Edipo re

Classical

(Tragedia, greca, circa 429 a.C., 1.530 versi)

Introduzione — la storia di Edipo

«Edipo re» (gr. «Oidipous Tyrannos»; lat. «Oedipus Rex») è una tragedia del drammaturgo greco antico Sofocle, messa in scena per la prima volta intorno al 429 a.C. Fu la seconda delle tre tragedie tebane di Sofocle a essere prodotta, ma viene prima nella cronologia interna (seguita da Edipo a Colono e poi da Antigone).

Segue la storia del re Edipo di Tebe mentre scopre di aver inconsapevolmente ucciso il proprio padre Laio e sposato la propria madre Giocasta. Nei secoli è venuta a essere considerata da molti la tragedia greca per eccellenza e di certo il vertice delle conquiste di Sofocle.

Sinossi — riassunto di Edipo

Per ricordare brevemente lo sfondo della tragedia:

Poco dopo la nascita di Edipo, il padre, re Laio di Tebe, apprese da un oracolo che egli, Laio, era destinato a perire per mano del proprio figlio, e così ordinò alla moglie Giocasta di uccidere il neonato.

Tuttavia né lei né il servo riuscirono a ucciderlo e fu abbandonato agli elementi. Là fu trovato e allevato da un pastore, prima di essere accolto e cresciuto alla corte del re senza figli Polibo di Corinto come se fosse figlio suo.

Punto da voci che non fosse il figlio biologico del re, Edipo consultò un oracolo che predisse che avrebbe sposato la propria madre e ucciso il proprio padre. Disperato di evitare questo destino predetto, e credendo Polibo e Merope i veri genitori, Edipo lasciò Corinto. Sulla strada per Tebe incontrò Laio, il vero padre, e, senza conoscere le rispettive identità, litigarono e l’orgoglio di Edipo lo portò a uccidere Laio, adempiendo parte della profezia. Più tardi risolse l’enigma della Sfinge e la ricompensa per aver liberato il regno di Tebe dalla maledizione della Sfinge fu la mano della regina Giocasta (in realtà la madre biologica) e la corona di Tebe. La profezia era così adempiuta, sebbene nessuno dei personaggi principali ne fosse consapevole a quel punto.

All’apertura della tragedia, un sacerdote e il Coro degli anziani tebani invocano il re Edipo perché li aiuti contro la peste mandata da Apollo a devastare la città. Edipo ha già mandato Creonte, il cognato, a consultare l’oracolo a Delfi sulla questione, e quando Creonte torna in quel momento, riferisce che la peste finirà solo quando l’assassino del loro ex re Laio sarà catturato e portato a giustizia. Edipo giura di trovare l’assassino e lo maledice per la peste che ha causato.

Edipo cieco raccomanda i figli

Edipo cieco raccomanda i figli

Edipo convoca pure l’indovino cieco Tiresia, che afferma di conoscere le risposte alle domande di Edipo ma rifiuta di parlare, lamentando la capacità di vedere la verità quando la verità porta solo dolore. Consiglia a Edipo di abbandonare la ricerca ma, quando l’adirato Edipo accusa Tiresia di complicità nell’omicidio, Tiresia è provocato a dire al re la verità: che egli stesso è l’assassino. Edipo liquida ciò come assurdità, accusando l’indovino di essere corrotto dall’ambizioso Creonte in un tentativo di minarlo, e Tiresia se ne va, ponendo un ultimo enigma: che l’assassino di Laio risulterà sia padre sia fratello dei propri figli, e figlio della propria moglie.

Edipo esige che Creonte sia giustiziato, convinto che complotti contro di lui, e solo l’intervento del Coro lo persuade a lasciare vivo Creonte. La moglie di Edipo Giocasta gli dice di non curarsi di profeti e oracoli comunque perché, molti anni prima, lei e Laio ricevettero un oracolo che non si avverò mai. Questa profezia diceva che Laio sarebbe stato ucciso dal proprio figlio ma, come tutti sanno, Laio fu in realtà ucciso da briganti a un crocevia sulla via di Delfi. La menzione del crocevia fa esitare Edipo e improvvisamente teme che le accuse di Tiresia possano essere vere.

Edipo a Colono

Edipo a Colono

Quando un messaggero da Corinto arriva con notizie della morte del re Polibo, Edipo sciocca tutti con l’apparente felicità alla notizia, poiché la vede come prova che non potrà mai uccidere il padre, sebbene tema ancora di poter in qualche modo commettere incesto con la madre. Il messaggero, ansioso di rassicurare Edipo, gli dice di non preoccuparsi perché la regina Merope di Corinto non era in realtà la vera madre.

Il messaggero risulta essere lo stesso pastore che aveva curato un bambino abbandonato, che poi portò a Corinto e diede in adozione al re Polibo. È pure lo stesso pastore che testimoniò l’omicidio di Laio. A questo punto Giocasta comincia a realizzare la verità e implora disperatamente Edipo di smettere di fare domande. Ma Edipo preme sul pastore, minacciandolo di tortura o esecuzione, finché emerge infine che il bambino che diede via era il figlio di Laio, e che Giocasta aveva dato il neonato al pastore perché fosse esposto di nascosto sul fianco della montagna, per paura della profezia che Giocasta diceva non si fosse mai avverata: che il bambino avrebbe ucciso il padre.

Con tutto finalmente rivelato, Edipo maledice se stesso e il tragico destino e barcolla via, mentre il Coro lamenta come anche un grande uomo possa essere abbattuto dal fato. Entra un servo e spiega che Giocasta, quando aveva cominciato a sospettare la verità, era corsa nella camera del palazzo e si era impiccata. Entra Edipo, delirante, che chiede una spada per uccidersi e infuria per la casa finché non giunge al corpo di Giocasta. Nell’ultima disperazione Edipo prende due lunghi spilli d’oro dal suo abito e se li conficca negli occhi.

Ora cieco, Edipo prega di essere esiliato al più presto, e chiede a Creonte di prendersi cura delle due figlie, Antigone e Ismene, lamentando che siano nate in una famiglia così maledetta. Creonte consiglia che Edipo sia tenuto in palazzo finché si possano consultare gli oracoli su cosa sia meglio fare, e la tragedia si chiude mentre il Coro piange: «Non contare alcun uomo felice finché non muore, libero dal dolore alla fine».

Analisi di Edipo re

La tragedia segue un capitolo (il più drammatico) nella vita di Edipo, re di Tebe, che visse circa una generazione prima degli eventi della guerra di Troia, cioè la graduale realizzazione di aver ucciso il proprio padre Laio e commesso incesto con la propria madre Giocasta. Assume una certa conoscenza di sfondo della sua storia, che il pubblico greco avrebbe conosciuto bene, sebbene gran parte dello sfondo sia pure spiegata man mano che l’azione si svolge.

Peste di Tebe

Peste di Tebe

La base del mito è raccontata in qualche misura nell’Odissea di Omero, e resoconti più dettagliati sarebbero apparsi nelle cronache di Tebe note come Ciclo tebano, sebbene questi siano andati perduti.

Edipo re è strutturato come un prologo e cinque episodi, ciascuno introdotto da un’ode corale. Ciascun incidente della tragedia è parte di una catena causa-effetto strettamente costruita, assemblata come un’indagine sul passato, e la tragedia è considerata una meraviglia di struttura di trama. Parte del tremendo senso di inevitabilità e fato deriva dal fatto che tutte le cose irrazionali sono già accadute e sono perciò inalterabili.

I temi principali della tragedia sono: fato e libero arbitrio (l’inevitabilità delle predizioni oracolari è un tema che ricorre spesso nelle tragedie greche); il conflitto tra individuo e stato (simile a quello dell’Antigone di Sofocle); la disponibilità delle persone a ignorare verità dolorose (sia Edipo sia Giocasta si aggrappano a dettagli improbabili per evitare di affrontare la verità sempre più apparente); e vista e cecità (l’ironia che l’indovino cieco Tiresia possa in realtà «vedere» più chiaramente del supposto Edipo dalla vista chiara, che in realtà è cieco alla verità sulle origini e sui delitti involontari).

Sofocle fa buon uso dell’ironia drammatica in Edipo re. Per esempio: il popolo di Tebe viene da Edipo all’inizio, chiedendogli di liberare la città dalla peste, quando in realtà è lui la causa; Edipo maledice l’assassino di Laio per la profonda rabbia di non poterlo trovare, maledicendo in realtà se stesso; insulta la cecità di Tiresia quando è lui a mancare di visione, e presto sarà egli stesso cieco; e gioisce alla notizia della morte del re Polibo di Corinto, quando questa nuova informazione è ciò che porta effettivamente alla luce la profezia tragica.

Dramatis personae - Personaggi

Risorse

Creato: 1 gennaio 2025

Modificato: 25 ottobre 2024