiglio del personaggio di Eschilo verso la fine del pezzo delinea un piano per vincere e non una proposizione di capitolazione. La parabasi del pezzo consiglia pure di restituire i diritti di cittadinanza a chi aveva partecipato alla rivoluzione oligarchica del 411 a.C., argomentando che furono sviati dagli inganni di Frinico (Frinico era un capo della rivoluzione oligarchica, assassinato con generale soddisfazione nel 411 a.C.), un’idea che fu in effetti poi messa in atto dal governo ateniese. Certi passi del pezzo sembrano pure risvegliare memorie del generale ateniese Alcibiade tornato dopo la precedente defezzione.

Tuttavia, nonostante le preoccupazioni di Aristofane per lo stato delicato della politica ateniese di quel tempo (che affiorano di tanto in tanto), il pezzo non è fortemente politico, e il tema principale è essenzialmente letterario, cioè il pessimo stato del dramma tragico contemporaneo ad Atene.

Aristofane iniziò a comporre «Le Rane» non molto dopo la morte di Euripide, intorno al 406 a.C., quando Sofocle era ancora vivo, che è probabilmente la ragione principale per cui Sofocle non era coinvolto nella contesa di poeti che costituisce l’agon o dibattito principale del pezzo. Accadde, però, che pure Sofocle morì in quell’anno, e ciò può aver costretto Aristofane a rivedere e aggiustare alcuni dettagli del pezzo (che era probabilmente già in fasi avanzate di sviluppo), e questo può ben spiegare la menzione di Sofocle tardi nella versione superstite dell’opera.

Aristofane non si fa scrupolo di attaccare e deridere Dioniso, il dio tutore della propria arte e in onore del quale il pezzo stesso fu esibito, sicuro nella convinzione che gli dèi comprendessero il divertimento tanto bene, se non meglio, degli uomini. Così Dioniso è ritratto come un dilettante codardo ed effeminato, vestito farsescamente in pelle di leone e clava da eroe, e ridotto a remare da solo sul lago verso l’Ade. Il fratellastro, l’eroe Eracle, è pure trattato con una certa irriverenza, raffigurato come un rozzo bruto. Xantia, lo schiavo di Dioniso, è raffigurato più intelligente e ragionevole di entrambi.

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 23 dicembre 2024