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La civiltà minoica fu la vera Atlantide?

Di Caleb Howells

Tra tutte le teorie che collegano Atlantide a una civiltà reale, quella che gode di gran lunga del maggiore consenso accademico è la teoria minoica. Questa teoria spiega il racconto di Atlantide come derivante da resoconti distorti della civiltà minoica, che raggiunse il suo apice nell’Età del Bronzo. Persino tra gli studiosi che interpretano Atlantide come un’allegoria inventata da Platone, molti concludono che essa potrebbe essersi basata su storie riguardanti i Minoici. Quali sono le prove a sostegno di questa teoria? In che modo i Minoici corrispondono alla descrizione di Atlantide data da Platone, apparentemente così straordinaria?

Rovine minoiche (parzialmente ricostruite) del Palazzo di Cnosso. Foto di Warren LeMay, CC-BY 2.0
Rovine minoiche (parzialmente ricostruite) del Palazzo di Cnosso. Foto di Warren LeMay, CC-BY 2.0

Chi erano i Minoici?

I Minoici erano una civiltà dell’Età del Bronzo centrata su Creta, al confine meridionale del Mar Egeo. Avevano inoltre colonie su diverse isole egee, e vi sono alcune prove che possedessero colonie in parti della terraferma, come in Anatolia e in Palestina.

Erano una civiltà molto ricca, potente e avanzata per la loro epoca. In quanto potenza navale di un passato remoto, costituiscono subito candidati attraenti per gli Atlantidei. Mentre furono numerose le civiltà che si espansero su vasti territori, non vi furono molte civiltà navali paragonabili nell’era precedente a quella in cui i Greci cominciarono a tenere registrazioni storiche.

I Minoici erano strettamente legati, sul piano culturale, ai Greci micenei dell’Età del Bronzo. Le due nazioni finirono per guerreggiare, con i Micenei che sconfissero i Minoici e conquistarono Creta. Sebbene oggi la loro caduta dal potere e la loro scomparsa siano ormai abbastanza ben comprese, il carattere enigmatico che avevano decenni fa contribuì alle speculazioni su un loro legame con l’Atlantide di Platone.

Che dire dei 9000 anni?

La collocazione temporale del racconto di Atlantide di Platone è il primo apparente problema che si presenta immediatamente riguardo a questa teoria. Per molti, questo sembra un problema insormontabile, quindi è necessario affrontarlo subito.

I Minoici erano una civiltà dell’Età del Bronzo. Come potrebbero quindi avere a che fare con gli Atlantidei di Platone, che vissero circa 9000 anni prima dell’epoca di Solone nel 600 a.C.?

Come sappiamo che questo indicatore cronologico è errato

Innanzitutto, occorre stabilire che la leggenda di Atlantide semplicemente non può essere collocata in un’epoca precedente all’Età del Bronzo. Come possiamo affermarlo con tale certezza? La risposta è che Platone ci fornisce numerosi dettagli che escludono assolutamente la possibilità che Atlantide sia esistita prima dell’Età del Bronzo.

Un esempio evidente è il metallo che Atlantide avrebbe usato nelle sue decorazioni e nei suoi monumenti. Ad esempio, si dice che gli abitanti di Atlantide facessero ampio uso di oro e argento, nonché di stagno e rame. Gli antropologi datano l’uso del rame a un’epoca già dall’8000 a.C., quello dell’oro al 4000 a.C., e quello dell’argento e dello stagno al 3000 a.C. Pertanto, è impossibile che la civiltà atlantidea così come descritta da Platone sia esistita già nel 9600 a.C.

Inoltre, agli Atlantidei viene attribuita la pratica della scrittura. Anche questa è qualcosa la cui origine viene generalmente datata dagli antropologi intorno al 3000 a.C. Tutti questi fatti mostrano chiaramente che Atlantide non può essere esistita intorno al 9600 a.C.

Ancora più significativamente, il resoconto di Platone su Atlantide la colloca nell’era, o poco prima dell’era, in cui i Greci possedevano una lingua scritta. Il loro primo sistema di scrittura fu la Lineare B, che apparve in Grecia verso la metà del secondo millennio a.C. Questo dimostra che il racconto di Atlantide può essere collocato, al più presto, soltanto poco prima di quell’epoca.

Due spiegazioni per i 9000 anni

Resta comunque aperta la questione di come sia nato in primo luogo quell’indicatore cronologico di 9000 anni prima dell’epoca di Solone. Vi sono due possibili spiegazioni.

La prima è che si tratti semplicemente di un’esagerazione dovuta alla distorsione che si verifica naturalmente quando un racconto viene ripetuto. Potremmo paragonarla all’affermazione di Erodoto secondo cui i Greci adottarono l’alfabeto fenicio 1600 anni prima della sua epoca, quando quella cifra dovrebbe in realtà essere di soli 400 anni.

Ancora più clamorosamente, Erodoto colloca il primo re d’Egitto circa 11.340 anni prima della sua epoca, ovvero intorno all’11.790 a.C. Al contrario, gli studiosi moderni collocano il primo re d’Egitto più vicino al 3000 a.C. Questa è certamente una spiegazione plausibile per l’esagerazione dell’epoca in cui sarebbe esistita Atlantide.

Un’altra spiegazione è che la cifra di 9000 sia stata male interpretata a partire da un originale ‘900’. Un’ipotesi su come ciò possa essere avvenuto è che le cifre delle centinaia e delle migliaia nella scrittura demotica egizia dell’epoca di Solone fossero estremamente simili. L’unica differenza era che le centinaia avevano ‘code’ più lunghe delle migliaia, ma le migliaia a volte presentavano code inaspettatamente lunghe, il che poteva facilmente causare confusione.

In che modo i Minoici corrispondono alla geografia di Atlantide

Abbiamo già visto che il profilo di base dei Minoici corrisponde a quello degli Atlantidei. Erano entrambi civiltà navali imponenti e ricche che si estendevano su numerose isole. Guardiamo ora più da vicino come i Minoici corrispondano alla geografia di Atlantide.

Ecco la descrizione di base dell’impero atlantideo così come riportata da Platone nel Timeo:

«In quest’isola di Atlantide vi era un grande e meraviglioso impero che aveva signoria sull’intera isola e su molte altre, e su parti del continente.»

Platone non dà un nome a questo continente, ma evidentemente si trattava della terraferma adiacente al mare in cui era situata Atlantide, ovunque essa fosse. Dunque, possiamo vedere che gli Atlantidei dominavano un’isola principale. Questa era *l’*isola di Atlantide. Presumibilmente, era l’isola più grande del loro dominio e il centro della loro civiltà. Dominavano inoltre diverse altre isole, presumibilmente più piccole. E, infine, detenevano potere su parti del continente, la terraferma adiacente.

E i Minoici? La documentazione archeologica è chiara sul fatto che l’isola di Creta fosse il centro della loro civiltà. Si tratta di un’isola significativa, una delle più grandi del Mediterraneo orientale.

Le colonie minoiche

Che dire del loro dominio su «molte altre» isole? Nel caso della civiltà minoica, a volte può essere difficile determinare cosa fosse una vera colonia e cosa fosse semplicemente un’area di influenza culturale. Tuttavia, vi sono almeno alcune località riconosciute come colonie dei Minoici.

L’esempio più famoso e significativo è Thera, l’isola nota anche come Santorini. Si trova direttamente a nord di Creta. Nel 1967, vi furono scoperte le prove di un importante insediamento minoico. Per inciso, questa scoperta avvenne come diretto risultato della ricerca di Atlantide.

Santorini, una delle principali isole dei Minoici. Foto di Samantha Cristoforetti, CC-BY 2.0
Santorini, una delle principali isole dei Minoici. Foto di Samantha Cristoforetti, CC-BY 2.0

Un’altra colonia minoica è stata trovata a Citera, proprio accanto alla terraferma greca. Vi sono anche solide prove di una colonia a Rodi, all’estremità opposta dell’Egeo. Tra Rodi e Creta, anche le isole di Scarpanto, Saria e Caso ospitavano colonie minoiche.

A Milo, che si trova a ovest di Thera, vi sono prove che i Minoici occupassero anche lì un insediamento, sebbene non sembrano essere stati loro a costruirlo originariamente.

Parti del continente

Che dire del loro dominio su «parti del continente»? Anche questo è confermato dall’archeologia. Mileto, sulla terraferma anatolica accanto al Mar Egeo, è oggi riconosciuta come una colonia minoica. La vicina Iasos, parimenti, sembra essere stata una colonia.

Se abbiano stabilito colonie altrove, in altre parti del continente, è materia di dibattito. È chiaro che avessero una forte presenza in Siria, come mostrano le impressionanti opere d’arte minoiche ritrovate in alcuni dei palazzi di quella regione. Tuttavia, questo viene generalmente interpretato semplicemente come la presenza di lavoratori minoici assoldati.

In ogni caso, le prove sono chiare: avevano almeno alcune colonie sul continente, con una forte presenza persino al di fuori di tali colonie.

Il sostegno biblico a ulteriori colonie

Fatto interessante, vi è una tradizione conservata nella Bibbia riguardante un’altra regione in cui i Minoici si insediarono. Nel Libro del Deuteronomio troviamo la seguente affermazione:

«Quanto agli Avviti, avevano dimorato in insediamenti fino a Gaza, finché i Caftoriti, usciti da Caftor, li annientarono e si insediarono al loro posto.»

Caftor è l’antico nome ebraico di Creta. I «Caftoriti», quindi, sarebbero il termine biblico per indicare i Minoici in quel periodo, poiché questa affermazione riguarda l’era precedente al rovesciamento della civiltà minoica a Creta da parte dei Greci.

In altre parole, questo resoconto conserva la tradizione secondo cui i Minoici avrebbero invaso, conquistato e colonizzato una porzione del Canaan meridionale nel Levante.

Atlantide era dentro o fuori dal Mediterraneo?

Forse l’argomento più comunemente presentato contro la teoria minoica di Atlantide è il presunto fatto che Platone collochi Atlantide fuori dal Mediterraneo. La base di ciò è che egli la colloca «davanti» o «dinanzi» alle Colonne d’Ercole. Poiché le Colonne di Ercole vengono usualmente collocate presso lo Stretto di Gibilterra, se ne deduce che Atlantide si trovasse fuori dal Mediterraneo.

Tuttavia, Platone non afferma effettivamente che Atlantide si trovasse al di fuori delle Colonne d’Ercole. La parola che usa, che significa «davanti» o «dinanzi», potrebbe logicamente essere interpretata nel senso che si trovava sullo stesso lato del narratore (essendo il narratore, in questo caso, un sacerdote egizio).

Atlantide e il vero mare

Esamineremo più avanti la questione delle Colonne d’Ercole con maggiore profondità. Tuttavia, si noti innanzitutto che vi è un altro elemento di prova usato per sostenere che Atlantide si trovava fuori dal Mediterraneo. Platone scrisse che da Atlantide si giungeva:

«ad altre isole, e da queste [altre isole] si poteva passare all’intero continente opposto che circondava il vero mare.»

Questa frase viene interpretata quasi universalmente nel senso che il mare in cui si trovavano Atlantide e le altre isole fosse questo «vero mare» (tradizionalmente, e erroneamente, tradotto come «vero oceano»). Tenuto ciò presente, l’affermazione immediatamente successiva nel resoconto sembra escludere l’idea che Atlantide si trovasse dentro il Mediterraneo:

«Questo mare che si trova all’interno dello Stretto di Ercole è infatti soltanto un porto, dall’ingresso angusto, mentre quell’altro è un vero mare, e la terra che lo circonda può essere a ragione chiamata continente sconfinato.»

Altri passaggi confermano categoricamente che le coste mediterranee dell’Europa e del Nordafrica erano considerate «all’interno dello Stretto, ossia delle Colonne, di Ercole», il che significa che «questo mare che si trova all’interno dello Stretto di Ercole» dev’essere il Mediterraneo. Pertanto, il fatto che in questo passo venga contrapposto al «vero mare» significa che il «vero mare» non è il Mediterraneo.

L’interpretazione tradizionale intende il «vero mare» come l’Oceano Atlantico, sebbene immaginato come ancora più vasto di quanto non sia in realtà, circondante l’intero mondo conosciuto. Questo era il mare in cui si trovavano Atlantide e le altre isole, e poi il «continente sconfinato» circondava questo mare che cingeva il mondo.

La vera relazione tra Atlantide e il vero mare

In realtà, nonostante l’interpretazione popolare, non vi è una sola riga nel resoconto di Platone che indichi che il mare in cui erano situate Atlantide e le altre isole fosse identico al «vero mare» che il continente sconfinato circondava.

Un’interpretazione ugualmente accettabile, che non reca alcun danno alle parole di Platone, è la seguente: Atlantide e le altre isole si trovavano in un mare delimitato dal «continente sconfinato». Andando da queste isole verso il continente, si raggiungeva il margine esterno, non quello interno, di tale continente. Così, il vero mare che era circondato da questo continente si trovava più lontano da Atlantide rispetto al margine più vicino del continente.

Sebbene ciò possa sembrare alquanto confuso e arbitrario, ha perfettamente senso in termini di geografia reale. Da Creta, una rotta oltre le isole dell’Egeo avrebbe condotto al «continente opposto», ovvero alla terraferma, che è l’Eurasia. La parte di questo continente adiacente al Mar Egeo circonda il Mar Nero, che sarebbe dunque il «vero mare» della descrizione di Platone.

Il riferimento al Mediterraneo come simile a un porto in confronto al vero mare non ha necessariamente a che fare con le dimensioni. Può essere interpretato in termini di tipo o qualità del mare. Il Mediterraneo era comparativamente facile da navigare e pieno di luoghi sicuri in cui attraccare la propria nave.

In totale contrasto, il Mar Nero era estremamente pericoloso e inospitale. È essenzialmente una vasta distesa d’acqua, e persino le coste sono generalmente molto più pericolose di quelle del Mediterraneo. Per queste e altre ragioni, i Greci lo conoscevano come il «Mare Inospitale» o semplicemente «il Mare» (ossia «Pontos», la stessa parola greca usata da Platone per indicare il mare circondato dal continente sconfinato). Era il mare per eccellenza del loro mondo. Senza dubbio, questo era il «vero mare» nella descrizione di Platone.

Le Colonne d’Ercole
Capo Matapan, o Tenaro, sede delle Colonne d'Ercole meridionali. Crediti: Camster, Wikimedia Commons, CC-BY 4.0
Capo Matapan, o Tenaro, sede delle Colonne d'Ercole meridionali. Crediti: Camster, Wikimedia Commons, CC-BY 4.0

Come abbiamo già visto, Platone non afferma effettivamente che Atlantide si trovasse fuori dalle Colonne d’Ercole, ma solo che era «davanti» ad esse. Ciononostante, il Critias afferma specificamente che la guerra tra Atlantide e Atene fu una guerra tra coloro che stavano dentro le Colonne d’Ercole e coloro che stavano fuori.

Questo è stato comunemente interpretato nel senso che Atlantide era fuori, mentre Atene era dentro, ma Platone non lo afferma davvero. In realtà, se mantenne lo stesso ordine nello specificare chi si trovava da ciascuna parte (il che, in assenza di prove contrarie, dovrebbe essere la conclusione più logica), egli collocò effettivamente Atlantide dentro le Colonne.

Come potrebbe Atene trovarsi fuori dalle Colonne d’Ercole se quelle colonne rappresentano lo Stretto di Gibilterra? Beh, non potrebbe. Ma la realtà è che le «Colonne d’Ercole» furono collocate anche in altre località.

Semplicemente, le Colonne d’Ercole rappresentavano dei confini (e a volte erano usate anche in senso metaforico con quel significato). Vi sono testimonianze greche antiche di Colonne d’Ercole all’estremo occidente, ma anche al confine del territorio greco a oriente. Vi sono anche testimonianze più tarde che collocano le Colonne d’Ercole all’estremo settentrione. Non è logico che vi fossero anche Colonne d’Ercole a meridione?

Le Colonne d’Ercole meridionali

Oltre a questo argomento logico secondo cui le Colonne d’Ercole a volte segnavano i confini meridionali del territorio greco, vi è anche qualche prova diretta in tal senso. Una delle fatiche di Ercole lo condusse a Capo Tenaro, che è il promontorio occidentale del Golfo di Laconia, la parte più meridionale della Grecia.

Mentre si trovava lì, entrò in una grotta che era considerata l’ingresso dell’Ade. Fatto interessante, vi sono testimonianze greche antiche secondo cui le Colonne d’Ercole erano anticamente note come Colonne di Briareo. Briareo è una figura della mitologia greca che faceva la guardia ai Titani nel Tartaro.

Dove sarebbero state collocate logicamente le Colonne di Briareo? Poiché il Tartaro era anch’esso parte degli inferi, trovandosi al di sotto persino dell’Ade, è logico che si trovassero all’ingresso degli inferi, che era Capo Tenaro. E poiché Ercole fu uno dei pochissimi che famosamente discese agli inferi, questo offre anche una spiegazione logica del perché queste colonne in seguito divennero note come Colonne d’Ercole.

Con questa collocazione in mente, è evidente che lo stretto indicato nel passo di Platone come sede delle Colonne d’Ercole dev’essere lo stretto oggi chiamato Stretto di Elafonisos nel Golfo di Laconia, da cui si entra nell’Egeo e da cui si poteva viaggiare, ad esempio, in direzione dell’Egitto.

Evidentemente, gli Egizi consideravano il Mar Mediterraneo come «interno alle Colonne d’Ercole», mentre i Greci si trovavano fuori, o al di là, di quelle colonne. Creta, la patria dei Minoici, si trova infatti proprio davanti al Golfo di Laconia, corrispondendo quindi perfettamente alla descrizione di Platone.

«Da qui a qualsiasi parte del mare»

Vi è una piccola frase nel Critias che mostra chiaramente che Atlantide avrebbe dovuto trovarsi nel Mar Mediterraneo. Critia, riportando le parole del sacerdote egizio, afferma che Atlantide «divenne un insuperabile banco di fango per i naviganti che da qui salpavano verso qualsiasi parte del mare».

La parola «qui» viene di solito intesa come «di qui», a causa della traduzione online più diffusa, che risale al XIX secolo, e la parola «mare» è tradizionalmente, ma erroneamente, resa con «oceano», a causa dell’interpretazione popolare che colloca Atlantide nell’Oceano Atlantico. Tuttavia, la parola usata è «pelagos», che significa semplicemente «mare».

Quando leggiamo questa frase in un italiano moderno e accurato, il significato è chiaro. L’abbassamento dell’isola di Atlantide creò un insuperabile banco di fango per i naviganti che salpavano «da qui» — che ciò significhi l’Egitto o la Grecia — verso «qualsiasi parte del mare».

Se Atlantide si fosse trovata nell’Oceano Atlantico, questa affermazione non avrebbe alcun senso, perché certamente non avrebbe ostacolato la navigazione nell’intero Mediterraneo. L’unico modo in cui questa affermazione sul banco di fango ha un senso è che Atlantide fosse un’isola relativamente vicina all’Egitto o alla Grecia (a seconda che Critia stesse citando il sacerdote egizio o semplicemente parafrasando, poiché ciò incide sull’interpretazione di «qui»).

Obiezioni a questa collocazione

A parte la questione delle Colonne d’Ercole, vi è anche il fatto che Platone definisce Atlantide «maggiore della Libia e dell’Asia insieme». Questo è comunemente inteso nel senso che fosse più grande di quelle due masse terrestri. Tuttavia, non è questa l’unica interpretazione possibile.

La parola greca «meizon» usata da Platone significa semplicemente «maggiore» in qualsiasi senso, non necessariamente in termini di dimensioni. Dato che i Libici e gli Asiatici erano i due nemici più comuni degli Egizi, sarebbe la cosa più logica del mondo che il sacerdote egizio dicesse che Atlantide era maggiore di quelle due nazioni.

Un altro presunto problema è la collocazione di Atlantide nel Mare Atlantico. Tuttavia, questo termine significa semplicemente «Mare di Atlante». Il resoconto stesso di Platone afferma che il mare ricevette questo nome da Atlante, il primo re di Atlantide, che chiaramente non è la stessa figura di Atlante il Titano, dal quale l’Oceano Atlantico prende il nome.

Tenuto presente che il resoconto di Atlantide sarebbe provenuto dagli Egizi, è ben possibile che questo fosse semplicemente il loro termine per il Mar Mediterraneo, che era «Wadj-Wer» (reso anche «Uat-Ur»). Le fonti egizie riferiscono che i Minoici abitavano le isole di questo mare, usando questo termine specifico.

Considerando come i Greci resero altri nomi egizi (come «Uto» da «Wadjet» e «Osiride» da «Usir»), il termine «Wadj-Wer» potrebbe benissimo essersi sviluppato in qualcosa come «Atlante» tra i Greci. Si noti, dagli esempi precedenti, il cambiamento di «Wadj» in «Ut» e l’aggiunta di «is» alla fine di «Usir». Inoltre, gli Egizi non distinguevano tra la «r» e la «l».

Rilievo raffigurante Wadj-Wer, personificazione del Mar Mediterraneo e della regione paludosa del Delta nord-orientale del Nilo
Rilievo raffigurante Wadj-Wer, personificazione del Mar Mediterraneo e della regione paludosa del Delta nord-orientale del Nilo

La civiltà minoica e la descrizione di Platone

Ora che abbiamo visto come i Minoici corrispondano perfettamente alla geografia della descrizione di Platone, che dire della civiltà in sé?

Il commercio internazionale

Consideriamo innanzitutto un’affermazione generale su Atlantide. Sarebbe stata un centro del commercio internazionale. Platone descrive come i suoi porti fossero pieni di mercanti. Si dice che provenissero da una varietà di luoghi diversi. Platone afferma che «moltissime cose erano loro portate da paesi stranieri».

Questo corrisponde molto bene alla civiltà minoica. Fu effettivamente un centro del commercio internazionale. Creta era idealmente posizionata per questo, trovandosi a sud del Mar Egeo. Qualsiasi mercante che viaggiasse dal Mediterraneo centrale o occidentale verso quello orientale sarebbe inevitabilmente passato da Creta. Le prove archeologiche mostrano quanto fossero ricchi e prosperi i Minoici grazie al loro impero commerciale.

La grande pianura

Una delle caratteristiche più evidenti della descrizione di Atlantide data da Platone nel Critias era una pianura molto ampia e fertile al centro dell’isola. Era di forma rettangolare, esposta a sud e riparata da grandi montagne a nord.

Questa è stata regolarmente associata alla Piana di Messara, al centro di Creta. È effettivamente esposta a sud, e vi sono grandi montagne verso nord, tra cui il Monte Ida, la montagna più alta di Creta.

Il tempio di Poseidone

Descritto come situato anch’esso vicino al centro dell’isola era un tempio imponente. Si trattava del tempio di Poseidone, dedicato anche alla sua amante Cleito. Aveva un aspetto strano e barbarico ed era lungo uno stadio e largo mezzo stadio. Ciò gli darebbe un’area totale di circa 16.000 metri quadrati.

Al suo interno si svolgevano giochi di tauromachia. Dopo che i tori venivano catturati, erano condotti a una colonna su cui era incisa un’iscrizione sacra. Il toro veniva poi sgozzato sulla colonna come sacrificio.

Sull’isola di Creta, all’incirca al centro dell’isola in lunghezza, si trovava il Palazzo di Cnosso. Questo «palazzo» svolgeva anche funzioni templari. Copriva un’area di circa 14.000 metri quadrati, molto vicina alla cifra fornita da Platone. Il suo aspetto era molto complesso e deve essere sembrato «barbarico» ai Greci, il che portò probabilmente al mito del labirinto di Cnosso.

Nel cortile centrale del Palazzo di Cnosso si svolgevano giochi di tauromachia. Ai lati di questo cortile centrale si trovano cripte. In ogni cripta vi è una colonna prominente con l’iscrizione sacra della labrys sul fianco. Qui sono state trovate prove di sacrifici di tori.

A confermare l’identificazione di questa località reale con il Tempio di Poseidone di Atlantide vi è il fatto che il Palazzo di Cnosso era, in effetti, dedicato a Poseidone — o meglio, era dedicato a Poteidan, il predecessore minoico di Poseidone. Era dedicato anche a una dea nota come Potnia, che significa semplicemente «Signora» o «Padrona».

La metropoli circolare

Un’altra parte prominente della descrizione di Atlantide data da Platone è la metropoli. Questa è famosamente descritta come circolare, con anelli concentrici di terra e acqua attorno ad essa. Vi era una collina al centro, e un canale scavato attraverso gli anelli di terra per ottenere l’accesso al mare.

Si diceva che la collina al centro distasse circa 50 stadi, ovvero 9 chilometri, dal mare. Ciò suggerirebbe che l’intera isola su cui si trovava questa metropoli avesse un diametro di circa 18 chilometri, ovvero circa 11 miglia.

Questa è una corrispondenza stretta con il diametro di Thera, la grande colonia minoica immediatamente a nord di Creta. Sebbene non sia un cerchio perfetto, il diametro di Thera nel suo punto più ampio è di poco superiore ai 17 chilometri, ovvero quasi 11 miglia.

Non vi è un accordo unanime su quale fosse l’aspetto di Thera prima della sua eruzione dell’Età del Bronzo, ma le ricostruzioni che godono di maggiore sostegno la intendono come un unico anello di terra che circondava un’isola centrale. Si ritiene che l’anello di terra fosse quasi continuo, fatta eccezione per un varco che formava un passaggio permettendo l’accesso al mare dall’isola centrale.

Sebbene non corrisponda al disegno e alle misure precise che Platone fornisce per la metropoli e gli anelli di terra circostanti, insieme al canale che li attraversava, vi è qui una chiara somiglianza che è rarissima nel mondo naturale.

Gli edifici

Platone afferma che Atlantide aveva una popolazione numerosa e che l’area attorno al porto in particolare era piena di gente e di case addensate fittamente. Questa è una descrizione molto calzante per Thera, come ha rivelato il lavoro archeologico nell’insediamento di Akrotiri.

Riguardo al lavoro di costruzione svolto su Atlantide, Platone afferma:

«La pietra usata nei lavori la estrassero da sotto l’isola centrale, e da sotto le fasce di terra, tanto dal lato esterno quanto da quello interno. Una specie era bianca, un’altra nera, e una terza rossa.»

Poiché Thera è un’isola vulcanica, abbonda di rocce bianche, nere e rosse. Molti degli edifici minoici erano fatti di rocce di questi colori. Questo si collega anche al fatto che Platone afferma che molti degli edifici atlantidei erano fatti di rocce di diversi colori «per compiacere l’occhio». In effetti, si è scoperto che gli edifici minoici erano molto colorati e ricoperti di deliziose opere d’arte.

Acqua corrente calda e fredda

Si diceva che Atlantide possedesse una sorgente calda e una fredda che fornivano acqua per i bagni pubblici e privati, oltre che per altri usi. Quest’acqua era inoltre trasportata ad altre parti dell’isola per mezzo di acquedotti.

L’idea di disporre di acqua corrente calda e fredda sarebbe stata molto avanzata per l’Età del Bronzo, eppure sappiamo che i Minoici corrispondono a questa descrizione. Creta ha sorgenti termali, ma questa descrizione è particolarmente calzante per Thera, essendo un’isola vulcanica. Aveva anche acqua corrente in varie forme, come le toilette con sciacquone.

La guerra tra i Minoici e i Greci

Lame minoiche provenienti da Malia, Creta. Foto di Josh Brouwers
Lame minoiche provenienti da Malia, Creta. Foto di Josh Brouwers

Il punto centrale della storia di Atlantide nei dialoghi di Platone è che essa combatté una guerra contro la Grecia ma fu infine sconfitta. Come si concilia questo con la realtà storica dei Minoici?

Prima di tutto, chiariamo che cosa afferma il resoconto di Platone. Atlantide avrebbe conquistato tutta la Libia (ovvero il Nordafrica) fino all’Egitto, e tutta l’Europa fino alla Tirrenia (sul lato occidentale dell’Italia). Creta occupa una posizione approssimativamente centrale tra quelle due località.

L’archeologia ha mostrato che il commercio minoico si estendeva a ovest fino all’Italia, e che essi avevano anche stretti legami con gli Egizi. Vi sono inoltre prove che il loro impero commerciale si estendesse a sud fino alla Libia.

Sebbene non vi siano prove che i Minoici abbiano mai effettivamente tentato di conquistare questo territorio come nella storia di Atlantide, la leggenda è comunque facilmente spiegabile alla luce dei fatti storici. In epoche molto successive, le fonti greche (persino quelle coeve) raffigurano gli Etruschi come pirati ostili, quando le prove indicano che erano semplicemente dediti alle stesse pratiche commerciali dei Greci stessi, che erano normali per l’epoca.

Pertanto, è molto probabile che l’idea di Atlantide che tentava di conquistare quel vasto territorio derivi semplicemente da resoconti esagerati sul loro dominio del commercio in quella regione.

L’invasione dei Greci micenei

Ciononostante, i Minoici combatterono effettivamente una guerra contro la Grecia. Tra la fine del XVI e l’inizio del XV secolo a.C., vi sono prove di grandi sconvolgimenti e distruzioni di importanti centri in tutta Creta.

Inoltre, troviamo improvvisamente l’uso delle iscrizioni in Lineare A sostituito dall’uso di iscrizioni in Lineare B, scritte in greco miceneo anziché nella lingua dei Minoici. Anche la cultura materiale degli abitanti di Creta si sposta fortemente verso la cultura materiale dei Greci micenei in questo stesso periodo.

Sebbene alcuni ricercatori recenti abbiano tentato di mettere in discussione questa conclusione di lunga data, queste prove mostrano chiaramente che i Greci micenei invasero e conquistarono la Creta minoica. Così, la vera storia dei Minoici riflette la storia di Atlantide in un aspetto cruciale, che la maggior parte delle teorie sui candidati a Atlantide semplicemente ignora.

L’epoca della guerra

Un altro dettaglio significativo della descrizione di Platone che viene spesso ignorato è che egli fornisce i nomi di diversi individui che vi furono coinvolti. Egli spiega:

«I sacerdoti, nel loro racconto di quella guerra, menzionarono la maggior parte dei nomi registrati prima dell’epoca di Teseo, come Cecrope, ed Eretteo, ed Erittonio, ed Erisittone.»

In altre fonti greche, riguardanti la normale mitologia greca, Cecrope appare come il fondatore di Atene. La Cronaca di Paro lo colloca nel XVI secolo a.C. Ebbe un figlio di nome Erisittone, e le due figure di nome Eretteo ed Erittonio sembrano essere originariamente state un’unica figura, un re di Atene alcune generazioni dopo Cecrope.

La corrispondenza tra la cronologia di questi leggendari re greci i cui nomi appaiono qui nel passo sulla guerra contro Atlantide e l’epoca della guerra storica contro la Creta minoica è notevole.

L’eruzione minoica

L’identificazione di Atlantide con la civiltà minoica fornisce anche una spiegazione molto conveniente per la distruzione improvvisa di Atlantide. Si ricordi che una delle parti principali di Atlantide, la metropoli circolare, sembra identificabile con l’isola di Thera.

Nel XVI secolo a.C. (non nel XVII, contrariamente ad alcune affermazioni), l’isola di Thera subì una devastante eruzione vulcanica. Fu una delle più grandi eruzioni della storia umana. Lo svuotamento della camera magmatica sotto l’isola fece letteralmente sprofondare in mare enormi porzioni dell’isola. Altre porzioni dell’isola furono scagliate verso l’esterno, nel mare.

Questo ricorda estremamente ciò che Platone disse di Atlantide, che «scomparve nel mare» in «un solo giorno e una sola notte di sventura».

Il banco di fango

Nel Critias, Platone afferma che Atlantide «divenne un insuperabile banco di fango per i naviganti che da qui salpavano verso qualsiasi parte del mare».

A causa dell’inimmaginabile quantità di cenere e materiale vulcanico scagliata in aria dall’eruzione, la superficie del mare attorno a Thera si sarebbe intasata di pomice, che galleggia sull’acqua. Questo potrebbe benissimo essere sembrato un banco di fango che ostacolava la navigazione attraverso il mare.

Fatto interessante, Critia descrive ciò come se esistesse ancora. Tenuto presente che egli sta recitando il resoconto del sacerdote egizio di Sais, è ben possibile che gli Egizi siano giunti a identificare questo «banco di fango», o regione del Mediterraneo colma di pomice, con la regione semisecca e semiacquatica del Delta del Nilo, con i suoi laghi e le sue lagune.

Dopotutto, usavano lo stesso termine («Wadj-Wer») sia per quell’area semiacquatica sia per il Mar Mediterraneo subito a nord di essa, ed era all’interno di questo «Wadj-Wer» che le fonti egizie collocavano i Minoici. Probabilmente, le tradizioni del mare intasato nel Wadj-Wer furono erroneamente applicate alla parte di esso che era ancora non navigabile, la regione del Delta settentrionale del Nilo.

Conclusione

In sintesi, possiamo vedere che la civiltà minoica corrisponde alla descrizione di Atlantide data da Platone in molti modi notevoli. Una volta accantonati i comuni ma infondati presupposti sulla descrizione geografica che Platone dà dell’impero insulare, possiamo vedere che essa è perfettamente compatibile con i Minoici. Invece di collocare Atlantide nell’Oceano Atlantico, la sua descrizione la colloca nel Mediterraneo, relativamente vicina all’Egitto e alla Grecia. L’isola con la grande pianura rettangolare era Creta, mentre la metropoli circolare circondata da anelli concentrici di terra e mare può essere identificata con Thera. Numerosi aspetti specifici della cultura minoica possono essere identificati con Atlantide, incluso il loro dio principale, la loro tecnologia, le loro opere di costruzione e la loro guerra con la Grecia. La distruzione di Atlantide può essere associata, senza dubbio, alla drammatica eruzione di Thera.

Fonti

Woolf, Alex, The History of the World: The Story of Mankind from Prehistory to the Modern Day, 2017

Abulafia, David, The Mediterranean in History, 2003

Castleden, Rodney, Minoans: Life in Bronze Age Crete, 2002

Barca, Natale, Knossos, Mycenae, Troy: The Enchanting Bronze Age and Its Tumultuous Climax, 2023

Hart, George, The Routledge Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses, 2005

https://archive.archaeology.org/0405/newsbriefs/cretans.html

https://atlantipedia.ie/samples/factor-ten/

https://atlantipedia.ie/samples/minoan-hypothesis/

Di Caleb Howells

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