Pelope
Pelope (Πέλοψ) era figlio di Tantalo e fratello di Niobe.
Il padre lo aveva ucciso e servito la sua carne agli dèi, sperando di ingannarli. Gli dèi punirono Tantalo e restituirono Pelope alla vita. Demetra, che aveva mangiato parte della scapola di Pelope, la sostituì con avorio sagomato a forma di scapola.
Come Ganimede, figlio di Troo, re di Troia, il figlio di Tantalo fu preso da casa dal dio del mare Poseidone, che desiderava Pelope tanto da portare il giovane sull’Olimpo sul suo carro d’oro.
Quando Pelope divenne adulto, seppe che il re Enomao (Oenomaus) di Pisa, figlio di Ares e Asterope, aveva sfidato diversi pretendenti a una corsa di carri, offrendo in premio la mano della figlia Ippodamia. Chi perdeva la corsa contro il re perdeva pure la vita. Enomao aveva ricevuto una coppia di cavalli veloci dal dio della guerra. Prova della loro velocità era il numero di corpi senza testa che cospargevano la pista.
Quando Pelope fu restituito alla vita, divenne amato di Poseidone per la sua bellezza. Secondo Apollodoro, Poseidone gli diede un carro alato che poteva essere guidato sul mare senza mai bagnare gli assi. Secondo Pindaro, invece, erano alati i cavalli; il carro era d’oro.
Pelope andò a Pisa e decise di corrompere l’auriga del re, Mirtilo, perché sabotasse il carro di Enomao. Il re morì quando l’asse della ruota si spezzò, trascinandolo a morte. Pelope vinse la corsa e sposò Ippodamia.
Pindaro (e altri autori precoci) disse che fu il dono di Poseidone a vincere la corsa, non il tradimento. La prima menzione del tradimento di Mirtilo è in Ferecide nel V secolo a.C. Pindaro scrisse che Poseidone gli diede cavalli alati e un carro d’oro; Apollodoro che ricevette un carro alato.
Quando Mirtilo chiese le ricompense per aver aiutato Pelope a vincere, Pelope lo scagliò fuori dal carro, dalla rupe che dominava il mare. Morendo, Mirtilo maledisse lui e la sua famiglia per il tradimento. Il mare in cui annegò prese il suo nome, Mare di Mirto.
Una versione leggermente diversa di Apollodoro dice che Mirtilo aveva tentato di violentare Ippodamia, mentre Pelope andava a prendere da bere a un ruscello. Udendo un grido della nuova moglie, Pelope gettò furioso Mirtilo nel mare Mirtoo. Mirtilo maledisse Pelope mentre cadeva.
Per espiare l’omicidio, il dio fabbro Efesto lo purificò. Mirtilo era figlio di Hermes, così, temendo rappresaglie del dio, Pelope si adoperò a placare Hermes istituendo il suo culto nel Peloponneso. Eresse pure un tumulo funerario presso la pista di Olimpia. Si diceva che il fantasma di Mirtilo spaventasse spesso i cavalli alle gare durante i Giochi olimpici. Hermes può aver posto il figlio in cielo come costellazione dell’Auriga.
Pelope divenne uno dei re più potenti del suo tempo. Conquistò l’Elide, l’Acaia e l’Arcadia, e rinominò l’intera penisola da Apia a Peloponneso o Peloponneso.
Pelope e Ippodamia ebbero molti figli. Le figlie Astidamia, Anasso, Nicippe e Lisidice sposarono tutte i figli di Perseo, re di Tirinto e Micene. I figli Pitteo e Trezene regnarono a Trezene, mentre Alcatoo successe a Megareo a Megara. I figli Atreo e Tieste regnarono a Midea in Argolide, finché non morì Euristeo.
Pelope ebbe pure un figlio illegittimo di nome Crisippo dalla ninfa Astioche o Assioche, figlia di Danao. Si dice che Ippodamia fosse gelosa dell’amore e dell’attenzione di Pelope per Crisippo, anziché per i loro figli. Esortò Atreo e Tieste a uccidere il figliastra.
Una versione diversa dice che Laio, re di Tebe, rapì Crisippo. Laio si era innamorato del giovane. Il re tebano lo rapì e lo violentò. Per la vergogna dello stupro, Crisippo si uccise gettandosi su una spada. Pelope maledisse Laio, e ciò portò alla morte del re tebano.
Informazioni correlate
Nome
Pelope, Πέλοψ.
Eponimo del Peloponneso.
Fonte
L’Odissea, scritta da Omero.
Le Grandi Eoie furono forse scritte da Esiodo.
Nostoi («I ritorni») faceva parte del Ciclo epico.
Fabulae, scritte da Igino.
Olimpica I fu scritta da Pindaro.
Descrizione della Grecia fu scritta da Pausania.
Biblioteca storica fu scritta da Diodoro Siculo.





