Grecia

Classical

La società greca antica attribuiva notevole importanza alla letteratura e, secondo molti, l’intera tradizione letteraria occidentale nacque lì, con i poemi epici di Omero.

Oltre all’invenzione delle forme epica e lirica della poesia, i Greci furono essenzialmente responsabili anche dell’invenzione del dramma, e produssero capolavori di tragedia e di commedia che ancora oggi sono contati tra i vertici del teatro.

Ettore riportato a Troia

Ettore riportato a Troia

In effetti c’è a malapena un’idea discussa oggi che non sia già stata dibattuta e rielaborata dagli scrittori dell’antica Grecia.

I poemi epici attribuiti a Omero sono di solito considerati le prime opere superstiti della letteratura occidentale, e restano giganti del canone per le raffigurazioni abili e vivide di guerra e pace, onore e disonore, amore e odio.

Esiodo fu un altro poeta greco molto antico; i suoi poemi didattici ci offrono un resoconto sistematico della mitologia greca, dei miti della creazione e degli dèi, nonché uno sguardo sulla vita quotidiana dei contadini greci dell’epoca.

Le favole di Esopo rappresentano un genere letterario a sé, non affine ad altri, e probabilmente si svilupparono da una tradizione orale che risale a molti secoli prima.

Saffo e, più tardi, Pindaro rappresentano, ciascuno a suo modo, l’apoteosi della poesia lirica greca.

Il più antico drammaturgo greco conosciuto fu Tespi, vincitore del primo concorso teatrale tenuto ad Atene nel VI secolo a.C. Cherilo, Pratina e Frinico furono pure tragediografi greci precoci, a ciascuno dei quali si attribuiscono innovazioni diverse.

Eschilo, tuttavia, è di solito considerato il primo dei grandi drammaturghi greci, e inventò essenzialmente ciò che intendiamo per dramma nel V secolo a.C. (cambiando così per sempre la letteratura occidentale) con l’introduzione del dialogo e di personaggi che interagiscono nella scrittura teatrale.

Sofocle è accreditato di aver sviluppato con maestria l’ironia come tecnica letteraria, e di aver esteso ciò che si riteneva ammissibile nel dramma.

Euripide, d’altro canto, usò le sue opere per mettere in discussione le norme e i costumi sociali dell’epoca (marchio di molta letteratura occidentale per i due millenni successivi), introdusse una flessibilità ancora maggiore nella struttura drammatica e fu il primo drammaturgo a sviluppare personaggi femminili in misura significativa.

Busto di Euripide

Busto di Euripide

Aristofane definì e plasmò la nostra idea di quella che si chiama Commedia Antica, mentre, quasi un secolo dopo, Menandro ne raccolse l’eredità e dominò il genere della Commedia Nuova ateniese.

Dopo Menandro, lo spirito della creazione drammatica si spostò verso altri centri di civiltà, come Alessandria, la Sicilia e Roma. Nel III secolo a.C., per esempio, Apollonio Rodio fu un innovativo e influente poeta epico greco ellenistico.

Dopo il III secolo a.C. la letteratura greca entrò in un declino rispetto alle vette precedenti, sebbene si continuasse a produrre molta scrittura di valore in filosofia, storia e scienza per tutta la Grecia ellenistica.

Libro di testo greco antico

Libro di testo greco antico

Vale anche una breve menzione di un genere meno noto, quello del romanzo antico o della narrativa in prosa. I cinque romanzi greci antichi superstiti, datati ai secoli II e III d.C., sono l’«Etiopica» o «Storia etiope» di Eliodoro di Emesa, «Cherea e Calliroe» di Caritone, «Il racconto efesio» di Senofonte di Efeso, «Leucippe e Clitofonte» di Achille Tazio e «Dafni e Cloe» di Longo.

Inoltre un breve romanzo di origine greca intitolato «Apollonio, re di Tiro», datato al III secolo d.C. o prima, ci è giunto solo in latino, forma in cui divenne molto popolare nel Medioevo.

Autori principali

Verso greco

La poesia greca arcaica (come l’«Iliade» e l’«Odissea» di Omero) era di natura epica, una forma di letteratura narrativa che raccontava la vita e le opere di una persona o di un gruppo eroico o mitologico. Il metro tradizionale della poesia epica è l’esametro dattilico, in cui ogni verso è composto da sei piedi metrici, i primi cinque dei quali possono essere un dattilo (una sillaba lunga e due brevi) o uno spondeo (due sillabe lunghe), con l’ultimo piede sempre uno spondeo. Il ritmo formale è quindi coerente per tutto il poema eppure variato da un verso all’altro, facilitando la memorizzazione e impedendo la monotonia (i poemi epici sono spesso piuttosto lunghi).

La poesia didattica, come le opere di Esiodo, sottolineava le qualità istruttive e informative della letteratura, e il suo intento primario non era necessariamente l’intrattenimento.

Per gli antichi Greci la poesia lirica designava in senso stretto il verso accompagnato dalla lira, di solito un breve poema che esprimeva sentimenti personali. Questi versi cantati si dividevano in strofe dette strofe (cantate dal Coro mentre si spostava da destra a sinistra sul palco), antistrofe (cantate dal Coro nel movimento di ritorno da sinistra a destra) ed epodi (la parte conclusiva cantata dal Coro fermo al centro del palco, di solito con schema di rima e struttura diversi).

Le odi liriche trattavano in genere soggetti seri, con strofe e antistrofe che guardavano al tema da prospettive diverse, spesso contrastanti, e l’epodo che saliva a un livello superiore per osservare o risolvere le questioni sottostanti.

Le elegie erano un tipo di poema lirico, di solito accompagnato dal flauto anziché dalla lira, di carattere luttuoso, malinconico o lamentevole. I distici elegiaci consistevano di solito in un verso di esametro dattilico seguito da un verso di pentametro dattilico.

I pastorali erano poemi lirici su soggetti rurali, di solito altamente romanticizzati e irrealistici.

Tragedia greca

La tragedia greca si sviluppò specificamente nella regione dell’Attica intorno ad Atene nel VI secolo a.C. o prima. Il teatro greco classico era scritto e recitato solo da uomini, comprese tutte le parti femminili e i Cori. I drammaturghi di solito componevano anche la musica, coreografavano le danze e dirigevano gli attori.

I drammi più antichi coinvolgevano solo un Coro (che rappresentava un gruppo di personaggi), e poi un Coro che interagiva con un solo attore mascherato, che recitava una narrazione in versi. Il Coro forniva gran parte dell’esposizione dell’opera e sviluppava poeticamente i temi.

Eschilo trasformò l’arte usando due attori mascherati, oltre al Coro, ciascuno con parti diverse lungo il pezzo, rendendo possibile il dramma scenico come lo conosciamo. Sofocle introdusse tre o più attori, consentendo ancora più complessità.

Era una forma d’arte altamente stilizzata (non naturalistica): gli attori indossavano maschere e le rappresentazioni incorporavano canto e danza. Le opere non erano di solito divise in atti o scene discrete e, sebbene l’azione della maggior parte delle tragedie greche fosse confinata a un periodo di ventiquattro ore, il tempo poteva anche trascorrere in modo non naturalistico. Per convenzione, azioni distanti, violente o complesse non venivano drammatizzate direttamente, ma avvenivano fuori scena e poi erano descritte in scena da un messaggero di qualche tipo.

Le tragedie greche avevano di solito una struttura coerente in cui scene di dialogo («episodi») si alternavano a canti corali («stasimo»), che a loro volta potevano o meno essere divisi in due parti (la «strofe» e l’«antistrofe»). La maggior parte delle opere si apriva con un monologo o «prologo», dopo il quale il Coro di solito entrava con il primo dei canti corali chiamato «parodo». La scena finale si chiamava «esodo».

Nel V secolo il festival annuale del dramma di Atene, noto come le Dionisie (in onore del dio del teatro, Dioniso) era divenuto un evento spettacolare, che durava da quattro a cinque giorni e veniva seguito da oltre 10.000 uomini. In ciascuno di tre giorni si presentavano tre tragedie e un dramma satiresco (una commedia leggera su tema mitico) scritte da uno di tre tragediografi preselezionati, nonché una commedia di un autore comico; al termine i giudici assegnavano il primo, il secondo e il terzo premio.

Le Lenee erano un festival religioso e drammatico annuale simile ad Atene, sebbene meno prestigioso e aperto solo ai cittadini ateniesi, e più specializzato nella commedia.

Commedia greca

La commedia greca si divide convenzionalmente in tre periodi o tradizioni: Commedia Antica, Commedia Media e Commedia Nuova.

La Commedia Antica è caratterizzata da una satira politica molto topica, tarata sul pubblico, che spesso prende di mira figure pubbliche specifiche con maschere individualizzate e un’irriverenza spesso sguaiata verso uomini e dèi. Sopravvive oggi soprattutto nelle undici opere superstiti di Aristofane. I ritmi metrici della Commedia Antica sono tipicamente giambici, trocaici e anapestici.

La Commedia Media è in gran parte perduta (cioè si conservano solo frammenti relativamente brevi).

La Commedia Nuova faceva più affidamento su personaggi tipo, raramente tentava di criticare o migliorare la società che descriveva, e introdusse anche l’interesse amoroso come elemento principale del dramma. È nota oggi soprattutto dai sostanziosi frammenti papiracei di Menandro.

Gli elementi principali di una commedia erano il parodo (l’ingresso del Coro, che cantava o recitava versi), una o più parabasi (in cui il Coro si rivolge direttamente al pubblico), l’agon (un dibattito formale tra protagonista e antagonista, spesso con il Coro come giudice) e gli episodi (dialogo informale tra personaggi, convenzionalmente in trimetro giambico).

Le commedie erano presentate soprattutto al festival delle Lenee ad Atene, un festival religioso e drammatico annuale simile alle più prestigiose Dionisie, sebbene le commedie fossero messe in scena anche alle Dionisie in anni successivi.

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 25 ottobre 2024