Farsaglia (De Bello Civili)
(Poema epico, latino/romano, 65 d.C., 8.060 versi)
Introduzione
La Farsaglia (nota anche come De Bello Civili o «Sulla guerra civile») è un poema epico in dieci libri del poeta romano Lucano, lasciato incompiuto alla morte del poeta nel 65 d.C. Sebbene incompleto, è spesso considerato il più grande poema epico dell’età argentea della letteratura latina, e racconta la guerra civile tra Giulio Cesare e le forze del Senato romano guidate da Pompeo Magno.
Sinossi
Il poema si apre con una dedicazione lusinghiera all’imperatore Nerone e un breve lamento che i Romani debbano combattere contro i Romani. Cesare è introdotto nell’Italia settentrionale e, nonostante un’urgente supplica dello Spirito di Roma di deporre le armi, attraversa il Rubicone, dichiarando di fatto lo stato di guerra. Raduna le truppe e marcia a sud verso Roma (raggiunto lungo la via dal sostenitore Gaio Scribonio Curione), dove c’è panico, terribili presagi e visioni del disastro imminente.
Alcuni vecchi veterani presentano un lungo interludio sulla precedente guerra civile che oppose Mario a Silla. Lo statista romano Catone è introdotto come uomo eroico di principio e argomenta a Bruto che forse è meglio combattere che non far nulla, abominevole quanto sia la guerra civile. Dopo essersi schierato con Pompeo, come il minore dei due mali, Catone risposa l’ex moglie e si dirige sul campo. Cesare continua a sud attraverso l’Italia, nonostante i ritardi dalla coraggiosa resistenza di Domizio, e tenta un blocco di Pompeo a Brindisi, ma il generale riesce a una stretta fuga in Grecia.
Mentre le navi salpano, Pompeo è visitato in sogno da Giulia, la moglie morta e figlia di Cesare. Cesare torna a Roma e saccheggia la città, mentre Pompeo esamina i potenziali alleati stranieri. Cesare poi si dirige in Spagna, ma le sue truppe sono trattenute al lungo assedio di Massilia (Marsiglia), sebbene la città finisca per cadere dopo una cruenta battaglia navale.
Cesare conduce una campagna vittoriosa in Spagna contro Afranio e Petreio. Intanto le forze di Pompeo intercettano una zattera che trasporta cesariani, che preferiscono uccidersi a vicenda piuttosto che essere fatti prigionieri. Curione lancia una campagna africana per conto di Cesare, ma è sconfitto e ucciso dal re africano Giuba.
Il Senato in esilio conferma Pompeo come vero capo di Roma, e Appio consulta l’oracolo di Delfi sul proprio destino nella guerra, partendo con una profezia fuorviante. In Italia, dopo aver sedato un ammutinamento, Cesare marcia a Brindisi e naviga l’Adriatico per incontrare l’esercito di Pompeo. Tuttavia solo una parte delle truppe di Cesare completa la traversata quando una tempesta impedisce ulteriori transiti. Cesare tenta personalmente di inviare un messaggio indietro e quasi annega. Infine la tempesta si placa e gli eserciti si affrontano a pieno organico. Con la battaglia imminente, Pompeo manda la moglie in salvo sull’isola di Lesbo.
Le truppe di Pompeo costringono gli eserciti di Cesare (nonostante gli sforzi eroici del centurione Sceva) a ripiegare sul terreno selvaggio della Tessaglia, dove gli eserciti attendono la battaglia il giorno dopo a Farsalo. Il figlio di Pompeo, Sesto, consulta la potente strega tessala Ericto per conoscere il futuro. Ella riporta in vita il cadavere di un soldato morto in una cerimonia terrificante, e questi predice la sconfitta di Pompeo e l’eventuale assassinio di Cesare.
I soldati premono per la battaglia, ma Pompeo è riluttante finché Cicerone non lo persuade ad attaccare. Nell’evento i cesariani sono vittoriosi e il poeta lamenta la perdita della libertà. Cesare è particolarmente crudele mentre deride il morente Domizio e vieta la cremazione dei pompeiani morti. La scena è punteggiata dalla descrizione di animali selvatici che rodono i cadaveri e da un lamento per la «Tessaglia sventurata».
Pompeo stesso fugge dalla battaglia per riunirsi alla moglie a Lesbo, e poi prosegue in Cilicia a considerare le opzioni. Decide di chiedere aiuto all’Egitto, ma il faraone Tolomeo teme la ritorsione di Cesare e trama di assassinare Pompeo allo sbarco. Pompeo sospetta il tradimento ma, dopo aver consolato la moglie, remi da solo a riva per incontrare il destino con posa stoica. Il corpo senza testa è gettato nell’oceano ma arriva a riva e riceve una sepoltura umile da Cordus.
La moglie di Pompeo piange il marito e Catone assume la guida della causa del Senato. Pianifica di riorganizzarsi e marcia eroicamente l’esercito attraverso l’Africa per unirsi alle forze del re Giuba. Lungo la via passa un oracolo ma rifiuta di consultarlo, citando i principi stoici. Sulla via dell’Egitto Cesare visita Troia e rende omaggio agli dèi ancestrali. All’arrivo in Egitto il messaggero del faraone gli presenta la testa di Pompeo, a cui Cesare finge dolore per nascondere la gioia per la morte di Pompeo.
In Egitto Cesare è ammaliato dalla sorella del faraone, Cleopatra. Si tiene un banchetto e Potino, cinico e sanguinario ministro capo di Tolomeo, trama di assassinare Cesare, ma è egli stesso ucciso nel suo attacco a sorpresa al palazzo. Un secondo attacco viene da Ganimede, un nobile egizio, e il poema si interrompe bruscamente mentre Cesare combatte per la vita.
Analisi
Lucano iniziò la Farsaglia intorno al 61 d.C. e diversi libri circolavano prima che l’imperatore Nerone avesse un amaro litigio con Lucano. Continuò a lavorare all’epopea nonostante il divieto di Nerone di pubblicare qualsiasi poesia di Lucano. Fu lasciata incompiuta quando Lucano fu costretto al suicidio per la presunta partecipazione alla congiura pisoniana nel 65 d.C. Furono scritti dieci libri e tutti sopravvivono, sebbene il decimo si interrompa bruscamente con Cesare in Egitto.
Il titolo Farsaglia è un riferimento alla battaglia di Farsalo, avvenuta nel 48 a.C. presso Farsalo in Tessaglia, nel nord della Grecia. Il poema è però anche comunemente noto con il titolo più descrittivo De Bello Civili («Sulla guerra civile»).
Sebbene il poema sia nozionalmente un’epopea storica, Lucano era in realtà più interessato al significato degli eventi che agli eventi stessi. In generale gli eventi del poema sono descritti in termini di follia e sacrilegio, e la maggior parte dei personaggi principali è terribilmente difettosa e poco attraente: Cesare, per esempio, è crudele e vendicativo, mentre Pompeo è inefficace e poco ispirante. Le scene di battaglia non sono raffigurate come occasioni gloriose piene di eroismo e onore, ma piuttosto come ritratti di orrore sanguinoso, dove la natura è devastata per costruire terribili macchine d’assedio e dove animali selvatici lacerano senza pietà la carne dei morti.
La grande eccezione a questo ritratto generalmente cupo è il personaggio di Catone, che sta come ideale stoico di fronte a un mondo impazzito (lui solo, per esempio, rifiuta di consultare oracoli per conoscere il futuro). Anche Pompeo sembra trasformato dopo la battaglia di Farsalo, divenendo una specie di martire secolare, calmo di fronte alla morte certa all’arrivo in Egitto. Così Lucano eleva i principi stoici e repubblicani in netto contrasto con le ambizioni imperialiste di Cesare che, se mai, diventa un mostro ancora più grande dopo la battaglia decisiva.
Dato il chiaro anti-imperialismo di Lucano, la dedicazione lusinghiera a Nerone nel Libro I è un po’ sconcertante. Alcuni studiosi hanno cercato di leggere queste righe ironicamente, ma la maggior parte le vede come una dedicazione tradizionale scritta in un tempo prima che si rivelasse la vera depravazione del protettore di Lucano. Questa interpretazione è sostenuta dal fatto che una buona porzione della Farsaglia circolava prima del litigio tra Lucano e Nerone.
Lucano fu fortemente influenzato dalla tradizione poetica latina, in particolare dalle Metamorfosi di Ovidio e dall’Eneide di Virgilio. Quest’ultima è l’opera a cui la Farsaglia si paragona più naturalmente e, sebbene Lucano appropri frequentemente idee dall’epopea di Virgilio, spesso le inverte per minarne lo scopo originale ed eroico. Così, mentre le descrizioni di Virgilio possono evidenziare l’ottimismo verso le glorie future di Roma sotto il governo augusteo, Lucano può usare scene simili per presentare un pessimismo amaro e cruento sulla perdita della libertà sotto l’impero imminente.
Lucano presenta la narrazione come una serie di episodi discreti, spesso senza righe di transizione o di cambio di scena, un po’ come gli schizzi di mito legati nelle Metamorfosi di Ovidio, in contrasto con la stretta continuità seguita dall’epica dell’età aurea.
Come tutti i poeti dell’età argentea e la maggior parte dei giovani di classe alta del periodo, Lucano era ben addestrato nella retorica, che informa chiaramente molti dei discorsi nel testo. Il poema è anche punteggiato di brevi righe o slogan pungenti noti come sententiae, tattica retorica comune a molti poeti dell’età argentea, usata per catturare l’attenzione di una folla interessata all’oratoria come forma di divertimento pubblico; forse la più famosa è «Victrix causa deis placuit sed victa Catoni» («La causa del vincitore piacque agli dèi, ma la vinta a Catone»).
La Farsaglia fu molto popolare ai tempi di Lucano e restò testo scolastico nella tarda antichità e nel Medioevo. Dante include Lucano tra altri poeti classici nel primo cerchio del suo Inferno. Il drammaturgo elisabettiano Christopher Marlowe pubblicò per primo una traduzione del Libro I, mentre Thomas May seguì con una traduzione completa in distici eroici nel 1626, e perfino con una continuazione latina del poema incompleto.
Risorse
- Traduzione inglese di Sir Edward Ridley (Progetto Perseus): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.02.0134
- Versione latina con traduzione parola per parola (Progetto Perseus): https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3atext%3a1999.02.0133














