Agamennone

(Tragedia, latino/romano, circa 55 d.C., 1.012 versi)

Introduzione

«Agamemnon» è una tragedia del drammaturgo romano Seneca il Giovane, scritta intorno al 55 d.C. Adattata dalla ben più antica tragedia greca «Agamennone» di Eschilo, racconta il ritorno dell’eroe greco Agamennone a casa ad Argo dopo la guerra di Troia, e la sua morte per mano della moglie Clitennestra e dell’amante Egisto.

Gli inviati di Agamennone di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Gli inviati di Agamennone di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Sinossi

Dramatis personae

  • AGAMENNONE, re di Argo
  • FANTASMA DI TIESTE
  • EGISTO, figlio di Tieste
  • CORO DI DONNE ARGIVE
  • EURIBATE, messaggero di Agamennone
  • CASSANDRA, figlia di Priamo, prigioniera di Agamennone
  • ELETTRA, figlia di Agamennone
  • STROFIO, re di Focide
  • ORESTE, figlio di Agamennone (silenzioso)
  • PILADE, figlio di Strofio (silenzioso)
  • CORO DI DONNE TROIANE PRIGIONIERE

Lo sfondo della pièce è che Agamennone, figlio di Atreo e re di Argo, è assente da dieci anni a capo delle forze greche nella guerra contro Troia, e sta per tornare a reclamare il trono. Nel frattempo, però, la moglie Clitennestra è diventata l’amante del cugino ambizioso Egisto, e i due regnano insieme su Argo. Clitennestra porta pure un altro rancore contro il marito, risalente a quando accettò di sacrificare la figlia Ifigenia per placare gli dèi prima dell’inizio della guerra di Troia.

La tragedia si apre col fantasma dello zio di Agamennone, Tieste, che prevede la morte di Agamennone. Mentre il ritorno ad Argo è imminente, Clitennestra si indurisce alla vendetta meditandone i torti (il sacrificio di Ifigenia, le infedeltà e il pericolo rappresentato dall’amante troiana Cassandra). Benché provi rivolta per la via colpevole che sente di dover prendere, si rassegna a colludere con Egisto.

Dopo che un Coro di donne argive canta un inno di ringraziamento agli dèi per la vittoria di Agamennone a Troia, l’araldo Euribate annuncia l’arrivo imminente e la distruzione di gran parte della flotta greca nel viaggio di ritorno. Un Coro secondario di schiave troiane piange la propria sorte e ricorda l’episodio del cavallo di legno che portò alla caduta di Troia.

L’amante di Agamennone, la veggente troiana Cassandra, piange pure Troia, ma ha una visione degli eventi imminenti, che vede come giusta retribuzione. Per chiaroveggenza, Cassandra «guarda» e descrive l’assassinio di Agamennone da parte di Clitennestra ed Egisto nel palazzo.

L’assassinio di Agamennone — illustrazione

L’assassinio di Agamennone

I figli di Agamennone, Oreste ed Elettra, lasciano il palazzo; Elettra affida il fratello minore a un amico fedele, Strofio, prima di essere condotta in prigione dalla madre e da Egisto. Anche Cassandra è condotta all’esecuzione, rallegrandosi che la caduta di Troia sia stata ricompensata dalla morte di Agamennone.

Analisi

L’«Agamemnon» di Seneca è un pezzo di retorica brillante, diffusamente ritenuto scritto per lo studio più che per la scena, forse nell’educazione del suo allievo, il giovane imperatore Nerone. Benché basato in termini generali sull’opera omonima molto più antica di Eschilo, include pure molto materiale nuovo, e gli Atti I e II e le Scene II e III dell’Atto V di Seneca non hanno un vero precedente nel dramma di Eschilo. La descrizione senecana della distruzione della flotta greca, per esempio, contiene tre episodi distinti, il cui primo resoconto noto non apparve che in età ellenistica, molto dopo il tempo di Eschilo.

La tragedia racchiusa nella pièce è multipla: coinvolge non solo Agamennone ma pure molti altri, greci e troiani. Le prospettive sulle tragedie sono pure multiple, viste con gli occhi dei partecipanti greci alla guerra di Troia, ma pure con gli occhi dei troiani e della principessa veggente Cassandra.

Clitennestra che uccide Agamennone — dipinto

Clitennestra che uccide Agamennone

La pièce è pure caratterizzata da visione multipla, soprattutto la chiaroveggenza di Cassandra, che vede nell’oltretomba e nel mondo reale, e che osserva l’uccisione di Agamennone come uno spettacolo, non dissimile da un combattimento di gladiatori. La sua doppia immagine di Argo come Troia (e di Agamennone come Priamo) trasmette la somiglianza nella caduta della grandezza ovunque, e come i vincitori diventino a loro volta vinti.

I punti di vista multipli dei personaggi servono a rappresentare modi multipli di comprendere gli stessi eventi, senza che nessuno sia offerto come versione definitiva. Nessun personaggio è davvero centrale o dominante, tantomeno Agamennone stesso, che ha solo 26 versi in tutta la pièce. Pure i motivi di Clitennestra sono presentati come multipli, senza un motivo, evento o emozione che domini in modo ovvio. È soggetta a selvaggi cambi di cuore, in linea con la visione di Seneca sul funzionamento delle passioni umane, e la caratterizzazione risultante di Clitennestra è in realtà molto più complessa di qualsiasi ritratto di lei dall’antichità.

Egisto è presentato essenzialmente come strumento del destino: l’intero senso della sua vita è vendicarsi sui discendenti di Atreo. Le giovani donne ribelli della pièce, Elettra e Cassandra, si affidano entrambe alla convinzione che la morte sia a volte preferibile alla vita, e pure il fantasma di Tieste all’inizio preferisce chiaramente il mondo dei morti a quello dei vivi. Il Coro delle donne troiane guarda alla morte come libertà, dalla schiavitù e dalle tempeste della vita.

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 25 ottobre 2024