Nascita e prima giovinezza

Classical

Nascita di Eracle

Alcmena (Ἀλκμόνη) era figlia di Elettrione, re di Tirinto, e di Anasso. Sposò Anfitrione (Ἀμφιτρόων), figlio di Alceo.

Secondo lo Scudo di Eracle, la morte di Elettrione non fu un incidente: Anfitrione uccise violentemente il re perché era adirato per alcuni buoi.

Eracle e Ificle

Eracle e Ificle
(Eracle che strozza due
serpenti nella culla)
Ceramica a figure rosse, 470 a.C.
Musée du Louvre, Parigi

Apollodoro dice invece che la morte di Elettrione fu un incidente. I Tafi avevano razziato il bestiame dai pascoli di Elettrione. I nove figli di Elettrione andarono a recuperare le mucche rubate, ma i figli di Elettrione e i figli di Tafio si uccisero a vicenda in battaglia. Elettrione era partito in spedizione con Anfitrione per vendicare i figli e riprendere il bestiame. Aveva fatto promettere ad Anfitrione di non unirsi alla nuova moglie finché non fossero tornati dalla spedizione.

Avevano recuperato il bestiame dai Teleboi quando un toro improvvisamente caricò il re e il genero appena sposato, Anfitrione. Anfitrione cercò di difendersi, brandendo la pesante clava contro il toro, ma l’arma rimbalzò dal corno e colpì il re in testa. Secondo lo Scudo di Eracle, Esiodo dice che non fu un incidente: a quanto pare Elettrione e Anfitrione avevano avuto un litigio per alcuni buoi.

Stenelo approfittò della morte del fratello, si impadronì del potere e esiliò il nipote Anfitrione. Alcmena e il fratellastro Licimnio fuggirono con Anfitrione a Tebe.

In quel periodo Creonte era re di Tebe, dopo la morte di Laio. Creonte purificò Anfitrione per l’uccisione del re e diede la figlia Perimede in sposa a Licimnio. Secondo Pausania, Anfitrione e Alcmena abitavano presso la Porta Elettra, una delle sette porte di Tebe.

Alcmena restò fedele alla memoria dei fratelli rifiutando di giacere col marito finché non li avesse vendicati contro i pirati tafi. Con l’aiuto di Creonte, Anfitrione condusse con successo una campagna contro i Tafi, ma prima del ritorno Zeus visitò Alcmena nelle sembianze del marito e condivise il suo letto.

Al ritorno di Anfitrione, questi giacque con Alcmena, ma scoprì che non era più vergine. L’indovino tebano Tiresia chiarì il mistero: era stata visitata da un dio e non era da biasimare per aver perso prematuramente la verginità.

Nove mesi dopo la visita di Zeus, Zeus vantò che era giunto un giorno in cui sarebbe nato un figlio della sua stirpe che avrebbe governato la terra intorno a sé. L’odio implacabile della dea Era per tutti i figli di Zeus generati con donne mortali lo indusse a giurare che sarebbe stato così.

Non appena Zeus ebbe prestato questo giuramento, Era organizzò con la figlia Ilizia, dea del parto, di ritardare il parto di Alcmena. Ilizia si sedette fuori dalla stanza dove Alcmena era in travaglio. Sedendo a gambe incrociate e dita intrecciate, impedì ad Alcmena di spingere i bambini fuori dal grembo per sette giorni di agonia.

Era fece sì che il figlio di Stenelo, Euristeo, nascesse prima di Eracle. Euristeo nacque prematuro. Perciò Euristeo sarebbe stato re di Micene e Tirinto. Zeus era furioso con Era ma non poteva revocare il giuramento.

Alcmena sarebbe potuta morire di parto se un’ancella, Galanthis, non avesse ingannato Ilizia facendole credere che il bambino fosse già nato, sorprendendo la dea che teneva indietro il parto. Galanthis pagò a caro prezzo la lealtà ad Alcmena: Ilizia la trasformò in donnola. Alcmena partorì gemelli, Eracle (Ἡρακλἣς) e Ificle (Ἴφικλης); il secondo era figlio di Alcmena da Anfitrione.

Alceo era il nome dato a Eracle alla nascita (Eracle fu chiamato così dal nonno; non mutò il nome finché non andò a Delfi per la prima volta).

Secondo Pausania, la stanza in cui Alcmena diede alla luce Eracle si chiamava Camera di Alcmena. La sua versione sulla nascita dell’eroe differiva leggermente dal racconto usuale. Pausania dice che Era aveva mandato le Streghe a ritardare o impedire il parto di Alcmena, non Ilizia. E fu Historis, figlia di Tiresia, a ingannare le Streghe, non la serva di Alcmena Galanthis.

Ercole strozza i serpenti

Ercole strozza i
serpenti
Pittura dalla Casa dei
Vettii, Pompei. 62-79 d.C.

Avendo fallito nell’impedire la nascita, la dea mandò due serpenti a uccidere i neonati nella culla. Ificle urlò di terrore, ma Eracle strozzò entrambi i serpenti, uno per mano. Anfitrione capì che Ificle era suo figlio, ma Eracle apparteneva al dio. Altri scrittori dicono che fu Anfitrione stesso a mandare i serpenti nella stanza dei neonati per identificare quale figlio appartenesse al dio.

Secondo Diodoro Siculo, Alcmena, temendo l’ira di Era, abbandonò il neonato nel bosco. Atena salvò il bambino e lo portò a Era. Atena riuscì a persuadere o ingannare Era affinché allattasse il neonato. Era permise al bambino (Eracle) di succhiare a uno dei seni, finché il bambino non morse molto forte il capezzolo. La dea allontanò il bambino dal seno, spargendo il latte attraverso il cielo e formando la Via Lattea. (Ecco come nacque questa galassia!)

La dea disse ad Atena di restituire il bambino alla madre perché lo allattasse. Atena restituì il figlio ad Alcmena, dicendole di allevare il proprio figlio. L’ironia è che Era aveva in realtà salvato la vita del figliastro odiato allattandolo dal proprio seno.

Informazioni correlate

Nome

Eracle, Herakles, Ἡρακλἣς – «Gloria di Era» (greco).
Ercole (romano).
Alceo, Alcaeus, Ἀλκάεος (greco; nome di nascita).
Hercle (etrusco)

Fonti

Biblioteca di Apollodoro.

Metamorfosi di Ovidio.

Iliade di Omero.

Lo Scudo di Eracle attribuito a Esiodo.

Eracle o La follia di Eracle di Euripide.

Biblioteca storica di Diodoro Siculo.

Nemea I, Nemea X e Pitica IX di Pindaro.

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Genealogia

Genealogia: Casa di Perseo.

Prima giovinezza

A un certo punto della giovinezza il nome fu mutato da Alceo in Eracle (Ἡρακλἣς), che significa Gloria di Era. Il nome voleva dire che avrebbe ottenuto gloria attraverso l’inimicizia di Era.

Molti uomini famosi parteciparono alla sua educazione. Anfitrione insegnò a Eracle a guidare il carro e Castore lo addestrò alla scherma, mentre il ladro Autolico, figlio di Ermes, gli insegnò a lottare. Un altro figlio di Ermes, Arpalico di Fanote, lo addestrò al pugilato. Eurito, re di Ecalia, gli insegnò l’arco. E Lino, figlio della Musa Calliope o Urania, insegnò a Eracle la musica. Secondo Teocrito fu Eumolpo, figlio di Filammone, a insegnare al giovane eroe a suonare la lira e a cantare.

Insegnargli la musica finì in disastro quando il maestro Lino colpì il giovane per la scarsa attenzione alle lezioni. Eracle reagì colpendolo in testa con la lira, uccidendolo all’istante. Eracle fu assolto dall’omicidio, ma Anfitrione lo mandò a pascolare le pecore nella fattoria in campagna presso Tespia, per tenerlo fuori dai guai.

Qui, ai piedi del monte Citerone, uccise senza armi un leone che sterminava le greggi di Tespio, re di Tespia. Il re fu così impressionato dalla impresa che ospitò il giovane per cinquanta notti. Ogni notte Tespio mandava una delle sue cinquanta figlie nella stanza dell’eroe. Altri scrittori dicono che giacque con tutte le figlie del re in una sola notte. Solo una delle figlie di Tespio rifiutò di giacere con Eracle. Due delle ragazze gli diedero gemelli, e Eracle ebbe in totale cinquantuno figli. Dopo la morte di Eracle questi figli migrarono nell’isola di Sardegna.

Informazioni correlate

Nome

«Gloria di Era»
Eracle, Herakles; Alceo, Alcaeus.
Ercole (romano).

Fonti

Biblioteca di Apollodoro.

Teogonia di Esiodo.

Lo Scudo di Eracle forse di Esiodo.

Eracle o La follia di Eracle di Euripide.

Idilli di Teocrito.

Genealogia

Genealogia: Perseidi.

Creato: 9 aprile 1999

Modificato: 1 aprile 2024