Gli Uccelli
(Commedia, greca, 414 a.C., 1.765 versi)
Introduzione
Gli Uccelli (gr. Ornithes) è una commedia del drammaturgo greco antico Aristofane. Fu rappresentata per la prima volta nel 414 a.C. alle Dionisie cittadine, dove vinse il secondo premio.
La storia segue Pistetero, un ateniese di mezza età che persuade gli uccelli del mondo a creare una nuova città nel cielo (acquisendo così il controllo di tutte le comunicazioni tra uomini e dèi), e che alla fine è miracolosamente trasformato in una figura divina simile a un uccello e sostituisce Zeus come potere preminente nel cosmo.
Dramatis personae
| Personaggio | Descrizione |
|---|---|
| Euelpide | Cittadino ateniese («Buonasperanza») |
| Pistetero | Cittadino ateniese («Amicofedele») |
| Trochilo | Servo di Epops |
| Epops | L’Upupa (già Tereo) |
| Un uccello | |
| Un araldo | |
| Un sacerdote | |
| Un poeta | |
| Un indovino | |
| Metone | Un geometra |
| Un ispettore | |
| Un venditore di decreti | |
| Iri | Dea dell’arcobaleno |
| Un parricida | |
| Cinesia | Un poeta ditirambico |
| Un delatore | |
| Prometeo | Titano che aiutò l’umanità |
| Poseidone | Dio del mare |
| Triballo | Dio dei barbari triballi |
| Eracle | Eroe greco e semidio |
| Schiavi di Pistetero | |
| Messaggeri | |
| Coro di uccelli |
Sinossi
La commedia inizia con due uomini di mezza età, Pistetero ed Euelpide (traducibili grossomodo come Amicofedele e Buonasperanza), che barcollano su un pendio selvaggio in cerca di Tereo, il leggendario re trace un tempo metamorfosato in upupa. Delusi dalla vita ad Atene e dai suoi tribunali, dalla politica, dai falsi oracoli e dalle anticaglie militari, sperano di ricominciare altrove e credono che l’Upupa/Tereo possa consigliarli.
Un grande uccello dall’aspetto minaccioso, che risulta essere il servo dell’Upupa, esige di sapere cosa combinino e li accusa di essere uccellatori. È persuaso a chiamare il padrone e appare l’Upupa stessa (un uccello non molto convincente che attribuisce la scarsità di piume a una grave muta).
L’Upupa racconta la vita con gli uccelli e la loro esistenza facile di mangiare e amare. Pistetero ha improvvisamente l’idea geniale che gli uccelli debbano smettere di volare come semplicioni e invece costruirsi una grande città nel cielo. Ciò non solo permetterebbe loro di dominare gli uomini, ma anche di bloccare gli dèi olimpici, facendoli morire di fame come gli Ateniesi avevano di recente affamato l’isola di Melo fino alla resa.
All’Upupa piace l’idea e accetta di aiutarli a realizzarla, a patto che i due ateniesi convincano tutti gli altri uccelli. Lui e la moglie, l’Usignolo, cominciano ad assemblare gli uccelli del mondo che formano un Coro man mano che arrivano. I nuovi arrivati sono indignati dalla presenza di uomini, perché l’umanità è da tempo loro nemica, ma l’Upupa li persuade a dare un’equa udienza agli ospiti umani. Pistetero spiega come gli uccelli fossero gli dèi originali e li consiglia a reclamare i poteri e i privilegi perduti dagli Olimpici usurpatori. Il pubblico di uccelli è convinto e sollecita gli Ateniesi a guidarli contro gli dèi usurpatori.
Mentre il Coro offre un breve resoconto della genealogia degli uccelli, stabilendo la pretesa di divinità prima degli Olimpici, e cita alcuni benefici di essere un uccello, Pistetero ed Euelpide vanno a masticare una radice magica dell’Upupa che li trasformerà in uccelli. Quando tornano, con una somiglianza piuttosto poco convincente a un uccello, cominciano a organizzare la costruzione della città nel cielo, che chiamano «Nubicuculia».
Pistetero guida un servizio religioso in onore degli uccelli come nuovi dèi, durante il quale è seccato da una varietà di visitatori umani indesiderati in cerca di lavoro nella nuova città, tra cui un giovane poeta che vuole diventare poeta ufficiale della città, un indovino con profezie in vendita, un famoso geometra che offre un set di piani urbanistici, un ispettore imperiale da Atene con l’occhio al guadagno facile e un venditore di statuti. Mentre questi interloper insidiosi cercano di imporre i modi ateniesi al suo regno di uccelli, Pistetero li liquida scortesemente.
Il Coro degli uccelli si fa avanti per promulgare varie leggi che vietano crimini contro la loro specie (come catturarli, ingabbiarli, imbottirli o mangiarli) e consiglia i giudici del festival di assegnare alla commedia il primo posto o rischiare di essere imbrattati.
Un messaggero riferisce che le nuove mura della città sono già finite grazie agli sforzi collaborativi di numerose specie di uccelli, ma un secondo messaggero arriva con la notizia che uno degli dèi olimpici è scivolato attraverso le difese. La dea Iri è catturata e portata sotto scorta a subire l’interrogatorio e gli insulti di Pistetero, prima di poter volare via dal padre Zeus a lamentarsi del trattamento.
Un terzo messaggero arriva poi a riferire che moltitudini di visitatori indesiderati stanno arrivando, tra cui un giovane ribelle che crede di avere qui finalmente il permesso di picchiare il padre, il famoso poeta Cinesia che blatera versi incoerenti, e un sicofante ateniese in estasi all’idea di poter perseguire le vittime in volo, ma tutti sono mandati a spasso da Pistetero.

Alcibiade istruito da Socrate — alcuni studiosi vedono in Pistetero una rappresentazione di Alcibiade
Arriva poi Prometeo, nascondendosi dal nemico Zeus, per far sapere a Pistetero che gli Olimpici stanno morendo di fame perché le offerte degli uomini non li raggiungono più. Consiglia a Pistetero, però, di non negoziare con gli dèi finché Zeus non ceda sia lo scettro sia la ragazza Basileia (Sovranità), il vero potere nella casa di Zeus.
Infine arriva una delegazione di Zeus stesso, composta dal fratello di Zeus Poseidone, dall’ottuso Eracle e dal dio ancora più ottuso dei barbari triballi. Pistetero batte facilmente Eracle, che a sua volta intimidisce il dio barbaro a sottomettersi, e Poseidone è così messo in minoranza e i termini di Pistetero accettati. Pistetero è proclamato re degli dèi e riceve la bella Sovranità come consorte. Il banchetto festivo si allontana al suono di una marcia nuziale.
Analisi
La più lunga delle commedie superstiti di Aristofane, gli Uccelli sono un esempio abbastanza convenzionale di Commedia antica, e sono stati acclamati da alcuni critici moderni come una fantasia perfettamente realizzata, notevole per l’imitazione degli uccelli e per la gioia dei canti. All’epoca di questa produzione, nel 414 a.C., Aristofane era riconosciuto come uno dei principali drammaturghi comici di Atene.
A differenza delle altre commedie precoci dell’autore, non include menzioni dirette della guerra del Peloponneso e ci sono relativamente pochi riferimenti alla politica ateniese, anche se fu messa in scena non molto dopo l’inizio della spedizione siciliana, una campagna militare ambiziosa che aveva notevolmente aumentato l’impegno ateniese nello sforzo bellico. A quel tempo gli Ateniesi in generale erano ancora ottimisti sul futuro della spedizione siciliana, sebbene vi fosse ancora molta controversia in corso su di essa e sul suo capo, Alcibiade.
La commedia è stata ampiamente analizzata negli anni e sono state offerte molte interpretazioni allegoriche diverse, tra cui l’identificazione del popolo ateniese con gli uccelli e dei loro nemici con gli dèi olimpici; Nubicuculia come metafora della spedizione siciliana troppo ambiziosa, o alternativamente come rappresentazione comica di una polis ideale; Pistetero come rappresentazione di Alcibiade; ecc.
C’è però un’altra visione: che la commedia non sia altro che divertimento di evasione, un tema grazioso e capriccioso scelto espressamente per le opportunità che offriva di dialogo brillante e divertente, interludi lirici piacevoli e display affascinanti di brillanti effetti scenici e bei costumi, senza un motivo politico serio sotto la burla e la buffoneria di superficie. Di certo è in una vena più leggera del solito per Aristofane, e in gran parte (sebbene non del tutto) scollegata dalle realtà contemporanee, suggerendo che possa essere stato solo un tentativo del drammaturgo di alleggerire le menti sovreccitate dei concittadini.
Come nella maggior parte delle commedie antiche (e in particolare in Aristofane) un’enorme quantità di riferimenti topici è incorporata nella commedia, tra cui politici, generali e personalità ateniesi, poeti e intellettuali, stranieri e figure storiche e mitiche.
L’amicizia tra Pistetero ed Euelpide è raffigurata in modo abbastanza realistico nonostante l’irrealtà della loro avventura, e si caratterizza per le prese in giro buone delle rispettive debolezze e per la facilità con cui lavorano insieme in situazioni difficili (sebbene ciò sia in gran parte dovuto alla disponibilità di Euelpide a cedere l’iniziativa e la guida a Pistetero). In questa e in altre commedie Aristofane dimostra la capacità di raffigurare l’umanità in modo convincente nelle ambientazioni più inverosimili.
Risorse
Traduzione inglese (Internet Classics Archive): https://classics.mit.edu/Aristophanes/birds.html
Versione greca con traduzione parola per parola (Progetto Perseus): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text.jsp?doc=Perseus:text:1999.01.0025













