Le Vespe
(Commedia, greca, 422 a.C., 1.537 versi)
Introduzione
Le Vespe (gr. Sphēkes) è una commedia del drammaturgo greco antico Aristofane, messa in scena per la prima volta alle Lenee del 422 a.C. Alcuni la considerano una delle grandi commedie del mondo e forse esemplifica le convenzioni della Commedia antica meglio di qualsiasi altra opera. Prende di mira satiricamente il demagogo ateniese Cleone e la sua base di potere, i tribunali, in una storia sul vecchio giurato Filocleone, dipendente dal lavoro di giuria, e sui tentativi sfortunati del figlio Bdelicleone di riformarlo.
Sinossi
Dramatis personae
- FILOCLEONE
- BDELICLEONE, figlio di Filocleone
- SOSIA, schiavo di Filocleone
- XANTIA, schiavo di Filocleone
- RAGAZZI
- CANI
- UN OSPITE
- LA MOGLIE DI UN FORNAIO
- UN ACCUSATORE
- CORO DI VESPE
All’apertura della commedia due schiavi, Sosia e Xantia, dormono in strada fuori da una casa avvolta in una grande rete, e un terzo uomo, il loro padrone Bdelicleone, dorme in cima a un muro esterno con vista sul cortile interno. Gli schiavi si svegliano e rivelano di montare la guardia a un «mostro», il padre del padrone, che ha una malattia insolita. Piuttosto che essere dipendente dal gioco, dal bere o dai divertimenti, è dipendente dal tribunale, e il suo nome è Filocleone (che suggerisce che possa essere in realtà dipendente da Cleone).
I sintomi della dipendenza del vecchio includono sonno irregolare, pensiero ossessivo, paranoia, scarsa igiene e accumulo, e tutti i consigli, le cure mediche e i viaggi hanno finora fallito, così che il figlio ha finito per trasformare la casa in una prigione per tenerlo lontano dai tribunali.
Nonostante la vigilanza degli schiavi, Filocleone li sorprende tutti uscendo dal camino, travestito da fumo. Bdelicleone riesce a rispingerlo dentro, e altri tentativi di fuga sono pure a stento sventati. Mentre la casa si riadagia a dormire, arriva il Coro di vecchi giurati decrepiti. Quando apprendono che il vecchio compagno è imprigionato, gli saltano in difesa, sciamando intorno a Bdelicleone e ai suoi schiavi come vespe. Alla fine di questo scontro Filocleone è ancora a stento in custodia del figlio e entrambe le parti sono disposte a risolvere la questione pacificamente con un dibattito.
Padre e figlio discutono allora la questione, e Filocleone descrive quanto goda le attenzioni lusinghiere dei ricchi e potenti che lo supplicano per un verdetto favorevole, nonché la libertà di interpretare la legge a piacere (poiché le sue decisioni non sono mai soggette a revisione), e il compenso da giurato gli dà indipendenza e autorità in casa. Bdelicleone risponde argomentando che i giurati sono in realtà soggetti alle richieste di funzionari meschini e comunque sono pagati meno di quanto meritino perché gran parte delle entrate dell’impero finisce nei tesori privati di politici come Cleone.
Questo argomento convince il Coro e, per facilitare la transizione al padre, Bdelicleone offre di trasformare la casa in un’aula di tribunale e di pagargli un compenso da giurato per giudicare le dispute domestiche. Il primo caso è una disputa tra i cani di casa: un cane (che assomiglia a Cleone) accusa l’altro (che assomiglia a Lachete) di aver rubato un formaggio e di non averlo condiviso. Bdelicleone dice poche parole a nome degli utensili di casa, testimoni della difesa, e fa portare i cuccioli del cane accusato per ammorbidire il cuore del vecchio giurato. Sebbene Filocleone non sia ingannato da questi espedienti, è facilmente truffato dal figlio che gli fa mettere il voto nell’urna dell’assoluzione, e il vecchio giurato sconcertato è portato via per prepararsi a un divertimento più tardi quella sera.
Il Coro loda poi l’autore per essersi opposto a mostri indegni come Cleone che divorano le entrate imperiali, e rimprovera il pubblico per non aver apprezzato i meriti della commedia precedente dell’autore (Le Nuvole).
Padre e figlio tornano poi in scena, con Bdelicleone che cerca di convincere il padre a indossare un elegante indumento di lana e calzature spartane alla moda per la cena sofisticata di quella sera. Il vecchio è sospettoso dei nuovi abiti e preferisce il vecchio mantello da giurato e le vecchie scarpe, ma gli abiti eleganti gli sono comunque imposti, e gli si insegnano i modi e la conversazione che gli altri ospiti si aspetteranno da lui.
Dopo che padre e figlio lasciano la scena, arriva uno schiavo di casa con notizie per il pubblico: il vecchio si è comportato orribilmente al banchetto, ubriacandosi in modo abusivo e insultando tutti gli amici alla moda del figlio, e ora assalta chiunque incontri sulla via di casa. Il Filocleone ubriaco entra in scena con una bella ragazza al braccio e le vittime offese alle calcagna. Bdelicleone rimprovera con rabbia il padre per aver rapito la ragazza dal banchetto e cerca di riportarla con la forza, ma il padre lo stende.
Mentre altri arrivano con lamentele contro Filocleone, chiedendo compensi e minacciando azioni legali, egli tenta ironicamente di cavarsela parlando come un uomo di mondo sofisticato, ma serve solo a infiammare ulteriormente la situazione e alla fine il figlio allarmato lo trascina via. Il Coro canta brevemente quanto sia difficile per gli uomini cambiare le abitudini e loda il figlio per la devozione filiale, dopo di che l’intero cast torna in scena per una danza animata di Filocleone in una gara con i figli del drammaturgo Carcino.
Analisi
Dopo una vittoria significativa contro la rivale Sparta nella battaglia di Sfacteria del 425 a.C., Atene godeva di una breve tregua dalla guerra del Peloponneso all’epoca in cui furono prodotte le Vespe. Il politico populista e capo della fazione pro-guerra Cleone era succeduto a Pericle come oratore dominante nell’assemblea ateniese ed era sempre più in grado di manipolare i tribunali per fini politici e personali (incluso fornire ai giurati casi da giudicare per mantenere la loro paga). Aristofane, già perseguito da Cleone per aver calunniato la polis con la seconda commedia (perduta) I Babilonesi, tornò nelle Vespe all’attacco implacabile a Cleone iniziato nei Cavalieri, presentandolo come un cane traditore che manipola un processo legale corrotto per guadagno personale.
Con questo in mente, è calzante che i due personaggi principali si chiamino Filocleone («amante di Cleone», raffigurato come un vecchio selvatico e rissoso, dipendente dalla litigiosità e dall’uso eccessivo del sistema giudiziario) e Bdelicleone («detestatore di Cleone», raffigurato come un giovane ragionevole, rispettoso della legge e civile). C’è chiaramente un suggerimento politico esplicito che Atene debba spazzare via il vecchio regime corrotto e sostituirlo con un nuovo ordine giovanile di decenza e onestà.
Tuttavia anche l’intero sistema delle giurie è bersaglio della satira di Aristofane: i giurati a quel tempo non ricevevano istruzioni e non c’era un giudice vero e proprio a far rispettare la legge (il magistrato in carica si limitava a mantenere l’ordine e a far procedere le udienze). Non c’era appello dalle decisioni di tali giurie, poche regole di prova (e in tribunale si ammettevano ogni sorta di attacchi personali, opinioni di seconda mano e altre forme di prove dubbie) e le giurie potevano agire come folle, aizzate a prendere ogni sorta di decisioni sbagliate da un abile oratore pubblico (come Cleone).
Come in tutte le commedie di Aristofane (e delle commedie antiche in generale), le Vespe incorporano un’enorme quantità di riferimenti topici a personalità e luoghi ben noti al pubblico ateniese, ma in gran parte perduti per noi oggi.
Le Vespe sono spesso considerate una delle grandi commedie del mondo, in gran parte per la profondità di caratterizzazione della figura centrale, Filocleone, nonché del figlio Bdelicleone e persino del Coro dei vecchi giurati (le «vespe» del titolo). Filocleone in particolare è un personaggio complesso le cui azioni hanno significato comico, psicologico e allegorico. Sebbene sia un personaggio buffonesco e slapstick, è anche pronto di spirito, astuto, eccessivo, egoista, testardo, vivace e pieno di energia, e risulta simpatico nonostante le scappatelle, l’irresponsabilità da giurato e la carriera precoce da ladro e codardo.
Gli effetti debilitanti della vecchiaia e gli effetti disumanizzanti di una dipendenza sono però temi cupi che sollevano l’azione oltre lo scopo di una mera farsa. Si ritiene anche che le Vespe esemplifichino al meglio tutte le convenzioni e gli elementi strutturali della Commedia antica, e rappresentino l’apice di quella tradizione.
Risorse
- Traduzione inglese (Internet Classics Archive): https://classics.mit.edu/Aristophanes/wasps.html
- Versione greca con traduzione parola per parola (Progetto Perseus): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text.jsp?doc=Perseus:text:1999.01.0043














