Diomede: l’eroe nascosto dell’Iliade
Sembra che Diomede sia poco menzionato nell’Iliade, considerando l’importanza delle sue imprese per la prosecuzione della trama.
Re rispettato di proprio diritto, Diomede entra in guerra come re di Argo. Vincolato dal Giuramento di Tindaro, venne a difendere il matrimonio di Menelao ed Elena, come aveva promesso da pretendente. All’arrivo divenne presto uno dei combattenti più astuti e utili dei Greci.
Mentre Achille covava nelle tende adirato perché Agamennone gli aveva preso il premio di guerra Briseide, Diomede si fece avanti, prendendo parte a diversi conflitti importanti.
Chi è Diomede nell’Iliade?
Variamente noto come Diomede, flagello di Troia, e Diomede, signore della guerra, è alla fine di tutto solo un uomo. Uno dei pochi Eroi veramente umani, senza eredità divina o sangue a segnare il suo lascito, Diomede è nondimeno uno dei personaggi pilastro dell’epica.
Figlio di un re bandito, Diomede aveva un passato da superare. Suo padre Tideo fu bandito dalla patria di Calidone dopo aver ucciso altri potenziali successori al trono di Eneo, suo padre. Tideo e il figlio Diomede furono esiliati per il tradimento di Tideo, e le malefatte del padre segnarono per sempre Diomede.
Quando raggiunsero Argo, Tideo ottenne santuario dal re Adrasto in cambio del suo aiuto in una guerra contro Tebe. In cambio del santuario offertogli, divenne uno dei Sette contro Tebe in una guerra per aiutare Polinice. Tideo pagò caro l’accoglienza ad Argo perché finì per morire sul campo di battaglia.
Nonostante fosse stato bandito dalla terra d’origine, Diomede vendicò Eneo quando i figli di Argios lo imprigionarono. Una volta diventato adulto, uscì a liberare il nonno dalla prigionia. Uccise i figli di Argios, ottenendo sia la libertà del nonno sia il perdono per le azioni del padre defunto.
La coppia partì per il Peloponneso ma fu assalita da due figli superstiti, Onchesto e Tersite. Eneo fu ucciso in questo attacco e Diomede fu costretto a percorrere da solo il resto del tragitto. Riportò il corpo del nonno ad Argo per una sepoltura adeguata.
Una volta arrivato, sposò Egea, figlia di Adrasto. Divenne poi il più giovane re di Argo. Nonostante l’età e le difficoltà incontrate all’inizio, Diomede governò il regno con un’abilità che gli valse il rispetto di altri sovrani, compreso Agamennone.
Diomede contro gli dèi: un mortale che combatte gli dèi
Prima ancora che Diomede raggiunga il campo di battaglia, è coinvolto in alcuni dei primi drammi della guerra. Si guadagna un posto d’onore tra i combattenti offrendo 80 navi allo sforzo, secondo solo alle 100 navi di Agamennone e alle 90 di Nestore.
Nel Libro 7 è tra quelli scelti per combattere Ettore. Durante la battaglia incontrerebbe di nuovo Tersite, uno degli assassini del nonno. In un gesto di nobiltà, però, combatte l’altro senza pregiudizi. Quando Achille uccide Tersite per averlo deriso, Diomede è l’unico a chiedere che Achille sia punito per l’atto, un gesto vano ma simbolico per onorare il morto.
Forse è la sua natura onorevole e giusta a guadagnargli un posto d’onore tra gli dèi mentre litigiavano e assistevano i loro vari favoriti. Sebbene Diomede sia tra i più giovani dei re acheani, era considerato il guerriero più esperto dopo Achille.
Prima di lui, il padre perse il favore della dea Atena mentre giaceva morente divorando i cervelli di un nemico defunto e odiato, ma Diomede conquistò il suo favore con coraggio e onore. Lei guidò perfino una volta il suo carro mentre andava in battaglia. È l’unico Eroe oltre a Eracle, figlio di Zeus, che attaccò e ferì dèi olimpici, colpendo Ares con la lancia. Tra tutti gli Eroi dell’Iliade, solo Diomede combatte gli dèi, e a lui e Menelao fu offerta l’opportunità di vivere per sempre.
Diomede: armi degne di un guerriero
Atena favorì pesantemente due guerrieri durante tutte le battaglie: Odisseo e Diomede. La mitologia greca ci dice che gli uomini riflettevano ciascuno aspetti importanti del carattere di Atena.
Odisseo, il guerriero greco, era noto per saggezza e natura astuta, e Diomede mostrava coraggio e grande abilità in battaglia.
Solo Achille e Diomede portavano armi create da un dio. Efesto, il fabbro degli dèi e colui che forgiò l’armatura di Achille, creò pure la corazza di Diomede. Il pezzo speciale di armatura era progettato per proteggere sia il fronte sia il retro. Aveva pure un’armatura d’oro segnata da un cinghiale, altro lascito del padre Tideo. Un fabbro umano forgiò la sua armatura d’oro minore, ma portava pure la benedizione di Atena. La spada era pure ereditata dal padre defunto e recava le immagini di un leone e di un cinghiale.
Le armi gli sarebbero servite bene, ma non fu una spada a dare a Diomede la maggiore infamia. Combattendo il dio Ares, Diomede riuscì a ferirlo con una lancia.
Fu tra i soli Eroi nell’Iliade a stare apertamente e combattere un dio sul campo di battaglia. Il successo rese Diomede un po’ guardingo andando avanti. Quando incontrò Glauco, nipote di Bellerofonte, nella zona neutrale tra gli eserciti, pretese di scambiare informazioni sulle loro origini per paura di affrontare un’altra divinità. La conversazione rivelò alla coppia che erano, di fatto, ospiti-amici, e così fecero una tregua personale tra loro, scambiando perfino le armature. Diomede saggiamente offrì la sua armatura di bronzo, mentre Glauco, influenzato da Zeus, cedette la sua armatura d’oro più desiderabile.
Odisseo e Diomede cospirano per uccidere una principessa
Tra tutti gli ufficiali di Agamennone, Odisseo e Diomede erano due dei più alti in grado. Erano pure i capi in cui confidava di più. Prima della guerra, i leader dei Greci si radunarono ad Aulide, una piccola diramazione di Tebe.
Agamennone uccise un cervo in un bosco sacro sorvegliato dalla dea Artemide e si vantò delle sue abilità di caccia. Fu un grave errore. Artemide, profondamente irritata dall’hybris e dall’arroganza dell’umano, fermò i venti, impedendo alle navi di salpare verso l’obiettivo.
I Greci cercano il consiglio di un indovino, Calcante. L’indovino ha cattive notizie per loro. Ad Agamennone fu offerta una scelta: poteva rinunciare al posto di capo delle truppe greche, lasciando Diomede a capo dell’assalto, oppure offrire un sacrificio alla dea vendicativa; la propria figlia maggiore, Ifigenia. All’inizio rifiuta ma, pressato dagli altri leader, Agamennone decide di procedere con il sacrificio e trattenere la propria prestigiosa posizione.
Quando arriva il momento di eseguire il sacrificio, Odisseo e Diomede partecipano all’inganno, convincendo la ragazza che sta per sposare Achille.
È condotta via a un finto matrimonio per salvare l’opportunità dei Greci di proseguire e andare in guerra. In varie mitologie successive all’Iliade, è salvata da Artemide, che sostituisce un cervo o una capra alla ragazza, e da Achille stesso, disgustato dal comportamento di Agamennone.
Il destino di Diomede – Un racconto di adulterio e superamento
Diomede è un personaggio chiave per tutta la guerra, facendo avanzare l’azione in silenzio con le sue azioni e spingendo altri personaggi all’azione.
Nel primo terzo dell’epica Diomede è il combattente chiave, che professa valori eroici, onore e gloria. Il suo viaggio incarna uno dei temi principali del poema epico, l’inevitabilità del destino.
Sebbene gli dèi sembrino contrari alla loro vittoria, Diomede fa notare che la caduta di Troia è stata predetta, e così è destinata ad arrivare. Non importa come sembri andare la guerra, è certo che avranno la vittoria, come è stato profetizzato. Insiste a continuare, anche quando altri Achei perdono la fede e vorrebbero lasciare il campo di battaglia.
Nel Libro V a Diomede è data una visione divina da Atena stessa, un dono che gli permette di discernere la divinità dagli uomini comuni. Gli concede questa abilità per potergli far ferire la dea Afrodite se venisse sul campo di battaglia, ma gli è proibito combattere qualsiasi altro dio. Prende l’avvertimento sul serio, rifiutando di combattere Glauco per il timore che possa essere una divinità finché non scambiano informazioni.
La sua visione lo salva quando Enea, figlio di Afrodite, si unisce al mortale Pandaro per attaccare. Insieme vengono sul carro di Pandaro ad attaccare. Sebbene sia confidente di poter affrontare i guerrieri, ricorda le istruzioni di Atena ed è riluttante a rischiare di attaccare il figlio di una dea. Piuttosto che affrontare la battaglia di fronte, istruisce un guerriero, Stenelo, a rubare i cavalli mentre affronta Enea.
Pandaro scaglia la lancia e si vanta di aver ucciso il figlio di Tideo. Diomede risponde: «almeno uno di voi sarà ucciso», e scaglia la lancia, uccidendo Pandaro. Poi affronta Enea disarmato e lancia un grande masso, schiacciando l’anca dell’avversario.
Afrodite accorre a salvare il figlio dal campo di battaglia e, ricordando il voto ad Atena, Diomede la insegue e la ferisce al braccio. Apollo, il dio delle piaghe, viene a salvare Enea e Diomede, forse dimenticando che gli è proibito combattere altri dèi, lo attacca tre volte prima di essere respinto e avvertito di seguire il consiglio di Atena.
Si ritira e si allontana dal campo. Sebbene non potesse uccidere Enea né ferire gravemente Afrodite, se ne va con i cavalli di Enea, i secondi migliori di tutti i cavalli sul campo dopo i destrieri di Achille.
In una battaglia successiva Atena viene da lui e guida il suo carro in battaglia, dove ferisce Ares con una lancia. In questo modo Diomede diventa l’unico mortale ad aver mai ferito due immortali lo stesso giorno. Una volta raggiunto questo obiettivo, rifiuta di combattere altri immortali, esprimendo rispetto e riverenza per gli dèi e il destino.
La morte di Diomede non è registrata nell’Iliade. Dopo la guerra torna ad Argo per scoprire che la dea Afrodite ha influenzato sua moglie, facendola diventare infedele. La sua pretesa al trono di Argo è contestata. Naviga in Italia. Più tardi fondò Argyripa. Alla fine fece pace con i Troiani e, in alcune leggende, ascese all’immortalità.
Essere reso un dio è la sua ricompensa non solo per aver combattuto con coraggio e valore in guerra ma per aver rettificato gli errori del padre con onore e rispetto.
In vari racconti del periodo successivo alla scrittura dell’Iliade ci sono diverse storie della morte di Diomede. In alcune versioni muore mentre trascorre del tempo nella nuova casa. In altre torna nel proprio regno e muore lì. In diverse non muore affatto ma è portato sull’Olimpo dagli dèi per essere ricompensato con la vita infinita.













