Alcesti

Alcesti (gr. Alkestis) è una tragedia del drammaturgo greco antico Euripide, presentata per la prima volta al festival drammatico delle Dionisie cittadine di Atene nel 438 a.C. (dove vinse il secondo premio). È l’opera superstite più antica di Euripide, sebbene al tempo della prima rappresentazione producesse già tragedie da circa 17 anni. Presenta la storia di Alcesti, moglie di Admeto, che secondo la mitologia greca sacrificò la propria vita per riportare il marito dai morti.

(Tragedia, greca, 438 a.C., 1.163 versi)

Sinossi

Dramatis personae

  • APOLLO
  • MORTE (Thanatos)
  • CORO DI VECCHI
  • UNA DONNA SERVA
  • ALCESTI, la regina, moglie di Admeto
  • ADMETO, re di Tessaglia
  • EUMELO, figlio di Admeto e Alcesti
  • ERACLE
  • FERE, padre di Admeto

Alcesti e Admeto, affresco da Pompei

Nel prologo della tragedia, il dio Apollo spiega alcuni eventi precedenti: Apollo aveva un tempo persuaso le Moire a concedere al re Admeto di Fere in Tessaglia il privilegio di vivere oltre il tempo assegnato alla sua morte (la sua vita doveva essere accorciata dopo che aveva offeso la sorella di Apollo, Artemide) come ricompensa per l’ospitalità che il re aveva mostrato ad Apollo durante l’esilio dall’Olimpo.

Tuttavia il dono aveva un prezzo: Admeto doveva trovare qualcuno che prendesse il suo posto quando la Morte sarebbe venuta a reclamarlo. I vecchi genitori di Admeto non erano disposti ad aiutarlo e, avvicinandosi il tempo della morte di Admeto, non aveva ancora trovato un sostituto volenteroso. Infine la devota moglie Alcesti acconsentì a essere presa al suo posto, perché non voleva lasciare i figli orfani di padre né restare privi del marito amato.

All’inizio della tragedia è vicina alla morte e Thanatos (Morte) arriva al palazzo, vestito di nero e con una spada, pronto a condurre Alcesti nell’Ade. Accusa Apollo di inganno quando aiutò Admeto a truffare la morte la prima volta e Apollo cerca di difendersi e scusarsi in un acceso scambio di sticomitia (versi brevi e rapidi alternati). Alla fine Apollo se ne va furioso, profetizzando che sarebbe venuto un uomo che avrebbe strappato Alcesti alla Morte. Non impressionato, Thanatos entra nel palazzo a reclamare Alcesti.

Eracle che lotta con la Morte per il corpo di Alcesti, di Frederic Leighton

Il Coro di quindici vecchi di Fere lamenta il trapasso di Alcesti, ma si lamenta di non essere ancora sicuro se debba o no compiere i riti di lutto per la buona regina. Una serva dà loro la confusa notizia che è sia viva sia morta, in bilico tra vita e morte, e si unisce al Coro nel lodare la virtù di Alcesti. Descrive come Alcesti abbia fatto tutti i preparativi per la morte e gli addii ai figli e al marito in lacrime. Il capo del Coro entra nel palazzo con la serva per assistere agli ulteriori sviluppi.

Dentro il palazzo, Alcesti, sul letto di morte, prega Admeto di non risposarsi mai dopo la sua morte e di non permettere a una matrigna viziata e rancorosa di prendersi cura dei loro figli, e di non dimenticarla mai. Admeto acconsente volentieri a tutto questo, in cambio del sacrificio della moglie, e promette di condurre una vita di solennità in suo onore, astenendosi dalle solite gozzoviglie della casa. Soddisfatta dei voti e in pace con il mondo, Alcesti muore.

Alcesti, pittura che raffigura una scena della tragedia

L’eroe Eracle, vecchio amico di Admeto, arriva al palazzo, ignaro del dolore che ha colpito il luogo. Nell’interesse dell’ospitalità, il re decide di non gravare Eracle con la triste notizia, assicurando all’amico che la morte recente era semplicemente quella di uno straniero di nessun conto, e istruisce i servi a fingere pure che non ci sia nulla di sbagliato. Admeto dunque accoglie Eracle con la solita ospitalità sontuosa, rompendo così la promessa ad Alcesti di astenersi dalle gozzoviglie. Mentre Eracle si ubriaca sempre di più, irrita i servi (amareggiati di non poter piangere come si deve l’amata regina) finché, alla fine, uno di loro scatta contro l’ospite e gli racconta ciò che è davvero accaduto.

Eracle è mortificato per l’errore e il cattivo comportamento (e adirato che Admeto potesse ingannare un amico in modo così imbarazzante e crudele), e decide in segreto di tendere un’imboscata e confrontare la Morte quando si faranno i sacrifici funebri sulla tomba di Alcesti, intendendo combattere la Morte e costringerla a restituire Alcesti.

L’addio di Admeto e Alcesti

Più tardi, quando Eracle torna al palazzo, porta con sé una donna velata che dà ad Admeto come nuova moglie. Admeto è comprensibilmente riluttante, dichiarando di non poter violare la memoria di Alcesti accettando la giovane donna, ma alla fine si sottomette ai desideri dell’amico, solo per scoprire che è in realtà Alcesti stessa, tornata dai morti. Non può parlare per tre giorni, dopo i quali sarà purificata e pienamente restituita alla vita. La tragedia si chiude con il Coro che ringrazia Eracle per aver trovato una soluzione che nessuno aveva previsto.

Analisi

Euripide presentò «Alcesti» come parte finale di una tetralogia di tragedie non collegate (che includeva le tragedie perdute «La cretese», «Alcmeone a Psofide» e «Telefo») nel concorso di tragedie al festival annuale delle Dionisie cittadine, un accordo eccezionale in quanto la quarta opera presentata al festival drammatico sarebbe di solito stata un dramma satirico (una forma greca antica di tragicommedia, non dissimile dallo stile burlesque moderno).

Il suo tono piuttosto ambiguo e tragicomico le ha guadagnato l’etichetta di «problem play». Euripide certamente ampliò il mito di Admeto e Alcesti, aggiungendo elementi comici e da fiaba per i suoi scopi, ma i critici non concordano su come categorizzare la tragedia. Alcuni hanno sostenuto che, per la mescolanza di elementi tragici e comici, possa in effetti essere considerata una sorta di dramma satirico piuttosto che una tragedia (sebbene chiaramente non sia nel solito stampo di un dramma satirico, di solito un pezzo breve e slapstick caratterizzato da un Coro di satiri — mezzo uomini, mezzo bestie — che agiscono da sfondo farsesco agli eroi mitologici tradizionali della tragedia). Si può sostenere che Eracle stesso sia il satiro della tragedia.

Ci sono pure altri modi in cui la tragedia può essere considerata problematica. Insolitamente per una tragedia greca, non è chiaro esattamente chi sia il personaggio principale e il protagonista tragico, Alcesti o Admeto. Inoltre, alcune decisioni di alcuni personaggi sembrano alquanto sospette, almeno ai lettori moderni. Per esempio, sebbene l’ospitalità fosse considerata una grande virtù tra i Greci (motivo per cui Admeto non sentiva di poter mandare via Eracle di casa), nascondere la morte della moglie a Eracle puramente nell’interesse dell’ospitalità sembra eccessivo.

Allo stesso modo, sebbene l’antica Grecia fosse una società molto sciovinista e dominata dagli uomini, Admeto forse oltrepassa i limiti del ragionevole quando permette alla moglie di prendere il suo posto nell’Ade. Il suo sacrificio disinteressato della propria vita per risparmiare il marito illumina il codice morale greco del tempo (che differiva notevolmente da quello di oggi) e il ruolo delle donne nella società greca. Non è chiaro se Euripide, mostrando come l’ospitalità e le regole del mondo maschile trascendano i capricci (e perfino il desiderio morente) di una donna, stesse solo riferendo i costumi sociali della società contemporanea, o se li stesse mettendo in discussione. «Alcesti» è divenuta un testo popolare per gli studi di genere.

Chiaramente, la relazione ineguale tra uomo e donna è un tema maggiore della tragedia, ma si esplorano pure diversi altri temi, come famiglia vs. ospitalità, parentela vs. amicizia, sacrificio vs. interesse personale e oggetto vs. soggetto.

Risorse

Creato: 25 ottobre 2024

Modificato: 25 dicembre 2024