Favole

Classical

(Favole, greche, c. 550 a.C.)

Introduzione

«Le Favole di Esopo» (lat. «Aesopica») si riferisce a una raccolta di favole ben note attribuite a Esopo, uno schiavo e narratore che visse nell’antica Grecia nel VI secolo a.C. È pure a volte usata come termine generico per qualsiasi raccolta di brevi favole (cioè qualsiasi breve storia usata per illustrare una lezione morale), in particolare favole di bestie che coinvolgono animali antropomorfi. Sono state popolari attraverso la storia, e restano una scelta popolare per l’educazione morale dei bambini ancora oggi.

I topi in consiglio

I topi in consiglio

Sinossi

Ci sono molte raccolte diverse di favole descritte come ****«Favole di Esopo», alcune che contano fino a 600, ma tra le più note ci sono:

Elenco delle Favole di Esopo

  • Androclo e il leone 
    (Morale: La gratitudine è il segno delle anime nobili)
  • La formica e la cicala
    (Morale: È meglio prepararsi per i giorni di necessità)
  • L’orso e i due viaggiatori
    (Morale: La sventura mette alla prova la sincerità degli amici)
  • Il ragazzo che gridava al lupo
    (Morale: Un bugiardo non sarà creduto, nemmeno quando dice la verità)
  • Il gatto e i topi
    (Morale: Chi è stato ingannato una volta è doppiamente cauto)
  • Il gallo e la perla
    (Morale: Le cose preziose sono per chi sa apprezzarle)
  • Il corvo e la brocca
    (Morale: Poco a poco si fa il mestiere, o la necessità è madre dell’invenzione)
  • Il cane e l’osso
    (Morale: Essendo avido, si rischia ciò che si ha già)
  • Il cane e il lupo
    (Morale: È meglio morire di fame liberi che essere schiavi ben nutriti)
  • Il cane nella mangiatoia
    (Morale: La gente spesso invidia agli altri ciò che non può godere da sola)
  • Il contadino e il serpente
    (Morale: La più grande gentilezza non legherà l’ingrato)
  • Il contadino e la cicogna (Morale: Sei giudicato dalla compagnia che frequenti)
  • Il pescatore
    (Morale: Quando sei in potere di un uomo devi fare come ti ordina)
  • La volpe e il corvo
    (Morale: Non fidarti degli adulatori)
  • La volpe e la capra
    (Morale: Non fidarti mai del consiglio di qualcuno in difficoltà)
  • La volpe e l’uva
    (Morale: È facile disprezzare ciò che non si può ottenere)
  • La rana e il bue
    (Morale: Non tutte le creature possono diventare grandi come pensano)
  • Le rane e il pozzo
    (Morale: Guarda prima di saltare)
  • Le rane che volevano un re
    (Morale: Meglio nessuna regola che una regola crudele)
  • L’oca che deponeva le uova d’oro
    (Morale: Chi vuole troppo perde tutto)
  • La lepre e la tartaruga
    (Morale: Lento e costante vince la corsa)
  • Il leone e il topo
    (Morale: Nessun atto di gentilezza, per quanto piccolo, è mai sprecato)
  • La parte del leone
    (Morale: Puoi condividere le fatiche dei grandi, ma non condividerai il bottino)
  • I topi in consiglio
    (Morale: È facile proporre rimedi impossibili)
  • Il cane maligno
    (Morale: La notorietà è spesso scambiata per fama)
  • Il vento del nord e il sole
    (Morale: La persuasione è meglio della forza)
  • Il topo di città e il topo di campagna
    (Morale: Meglio fagioli e bacon in pace che torte e birra nella paura)
  • Il lupo in pelle d’agnello
    (Morale: Le apparenze possono ingannare)
Il lupo in pelle d’agnello

Il lupo in pelle d’agnello

Analisi

È in gran parte dovuto alle affermazioni dello storico greco del V secolo a.C. Erodoto che le «Favole» furono attribuite a Esopo, ma l’esistenza di Esopo e la sua paternità delle favole fu ampiamente accettata in seguito. Di fatto, le «Favole»** furono probabilmente solo compilate da Esopo da favole esistenti** (per esempio, molte delle favole a lui attribuite sono state da allora trovate su papiri egizi noti per datare tra 800 e 1.000 anni prima del tempo di Esopo).

Il filosofo peripatetico del IV secolo a.C. Demetrio di Falero compilò «Le Favole di Esopo» in un set di dieci libri* (da allora perduti) per l’uso degli oratori, e perfino Socrate è riportato aver passato il tempo in carcere trasformandone alcune in versi. La prima traduzione estesa di Esopo in latino fu fatta da Fedro, liberto di Augusto, nel I secolo d.C.

La raccolta che ci è giunta sotto il nome di ***«Favole di Esopo» ***si evolse dalla versione greca tarda di Babrio (che le trasformò in versi coliambici in un tempo incerto tra il III secolo a.C. e il III secolo d.C.), tramite successive traduzioni nel IX secolo d.C. di Ignazio Diacono (che aggiunse pure alcune storie dal sanscrito «Panchatantra»), e poi la compilazione definitiva del monaco del XIV secolo, Massimo Planude.

Molte frasi e idiomi di uso quotidiano (come «uva acerba», «gridare al lupo», «la parte del leone», «cane nella mangiatoia», «un lupo in pelle d’agnello», «uccidere l’oca d’oro», «torte e birra», ecc.) hanno le loro origini nelle «Favole di Esopo».

Risorse

  • Raccolta di favole compilate da diverse fonti nonché alcune informazioni di sfondo: 
    https://fablesofaesop.com/
  • Traduzione inglese moderna del 2002 di Laura Gibbs di oltre 600 favole (Aesopica)
  • Originale greco di Babrio, nonché collegamenti a molte altre traduzioni in greco, latino e inglese (Aesopica)

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 15 novembre 2024