Dyskolos
(Commedia, greca, circa 316 a.C., 969 versi)
Introduzione
Dyskolos, di solito tradotto come Il burbero ma anche Il misantropo o L’uomo di cattivo umore, è una commedia del drammaturgo greco antico Menandro. Fu presentata per la prima volta alle Lenee intorno al 316 a.C., dove vinse il primo premio. È l’unica delle commedie di Menandro (e in realtà di tutta la tradizione della Commedia nuova) sopravvissuta in forma relativamente completa, sebbene alcuni sostengano che contenga ancora lacune. È la storia del vecchio scontroso e rissoso Knemon e dei suoi tentativi di impedire al giovane ateniese ricco Sostrato di sposare la figlia Mirrine.
Dramatis personae
| Personaggio | Descrizione |
|---|---|
| Pan | Dio dei boschi |
| Chereas | Schiavo di Sostrato |
| Sostrato | Figlio di un ateniese ricco |
| Pirria | Schiavo nella casa di città di Sostrato |
| Knemon | «Il burbero» |
| Mirrine | Figlia di Knemon |
| Daos | Schiavo di Gorgia |
| Gorgia | Figliastro di Knemon |
| Sikon | Cuoco a pagamento |
| Getas | Schiavo nella casa di campagna di Sostrato |
| Simiche | Schiava di Knemon |
| Callipide | Padre di Sostrato |
| Madre di Sostrato |
Sinossi
Prologo
Pan, dio dei boschi, esce dalla Grotta delle Ninfe (a Phyle in Attica) e spiega al pubblico che la fattoria alla sua destra appartiene a Knemon, uomo cupo e antisociale che vive con la figlia Mirrine e una vecchia ancella, Simiche. La fattoria alla sinistra è lavorata da Gorgia, figliastro di Knemon, aiutato dal vecchio schiavo Daos, ed è dove la moglie di Knemon è fuggita per sfuggire al cattivo carattere del marito. Intanto Sostrato, figlio di un ateniese ricco venuto a cacciare nella zona, ha visto Mirrine e se ne è innamorato, grazie alle macchinazioni del malizioso Pan.
Prima scena
Lo schiavo di Sostrato corre e riferisce che il contadino scontroso lo ha maledetto, preso a sassate e cacciato via prima che potesse dire una parola sulle intenzioni del padrone. Poi appare Knemon stesso, borbottando che ci sono troppe persone al mondo, e si adira ancora di più vedendo Sostrato davanti alla porta e liquida con scortesia l’appello del giovane a parlare. Mentre Knemon entra in casa, Mirrine esce a prendere acqua e Sostrato insiste per aiutarla. L’incontro è testimoniato dallo schiavo di Gorgia, Daos, che lo riferisce al proprio padrone.
Dapprima Gorgia teme che le intenzioni dello straniero siano disonorevoli, ma si ammorbidisce notevolmente quando Sostrato giura nel nome di Pan e delle Ninfe di voler sposare Mirrine. Sebbene Gorgia dubiti che Knemon guardi con favore la proposta di Sostrato, promette di discuterne col burbero nei campi quel giorno e invita Sostrato ad accompagnarlo.
Daos fa notare a Sostrato che Knemon sarà ostile se lo vedrà ozioso nel suo elegante mantello, ma potrebbe essere più favorevole se lo crederà un contadino povero come lui. Disposto a fare quasi qualsiasi cosa per conquistare Mirrine, Sostrato indossa un grezzo mantello di pelle di pecora e accetta di scavare con loro nei campi. Daos spiega privatamente a Gorgia il piano: lavorare quel giorno molto più del solito ed esaurire Sostrato finché smetta di seccarli.
A fine giornata Sostrato è indolenzito dappertutto dopo il lavoro fisico non abituale. Non ha visto Knemon ma resta amichevole verso Gorgia, che invita a un banchetto sacrificale. La vecchia ancella di Knemon, Simiche, corre ora, avendo lasciato cadere il secchio nel pozzo e avendo perso sia il secchio sia la zappa usata per recuperarlo. L’intransigente Knemon la spinge furiosamente fuori scena. Improvvisamente però si grida che Knemon stesso è caduto nel pozzo, e Gorgia e Sostrato corrono al salvataggio, nonostante la preoccupazione del giovane di ammirare la bella Mirrine.
Alla fine Knemon è portato dentro, zuppo e autocommiserante, ma molto sobrio per la stretta scampata alla morte. Sebbene da tempo convinto che nessun uomo sia capace di un atto disinteressato, è comunque impressionato dal fatto che Gorgia, che ha spesso insultato, sia venuto in suo soccorso. Per gratitudine adotta Gorgia come figlio e gli concede tutta la proprietà. Gli chiede anche di trovare un marito per Mirrine, e Gorgia fidanza prontamente Mirrine a Sostrato, cui Knemon dà un’approvazione indifferente.
Sostrato restituisce il favore offrendo una delle proprie sorelle a Gorgia come moglie. Riluttante a sposare una ricca per via della propria povertà, Gorgia dapprima rifiuta, ma è persuaso dal padre di Sostrato, Callipide, arrivato per unirsi al banchetto e che lo esorta a usare un po’ di buon senso.
Tutti si uniscono alle festività successive, tranne ovviamente Knemon, che si è messo a letto e si diletta della solitudine. I vari schiavi e servi che ha insultato si vendicano bussando alla porta e gridando richieste di prestito di ogni sorta di oggetti improbabili. Due servi incoronano il vecchio con una ghirlanda e lo trascinano, borbottando come sempre, nella danza.
Analisi
All’epoca di Menandro la Commedia antica di Aristofane aveva lasciato il posto alla Commedia nuova. Dopo che Atene ebbe perso l’indipendenza politica e gran parte dell’importanza politica con la sconfitta da parte di Filippo II di Macedonia nel 338 a.C. e poi con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C., la libertà di parola (di cui Aristofane si era servito così liberamente) di fatto non esisteva più. I grandi festival drammatici finanziati dallo stato erano cosa del passato, e la maggioranza degli spettatori alle produzioni teatrali era ormai delle classi agiate e colte.
Nella Commedia nuova il prologo (pronunciato da un personaggio o, spesso, da una figura divina) divenne un elemento più prominente. Informava gli spettatori della situazione al momento in cui l’azione iniziava e spesso prometteva un lieto fine, eliminando subito parte della suspense. Una commedia di solito comprendeva cinque atti, divisi da interludi irrilevanti all’azione e eseguiti da un Coro che non prendeva parte alla commedia vera e propria. Tutto il dialogo era parlato, non cantato, e per lo più in linguaggio quotidiano ordinario. Pochi i riferimenti ad ateniesi individuali o a eventi noti; la commedia trattava temi universali (non locali), con trame generalmente realistiche.
I personaggi tipo della Commedia nuova, con figure fittizie a rappresentare certi tipi sociali (il padre severo, il vecchio benevolo, il figlio prodigo, il giovane rustico, l’erede, il prepotente, il parassita e la cortigiana), usavano maschere regolari con tratti fortemente caratteristici, piuttosto che maschere di personaggi individualizzati. Inoltre i personaggi della Commedia nuova di solito si vestivano come l’ateniese medio del giorno, e il fallo esagerato e l’imbottitura della Commedia antica non si usavano più. Colori particolari erano tipicamente considerati appropriati a tipi particolari: bianco per vecchi, schiavi, giovani donne e sacerdotesse; porpora per i giovani; verde o azzurro chiaro per le vecchie; nero o grigio per i parassiti; ecc. Le liste del cast nella Commedia nuova erano spesso piuttosto lunghe e ciascun attore poteva essere chiamato a interpretare molte parti brevi in una sola commedia, con solo i più brevi intervalli per i cambi di costume.
Il personaggio di Knemon — il misantropo, scontroso e solitario che rende la vita un peso a sé e agli altri — è perciò rappresentativo di un’intera classe, in linea con l’uso di personaggi fittizi e tipi sociali standard nella Commedia nuova. Menandro non vede Knemon come mero prodotto delle circostanze (il figliastro Gorgia crebbe nella stessa povertà ma divenne un uomo del tutto diverso), ma indica che fu la predisposizione dell’uomo a renderlo così. Anche se Knemon prende coscienza alla fine della commedia che le persone hanno bisogno l’una dell’altra, non muta la propria natura e resta antisociale e sgradevole anche dopo l’incidente e il salvataggio.
Menandro è notevole per presentare un’ampia gamma di schiavi individualizzati e trattati con simpatia. Non li pensava né meri strumenti dei voleri dei padroni, né meri veicoli di interludi comici. Non considerava chiaramente gli schiavi una specie diversa dai liberi e riteneva tutti gli uomini esseri umani degni dell’attenzione dell’artista. Gli schiavi nella commedia agiscono con motivazioni proprie, entro un quadro fornito da azioni, caratteri e intenzioni dei padroni. Anche se non dirigono ciò che accade, di certo lo influenzano.
Risorse
Traduzione inglese di Vincent J. Rosivach (Fairfield University): https://faculty.fairfield.edu/rosivach/cl103a/dyskolos.htm














