Saffo 31 – interpretazione del suo frammento più famoso
Saffo 31 è un antico poema lirico greco scritto da una poetessa greca, Saffo di Lesbo. Non solo è uno dei pezzi più significativi della sua opera a sopravvivere, ma è pure uno dei suoi più famosi.
La maggior parte dei traduttori e degli studiosi di letteratura vede il poema come un’ode all’ansia dell’attrazione e una confessione d’amore da una donna a un’altra donna. Inoltre, il Frammento 31 è notevole per come ha influenzato i concetti moderni di poesia lirica.
Il poema: Frammento 31
Il poema fu scritto nel dialetto eolico, un dialetto parlato nell’isola natale di Saffo, Lesbo.
«Quel uomo mi sembra uguale agli dèi
che siede di fronte a te
e ti sente da vicino
parlare dolcemente
e ridere con diletto, il che davvero
mi fa tremare il cuore nel petto;
perché quando ti guardo anche per poco tempo,
non mi è più possibile parlare
ma è come se la lingua mi fosse spezzata
e subito un fuoco sottile mi è corso sulla pelle,
non riesco a vedere nulla con gli occhi,
e le orecchie mi ronzano
un sudore freddo mi invade, un tremore
mi prende tutta, sono più pallida
dell’erba, e mi sembra quasi
di essere morta.
Ma tutto si deve osare/sopportare, poiché (anche un povero uomo)…»
Il poema è stato molto dibattuto dagli studiosi, e la maggior parte del dibattito centralizza il sentimento di una donna verso un’altra donna (ne vedremo di più nell’analisi del poema sotto).
Alcuni studiosi hanno suggerito che il poema sia un canto nuziale, indicato dal menzionare un uomo e una donna in piedi o vicini l’uno all’altra. Tuttavia, alcuni hanno respinto l’impressione che sia un canto nuziale poiché non c’è un’indicazione significativa che Saffo stesse scrivendo di un matrimonio.
Altri hanno suggerito che la relazione tra uomo e donna sia come una relazione fraterna tra fratello e sorella. Dall’osservazione, i due personaggi hanno uno status sociale simile.
Analisi del Frammento 31 di Saffo
Versi 1 – 4:
Nella prima strofa (versi 1 – 4) del poema, Saffo ci introduce ai suoi tre personaggi: un uomo, una donna e la parlante. La parlante è chiaramente impressionata dall’uomo; lo vediamo nel primo verso dove la parlante proclama l’uomo «…uguale agli dèi…».
Tuttavia, va notato che l’uomo è menzionato solo una volta dalla parlante. Questo è un’indicazione che l’uomo, pur impressionante, non è in realtà di interesse per la parlante.
La descrizione da dio attribuita all’uomo dalla parlante è semplicemente uno strumento usato dalla parlante per intensificare la reale ammirazione per il vero oggetto del poema; la persona seduta di fronte a lui e che parla con lui. Questa persona è chiamata «tu» dalla parlante per tutta la durata del poema.
Chi è questa seconda persona di fronte all’uomo? Possiamo inferire dal resto del poema e dalla descrizione della parlante di questo personaggio che la persona con cui l’uomo siede e parla è una donna.
Nella prima strofa, Saffo pone pure l’ambientazione tra tutti i personaggi; l’uomo, la donna e la parlante. Anche se non c’è menzione specifica del luogo, i lettori possono immaginare lo spazio in cui sono i personaggi e come si svolge l’azione del poema.
Attraverso la descrizione della parlante dell’uomo e della donna da lontano, Saffo indica che la parlante osserva la donna a distanza. Questa distanza costituisce la tensione centrale del poema.
La parlante indica che l’uomo ascolta da vicino la donna, il che dice al lettore che questa prossimità tra quei due personaggi è intimità fisica e romantica, metaforicamente.
Questo porta i lettori alla seconda strofa (versi 5 – 8), che mostra l’emozione intensa della parlante verso la donna e l’agonia emotiva di avere la distanza tra loro.
Versi 5 – 8:
In questa strofa, «tu» (la donna) è descritta ulteriormente, e alla fine la relazione tra i due personaggi, la parlante e la donna, è rivelata.
Prima, Saffo usa immagini sonore, per esempio «parlare dolcemente» e «ridere con diletto.» Queste descrizioni della donna indicano il suono che i lettori dovrebbero udire per tutto il poema mentre lo leggono, ma sono pure usate per rivelare i sentimenti affettuosi della parlante sulla donna.
In questa strofa vediamo pure che la parlante si apre su se stessa e sui suoi sentimenti verso la donna. Qui i lettori possono identificare il genere della parlante attraverso il verso «…mi fa tremare il cuore nel petto…». Questo verso agisce come momento climatico in cui il lettore diventa improvvisamente consapevole dei sentimenti della parlante. Questo momento è il risultato della tensione accumulata a causa della distanza della parlante dalla donna e della continua ammirazione nei versi precedenti.
In tutta questa strofa, il focus si è spostato dalla realtà oggettiva della donna che parla all’uomo verso l’esperienza soggettiva dell’amore della parlante. Capisce i suoi sentimenti verso la donna, e la frase «…anche per poco tempo…» indica al lettore che non è la prima volta che ha visto la donna. Il lettore sembra aver sperimentato questo tipo di mutismo, causato semplicemente dalla vista dell’amata, prima.
Versi 9 – 12:
In questi versi, il focus si concentra di più sull’esperienza dell’amore della parlante. Qui Saffo enfatizza l’esperienza sempre più intensa della parlante mentre osserva l’amata. Le descrizioni della passione della parlante si intensificano man mano che il poema si avvicina alla conclusione.
Possiamo vedere come la passione della parlante si intensifica attraverso queste frasi:
- «…la lingua è spezzata…»
- «…un fuoco sottile mi è corso sulla pelle…»
- «…non riesco a vedere nulla con gli occhi…»
- «…le orecchie mi ronzano…»
Saffo usa i sensi per descrivere come la parlante sia sempre più sopraffatta dai sentimenti d’amore, tanto che il suo corpo sta sistematicamente fallendo, a partire dal senso del tatto fino alla vista e, infine, all’udito.
Questa strofa elenca una serie di esperienze fisiche della parlante, ed è scritta in modo disgiunto, per cui i lettori possono vedere come ciascuna parte del corpo della parlante si spezzi. Questa strofa è la parte più drammatica del poema ed è l’escalation definitiva dopo l’accumulo di passione non soddisfatta dalle due strofe precedenti.
La frase «…la lingua mi è spezzata…» è usata per descrivere l’inizio del deterioramento fisico della parlante. Saffo usa la lingua come soggetto per portare i lettori al resto della strofa. Il deterioramento si muove dalla lingua alla pelle, agli occhi e infine alle orecchie. Come afferma la parlante, ciascuna parte non riesce a funzionare.
Le intense sensazioni fisiche della perdita dei sensi della parlante in questa strofa funzionano come un modo per farci vedere l’isolamento della parlante dal mondo. È completamente distaccata dalla realtà di ciò che accade intorno a lei nel mondo esterno. Sta vivendo una forma di dissociazione o distacco dal proprio corpo e dal sé come se stesse morendo.
Questo è per mostrarci, i lettori, la solitudine e l’isolamento che la parlante sta vivendo risultano dal suo amore non espresso. Inoltre, ci riporta alla distanza che la parlante ha sperimentato nella prima strofa. Questa distanza si riflette ora nella sua relazione con tutto nel mondo, inclusa se stessa.
Versi 13 – 17:
In questi versi finali, siamo riportati alla parlante mentre torna al suo corpo dopo aver vissuto un momento intenso di dissociazione dall’amata (la donna), dal mondo e da se stessa.
Sudando per lo stress e tremando, la parlante si descrive metaforicamente come «più pallida dell’erba» e «mi sembra quasi di essere morta.» Ha vissuto emozioni così estreme e intense che ora si sente quasi morta.
L’ultimo verso di questa strofa, secondo gli studiosi, si pensa sia l’inizio di una nuova e ultima strofa, purtroppo andata perduta. Ciò significa che Saffo non intendeva che il poema si fermasse su questo verso. Piuttosto, intendeva scrivere una strofa in cui la parlante si riconcilia con la situazione in atto.
Purtroppo, gli ultimi tre versi del poema sono perduti nel tempo. Anche se il poema resta su un cliffhanger, gli studiosi hanno notato che la parlante sembra allontanarsi dalla disperazione estatica e invece può voltarsi a esprimersi all’esterno e impegnarsi a rischiare di avventurarsi nel mondo.
Temi
Ci sono tre temi principali in questo poema, e sono gelosia, estasi e dissociazione.
- Gelosia – spesso chiamato il poema della gelosia di Saffo dagli studiosi, il Frammento 31 inizia con un tipico triangolo amoroso tra l’uomo, la donna e la parlante. Mentre la parlante osserva l’amata a distanza, inizia a descrivere l’uomo seduto di fronte all’amata. Qui il poema avrebbe potuto concentrarsi sulla gelosia della parlante verso l’uomo a cui parla l’amata. Tuttavia, per tutto il poema, la parlante non sembra avere alcun interesse per l’uomo. Invece, osserva intimamente l’amata e rivolge l’attenzione verso la propria esperienza di sé.
- Estasi – Il tema dell’estasi è espresso vividamente attraverso la frase «…mi fa tremare il cuore nel petto…» in cui Saffo usò una metafora per descrivere la sensazione fisica di un cuore colpito dall’amore.
- Dissociazione – Questo è il sentimento di essere rimossi dai sensi del proprio corpo, cioè dalla propria essenza, anima e/o mente. È esattamente ciò che la parlante sperimentò mentre menziona il collasso di parti del suo corpo che inizia con la lingua e continua con la pelle, gli occhi e le orecchie. Porta all’esperienza dissociativa che, considerando il contesto del poema come poema d’amore, suggerisce che la trascendenza sia in realtà un coinvolgimento erotico con se stessi.
Conclusioni
Come uno dei suoi poemi più frequentemente adattati e tradotti e un soggetto preferito per il commento scientifico, si concorda comunemente che il Frammento 31 sia una delle opere più famose di Saffo.
Il poema ha avuto un’enorme influenza su altri poeti, che lo hanno adattato nelle proprie opere. Per esempio, , un poeta romano, lo adattò nel suo 51° poemaCatullo, dove incorporò la sua musa Lesbia nel ruolo dell’amata di Saffo.
Altri adattamenti si possono trovare nelle opere di uno degli autori antichi di nome Teocrito, in cui lo incorporò nella sua seconda Idillio. Lo stesso vale per Apollonio di Rodi, dove adattò il poema nella descrizione del primo incontro tra Giasone e Medea nell’Argonautica.
Come descritto da Saffo, la risposta fisica del desiderio, che è al centro dell’attenzione nel poema, è particolarmente celebrata da studiosi e appassionati delle sue opere. Il poema è stato citato in altre opere, come nel trattato di Longino Sul sublime, in cui fu citato per l’intensità dell’emozione. Platone, il filosofo greco, menzionò pure i sintomi fisici del desiderio ritratti nel poema nei discorsi di Socrate sull’amore.






