1. Home
  2. Racconti
  3. Emone: la vittima tragica di Antigone

Emone: la vittima tragica di Antigone

Emone inAntigone rappresenta un personaggio spesso dimenticato della mitologia classica: la vittima innocente. Spesso figli dei protagonisti, le vittime vedono la propria vita guidata dal destino e dalle decisioni altrui.

Come Antigone stessa, Emone è vittima della hybris del padre e della sua folle sfida alla volontà degli dei. Edipo, padre di Antigone, e Creonte, padre di Emone, compirono entrambi azioni che sfidavano la volontà divina, e i loro figli, alla fine, ne pagarono il prezzo insieme a loro.

Chi è Emone in Antigone?

Antigone - illustrazione della tragedia greca

Chi è Emone in Antigone? È il figlio del re Creonte e il fidanzato di Antigone, nipote del re e figlia di Edipo. Come muore Emone è una domanda a cui si può rispondere solo esaminando gli eventi della tragedia.

In sintesi, muore gettandosi sulla propria spada, ma gli eventi che portano alla sua morte sono ben più complessi. La storia di Emone affonda le radici nel passato, prima ancora che egli nascesse.

Il padre di Emone, Creonte, era il fratello della regina precedente, Giocasta. Giocasta fu famosamente sia madre sia moglie di Edipo. Quell’unione bizzarra fu solo il culmine di una serie di eventi in cui i re tentarono di sfidare la volontà degli dei e di aggirare il destino, finendo per pagare un prezzo terribile.

Laio, padre di Edipo, aveva violato la legge greca dell’ospitalità in gioventù. Perciò fu maledetto dagli dei: sarebbe stato ucciso dal proprio figlio, che poi avrebbe unito al letto la sua sposa.

Inorridito dalla profezia, Laio tenta di far uccidere Edipo ancora infante, ma il tentativo fallisce e Edipo viene adottato dal re di Corinto, regno vicino. Quando Edipo viene a conoscenza della profezia che lo riguarda, fugge da Corinto per impedire che si compia.

Purtroppo per Edipo, la fuga lo porta direttamente a Tebe, dove compie la profezia, uccidendo Laio e sposando Giocasta, da cui ha quattro figli: Polinice, Eteocle, Ismene e Antigone. Fin dalla nascita, i figli di Edipo sembrano destinati alla rovina.

I due fratelli si contendono la guida di Tebe dopo la morte di Edipo e muoiono entrambi in battaglia. Sono le loro morti a precipitare la serie di eventi che conducono al tragico suicidio di Emone.

Perché Emone si uccise?

La risposta breve a perché Emone si uccise è il dolore. La morte della fidanzata, Antigone, lo spinge a gettarsi sulla propria spada.

Creonte, appena nominato re dopo la morte di entrambi i principi, ha decretato che Polinice, l’aggressore e traditore che si alleò con Creta per attaccare Tebe, non riceverà una sepoltura degna.

Laio si guadagnò la maledizione violando la legge greca dell’ospitalità; Creonte viola in modo analogo la legge degli dei rifiutando al nipote i riti funebri.

Per punire il comportamento traditore, dare l’esempio e riaffermare il proprio potere e la propria posizione di re, prende una decisione avventata e crudele e la ribadisce promettendo la morte per lapidazione a chiunque disobbedisca al suo ordine. La morte di Emone è il risultato diretto di quella scelta folle di Creonte.

Emone e Antigone, sorella di Polinice, sono destinati a sposarsi. La decisione avventata di Creonte spinge Antigone, sorella affettuosa, a disobbedire e a compiere i riti funebri per il fratello. Due volte

Edipo si acceca - illustrazione della tragedia greca

commons.wikimedia.org

torna a versare libagioni e almeno a coprire il corpo con un «sottile strato di polvere» per soddisfare i requisiti rituali, affinché lo spirito sia accolto negli Inferi.

Creonte, furioso, la condanna a morte. Emone e Creonte discutono, e Creonte cede al punto di murarla in una tomba anziché lapidarla, dichiarando di non volere per il figlio una donna che considera traditrice della corona.

Nella discussione diventa chiaro che Creonte e i tratti del carattere di Emone sono simili. Entrambi hanno un temperamento irascibile e non perdonano facilmente quando si sentono offesi. Creonte rifiuta di rinunciare alla condanna di Antigone.

È determinato a vendicarsi della donna che ha osato non solo disobbedirgli, ma anche segnalare il suo errore nel rifiutare la sepoltura di Polinice. Ammettere che Antigone avesse ragione significherebbe per Creonte ammettere di essere stato frettoloso nel decreto contro il nipote morto.

L’incapacità di farlo lo pone nella condizione di non poter ritrattare l’ordine di morte, neppure di fronte all’angoscia del figlio. Lo scontro tra padre e figlio inizia con Emone che cerca di ragionare con il padre. Gli si avvicina con rispetto e riverenza e parla della cura che nutre per lui.

Quando Emone comincia a opporsi al rifiuto ostinato di Creonte di consentire la sepoltura, il padre diventa offensivo. Qualsiasi analisi del personaggio di Emone deve tenere conto non solo dello scambio iniziale con Creonte, ma anche della scena del suicidio di Emone.

Quando Creonte entra nella tomba e libera la nipote dall’ingiusta prigionia, la trova già morta. Tenta di implorare il perdono del figlio, ma Emone non ne vuole sapere.

In un impeto di rabbia e dolore, brandisce la spada contro il padre. La manca e rivolge l’arma contro se stesso, crollando accanto all’amata morta e morendo stringendola tra le braccia.

Chi ha causato la morte di Emone?

È difficile individuare il colpevole quando si parla della morte di Emone in Antigone. Tecnicamente, poiché si è suicidato, la colpa è di Emone stesso. Eppure le azioni altrui lo hanno condotto a quel gesto avventato. L’insistenza di Antigone nel disobbedire all’ordine di Creonte ha precipitato gli eventi.

Si potrebbe sostenere che anche Ismene, sorella di Antigone, sia responsabile dell’esito. Rifiutò di aiutare Antigone, ma promise anche di proteggerla con il silenzio. Il suo tentativo di assumersi la responsabilità e unirsi ad Antigone nella morte rafforzò ulteriormente la convinzione di Creonte che le donne siano troppo deboli ed emotive per partecipare agli affari di Stato.

È questa convinzione che spinge Creonte a punire Antigone con maggiore durezza per la sua disobbedienza.

Antigone, da parte sua, conosce benissimo la pena che affronta disobbedendo agli ordini di Creonte. Dice a Ismene che morirà per le sue azioni e che la sua morte «non sarà senza onore».

Le nozze di Peleo e Teti - dipinto di mitologia greca

Non menziona mai Emone né sembra considerarlo nei suoi piani. Parla dell’amore e della lealtà verso il fratello, che è morto, ma non considera mai il fidanzato vivo. Rischia la morte con temerarietà, decisa a compiere la sepoltura a ogni costo.

Creonte è il cattivo più evidente in Antigone. Il suo comportamento irragionevole prosegue per i primi due terzi dell’azione. Prima emette l’avventato decreto che nega la sepoltura a Polinice, poi ribadisce la decisione nonostante la disobbedienza e il rimprovero di Antigone.

Nemmeno il dolore del figlio e le argomentazioni persuasive contro la sua follia bastano a far cambiare idea al re. Rifiuta addirittura di discutere la questione con Emone o di ascoltarne i pensieri. All’inizio Emone cerca di ragionare con il padre:

«Padre, gli dei pongono negli uomini la ragione, la più alta di tutte le cose che chiamiamo nostre. Non è mia l’arte - lungi da me sia il proposito! - di dire in che tu non parli rettamente; e tuttavia anche un altro uomo potrebbe avere un pensiero utile.»

Creonte risponde che non ascolterà la saggezza di un ragazzo, al che Emone obietta di cercare il bene del padre e che, se la saggezza è buona, la fonte non dovrebbe contare. Creonte continua a irrigidirsi, accusando il figlio di essere un «campione di questa donna» e di voler cambiare la sua mente solo per difendere la sposa.

Emone avverte che tutta Tebe è solidale con la sorte di Antigone. Creonte insiste che è suo diritto, come re, governare come crede. I due si scambiano ancora alcune battute, con Creonte fermo nel rifiuto ostinato di liberare Antigone dalla condanna ed Emone sempre più frustrato dalla hybris del padre.

Alla fine Emone se ne va sbattendo le porte, dicendo al padre che se Antigone muore non lo vedrà mai più. Senza saperlo, ha profetizzato la propria morte. Creonte cede abbastanza da modificare la pena, dalla lapidazione pubblica al murare Antigone in una tomba.

Il successivo a parlare con Creonte è Tiresia, il profeta cieco, che gli annuncia di aver attirato su di sé e sulla sua casa la furia degli dei.

Creonte continua a scambiarsi insulti con l’indovino, accusandolo di accettare tangenti e di contribuire a minare il trono. Creonte è scortese e insicuro nel ruolo di re, rifiuta i buoni consigli da qualsiasi fonte e difende la propria decisione finché non realizza che Tiresia ha detto il vero.

Il suo rifiuto ha irritato gli dei, e l’unico modo per salvarsi è liberare Antigone.

Creonte corre a seppellire di persona Polinice, pentendosi della folle hybris, e poi alla tomba per liberare Antigone, ma arriva troppo tardi. Trova Emone, venuto a cercare l’amata, che si è impiccata per disperazione. Creonte grida a Emone:

«Infelice, che hai fatto! Quale pensiero ti è venuto? Quale sventura ha turbato la tua ragione? Esci, figlio mio! Ti prego - io a implorare!»

Senza neppure rispondere, Emone balza in piedi per attaccare il padre, brandendo la spada. Quando l’attacco fallisce, rivolge l’arma contro se stesso e cade a morire con la fidanzata morta, lasciando Creonte a piangere la perdita.

La madre di Emone e moglie di Creonte, Euridice, udendo un messaggero raccontare gli eventi, si unisce al figlio nel suicidio, conficcandosi un coltello nel petto e maledicendo la hybris del marito con l’ultimo respiro. L’ostinazione, l’impulsività e la hybris cominciate con Laio hanno infine distrutto l’intera famiglia, compresi i suoi figli e persino il cognato.

Da Laio a Edipo, ai figli che combatterono fino a morire entrambi, fino a Creonte, tutte le scelte dei personaggi contribuiscono, alla fine, alla rovina finale.

Anche Emone stesso mostra un dolore e una rabbia fuori controllo alla morte dell’amata Antigone. Incolpa il padre della sua morte e, non potendo vendicarla uccidendolo, si uccide, unendosi a lei nella morte.

Creato: 16 febbraio 2024

Modificato: 28 dicembre 2024