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Cuneglasus era il vero re Artù?

Di Caleb Howells

Una teoria relativamente poco nota sulla vera identità del re Artù sostiene che egli possa essere identificato con un personaggio storico di nome Cuneglasus. Oltre a essere poco nota in sé, anche questa figura storica è relativamente sconosciuta. Eppure, si tratta di una delle figure meglio documentate della Britannia arturiana. Chi era, e perché alcuni ricercatori concludono che egli fosse il vero re Artù?

Manoscritto del De Excidio Britanniae di Gildas, Cambridge University Library
Manoscritto del De Excidio Britanniae di Gildas, Cambridge University Library, ThêtaBlackhole, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Chi era Cuneglasus?

Cuneglasus era uno dei cinque re menzionati da Gildas nel suo documento noto come De Excidio, scritto in un momento imprecisato del VI secolo. In questo documento, Gildas criticava la condizione contemporanea della Britannia e rivolgeva commenti taglienti a cinque re a lui coevi. Cuneglasus era uno di questi re.

Sfortunatamente, Gildas non ci fornisce alcuna biografia coerente di questo re. Piuttosto, ci presenta una raccolta di informazioni piuttosto sporadiche su di lui, notizie rilevanti solo ai fini del proposito di Gildas di criticarne il carattere.

La dinastia di Cuneglasus

Gildas non ci dice direttamente quale regno governasse Cuneglasus. Tuttavia, nei registri genealogici medievali successivi riguardanti i regni gallesi, vi è un solo personaggio di questo periodo che porta un nome interpretabile come una forma di «Cuneglasus».

Il personaggio in questione si chiama Cynlas. Nel documento più antico in cui compare, la genealogia del X secolo contenuta nel Harleian MS 3859, il suo nome è scritto «Cinglas», il quale conserva in modo più evidente il legame con «Cuneglasus».

Secondo queste genealogie medievali successive, Cuneglasus (se questa identificazione con Cynlas è corretta, cosa molto probabile) era un re del regno di Rhos. Si trattava di un regno situato nel Galles settentrionale, che faceva parte del più vasto regno di Gwynedd oppure era un piccolo regno immediatamente adiacente ad esso.

Lo stretto legame con il Gwynedd è confermato anche dalle genealogie. Esse fanno di Cynlas il cugino primo di Maelgwn, il potente re del Gwynedd al quale Gildas rivolse anch’egli alcuni commenti critici. Ha dunque senso che i regni di Maelgwn e di Cuneglasus fossero vicini l’uno all’altro.

Altri membri della famiglia

Secondo questi registri genealogici, Cuneglasus era figlio di un personaggio di nome Owain Danwyn (un altro re che a volte è identificato dai ricercatori moderni come il vero re Artù).

Non si sa molto sulla famiglia immediata di Cuneglasus. Secondo un documento, il Bonedd Y Saint, Owain, padre di Cuneglasus, generò anche i santi Einion Frenin, Seiriol e Meirion. Tuttavia, questo è tutto ciò che si sa della sua famiglia. Non sono noti altri fratelli, né il nome o la stirpe della madre sono menzionati nei documenti superstiti.

Quando visse Cuneglasus?

Poiché Cuneglasus è molto oscuro nella tradizione gallese superstite, l’unica base reale per datare la sua carriera è il fatto che era ancora re quando Gildas scrisse il De Excidio. Possiamo inoltre utilizzare le prove fornite dalle genealogie, sebbene non siano prive di problemi.

Lo stesso Gildas non dice quando stava scrivendo, anche se il fatto che nomini altri quattro re viventi ci aiuta a datare Cuneglasus. Di questi cinque, il re del quale sappiamo di più è Maelgwn, re del Gwynedd. Sebbene la sua morte sia tradizionalmente collocata nel 547 sulla base degli Annales Cambriae, ricerche più recenti, presenti nel Trioedd Ynys Prydein di Rachel Bromwich, hanno evidenziato che esistono elementi per ritenere che Maelgwn possa aver regnato alla fine del VI secolo.

Se così fosse, anche il regno di Cuneglasus risalirebbe alla fine del VI secolo. Naturalmente, la datazione di Gildas e dei suoi cinque re contemporanei è altamente controversa, ma possiamo affermare con sicurezza che Cuneglasus regnò in un momento imprecisato del VI secolo.

La Britannia, c. 540, all'epoca di Gildas
La Britannia, c. 540, all'epoca di Gildas, myself, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Le prove che Cuneglasus fosse il vero re Artù

L’argomento secondo cui Cuneglasus sarebbe stato il vero re Artù si basa principalmente sui vari dettagli che Gildas ci fornisce, sebbene incorpori anche il poco che è registrato altrove su di lui.

Cuneglasus l’orso

Una delle prove principali usate a sostegno di questa teoria proviene da un versetto specifico del De Excidio di Gildas. Nel passo in questione, Gildas chiama direttamente Cuneglasus «orso». Perché questo è così interessante per i ricercatori arturiani?

Il motivo è che la parola gallese per «orso» è «arth». Partendo da questo fatto, molti hanno ipotizzato che il nome «Artù» sia in realtà un titolo basato su questo animale. Oppure, al contrario, «Artù» potrebbe essere stato un altro dei nomi di Cuneglasus, con il riferimento di Gildas all’orso che costituirebbe un gioco di parole basato su quel nome. In ogni caso, il fatto che Gildas chiami Cuneglasus un orso è una prova evidente di un legame con l’elemento «arth», che è vicino al nome di re Artù.

Il re mancante di Goffredo di Monmouth

Un’altra prova notevole usata dai sostenitori di questa teoria è il fatto che Cuneglasus non compare nell’Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, scritta intorno al 1137. Perché questo è così significativo?

Il motivo è che Goffredo di Monmouth scrisse dei re contemporanei menzionati da Gildas. Sembra che egli abbia in qualche modo frainteso i commenti di Gildas nel De Excidio come descrizioni di re consecutivi anziché di re contemporanei. Scrisse di ciascuno di essi a turno, presentandoli come successori di re Artù in sequenza.

Tuttavia, Goffredo non incluse notevolmente Cuneglasus. Menziona per primo Costantino come successore di Artù. Poi menziona Aurelio Canino, dopo il quale regna Vortipor. Infine, Goffredo menziona Maelgwn Gwynedd.

Questo è esattamente lo stesso ordine dei commenti di Gildas nei loro confronti nel De Excidio, e molti dei dettagli che Goffredo include nel suo breve resoconto dei loro rispettivi regni sembrano tratti anch’essi da Gildas. Eppure, Cuneglasus manca. Quale è la spiegazione?

Secondo i sostenitori di questa teoria, Cuneglasus manca dal resoconto di Goffredo sui successori di Artù perché egli aveva compreso che Cuneglasus stesso era in realtà identico ad Artù.

Una spada speciale

Un altro collegamento interessante tra Artù e Cuneglasus riguarda le loro armi. Com’è noto, re Artù possedeva la sua spada speciale, Excalibur. Nei testi gallesi è chiamata Caledfwlch. Nei primi testi latini è chiamata Caliburnus. Ma Excalibur è il nome con cui è più comunemente conosciuta oggi.

E Cuneglasus? Vi è un commento breve ma interessante che Gildas fa su di lui. Si noti la seguente frase del De Excidio:

«Perché mantieni una simile guerra contro gli uomini e contro Dio? Contro gli uomini, cioè i tuoi connazionali, con armi speciali tue; contro Dio, con innumerevoli crimini?»

Si noti il riferimento a Cuneglasus che causa travagli ai suoi connazionali per mezzo di «armi speciali tue». Supponendo che Cuneglasus non possedesse una sorta di segreta tecnologia dell’Età Oscura, ciò suggerisce che avesse una spada speciale, e anche che questa spada fosse famosa. Ciò si concorda molto bene con la leggenda di Artù che possiede la sua spada speciale.

Un re crudele e brutale

Almeno un ricercatore ha sostenuto che l’identificazione di Cuneglasus con Artù – o almeno la supposizione che egli avesse contribuito alla leggenda di Artù entro il XII secolo – spiegherebbe la raffigurazione di Artù in molte agiografie di figure religiose come un tiranno molesto che si oppone all’opera di Dio.

Ciò è in netto contrasto con il modo encomiabile in cui Artù è raffigurato in molti dei resoconti più antichi, come l’Historia Brittonum.

In modo simile a come Artù è raffigurato in quelle agiografie, Gildas presenta Cuneglasus come un tiranno crudele, irriverente verso Dio e i suoi precetti. Sebbene si tratti di un punto marginale, questa descrizione di Cuneglasus potrebbe spiegare la caratterizzazione di Artù in quei documenti religiosi successivi.

Conflitti coniugali

Gildas accenna anche ad alcuni peccati commessi da Cuneglasus riguardo alla sua vita coniugale che corrispondono, a ben vedere, alle leggende su re Artù. Si noti la seguente affermazione di Gildas:

«Perché, oltre a innumerevoli cadute, tu, avendo scacciato tua moglie, posi gli occhi su sua sorella, quella vigliacca, che ha fatto voto a Dio di perpetua castità di vedovanza.»

Secondo questa accusatione tagliente, Cuneglasus aveva scacciato la propria moglie e «posto gli occhi» su sua sorella, che Gildas definisce «vigliacca». Un’altra traduzione la chiama «detestabile». Come si concorda questo con le informazioni presenti nelle leggende arturiane riguardo ad Artù e sua moglie?

Le leggende arturiane coinvolgono notoriamente numerosi intrighi riguardanti Artù e sua moglie Ginevra. Questi intrighi assumono forme molto diverse a seconda della leggenda specifica che si segue. In una versione, è Ginevra stessa ad abbandonare Artù e a unirsi a Mordred nella sua ribellione.

Nelle Triadi Gallesi troviamo indizi di una tradizione in cui la sorella di Ginevra, dal nome simile, sposò Mordred e si oppose a Ginevra. In un’altra leggenda ancora, Artù e il suo antico alleato Lancillotto combatterono una guerra per Ginevra.

Tuttavia, la forma della leggenda più simile a quella cui accennava Gildas è la leggenda della falsa Ginevra. Essa compare nel Ciclo della Vulgata, scritto all’inizio del XIII secolo. In questa leggenda, Ginevra ha una sorella gemella malvagia che cospira per prendere il posto della vera Ginevra. Ella manipola Artù, spingendolo a scacciare e imprigionare la sua vera moglie e a prendere sua sorella come regina.

Ciò corrisponde estremamente bene a quanto Gildas scrisse riguardo a Cuneglasus che scacciava la propria moglie e posava gli occhi sulla sua «sorella detestabile».

La leonessa

Un’estensione di questo punto riguardo alla moglie di Cuneglasus è l’affermazione che Gildas fa a proposito di una certa «leonessa». Egli condanna la condotta di Cuneglasus e spiega che essa condurrà i denti di una «leonessa feroce» ad abbattersi su di lui per distruggerlo.

Chi era questa leonessa? Interessante notare che, più indietro nel De Excidio, Gildas si era riferito al re Costantino come al «cucciolo tirannico della immonda leonessa di Damnonia». In questa affermazione, la leonessa sembra rappresentare la madre di Costantino.

Sulla base di ciò, si è sostenuto che i «denti di una leonessa feroce» che avrebbero presto attaccato Cuneglasus per i suoi peccati fossero forze del regno di Dumnonia, intendendo forse lo stesso Costantino, in quanto figlio della suddetta leonessa.

Perché questo è così interessante? Il motivo è che Ginevra, moglie di Artù, secondo Goffredo di Monmouth sarebbe stata la sorella adottiva del re Costantino.

Si ricordi che Gildas condannò Cuneglasus per aver scacciato la moglie. Secondo i sostenitori di questa teoria, questo potrebbe essere il peccato specifico che Gildas intendeva come causa dell’attacco dei «denti della leonessa feroce» contro di lui. Se tale espressione fosse un riferimento a Costantino, come si teorizza, ciò indicherebbe che Costantino aveva un legame personale con la moglie di Cuneglasus. Ciò avvalora l’identificazione della moglie di Cuneglasus con Ginevra, la sorella adottiva di Costantino secondo la leggenda.

Terribile in gioventù

Un altro argomento deriva dal fatto che esiste un’oscura tradizione secondo cui Artù sarebbe stato terribile in gioventù. L’esempio principale si trova in una versione dell’Historia Brittonum. Il testo principale fu scritto nell’830, ma esistono diverse versioni manoscritte risalenti a epoche diverse. Alcune di esse presentano glosse, ossia commenti aggiunti dallo scriba.

Un manoscritto, risalente al XIII secolo, aggiunge la seguente frase nel suo resoconto su Artù, spiegando che egli era chiamato:

«in britannico mab Uter, cioè in latino figlio terribile, perché fin dalla giovinezza fu crudele.»

Ciò è in parte confermato da un poema gallese noto come Il dialogo di Artù e dell’aquila, nel quale troviamo la seguente descrizione di Artù:

«Artù il terribile portatore di spada.»

Questa idea che Artù fosse terribile in gioventù è coerente con il modo in cui Gildas descrive Cuneglasus. Si noti la seguente descrizione di Cuneglasus tratta dal De Excidio:

«Perché anche tu ti rotoli nella vecchia sozzura della tua malvagità, fin dagli anni della tua giovinezza?»

Secondo questo passo, Cuneglasus si abbandonava alla malvagità fin dai «giorni della sua giovinezza». In questo senso, egli potrebbe certamente essere descritto come «figlio terribile» e «crudele fin dalla giovinezza», così come il manoscritto trecentesco dell’Historia Brittonum descrive Artù.

Veduta della baia di Colwyn da Bryn Euryn
Veduta della baia di Colwyn da Bryn Euryn, ColwynBoy, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Obiezioni a questa teoria

Il problema fondamentale di questa teoria è che quasi tutte le prove sono molto generiche o si basano su collegamenti assai forzati. Consideriamo ciascuna prova a turno.

Cuneglasus era davvero chiamato Artù?

L’unica prova che ha un peso particolare è il punto riguardante la possibilità che Cuneglasus fosse chiamato «Artù». È un fatto che Gildas chiami davvero direttamente questo re un orso, ed è anche un fatto che «orso» in gallese si dica «arth».

Tuttavia, anche al di là di questi fatti inequivocabili, questo argomento non è privo di problemi. Il problema più grande è qualcosa che il lettore ha potenzialmente già notato. Cuneglasus non è l’unico personaggio al quale Gildas si riferisce come a un animale. Abbiamo già visto che egli definì la madre di Costantino una leonessa.

In realtà, Gildas definisce bestie tutti e cinque i re. Ad esempio, Vortiporius è chiamato leopardo, Aurelio Canino è chiamato cucciolo di leone, e Maelgwn è chiamato drago. Gli studiosi interpretano generalmente queste descrizioni come basate, o almeno ispirate, alle bestie menzionate nel libro biblico dell’Apocalisse.

Essendo così le cose, non vi è alcun motivo di interpretare la descrizione di Cuneglasus come orso come un riferimento a un effettivo titolo da lui detenuto.

Controargomento

D’altro canto, diverse delle espressioni usate da Gildas sono evidentemente giochi di parole basati sui termini consueti. Ad esempio, egli chiama il regno di Costantino «Damnonia» anziché il corretto «Dumnonia», evidentemente per alludere al concetto di dannazione. Altri esempi esistono in questa sezione del De Excidio.

Pertanto, sebbene i riferimenti alle bestie sembrino effettivamente ispirarsi alla Bibbia, ciò non esclude la possibilità che Gildas abbia scelto l’orso per Cuneglasus proprio perché costituisse un gioco di parole legato al suo altro nome.

Tuttavia, nonostante questa possibilità, vediamo che questa prova del fatto che Cuneglasus fosse noto anche come «Artù» non è affatto così solida come appare a prima vista.

Perché Goffredo non lo menzionò?

Che dire del fatto che Goffredo non menzionò Cuneglasus nel suo elenco dei re succeduti ad Artù, quando menziona gli altri quattro re criticati da Gildas?

La risposta semplice è che non lo sappiamo. Un’ipotesi è che la versione originale dell’Historia Regum Britanniae di Goffredo includesse effettivamente Cuneglasus, ma che egli sia andato perduto dai manoscritti nelle prime fasi della sua diffusione.

In ogni caso, l’idea che ciò possa essere usato per giustificare l’identificazione di Cuneglasus con Artù è seriamente difettosa. Un problema enorme è il fatto che ciò richiederebbe che Goffredo avesse saputo e compreso che il Cuneglasus di Gildas era lo stesso Artù.

Tuttavia, se Goffredo avesse compreso ciò, allora avrebbe logicamente incorporato i dettagli che Gildas incluse su Cuneglasus nella sua descrizione di Artù. Ad esempio, vi è il punto riguardante la malvagità di Cuneglasus in gioventù. Poi vi è il punto riguardante il suo abbandono della moglie in favore di sua sorella. Nulla di tutto ciò è presente nel resoconto di Goffredo di Monmouth. Eppure, per quanto riguarda gli altri re, Goffredo usa dimostrabilmente i dettagli forniti da Gildas nel suo resoconto dei loro rispettivi regni.

Cuneglasus aveva davvero una spada speciale?

L’idea che Cuneglasus possedesse la sua spada speciale, sul modello di Excalibur, si basa sulla traduzione di Hugh Williams, scritta nel 1899. Le parole effettivamente scritte da Gildas furono «armis specialibus». L’idea che ciò significhi «armi speciali tue» non è condivisa da tutte le traduzioni (in particolare non dalla traduzione Giles del 1900), ma sembra una traduzione ragionevole.

Tuttavia, dovremmo davvero interpretarla nel senso che egli possedesse una spada speciale come Excalibur?

È da notare che Gildas non si riferisce a una singola arma speciale, ma a «armi». Forse Cuneglasus impiegava determinate attrezzature romane che, a quell’epoca, erano cadute in disuso nella maggior parte delle altre parti della Britannia. In alternativa, l’espressione potrebbe riferirsi al metodo generale di Cuneglasus di condurre la guerra, che gli era peculiare.

In ogni caso, l’idea che ciò si riferisca a una spada speciale non è la spiegazione più naturale, vista l’uso del plurale «armis» da parte di Gildas.

I commenti critici di Gildas

Consideriamo ora l’argomento secondo cui le dure critiche di Gildas a Cuneglasus spiegherebbero la caratterizzazione di Artù nelle Vite dei Santi. Questo argomento presenta almeno due problemi.

Il primo è che Artù non è raffigurato come moralmente corrotto nella maggior parte delle altre fonti, inclusa l’Historia Brittonum. Pertanto, nella migliore delle ipotesi, Cuneglasus potrebbe aver contribuito solo alla caratterizzazione di Artù in quelle agiografie religiose. È chiaro che egli non potrebbe essere l’origine centrale della leggenda di Artù, celebre per la sua rettitudine morale.

Vediamo ciò perfino negli scritti dello stesso Gildas. Egli elogia l’opera di Ambrosius Aurelianus nel respingere i Sassoni. Egli considera le vittoriose campagne di quel periodo, fino a includere la decisiva battaglia del Monte Badon, come interamente positive.

Le leggende arturiane collegano fermamente Artù alla battaglia del Monte Badon. Ciò si vede già nell’Historia Brittonum, la fonte più antica sulla carriera di Artù. Pertanto, se Artù fosse stato un personaggio storico dell’epoca di Gildas, egli non avrebbe potuto criticarlo giustamente dopo aver parlato così positivamente della battaglia del Monte Badon.

Pertanto, non ha alcun senso intendere Cuneglasus, il re severamente criticato da Gildas, come il vincitore del Monte Badon.

Il secondo problema di questo argomento è che la caratterizzazione di Artù nelle Vite dei Santi è molto chiaramente null’altro che la volontà degli agiografi di fornire antagonisti di rilievo alle figure religiose di cui scrivevano.

Queste agiografie mostrano costantemente i re sotto una luce negativa per offrire al santo in questione l’occasione di superare una qualche forma di opposizione. Pertanto, la caratterizzazione negativa di Artù in quei documenti probabilmente non ha valore storico.

La verità sul rapporto tra Artù e Ginevra

Un argomento che a prima vista sembra convincente è la corrispondenza tra le osservazioni di Gildas sul comportamento di Cuneglasus verso la moglie e la sorella di lei, e la leggenda arturiana della falsa Ginevra. La corrispondenza appare effettivamente perfetta.

Il problema principale è che la storia della falsa Ginevra non compare in nessun testo anteriore al XIII secolo. Non ve n’è traccia nella tradizione gallese né nella più antica tradizione continentale.

In effetti, nelle versioni precedenti delle leggende arturiane, re Artù è generalmente o il salvatore di Ginevra dopo che ella è stata rapita da qualcun altro, oppure è Ginevra a tradire Artù. L’idea di Artù che ripudia la moglie e ne perseguisce un’altra è inesistente nelle fonti più antiche.

Pertanto, dobbiamo respingere la storia della falsa Ginevra come priva di qualsiasi valore storico.

La madre di Costantino era davvero la leonessa?

Supponiamo, per un momento, di ignorare questo ostacolo all’identificazione della moglie di Cuneglasus con la Ginevra di Artù. Che dire dell’argomento secondo cui Costantino sarebbe stato i «denti della leonessa» che avrebbero presto punito Cuneglasus per i suoi peccati contro la moglie, in linea con la leggenda arturiana secondo cui Ginevra era la sorella adottiva di Costantino?

Vi sono almeno due grandi problemi. In primo luogo, Gildas menziona una moltitudine di peccati. Non esiste alcuna base per concludere che Gildas si riferisse ai peccati di Cuneglasus contro la moglie come all’atto di malvagità che avrebbe aizzato all’ira i «denti della leonessa». Questo collegamento è del tutto arbitrario.

Inoltre, non vi è alcuna prova che Gildas avesse in mente la stessa persona o entità quando si riferiva a una leonessa in questo passo, rispetto a quando menzionava la leonessa associata a Costantino.

In realtà, la lettura della frase completa rende chiaro che egli non stava parlando della madre di Costantino. Si noti quanto segue:

«Perché provochi, con le tue ripetute ingiurie, i gemiti e i sospiri dei santi, che a causa tua vivono nel corpo, come se fossero i denti di un’enorme leonessa che un giorno ti spezzerà le ossa?»

Come vediamo dal passo completo, Gildas collega in realtà l’ira che sarebbe presto scesa su Cuneglasus ai suoi peccati contro i santi. Inoltre, sono proprio quei santi che Gildas definisce i denti di una leonessa. Pertanto, quando leggiamo la frase completa, è chiaro che ciò non può avere nulla a che fare con Costantino o con la moglie di Cuneglasus, e dunque non può offrire alcuna prova che sua moglie fosse Ginevra.

Artù era davvero un giovane terribile?

Infine, vi è l’argomento secondo cui Artù era noto per la sua malvagità in gioventù, il che si adatta alla descrizione di Cuneglasus fornita da Gildas. La prova proviene dalla versione trecentesca dell’Historia Brittonum discussa in precedenza.

Inutile dirlo, si tratta di una prova molto tarda, che contraddice le evidenze più antiche. In base alla stessa formulazione presente in quel manoscritto, è evidente che essa derivi da una comprensione alternativa dell’espressione «ap Uthyr» riferita ad Artù. Questa significa «figlio di Uthyr», ma lo scriba responsabile della glossa del XIII secolo la intese come «figlio terribile».

Sia nell’Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth sia nella tradizione precedente a Goffredo, Artù è fatto figlio di Uthyr. Pertanto, le prove indicano in modo schiacciante che la glossa nell’Historia Brittonum sia il fraintendimento di questa tradizione più antica, e non il contrario.

Essendo così le cose, non possiamo usare la glossa nell’Historia Brittonum per cercare di individuare il vero re Artù, poiché si tratta dimostrabilmente di una tradizione tarda evolutasi da una tradizione del tutto diversa.

Il fatto che il poema gallese Il dialogo di Artù e dell’aquila chiami Artù «terribile portatore di spada» non offre alcun aiuto a questa teoria. L’uso della parola «terribile» in questo contesto si riferisce chiaramente all’essere estremamente efficace con la spada, terribile dal punto di vista dei suoi nemici. Non ha nulla a che fare con il carattere morale.

Panorama di Snowdonia
Panorama di Snowdonia, Michael Westley, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Conclusione

In conclusione, la teoria secondo cui Cuneglasus sarebbe stato il vero re Artù si basa principalmente su un confronto tra i commenti di Gildas riguardo a questo re e una serie di tradimenti eterogenei riguardanti Artù. Tuttavia, questa teoria si fonda sul selezionare una vasta gamma di dettagli, molti dei quali contraddicono tradizioni più antiche – e quindi più autorevoli. Lo vediamo, ad esempio, nell’argomento riguardante la falsa Ginevra. Nel complesso, vi è ben poco che possa raccomandare questa teoria come spiegazione plausibile del vero re Artù.

Fonti

Bartrum, Peter, A Welsh Classical Dictionary, 1993

Anderson, A. O., Gildas and Arthur, 1912

Pestano, Dane and Wilson, Mak, Cuneglasus, Ursus and King Arthur, 2017

https://www.maryjones.us/jce/uther.html

Di Caleb Howells

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